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<channel><title><![CDATA[ORIZZONTI DI GLORIA - La sfida del cinema di qualit&agrave; - Venezia 73]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73]]></link><description><![CDATA[Venezia 73]]></description><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:31:34 -0800</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - The Woman Who Left, di Lav Diaz]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-recensione-the-woman-who-left-di-lav-diaz]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-recensione-the-woman-who-left-di-lav-diaz#comments]]></comments><pubDate>Mon, 12 Sep 2016 18:34:27 GMT</pubDate><category><![CDATA[lav diaz]]></category><category><![CDATA[the woman who left]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-recensione-the-woman-who-left-di-lav-diaz</guid><description><![CDATA[ &#8203;Al di l&agrave; dei sensazionalismi da copertina, dei giudizi di parte o delle accuse di elitarismo che hanno gravitato attorno alla vittoria del Leone d&rsquo;Oro da parte del regista filippino - il cui minutaggio &egrave; stato sottoposto a una riduzione affinch&eacute; l&rsquo;opera potesse rientrare nel concorso ufficiale della Mostra; ancor pi&ugrave; al di l&agrave; dei riconoscimenti ricevuti dai festival europei e dai supposti marchi di intellettualismo e dall&rsquo;idea di cinem [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:250px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/342766-the-woman-who-left-0-230-0-345-crop.jpg?232" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Al di l&agrave; dei sensazionalismi da copertina, dei giudizi di parte o delle accuse di elitarismo che hanno gravitato attorno alla vittoria del <strong><font color="#0f15e4">Leone d&rsquo;Oro</font></strong> da parte del regista filippino - il cui minutaggio &egrave; stato sottoposto a una riduzione affinch&eacute; l&rsquo;opera potesse rientrare nel concorso ufficiale della Mostra; ancor pi&ugrave; al di l&agrave; dei riconoscimenti ricevuti dai festival europei e dai supposti marchi di intellettualismo e dall&rsquo;idea di cinema che inevitabilmente le sue opere declamano in maniera totale, per nulla facili ai mezzi termini e alla compromissioni. Al di l&agrave; di tutto questo si colloca l&rsquo;oggetto-film di <strong><font color="#0a11e5">Lav Diaz</font></strong>, giunto a culmine di una cinematografia quasi ventennale e insieme fluviale, per monumentalit&agrave; costitutiva e verbosit&agrave; e urgenza che qui neppur si avvicinano a sembrare accezioni paradossali e divergenti.&nbsp;<br />Per Diaz il tempo, e l&rsquo;insubordinata libert&agrave; a cui gli si avvicina, &egrave; il presupposto pi&ugrave; che accettabile attraverso il quale il metaforismo sull&rsquo;esistenza deve poter dilagare in un modello di cinema che &egrave; diventato tale grazie all&rsquo;impugnatura di uno stile da subito decodificabile e conclamato, all&rsquo;interno di un paradigma pi&ugrave; largo in cui i modelli venivano scalzati uno ad uno dallo stesso autore. Ed &egrave; un po&rsquo; come dire, sempre fermandosi a una delucidazione della superficie, che si sa cosa aspettarsi da Lav Diaz, che certe necessit&agrave; stilistiche impellenti lo sanno inquadrare all&rsquo;interno di una predisposizione all&rsquo;arte che &egrave; unicamente sua, mentre, allo stesso tempo, questa aspettativa cullante che si abbarbica al suo essere piacevolmente iterativo (eppure coraggioso) da un punto di vista autoriale diventa semplicemente il prerequisito per avvicinarglisi.&nbsp;<br />&#8203;<br />In quest&rsquo;ottica, <strong><font color="#0d13e8">The woman who left</font></strong> parrebbe un&rsquo;opera minore, e non solo per compattezza di durata (nemmeno quattro ore rispetto alle sette del precedente, <em>A lullaby to the sorrowful mistery</em>), &nbsp;ma anche per il suo non aver incontrato, inaspettatamente, la consueta destrutturazione narrativa che un comparto pi&ugrave; dilatato e rarefatto imponeva di sfruttare, fornendo da sostanziale supporto (laddove il solito inganno della lentezza discorsiva, della contemplazione estatica che molte cinematografie denunciano, e lo smussamento dei nodi narrativi portano a confondere l&rsquo;estensione/contemplazione per vuoti di narrazione o scardinamento della stessa).&nbsp;<br />In sostanza, <em>The Woman who left</em>, pur contestualizzandosi storicamente all&rsquo;interno di un anno, il 1997, che per le isole filippine corrisponde a un subbuglio sociale e politico di sequestri e rapimenti, si assume la responsabilit&agrave;, qui genuina e naturale, d&rsquo;esser universale, spogliandosi di storicismi o datazioni insistenti per riconsegnare la sua storia di presenze e fragilit&agrave; umane al cospetto delle loro miserie. Laddove &egrave; ancora possibile pensare di superarle, Diaz si dimentica di fare un film sull&rsquo;indigenza, abbracciando le emanazioni interiori e facendone principi nobili, riverberi anti-retorici nel loro essere invocazioni alla giustizia, all&rsquo;affiliazione, all&rsquo;empatico rispecchiarsi tra due donne che hanno conosciuto la disperazione, ma che istintivamente declamano il loro richiamo alla sopravvivenza.&nbsp;<br />Ed &egrave; qui che l&rsquo;atteggiamento ottimista di Diaz nei confronti di un discorso para-sociale ha senso, con la protagonista Horacia che, dopo aver trascorso pi&ugrave; di trent&rsquo;anni in carcere da innocente, viene rilasciata, decisa a vendicarsi del suo ex-marito, Rodrigo, per averla ingannata e consegnata alle sbarre. Il suo ritorno la spinge a intraprendere un vagabondaggio notturno, detection noir, vero fulcro emozionale e lirico dell&rsquo;opera, dove incontrer&agrave; il venditore di balut con il quale s&rsquo;instaurer&agrave; una confortante vicinanza, e la transessuale Hollanda, anima persa e distrutta che trover&agrave; conforto nella casa di Horacia dopo esser stata violentata.&nbsp;<br />Si dipana quindi una toccante, intensa elegia, nemmeno a dirlo afona eppure risuonante pi&ugrave; di qualsivoglia intermissione musicale d&rsquo;accompagnamento, a gridare ogni emozione pur nella sordit&agrave; e nella concisione d&rsquo;aspetto. Non escludendo che un mutismo ancor pi&ugrave; estremo non avrebbe di certo recato danno alla potenza esagerata del lavoro. Soltanto il suggellarsi di un contatto fraterno, che valichi la compassione per farsi ascolto e comprensione reciproca, gratitudine e rispecchiamento, viene traslato seguendo le due donne che insieme cantano <u><a target="_blank" href="https://www.youtube.com/watch?v=p6BJLjTDtXo"><em>Somewhere</em> di Tom Waits</a></u>, a parlare di loro (di noi), della rigenerazione e della speranza pur nella malattia e nella rabbia, che &ldquo;<em>somewhere, we&rsquo;ll find a way of living, somewhere, we&rsquo;ll find a way of forgiving</em>&rdquo;. E l&rsquo;atto d&rsquo;amore finale di Horacia, per se stessa e per l&rsquo;amica, la porter&agrave; a partire (sottolineato dall&rsquo;unico vero e proprio movimento di macchina dell&rsquo;opera) e sar&agrave; lo stesso a renderla la &ldquo;la donna che parte&rdquo;, ultima e definitiva prova d&rsquo;autoaffermazione di una identit&agrave; dispersa che solo tramite il gesto volontario di inseguire per ricercare (Hollanda, ma non solo) pu&ograve; trovare pi&ugrave; che un restauro: una nascita.&nbsp;<br /><br />Diaz abbraccia il reale come fosse un&rsquo;impressione fugace la cui fenomenologia non &egrave; deducibile tramite lo sguardo interrotto di un&rsquo;inquadratura, ed &egrave; per questo che deve farsi contemplativo, statico e paziente, nell&rsquo;attesa che il tangibile comunichi quanto possiede di vibrante e vero, conscio di come i flussi della mente debbano e possano perdersi nel riposo della fruizione, unica valvola a permettere una comprensione del tangibile il pi&ugrave; possibile massima e autentica. E questo si conserva intatto anche quando il tentativo di un sincretismo tra le due spinte radicali, l&rsquo;aderenza onnicomprensiva e il messaggio che cerca il suo veicolo, conduce a un risultato che &egrave; sintesi encomiabile tra il range autoriale che non rinuncia a parte del suo volto, prassi inscindibile per avvicinarsi all&rsquo;esperibile, e coscienza di una narrazione necessaria, a suo modo lineare e fruibile.<br />Il tutto per giungere a un oggetto certamente meno radicabile e percettivo &ndash; laddove, in otto o nove ore di proiezione, era impossibile non pervenire a una mozione meta-cinematografica di senso (lato), esperienza spettatoriale che pi&ugrave; largamente coinvolgeva un rapporto uomo-schermo che sfrangiava la pi&ugrave; elementare godibilit&agrave; della messa in scena per diventare stimolante condizione psico-sensoriale. Eppure l&rsquo;immersione non viene meno, allarga soltanto i suoi lacci emostatici per convogliare tramite una devozione non parzializzata, solo condensata, i propri cardini, le proprie visioni viscerali sul mondo e sulla cultura.<br />Diaz, qui, mutila i suoi torrenziali long take in inquadrature meno estese, ma altrettanto osservative, ove l&rsquo;encomiabile estetica di un bianco e nero lucente, dalla forte sovraesposizione, fatica a manifestare l&rsquo;opera tutta concettuale e low budget dell&rsquo;autore, a declamare a gran voce ancora una volta quanto non siano propriamente i mezzi a fare il Cinema. In costante evoluzione, l'autore percorre un percorso di mutazione e arrotondamento, a capacitarsi di come sia possibile inseguire la propria concezione artistica rendendola perfettamente assimilabile, giustamente cangiante, senza che essa perda valore.<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival Venezia</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Ang babaeng humayo<br />Regia: Lav Diaz<br />Sceneggiatura: Lav Diaz<br />Attori principali: Charos Santos-Concio, John Lloyd Cruz, Michael De Mesa, Nonie Buencamino<br />Fotografia: Lav Diaz<br />Anno: 2016<br />Durata: 226&rsquo;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='917091241158585947-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='917091241158585947-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='917091241158585947-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; 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clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/nSo1yiAkrU0?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Il palmarès: Leone d'Oro a Lav Diaz]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-il-palmares-leone-doro-a-lav-diaz]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-il-palmares-leone-doro-a-lav-diaz#comments]]></comments><pubDate>Mon, 12 Sep 2016 10:31:21 GMT</pubDate><category><![CDATA[lav diaz]]></category><category><![CDATA[palmar&egrave;s venezia 73]]></category><category><![CDATA[the woman who left]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-il-palmares-leone-doro-a-lav-diaz</guid><description><![CDATA[ &#8203;La settantatreesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia &egrave; giunta al termine. Si chiudono le porte delle sale cinematografiche che nei giorni scorsi hanno ospitato le visioni del festival, ma anche emozioni, palpiti e in qualche caso delusioni cocenti. Come ogni anno il festival ha regalato tanti sogni; si lascia Venezia, i sospiri restano sospesi in attesa di Venezia 74 e, come recitava Haracourt, partire &egrave; un po&rsquo; morire.&#8203;Tra i regali di Venezia 73 c&rsq [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:268px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/diaz-905-675x905.jpg?258" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;La settantatreesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia &egrave; giunta al termine. Si chiudono le porte delle sale cinematografiche che nei giorni scorsi hanno ospitato le visioni del festival, ma anche emozioni, palpiti e in qualche caso delusioni cocenti. Come ogni anno il festival ha regalato tanti sogni; si lascia Venezia, i sospiri restano sospesi in attesa di Venezia 74 e, come recitava Haracourt, <em>partire &egrave; un po&rsquo; morire</em>.<br />&#8203;<br />Tra i regali di Venezia 73 c&rsquo;&egrave; uno splendido leoncino; il ruggito pi&ugrave; atteso del festival &egrave; volato tra le braccia di colui che al momento rappresenta il cinema in tutta la sua purezza, in tutta la sua essenza, un regista che da anni entusiasma gli occhi del pubblico che vive di cinema, anzi, che sogna di cinema, i cui occhi si lasciano affascinare dalla magia di schermi ipnotici: <strong><font color="#1e0aeb">Lav Diaz</font></strong>, con <em>The Woman Who Left (Ang Babaeng Humayo)</em>.<br />&#8203;Il regista ha dedicato il premio al popolo filippino, quel popolo cui d&agrave; voce nelle sue opere, confezionando poemi visivi incentrati spesso sui rapporti umani, cantando di un&rsquo;umanit&agrave; divorata dalla provincia rurale tra storie di miseria, compassione e solitudini, in bianchi e neri eleganti, onirici e suggestivi, con inquadrature fisse in cui il tempo &egrave; quasi sospeso. Diaz &egrave; il poeta del cinema contemporaneo, basti pensare ad opere come <em>Melancholia</em>, miglior film di finzione in Orizzonti a Venezia 65, <em>Century of Birthing (Siglo ng pagluluwal)</em>, del 2011, o al pi&ugrave; recente <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/festival-locarno/locarno-67-from-what-is-before-di-lav-diaz-oltre-limpossibile">From What Is Before (Mula sa kung ano ang noon)</a></u>, Pardo d&rsquo;Oro a Locarno nel 2014.&nbsp;<br />Qualche polemica, inevitabile, &egrave; sorta sull&rsquo;assegnazione degli altri premi, come il Leone d&rsquo;Argento a Tom Ford, per <em>Nocturnal Animals</em>, che durante la proiezione dedicata alla stampa &egrave; stato anche fischiato, dividendo i pareri della critica, fortemente contrastanti tra loro. Tanti dubbi anche per l&rsquo;ex aequo alla miglior regia, diviso tra Amat Escalante, con il contestato <em>La regi&oacute;n salvaje</em>, e Andrei Konchalovsky, autore di <em>Paradise</em>, che ha pure suscitato qualche perplessit&agrave;. Colpevolmente escluso dal palmar&egrave;s l'apprezzatissimo <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-une-vie-di-stephane-brize">Une Vie di St&eacute;phane Briz&eacute;</a></u>.&nbsp;<br />Sono state molto lodate, dalla critica e dal pubblico, le opere presentate nel corso della trentunesima Settimana Internazionale della Critica, tra cui <em>Drum</em> di Keywan Karimi, <em>Are We Not Cats</em>, di Xander Robin (fuori concorso), <em>Singing in Graveyards</em>, di Bradley, <em>Liew e Last of us</em>, di Ala Eddine Slim, che vince il Premio Mario Serandrei - Hotel Saturnia, per il Miglior contributo tecnico, e soprattutto il Leone del Futuro.&nbsp;<br />L&rsquo;ultima edizione nel complesso non ha deluso le aspettative, assegnando un Leone d&rsquo;Oro mai cos&igrave; ampiamente condiviso e offrendo un&rsquo;ampia variet&agrave; di generi a chi il cinema lo ama sul serio, perch&eacute; in fondo, come dice Juan Sebasti&aacute;n Mesa, riferendosi ai suoi personaggi di <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-los-nadie-the-nobodies-di-juan-sebastian-mesa">Los Nadie</a></u>, il film vincitore della trentunesima edizione SIC, <em>siamo tutti sognatori disperati</em>.<br /><br />Qui di seguito, per avere una visione pi&ugrave; dettagliata, il palmar&egrave;s completo di Venezia 73.<br /><br /><strong>Mariangela Sansone</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival Venezia</a></u><br />&#8203;<br />Leone d&rsquo;oro: The Woman Who Left, Lav Diaz<br />Leone d&rsquo;argento - Gran Premio della Giuria: Nocturnal Animals, Tom Ford<br />Leone d&rsquo;argento per la miglior regia: Amat Escalante, La regi&oacute;n salvajee e Andrei Konchalovsky, Paradise<br />Leone del futuro: Liew e Last of &nbsp;us, di Ala Eddine Slim<br />Premio trentunesima edizione della Settimana Internazionale della Critica il Premio del Pubblico - Circolo del Cinema di Verona: Los Nadie, Juan Sebasti&aacute;n Mesa&nbsp;<br />Premio Speciale della Giuria: The Bad Batch, Ana Lily Amirpour<br />Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile: Oscar Martinez, El ciudadano ilustre<br />Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Emma Stone, La La Land<br />Premio Osella per la miglior sceneggiatura: Noah Oppenheim, Jackie<br />Premio Marcello Mastroianni: Paula Beer, Frantz<br />Miglior film - Sezione Orizzonti: Liberami, Federica Di Giacomo<br />Miglior regia - Sezione Orizzonti: Fien Troch, Home<br />Miglior sceneggiatura - Sezione Orizzonti: Wang Bing, Ku qian<br />Miglior interpretazione maschile - Sezione Orizzonti: Nuno Lopes, Sao Jorge<br />Miglior interpretazione femminile - Sezione Orizzonti: Ruth D&iacute;az, Tarde para la ira<br />Miglior film restaurato - Venezia Classici: Break-up &ndash; L&rsquo;uomo dei cinque palloni, Marco Ferreri&nbsp;<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:43.42928660826%; padding:0 15px;"> 					 						  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:left"> <a> <img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1d7zfup7.jpg?317" alt="Foto" style="width:317;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:56.57071339174%; padding:0 15px;"> 					 						  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:left"> <a> <img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/50656a2c74.jpg?386" alt="Foto" style="width:386;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Los Nadie (The Nobodies), di Juan Sebastian Mesa]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-los-nadie-the-nobodies-di-juan-sebastian-mesa]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-los-nadie-the-nobodies-di-juan-sebastian-mesa#comments]]></comments><pubDate>Sun, 11 Sep 2016 10:11:32 GMT</pubDate><category><![CDATA[juan sebastian mesa]]></category><category><![CDATA[los nadie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-los-nadie-the-nobodies-di-juan-sebastian-mesa</guid><description><![CDATA[ Lentamente muorechi non viaggia,chi non legge,chi non ascolta musica,chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamentechi distrugge l'amor proprio,chi non si lascia aiutarechi passa i giorni a lamentarsidella propria sfortuna o della pioggia incessante.(Pablo Neruda)Tu llegaste justo cuando menos lo esperaba y te fuiste sin decirme ni siquisiera adios me di cuenta que sin ti no podia ser yo nadie si me faltas tu mi amor para que vivir, que te pasa corazon que cosas tiene el amor. (Leo Dan)Si c [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:294px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/the-nobodies.jpg?276" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>Lentamente muore<br />chi non viaggia,<br />chi non legge,<br />chi non ascolta musica,<br />chi non trova grazia in se stesso.<br />Muore lentamente<br />chi distrugge l'amor proprio,<br />chi non si lascia aiutare<br />chi passa i giorni a lamentarsi<br />della propria sfortuna o della pioggia incessante.</em><br />(Pablo Neruda)<br /><br /><em>Tu llegaste justo cuando menos lo esperaba y te fuiste sin decirme ni siquisiera adios me di cuenta que sin ti no podia ser yo nadie si me faltas tu mi amor para que vivir, que te pasa corazon que cosas tiene el amor.</em> (Leo Dan)<br /><br />Si cerca di mantenersi vivi, di rincorrere il pur minimo barlume di vita, nonostante non sia poi cos&igrave; facile. Si muore lentamente tra le strade strette di Medell&iacute;n. Si lotta per sopravvivere, con i pugni chiusi e il cuore gonfio, con la vitalit&agrave; dell&rsquo;adolescenza, con l&rsquo;energia e il dolore di chi vuole cambiare il proprio destino, percorrere strade diverse da quelle gi&agrave; percorse da chi si ritrova sconfitto e disperato, come i ragazzi di <strong><font color="#1a0deb">Los Nadie</font></strong>.&nbsp;<br />Il film, diretto dal giovane regista colombiano <strong><font color="#1a0de2">Juan Sebasti&aacute;n Mesa</font></strong>, ha vinto alla trentunesima edizione della Settimana Internazionale della Critica il Premio del Pubblico - Circolo del Cinema di Verona, nel corso della Mostra del Cinema di Venezia 2016. Dopo diciassette anni dalla vittoria di <em>Mondo Gr&ugrave;a</em>, dell&rsquo;argentino Pablo Trapero, l&rsquo;America Latina torna a conquistare il premio SIC.<br />La <em>doom generation</em> di Medell&iacute;n confonde i fuochi d&rsquo;artificio con gli spari di pistola; in quella citt&agrave; cos&igrave; ostile &egrave; pi&ugrave; facile imbattersi nei colpi d&rsquo;arma da fuoco che in una festa, e le esplosioni che risuonano in lontananza ricordano costantemente che la minaccia della guerriglia urbana non &egrave; mai troppo distante. I cinque ragazzi, alle prese con giochi da strada, musica, fumetti, graffiti, sono alla ricerca di un s&eacute; unico, forte e rivoltoso, che segni il margine tra l&rsquo;adolescenza e l&rsquo;et&agrave; adulta e indichi loro la strada giusta per abbandonare un luogo in cui &egrave; facile smarrirsi per inseguire un sogno, che li conduca lontano da quella citt&agrave;.&nbsp;<br />Lo sguardo di Mesa opta per un bianco e nero nebbioso, a tratti lattiginoso, che rende i contorni di quei luoghi sfocati e distanti, per prenderne le distanze, per regalare una sfumatura onirica a quella realt&agrave; cos&igrave; difficile e dalla quale quella giovent&ugrave; vorrebbe tenersi alla larga. Tracciando i contorni metropolitani con un montaggio veloce e frenetico, affidandosi a uno stile quasi documentaristico, il regista porta in scena lo spaccato di uno spazio urbano dai contorni netti e definiti, ma la sua mdp rimane sempre vicina al corpo dei soggetti tratteggiati, mostrando un&rsquo;affinit&agrave; di sentimenti che li accomuna, una similarit&agrave; in cui Mesa si rispecchia raccontandosi.&nbsp;<br />Ana, Pipa, Manu, Mechas e Camilo sognano di partire, lasciarsi tutto alle spalle, scivolare via da quella realt&agrave; inospitale; spronati dalla guerrillera <em>Acci&oacute;n Directa</em> e cullati dal romanticismo di Leo Dan e della sua <u><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7zFYQZXn4iA" target="_blank">Tu llegastes cuando menos te esperaba</a></em></u>, i cuori tumultuosi di questa giovent&ugrave; ribelle sussultano per amore e disperazione tra le lacrime, i piercing e la necessit&agrave; di essere diversi. I tatuaggi, i peluche, gli orsacchiotti di pezza e i poster dei luoghi dove si vorrebbe fuggire, sono tutti simboli di un&rsquo;et&agrave; sospesa tra la fanciullezza e l&rsquo;et&agrave; adulta, di una tensione tra una solida volont&agrave; di cambiamento e i sussulti dell&rsquo;adolescenza. I cinque si destreggiano tra gli affanni di quella che &egrave; forse la stagione pi&ugrave; ardua della vita, il momento di transizione in cui non si sa bene &ldquo;cosa&rdquo; si &egrave; e si vive sospesi tra ambizioni e paure. <em>Los nadie</em>, letteralmente &ldquo;I nessuno&rdquo;, sconosciuti a se stessi e alla societ&agrave;, privi ancora di un&rsquo;identit&agrave; che con dolore si cerca di acquisire attraverso le passioni, assecondando la propria indole e la propria personalit&agrave;.&nbsp;<br />In una quotidianit&agrave; nervosa, bruciata tra alcool, hashish e marjuana, inveendo contro il cielo e tormentati dagli inevitabili scontri generazionali, questi &ldquo;sognatori disincantati&rdquo;, come li definisce Mesa, raccolgono il fardello ingombrante di una disperata adolescenza e cercano di sfuggire alla violenza del loro tempo e del loro spazio metropolitano, in cerca di riscatto, in cerca del proprio s&eacute;, perch&eacute; &ldquo;<em>lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi &egrave; infelice sul&nbsp;lavoro, chi non rischia la certezza per l&rsquo;incertezza, per inseguire un&nbsp;sogno</em>&rdquo;. (Pablo Neruda)<br /><br /><strong>Mariangela Sansone</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival Venezia</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Los nadie<br />Regia: Juan Sebasti&aacute;n Mesa<br />Sceneggiatura: Juan Sebasti&aacute;n Mesa<br />Fotografia: David Correa Franco<br />Montaggio: Isabel Ot&aacute;lvaro<br />Musiche: O.D.I.O.<br />Interpreti: Maria Ang&eacute;lica Puerta, Maria Camila Castrill&oacute;n, Diego Perez Ceferino, Esteban Alcar&aacute;z, Felipe Alzate<br />Anno: 2016<br />Durata: 84'</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='294500583155121232-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='294500583155121232-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='294500583155121232-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/31-sic-los-nadie-5-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery294500583155121232]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/31-sic-los-nadie-5-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='294500583155121232-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='294500583155121232-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/31-sic-los-nadie-4-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery294500583155121232]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/31-sic-los-nadie-4-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='294500583155121232-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='294500583155121232-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/31-sic-los-nadie-3-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery294500583155121232]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/31-sic-los-nadie-3-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='294500583155121232-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='294500583155121232-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/los-nadie-juan-sebastian-mesa-sic_orig.jpg' rel='lightbox[gallery294500583155121232]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/los-nadie-juan-sebastian-mesa-sic.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='197' style='position:absolute;border:0;width:152.28%;top:0%;left:-26.14%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/RNj2hIYUoo8?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Jackie, di Pablo Larrain]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-jackie-di-pablo-larrain]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-jackie-di-pablo-larrain#comments]]></comments><pubDate>Sat, 10 Sep 2016 10:47:25 GMT</pubDate><category><![CDATA[jackie]]></category><category><![CDATA[natalie portman]]></category><category><![CDATA[pablo larrain]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-jackie-di-pablo-larrain</guid><description><![CDATA[ &#8203;Dal punto di vista produttivo, Jackie rappresenta un&rsquo;atipicit&agrave; all&rsquo;interno della densa attivit&agrave; registica dell&rsquo;autore: non soltanto costituisce l&rsquo;approdo di Pablo Larra&iacute;n a&nbsp;un cast internazionale dalla conseguente distribuzione massiccia (nonostante la collaborazione da produzione indipendente), ma notifica quanto le necessit&agrave; autoriali si siano qui fuse a un soggetto preesistente (dalla mano di Aronofsky, a comparire tra i produtt [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:250px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/jackie-il-film-poste-1.jpg?1487936429" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Dal punto di vista produttivo, <strong><font color="#260de9">Jackie</font></strong> rappresenta un&rsquo;atipicit&agrave; all&rsquo;interno della densa attivit&agrave; registica dell&rsquo;autore: non soltanto costituisce l&rsquo;approdo di <strong><font color="#2908ed">Pablo Larra&iacute;n</font></strong> a&nbsp;un cast internazionale dalla conseguente distribuzione massiccia (nonostante la collaborazione da produzione indipendente), ma notifica quanto le necessit&agrave; autoriali si siano qui fuse a un soggetto preesistente (dalla mano di Aronofsky, a comparire tra i produttori del progetto).&nbsp;<br />La premessa pare fondamentale, perch&eacute; se <em>Jackie</em> conferma e rinnova, rigenerando e svecchiando lo sguardo tramite un comparto estetico imponente e abbagliante per estrema potenza visiva, le qualit&agrave; superbe del regista, contemporaneamente denuncia una sostanziale elementarit&agrave; di verticalizzazione in sede di scrittura (per la quale egli non risulta accreditato).&nbsp;<br />In fondo, questo <em>Jackie</em>, &egrave; un film di Larra&iacute;n perch&eacute; ogni corpo diegetico &egrave; essenzialmente sigillato dalla sua fortissima natura personale, ove si ritrovano marche e predisposizioni formali, dettagli di reiterazione prettamente tecnica (a partire dai 16 mm e il formato europeo 1:66 che riescono a non esser sterile feticcio), ossessioni storiciste, solennit&agrave; drammatica quasi mozartiana che palesano una qualificazione del tutto estranea al bio-pic da scaffale al quale la sceneggiatura si sarebbe volentieri piegata. Ma Larra&iacute;n pare regista d&rsquo;un altro mondo, a dinamizzare uno spartito narrativo estremamente canonico e avulso dalle quote storico-sociali che si rilevano nei lavori precedenti, non certo lavorando per sottrazione stilistica ma enfatizzando ogni membrana a sua disposizione, inondando la figura tragica dell&rsquo;indimenticata First Lady americana di laconico pathos.&nbsp;<br />&#8203;<br />La consapevolezza di non poter intervenire sul mito, la sostanziale impossibilit&agrave; di spogliare Jackie dalla sua statura cultural-popolare (intaccando, poi, un ambito nazionale che gli &egrave; lontano) classificano il racconto in un tentativo educato di raccontare l&rsquo;indecifrabilit&agrave; di una figura che ha smesso d&rsquo;essere donna per farsi modello di una forma inconsueta, allora nuova, di divismo; come stessimo anche noi, imbrigliati alle sue redini, osservando oggi a distanza di pi&ugrave; di cinquanta anni immagini di repertorio (non a caso, accuratamente riprodotte, come nel bianco e nero della visita televisiva alla Casa Bianca) che ora angosciano ora paiono nostalgiche.&nbsp;<br />Intelligentemente Larra&iacute;n non pretende una rilettura contenutista di una storia non sua (diverso l&rsquo;atteggiamento nel precedente <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-69-recensioni/cannes-69-neruda-di-pablo-larrain" target="_blank">Neruda</a></u>, dove il sarcasmo miscela il paradosso a riverberare, nuovamente, quanta surrealt&agrave; e finzione intrinseca devii la storia ufficiale da una sua aderenza ideale), ma rielabora per sommit&agrave; attimi di sovraesposizione mediatica, coraggiosamente bypassando il rischio di un piatto verismo o di una pi&ugrave; vaga cronografia, intrecciando le linee temporali per pervenire a un trattamento che sia primariamente introspettivo ed emozionale, solcando la superficie rigata di lacrime e rovente di sangue del volto, in primo piano, di <strong><font color="#250be6">Natalie Portman</font></strong>.&nbsp;<br />&Egrave; come, ancora, se fosse possibile guardare alla storia nella misura in cui &egrave; distorta, e nella coscienza intatta e indispensabile del suo carattere fittizio. Non rimane che orchestrarla, al cinema come pure nella realt&agrave;: Larra&iacute;n mette in scena una versione crudissima e per niente patinata dell&rsquo;attentato al presidente pi&ugrave; amato della storia americana ad oggi, mentre assume a climax discorsivo la marcia funebre di Jacqueline, entrambe stemperate da un montaggio che alterna l&rsquo;interezza dell&rsquo;afflizione per l&rsquo;incidente al ritrarla, ambigua e scissa tra un atteggiamento perentorio e fragile, nell&rsquo;atto di rilasciare un&rsquo;intervista postuma.&nbsp;<br />&#8203;<br />Kennedy scompare: rimangono, obbligatoriamente, impressioni di luce e forma su un&rsquo;esistenza stravolta dalla mondanit&agrave; improvvisa che <em>Jackie</em> mai condanna, proteggendo saldamente lo splendore di quanto vissuto, conscia d&rsquo;esser stata vittima della storia, inciampando in eventi che solo di striscio potevano incriminarla. <em>Jackie</em> &egrave; un prisma sfaccettato rifrangente gli istanti che processano il dolore, nell&rsquo;assunto che esso possa esser riparato. &Egrave; irrisolta e mutevole, tridimensionale, nascosta nelle innumerevoli fessure della sua mente, incalcolabile e spaesata tra proiezione di s&eacute; e indole genuina, mentre tutto &egrave; miscelato e confuso, ad abbozzare quesiti sulla morte e sull&rsquo;esistenza nella consapevolezza della loro irrecuperabile risoluzione.&nbsp;<br />Larra&iacute;n, come di consueto, sfrutta la malleabilit&agrave; dei mezzi nella manipolazione fotografica della pellicola, dove la saturazione cromatica appositamente contestualizzata nei &lsquo;60 non vuol essere oggettivismo, bens&igrave; fare rappresentazione iperrealista, alterata, pi&ugrave; devastante e iconica dell&rsquo;immaginazione della realt&agrave; stessa.<br /><em>Jackie</em> non &egrave; forse il suo film pi&ugrave; equilibrato, n&eacute; la raggiunta totalit&agrave; su quanto gi&agrave; dato dal 2006 ad oggi, ma la capacit&agrave; espressiva &egrave; tale che il minutaggio, a termine proiezione, pare poco, scivolato troppo in fretta: si desiderano ancora immagini, catene dei suoi sguardi, come fosse un flusso ora tiepido ora convulso incapace di stancare. &nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezioni di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html" target="_blank">Festival Venezia</a></u>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html" target="_blank">Film al cinema</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br />&#8203;<br />Regia: Pablo Larra&iacute;n<br />Sceneggiatura: Noah Oppenheim<br />Attori principali: Natalie Portman, Greta Gerwig, Peter Sarsgaard, Billy Crudup, John Hurt<br />Fotografia: St&eacute;phane Fontaine<br />Musiche: Mica Levi<br />&#8203;Anno: 2016<br />Durata: 95&rsquo;<br />Uscita italiana: 23 febbraio 2017</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='179083524194692521-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='179083524194692521-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/natalie-portman-nei-panni-di-jackie-nel-biopic-di-pablo-larrain_orig.jpg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/natalie-portman-nei-panni-di-jackie-nel-biopic-di-pablo-larrain.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='219' style='position:absolute;border:0;width:136.99%;top:0%;left:-18.49%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/image_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/image.jpeg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/63427-ppl_orig.jpg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/63427-ppl.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='234' style='position:absolute;border:0;width:128.21%;top:0%;left:-14.1%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/natalie-portman-jackie_orig.jpg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/natalie-portman-jackie.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='215' style='position:absolute;border:0;width:139.53%;top:0%;left:-19.77%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/jackie_orig.jpg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/jackie.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='198' style='position:absolute;border:0;width:151.52%;top:0%;left:-25.76%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/screenshot-2016-09-07-22-16-29-600x300_orig.png' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/screenshot-2016-09-07-22-16-29-600x300.png' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/960_orig.jpg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/960.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='179083524194692521-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='179083524194692521-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/gettyimages-599935580-master_orig.jpg' rel='lightbox[gallery179083524194692521]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Venezia 2016, Jackie, photocall'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/gettyimages-599935580-master.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/98jgMxH6KgQ?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TARDE PARA LA IRA - La vendetta di un uomo tranquillo]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-tarde-para-la-ira-di-raul-arevalo]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-tarde-para-la-ira-di-raul-arevalo#comments]]></comments><pubDate>Fri, 09 Sep 2016 11:01:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[raul arevalo]]></category><category><![CDATA[tarde para la ira]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-tarde-para-la-ira-di-raul-arevalo</guid><description><![CDATA[ &ldquo;L&rsquo;ira: un acido che pu&ograve; provocare pi&ugrave; danni al recipiente che lo contiene che a qualsiasi cosa su cui venga versato.&rdquo; Lucio Anneo Seneca2007. A Madrid una rapina in una gioielleria si conclude con una carneficina. Una banda di ladri massacra a furia di botte il proprietario e una ragazza dandosi poi alla fuga mentre la polizia, dopo uno spettacolare inseguimento lungo le strade della capitale spagnola, riesce ad arrestare Curro (Luis Callejo), l'autista.&nbsp;L' [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:251px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/450-1000.jpg?1490812271" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&ldquo;<em>L&rsquo;ira: un acido che pu&ograve; provocare pi&ugrave; danni al recipiente che lo contiene che a qualsiasi cosa su cui venga versato.</em>&rdquo; Lucio Anneo Seneca<br /><br />2007. A Madrid una rapina in una gioielleria si conclude con una carneficina. Una banda di ladri massacra a furia di botte il proprietario e una ragazza dandosi poi alla fuga mentre la polizia, dopo uno spettacolare inseguimento lungo le strade della capitale spagnola, riesce ad arrestare Curro (<strong><font color="#130ce6">Luis Callejo</font></strong>), l'autista.&nbsp;<br />L'uomo si ostina a non collaborare con le forze dell'ordine, scontando una condanna a otto anni di prigione senza mai rivelare i nomi dei complici. La compagna Ana (<strong><font color="#140de4">Ruth D&iacute;az</font></strong>), dalla quale ha avuto un figlio, lo aspetta e nel frattempo gestisce un bar con il fratello in un rione popolare. Passano i giorni e il rilascio di Curro &egrave; imminente, quando un nuovo cliente inizia a frequentare il locale dove lavora la donna. Jos&eacute; (<strong><font color="#130de2">Antonio de la Torre</font></strong>), tipo solitario, taciturno, quasi goffo, dimostra da subito un interesse nei confronti della barista. I suoi tentativi impacciati fanno sorridere, per&ograve; non lasciano indifferente Ana, che si trova coinvolta in una relazione passionale.&nbsp;<br />Curro, una volta uscito dal carcere, intuisce all'istante che la situazione dev'essere cambiata, perch&eacute; la fidanzata lo tratta con fare freddo e distaccato. Lo scontro tra i rivali sembra inevitabile, quando un colpo di scena sconvolge l'intera narrazione. Il timido Jos&eacute; ha in mente ben altri progetti: l'avvicinamento ad Ana non &egrave; fortuito, ma fa invece parte di un piano studiato per vendicare il padre (il gioielliere pestato durante la rapina, costretto in un letto di ospedale a causa dei traumi riportati) e la compagna Carmen (Alicia Rubio), che purtroppo non &egrave; sopravvissuta alle percosse.&nbsp;<br /><br />Presentato nella sezione Orizzonti della 73esima Mostra del Cinema di Venezia, <strong><font color="#130de8">Tarde para la ira (La vendetta di un uomo tranquillo)</font></strong>, opera prima dell'attore spagnolo <strong><font color="#0e08e2">Ra&uacute;l Ar&eacute;valo</font></strong> (<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-europeo/la-isla-minima-un-killer-tra-le-paludi" target="_blank">La isla m&iacute;nima</a></u>, <em>Gli amanti passeggeri</em>), &egrave; un'opera di genere, un revenge-movie scarno e senza fronzoli, intriso di una tensione palpabile fin dalle prime scene, costruito attorno al rapporto che si instaura tra Jos&eacute; e Curro. Non a caso la sceneggiatura, frutto di un lavoro a quattro mani, si avvale della collaborazione dell'amico e psicologo David Pulido, che ha aiutato il regista a delineare il profilo psicologico delle figure chiave della vicenda (anche per merito di scambi di battute asciutti ed essenziali, davvero ben interpretati).&nbsp;<br />La vendetta, spietata e brutale, condanna senza appello il boia a percorrere un vicolo cieco. E la pazienza (azzeccato il titolo inglese <em>The Fury of a Patient Man</em>), che accompagna per lunghi anni Jos&eacute; nell'attesa di placare la sua sete di giustizia, non fa che alimentare un'ira sorda, che non avr&agrave; fine giunto il momento del regolamento di conti tanto agognato. Jos&eacute; non trover&agrave; quindi la pace, ma dovr&agrave; piuttosto scontare un castigo perenne (non &egrave; appunto l'ira uno dei sette peccati capitali?), poich&eacute; la violenza non dona sollievo, non lascia spazio a false speranze, mentre (forse) Curro, che in realt&agrave; nella dinamica della rapina ha meno colpe dei suoi complici, potr&agrave; rifarsi una vita.&nbsp;<br />Il pubblico si cala allora nella parte dei due protagonisti e non pu&ograve; che provare piet&agrave; per entrambi. Chi &egrave; dunque la vittima? E chi il carnefice? Se, infatti, il tema della vendetta al cinema &egrave; ormai talvolta perfino abusato, l'approccio di <em>Tarde para la ira </em>non risulta banale, perch&eacute; tenta di analizzare le &ldquo;ragioni&rdquo; di Jos&eacute; e Curro, non per concedere facili giustificazioni, ma almeno per non giudicare senza indugio le loro azioni.&nbsp;<br /><br /><strong>Serena Casagrande</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html" target="_blank">Festival Venezia</a></u>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html" target="_blank">Film al cinema</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica&nbsp;</em><br />&#8203;<br />Titolo originale: Tarde para la ira<br />Anno: Spagna 2016<br />Regia: Ra&uacute;l Ar&eacute;valo<br />Sceneggiatura: Ra&uacute;l Ar&eacute;valo, David Pulido.<br />Fotografia: Arnau Valls Colomer<br />Montaggio: &Aacute;ngel Hern&aacute;ndez Zoido<br />Durata: 92'<br />Interpreti principali: Antonio de la Torre, Luis Callejo, Alicia Rubio, Manolo Solo, Ruth D&iacute;az, Ra&uacute;l Jim&eacute;nez.&nbsp;<br />Uscita italiana: 30 marzo 2017<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='884661307642160437-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='884661307642160437-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='884661307642160437-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/tarde-para-la-ira-2016-raul-arevalo-01-932x621_orig.jpg' rel='lightbox[gallery884661307642160437]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/tarde-para-la-ira-2016-raul-arevalo-01-932x621.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='884661307642160437-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='884661307642160437-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery884661307642160437]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='222' style='position:absolute;border:0;width:135.14%;top:0%;left:-17.57%' /></a></div></div></div></div><div id='884661307642160437-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='884661307642160437-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/tarde-para-la-ira-2016-raul-arevalo-04-932x639_orig.jpg' rel='lightbox[gallery884661307642160437]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/tarde-para-la-ira-2016-raul-arevalo-04-932x639.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='274' style='position:absolute;border:0;width:109.49%;top:0%;left:-4.74%' /></a></div></div></div></div><div id='884661307642160437-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='884661307642160437-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/tarde-para-la-ira-2016-raul-arevalo-05-932x621_orig.jpg' rel='lightbox[gallery884661307642160437]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/tarde-para-la-ira-2016-raul-arevalo-05-932x621.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/7Mx5nTrdmAg?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Une Vie, di Stéphane Brizé]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-une-vie-di-stephane-brize]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-une-vie-di-stephane-brize#comments]]></comments><pubDate>Fri, 09 Sep 2016 10:28:53 GMT</pubDate><category><![CDATA[jean-pierre darroussin]]></category><category><![CDATA[st&eacute;phane briz&eacute;]]></category><category><![CDATA[une vie]]></category><category><![CDATA[yolande moreau]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-une-vie-di-stephane-brize</guid><description><![CDATA[ &#8203;Une Vie, una vita, impressionata su una giustapposizione di istantanee, cifra stilistica di St&eacute;phane Briz&eacute; (come pure accadeva nello splendido e fortunato&nbsp;La loi du march&eacute;, ma ancora addietro in Quelques heures de printemps), che esplode (implode) sommessa in una silhouette a diapositiva vibrante, leggera, che accarezza e restringe nell&rsquo;1:33 del formato.&nbsp;Une Vie cerca di lambire, senza pretendere l&rsquo;onnicomprensivit&agrave; di significato, le pul [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:262px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/locandina_6.jpg?1498993284" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;<em>Une Vie</em>, una vita, impressionata su una giustapposizione di istantanee, cifra stilistica di <strong><font color="#170ae4">St&eacute;phane Briz&eacute;</font></strong> (come pure accadeva nello splendido e fortunato&nbsp;<u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-francese/la-loi-du-marche-il-confine-della-moralita">La loi du march&eacute;</a></u>, ma ancora addietro in <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-francese/quelques-heures-de-printemps-il-lungo-addio.html">Quelques heures de printemps</a></u>), che esplode (implode) sommessa in una silhouette a diapositiva vibrante, leggera, che accarezza e restringe nell&rsquo;1:33 del formato.&nbsp;<br /><strong><font color="#180be5">Une Vie</font></strong> cerca di lambire, senza pretendere l&rsquo;onnicomprensivit&agrave; di significato, le pulsazioni, le ritrosie e l&rsquo;oppressione di una giovane donna aristocratica la cui vita (sebbene si tratti di inquadrarne una parzialit&agrave;) si estende nell&rsquo;arco di un Ottocento trascorso in Normandia, tra fattorie, contesti campestri e bucolici che Briz&eacute; ottunde in un ovattato sonoro che desidera poter abbracciare i personaggi (il personaggio), brandendoli come fossero un (s)oggetto da indagare attraverso il riflesso della loro superficie &nbsp;(epidermica, tessile, atmosferica).&nbsp;<br />&#8203;<br />Si dipana una vicenda sospesa, certamente cronologica ma scevra da dinamiche narrative forti, che s&rsquo;incolla, insieme alla mdp, al volto soave, eppure quasi austero, della protagonista Jeanne Le Perthuis (un&rsquo;impeccabile <strong><font color="#1609e6">Judith Chemla</font></strong>). Una fanciulla il cui sguardo denuncia immediatamente una disillusione che, gi&agrave; sommessa e infeconda come fosse un marchio speciale di solitudine portata in grembo, sfuma dalla perduta innocenza (sessuale, come un&rsquo;iniziazione al dolore) verso il ripiegamento emotivo dell&rsquo;et&agrave; adulta.&nbsp;<br />Jeanne &egrave;, per Briz&eacute;, come un&rsquo;emanazione: l&rsquo;accoglie con rispetto e devozione come fosse un&rsquo;eroina silenziosa e mai conturbante, gracile ed emotiva, che intraprende il distacco familiare tramite il matrimonio prematuro con il visconte Julien de Lamare, traditore seriale che ella sar&agrave; costretta inizialmente a perdonare, cos&igrave; stretta dalle pressioni religiose del prete di famiglia e dall&rsquo;invito della madre a obliare la relazione extraconiugale del compagno con la fedele serva. Jeanne cova in s&eacute; un desiderio di autodeterminazione che non riesce ad espletare e forse nemmeno percepire, tant&rsquo;&egrave; che, riscoprendo il marito nell&rsquo;atto di amoreggiare con una vicina, si fermer&agrave; davanti a un&rsquo;emancipazione che non crede di potersi permettere: &ldquo;<em>la menzogna &egrave; un peccato ancor pi&ugrave; grande di quello della carne</em>&rdquo;, ascolter&agrave;, dichiarando di voler tacere sulla faccenda. A stigmatizzare ancor di pi&ugrave; un&rsquo;impotenza di fondo, parto di un milieu culturale, poi sentimentale, quasi atemporale.&nbsp;<br />Un matriarcato incomunicabile quello dell&rsquo;et&agrave; adulta, sub&igrave;ta e accartocciata addosso, con l&rsquo;unica, non tangibile, presenza della serva con la quale, pure, e in modo sempre pi&ugrave; truce, non vi potr&agrave; essere legame, tanto che i pranzi antartici e silenziosi consumeranno una passivit&agrave; e un eremitaggio invalicabile, come se l&rsquo;azione fosse occlusa dalle sue basi.&nbsp;<br />&#8203;<br />Briz&eacute; dispiega micro-episodi monocromi, come allucinazioni visive mai fuori fuoco, che si riavvolgono in se stessi, scanditi dal giro di piano ipnotico, duplicandosi uguali in ottemperanza di una vita percepita identica, mentre lo sguardo non immobile, ma mai nevrotico, &egrave; una scia emozionale che rispetta e ama il personaggio con il suo minimalismo formale, presupposto per un&rsquo;immagine che non sia ricattatoria, ingiuriosa o che di questo spleen faccia manifesto.&nbsp;<br />Il romanzo di <strong><font color="#1a0ee5">Guy De Maupassant</font></strong>, che l&rsquo;opera insegue fedelmente &egrave;, in fondo, la parabola discendente di una giovane inghiottita dal proprio isolazionismo mentale, dalle circostanze relazionali che le si accaniscono feroci, senza ch&rsquo;ella possa considerarne l&rsquo;accidentalit&agrave;, lasciandosi lentamente logorare dall&rsquo;impotenza nei confronti di una figura maschile che la denigra (fatta esclusione per il padre, interpretato da&nbsp;<strong><font color="#1a0ee8">Jean-Pierre Darroussin</font></strong>, che le far&agrave; da saldo compagno per gran parte dell&rsquo;esistenza): il marito prima, il figlio dopo, che letteralmente l&rsquo;abbandoner&agrave; nonostante un carteggio che richiede continui prestiti di denaro.&nbsp;<br />L&rsquo;umilt&agrave; della messa in scena, a distanza ridottissima dell&rsquo;occhio incollato sul volto, sulle mani, sul collo, sui corpi; il pathos che percorre le vie sottili della narrazione, sempre distanti da qualsivoglia forma di spettacolarizzazione; la pellicola impressionata di vibrazioni cromatiche sempre percorse dalle diramazioni di una luce gentile, che getta un manto di umanit&agrave; sulle cose e sulle persone con preciso rigore: c&rsquo;&egrave; tutto, in una partitura omogenea, senza mai uscire da una mono-nota che, infine, rappresenta il pregio e (potrebbe rappresentare) il difetto insieme dell&rsquo;opera. La citazione pedissequa posta a conclusione, certo, potrebbe suonare didascalica, perch&eacute; in s&eacute; il film esplicita, fosse anche stato scarnificato ulteriormente di dialoghi, il suo senso universale e non soggetto a fraintendimenti, ovvero quanto une vie sia trasportata dalle correnti, dagli stravolgimenti del fato, dai lampi di luce, dal bene, una volta ogni tanto.&nbsp;<br /><em>Une Vie</em>, in concorso a Venezia, conferma le doti tutte francesi di Briz&eacute;, che s&rsquo;inserisce di diritto tra le voci pi&ugrave; coerenti e interessanti del panorama cinematografico attuale.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezioni di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival Venezia</a></u>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html" target="_blank">Film al cinema</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br />&#8203;<br />Regia: Stephane Briz&eacute;<br />Sceneggiatura: St&eacute;phane Briz&eacute;, Florence Vignon<br />Attori principali: Judith Chemla, Swann Arlaud, Yolande Moreau, Jean-Pierre Darroussin<br />Fotografia: Antoine H&eacute;b&eacute;rle<br />Anno: 2016<br />Durata: 119&rsquo;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='910872087155085427-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='910872087155085427-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/judith-chemla-une-vie_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/judith-chemla-une-vie.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='267' style='position:absolute;border:0;width:112.36%;top:0%;left:-6.18%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/484919-jpg-r-1920-1080-f-jpg-q-x-xxyxx_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/484919-jpg-r-1920-1080-f-jpg-q-x-xxyxx.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='211' style='position:absolute;border:0;width:142.18%;top:0%;left:-21.09%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/stephane-brize-en-tournage-dans-le-pays-dauge_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/stephane-brize-en-tournage-dans-le-pays-dauge.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/une-vie_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/une-vie.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='239' style='position:absolute;border:0;width:125.52%;top:0%;left:-12.76%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/une-vie2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/une-vie2.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='207' style='position:absolute;border:0;width:144.93%;top:0%;left:-22.46%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/stephane-brize-tourne-son-prochain-film-dans-le-pays-dauge-2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/stephane-brize-tourne-son-prochain-film-dans-le-pays-dauge-2.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1473245145613-0570x0399-1473245188337_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]' title='Una Vie, Venezia 2016, photocall'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1473245145613-0570x0399-1473245188337.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='280' style='position:absolute;border:0;width:107.14%;top:0%;left:-3.57%' /></a></div></div></div></div><div id='910872087155085427-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='910872087155085427-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/135667772-14732040018001n_orig.jpg' rel='lightbox[gallery910872087155085427]' title='Una Vie, Venezia 2016, photocall'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/135667772-14732040018001n.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/LBia2Ac7eHI?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Spira Mirabilis, di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-spira-mirabilis-di-massimo-danolfi-e-martina-parenti]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-spira-mirabilis-di-massimo-danolfi-e-martina-parenti#comments]]></comments><pubDate>Tue, 06 Sep 2016 23:29:18 GMT</pubDate><category><![CDATA[spira mirabilis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-spira-mirabilis-di-massimo-danolfi-e-martina-parenti</guid><description><![CDATA[ Essere immortale &egrave; cosa da poco: tranne l&rsquo;uomo, tutte le creature lo sono, giacch&eacute; ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, &egrave; sapersi immortali.(L&rsquo;immortale, Jorge Luis Borges)L&rsquo;eterna meraviglia del creato, l&rsquo;innocenza delle sue creature, che vivono nell&rsquo;inconsapevolezza della mortalit&agrave; della vita, della sua finitezza, e per questo, forse, hanno un&rsquo;esistenza pi&ugrave; serena. Al contrario, l&rsquo;uomo ha il [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:281px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/locandina_4.jpg?263" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>Essere immortale &egrave; cosa da poco: tranne l&rsquo;uomo, tutte le creature lo sono, giacch&eacute; ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, &egrave; sapersi immortali.</em><br /><br />(L&rsquo;immortale, Jorge Luis Borges)<br /><br />L&rsquo;eterna meraviglia del creato, l&rsquo;innocenza delle sue creature, che vivono nell&rsquo;inconsapevolezza della mortalit&agrave; della vita, della sua finitezza, e per questo, forse, hanno un&rsquo;esistenza pi&ugrave; serena. Al contrario, l&rsquo;uomo ha il dono della ragione, sin dalla sua nascita ha coscienza della morte, probabilmente unica certezza. Eppure, l&rsquo;affanno e lo spasmo della ricerca verso l&rsquo;immortalit&agrave; &egrave; una tensione che l&rsquo;umanit&agrave; rincorre, sin dai suoi albori, in un modo o nell&rsquo;altro; la spinta ad andare oltre la compiutezza di un percorso segnato &egrave; il sogno dell&rsquo;uomo. Una spirale che, con movimenti elicoidali, gira su stessa alla ricerca di un centro senza mai trovarlo; eppure continua il suo movimento, ora lento, ora pi&ugrave; frenetico; cos&igrave; la vita segna il ritmo di questa ossessione verso l&rsquo;immortalit&agrave;.&nbsp;<br /><strong><font color="#1508e8">Spira Mirabilis</font></strong>, di Massimo D&rsquo;Anolfi e Martina Parenti, &egrave; stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, giunta alla sua settantatreesima edizione. Lo spazio filmico &egrave; quello della spirale e prende ispirazione per il suo titolo dalla <em>spirale meravigliosa</em> del matematico Jakob Bernoulli, una curva logaritmica che, seppur crescendo, non cambia mai la propria forma e non raggiunge mai il suo polo, rimanendo, pertanto, senza fine e senza origine.&nbsp;<br />La natura &egrave; piena di curve spiraliformi, basti pensare alle galassie o ad alcune conchiglie, curve in continua evoluzione ma senza contrasti, che scorrono fluide nel loro divenire, nel loro prendere forma. La struttura narrativa di quest&rsquo;ultima opera del duo <strong><font color="#170ae6">D&rsquo;Anolfi/Parenti</font></strong> &egrave; suddivisa in quattro capitoli, ognuno dei quali rappresenta uno degli elementi naturali, terra, acqua, fuoco e aria, che si sovrappongono, in una lenta evoluzione della materia e della sua creazione. Sullo sfondo il lavoro dell&rsquo;uomo, che assembla, costruisce, crea, forgia la materia e ad essa unisce la spiritualit&agrave;.&nbsp;<br />Dalle rocce di marmo prendono forma le statue angelicate che dalla terra sembrano levarsi verso il cielo, avvolte di luce, esse stesse parte di una natura matrigna buona e consolatoria, immerse tra gli alberi. Il biologo giapponese Shin Kubota racconta delle meduse, in grado di rigenerarsi, immortali per loro natura, sottratte alle leggi della natura nel loro ambiente, l&rsquo;acqua. Il fuoco &egrave; invece rappresentato dalla lotta della trib&ugrave; dei Lakota per la sopravvivenza, minacciati, sterminati e massacrati nel continuo conflitto con l&rsquo;uomo bianco.<br />&#8203;La fabbricazione di alcuni strumenti musicali accompagna tutto lo scorrere del film: modellati da mani esperte, compongono una sinfonia che raggiunge il suo lirismo pi&ugrave; alto quando la musicalit&agrave; culla il sonno e la veglia dei bambini, nati prematuramente, nelle incubatrici, perch&eacute; forse la meraviglia della vita, seppur finita e mortale, risiede proprio nel miracolo della sua continua rinnovazione, nel vagito di una nuova creatura venuta al mondo. L&rsquo;opera di D&rsquo;Anolfi e Parenti &egrave; un battito d&rsquo;ali in cui la poetica di fondo si rivolge direttamente al cuore dello spettatore, ricercando l&rsquo;oltre, attraverso un complesso incastro narrativo e il concatenarsi dei quattro momenti, nel suo continuo divenire.<br />Il film &egrave; la messa in scena di un poema che &egrave; elogio della vita, della sua capacit&agrave; di rigenerarsi nel tentativo di raggiungere l&rsquo;immortalit&agrave;, dove l&rsquo;infinito assume diverse forme, spirituali e materiche, vincendo l&rsquo;erosione del tempo, creando lirismi nella quotidianit&agrave;, plasmando materie che sono cibo per l&rsquo;anima, smarrendo lo sguardo dietro la corsa di un cavallo, tra i tentacoli di esseri minuscoli e fluttuanti, confondendosi nella voce di <strong><font color="#1b0fe8">Marina Vlady</font></strong> che recita Borges e il suo Immortale, in un teatro che &egrave; <em>ovunque</em>, allo stesso tempo realt&agrave; e assenza di essa, perch&eacute; cos&igrave; &ldquo;<em>accettiamo facilmente la realt&agrave;, forse perch&eacute; intuiamo che nulla &egrave; reale</em>&rdquo; (Jorge Luis Borges).&nbsp;<br /><br /><strong>Mariangela Sansone&nbsp;</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival Venezia</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Regia: Massimo D'Anolfi, Martina Parenti<br />Cast: Marina Vlady, Leola One Feather, Felix Rohner &amp; Sabina Sch&auml;rer, Shin Kubota.<br />Fotografia: Massimo D'Anolfi<br />Montaggio: Massimo D'Anolfi, Martina Parenti<br />Musica: Massimo Mariani<br />Anno: 2016<br />Durata: 121'</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='953276895901611524-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='953276895901611524-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='953276895901611524-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/spira-mirabilis-medusa_orig.jpg' rel='lightbox[gallery953276895901611524]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/spira-mirabilis-medusa.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='953276895901611524-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='953276895901611524-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/29574-spira-mirabilis-8_orig.jpg' rel='lightbox[gallery953276895901611524]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/29574-spira-mirabilis-8.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='953276895901611524-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='953276895901611524-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; 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width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/spira-mirabilis_orig.jpg' rel='lightbox[gallery953276895901611524]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/spira-mirabilis.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='250' style='position:absolute;border:0;width:120%;top:0%;left:-10%' /></a></div></div></div></div><div id='953276895901611524-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='953276895901611524-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/spira-mirabilis-hang_orig.jpg' rel='lightbox[gallery953276895901611524]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/spira-mirabilis-hang.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='953276895901611524-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='953276895901611524-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/29566-spira-mirabilis-3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery953276895901611524]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/29566-spira-mirabilis-3.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='179' style='position:absolute;border:0;width:167.6%;top:0%;left:-33.8%' /></a></div></div></div></div><div id='953276895901611524-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='953276895901611524-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/cq5dam-web-738-462_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery953276895901611524]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/cq5dam-web-738-462.jpeg' class='galleryImage' _width='400' _height='250' style='position:absolute;border:0;width:120%;top:0%;left:-10%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/j7O-opMwVAU?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Monte, di Amir Naderi]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-recensione-monte-di-amir-naderi]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-recensione-monte-di-amir-naderi#comments]]></comments><pubDate>Tue, 06 Sep 2016 11:29:44 GMT</pubDate><category><![CDATA[amir naderi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-recensione-monte-di-amir-naderi</guid><description><![CDATA[ &#8203;Un titolo, una (la) materia, a devastare e schiacciare come un muro castrante il film pi&ugrave; compatto e catartico di questa edizione della Mostra di Venezia. Un nome, Amir Naderi, e il suo film, Monte, scandalosamente inserito fuori concorso, conquistano gli occhi stanchi da accumulamento narrativo, assurgendo a soggetto una narrazione elementare, asciutta, fatta di iati e fulgidi campi impressionati, l&igrave; a dimostrare come il Cinema si faccia con gli istanti, depurando la scrit [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:272px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-2.jpg?254" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Un titolo, una (la) materia, a devastare e schiacciare come un muro castrante il film pi&ugrave; compatto e catartico di questa edizione della Mostra di Venezia. Un nome, <strong><font color="#190ce5">Amir Naderi</font></strong>, e il suo film, <strong><font color="#1b0fe8">Monte</font></strong>, scandalosamente inserito fuori concorso, conquistano gli occhi stanchi da accumulamento narrativo, assurgendo a soggetto una narrazione elementare, asciutta, fatta di iati e fulgidi campi impressionati, l&igrave; a dimostrare come il Cinema si faccia con gli istanti, depurando la scrittura di complessit&agrave; e vezzi, nella riduzione all&rsquo;osso che beneficia del suo significare tutto e nulla, divaricandosi in visioni molteplici su potenziali letture.&nbsp;<br />Qui &egrave; la natura in un panismo regressivo, che retrocede dalla comunione all&rsquo;isolamento, all&rsquo;impotenza nei confronti della disumanit&agrave; derubante della divisione montuosa che, barriera innocente eppure presenza maledetta e scarnificante, diventa pi&ugrave; di un luogo, di uno spazio mentale: &egrave; un pedale affinch&eacute; subentri il rinnovamento umano, valvola in virt&ugrave; della lotta, neppure solo per la sopravvivenza, ma per l&rsquo;autodeterminazione, la purificazione da un marchio isolante di morte.<br />Senza determinazione spazio-temporale, in un limbo desertico, questo passo a tre estremo e teatrale nello spazio unico e asfissiante, nel verbo che retroceder&agrave; all&rsquo;urlo, inquadra una comunit&agrave; medievale relegata al di l&agrave; di una roccia dolomitica parietale e dominante, offuscata dall&rsquo;incombenza nefasta del buio. Lo sguardo si stringe attorno a una triade familiare indisposta ad abbandonare il proprio lembo di terreno e, insieme ad esso, le croci lignee degli antenati progressivamente deceduti.&nbsp;<br />&#8203;<br />Naderi consuma la sua passione che si spoglia atea localizzandola nel nucleo tripartito di madre, padre e figlio, demonizzati dal villaggio poco distante e rinchiusi nella propria impossibilit&agrave; di distaccarsi dal grembo fangoso, pietroso di un costone: quello del monte, che assale lo sguardo ergendosi imponente, divorando lo schermo in un continuum di lenta esegesi che impedisce ogni tentativo accennato di vivere anche di soli stenti. Il pellegrinaggio solitario del padre assunto a lebbroso nel borgo poco pi&ugrave; a valle, ingannato per un servigio manuale di poco conto, accusato d&rsquo;aver rubato la spilla della moglie che invano tentava di vendere; infine, la scomparsa momentanea del giovane e della donna, pedana strutturale che introduce alla deriva psico-fisica (eppure non motoria) dell&rsquo;uomo, ridotto a dover aggredire a sua volta una natura intransigente e spietata che, per limitazione millenaria e soggezione spirituale, non pu&ograve; abbandonare.&nbsp;<br />Prende inizio, nei cristalli neri e a vivo fuoco del regista, uno scontro esistenziale impari, con il ritmo alternato di urla e scalpitio dei martelli che sfrecciano sul versante roccioso, tra ferite e usure stimmatiche, impasti fangosi e saliva curativa, degenerazione fisionomica di volti usurpati dalle atrocit&agrave; della fatica e dai passaggi di tempo indecisi (sottolineati da iati irrealisti, che sfregiano la coerenza temporale, lasciando il campo alla sensazione metafisica di un trascorrere immanente e atemporale).&nbsp;<br />Naderi nutre di sguardi attoniti e al contempo attraenti, marchiati da una fotografia cangiante, impegnata a virare, a farsi ora sovraesposta, ora chiaroscurale, satura e infine ferrigna, oscillando furiosamente tra un regime e l&rsquo;altro, catturando(si) nella significazione cromatica che esplode sul finale solare, in diapositive di un sole-cerchio prima sbiadito, cinereo, poi fulgido, e fisso, a lentamente salire verso l&rsquo;annientamento visivo, conquista di una battaglia terminata e debellamento di una maledizione pagana (e ancora emotiva e corporale) che si nutriva di assenza di luce e di scopo.<br />L&rsquo;asciuttezza di Naderi &egrave; coincisa e calibrata, in un&rsquo;opera che letteralmente s&rsquo;incaglia sulla reiterazione e sull&rsquo;alternanza motoria di gemiti e picconate sulla roccia, riuscendo eppure a incatenare l&rsquo;attenzione, valicando la tensione per sconfinare nel sentire empatico della sofferenza, in un&rsquo;escalation conscia della necessit&agrave; drammatica, senza mai deviare verso una spettacolarizzazione gratuita. Si &egrave; accompagnati in un esorcismo totale e per questo aperto a qualsiasi intima e privata sentenza di senso ad esso si voglia apporre, nella vittoria eclatante della semplicit&agrave; di messa in scena e discorso. Un esempio di cinema radicale e mai ammiccante o ricattatorio.&nbsp;<br />&#8203;<br />Naderi non firma il suo miglior film, ma continua a dimostrarsi baluardo contemporaneo della cinematografia iraniana, girovago e appassionato, a dividere le riprese tra Stati Uniti, Francia e Italia (soprattutto, tra l&rsquo;Alto Adige e le catene dolomitiche friulane) rallentato da difficolt&agrave; produttive, senza che l&rsquo;omogeneit&agrave; e la pregevolezza del progetto ne venisse, infine, inficiata. Non si priva nemmeno di difetti e refusi grammaticali, Naderi: basterebbe sottolineare il doppiaggio (tutto italiano) francamente discordante e fittizio a ricordare certe postille del cinema del passato, qualche effetto ralenti affaticante ed estetismo di troppo, o il divario straniante (forse sbagliato, forse no) della frana conclusiva &ndash; che rigenera e squarcia il lembo morto sulla luce accecante della palla solare &ndash; che, volutamente o meno, sembra strappata a improvvise immagini di repertorio selezionate per necessit&agrave; e limitazione dei mezzi. La battaglia ha fine con l&rsquo;apparizione del sole totale, nemmeno tra gli anfratti rocciosi: assoluta, a schermo intero, senza mezzi termini.&nbsp;<br />Naderi depura l&rsquo;affresco anche da un discorso religioso drastico, lasciandone un solo vago abbozzo (di rinnego, repulsione, rassegnazione dinanzi a quel &ldquo;miracolo&rdquo; aspettato e mai fattosi che ha visto davanti a s&eacute; un&rsquo;intera genealogia deperire al di l&agrave; della montagna), perch&eacute; si vuole essenziale, per procedere a uno svuotamento di senso reclamato che &egrave; comunque impugnatura significante che non occlude la visione: si direbbe, al di l&agrave; dell&rsquo;insensatezza della lotta, della ragione perduta e degli iati troppo evidenti per non esser consapevoli, che Naderi scelga il vuoto, la rabbia illogica, la cecit&agrave; ancestrale dell&rsquo;ignoranza dei mezzi, della povert&agrave; sociale che contrasta con il rifiorire di quella emozionale, a stridere nell&rsquo;assurdit&agrave; del vuoto cosciente.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html" target="_blank">Festival Venezia</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo: Monte<br />Regia: Amir Naderi<br />Sceneggiatura: Amir Naderi<br />Attori principali: Andrea Sartoretti, Claudia Potenza, Zac Zanghellini&nbsp;<br />Fotografia: Roberto Cimatti<br />Anno: 2016<br />Durata: 90'<br />Uscita italiana: 24 novembre 2016<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='679391006719071799-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='679391006719071799-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/14102633-974156779373755-1153528080109936973-n-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/14102633-974156779373755-1153528080109936973-n-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='232' style='position:absolute;border:0;width:129.31%;top:0%;left:-14.66%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1469708286288-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1469708286288-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-3.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-2016-amir-naderi-02-932x612_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-2016-amir-naderi-02-932x612.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='262' style='position:absolute;border:0;width:114.5%;top:0%;left:-7.25%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-2016-amir-naderi-03-932x621_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte-2016-amir-naderi-03-932x621.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/nadericlaudiamarelli-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/nadericlaudiamarelli-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='679391006719071799-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='679391006719071799-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte777_orig.jpg' rel='lightbox[gallery679391006719071799]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/monte777.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='233' style='position:absolute;border:0;width:128.76%;top:0%;left:-14.38%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/n99Iga8zP5I?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - Arrival, di Denis Villeneuve]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-arrival-di-denis-villeneuve]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-arrival-di-denis-villeneuve#comments]]></comments><pubDate>Sun, 04 Sep 2016 01:28:41 GMT</pubDate><category><![CDATA[amy adams]]></category><category><![CDATA[arrival]]></category><category><![CDATA[denis villeneuve]]></category><category><![CDATA[jeremy renner]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-arrival-di-denis-villeneuve</guid><description><![CDATA[ &#8203;Era forse questione di tempo affinch&eacute; il canadese Villeneuve approcciasse il genere fantascientifico, limbo largamente esplorato e che sempre incontra ostacoli nell&rsquo;aprirsi obbligato alle porte della filosofia e della para-scienza.&nbsp;Denis Villeneuve, che nel 2010 approdava a Venezia con La donna che canta, presenta in concorso il suo Arrival, personale sguardo sul soggetto pluri-sfruttato dello sbarco alieno sulla terra, non rinunciando a una classe registica che pare or [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:272px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-ver3-xxlg.jpg?254" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Era forse questione di tempo affinch&eacute; il canadese Villeneuve approcciasse il genere fantascientifico, limbo largamente esplorato e che sempre incontra ostacoli nell&rsquo;aprirsi obbligato alle porte della filosofia e della para-scienza.&nbsp;<br /><strong><font color="#1a0de4">Denis Villeneuve</font></strong>, che nel 2010 approdava a Venezia con <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/extra-varie/la-donna-che-canta-prigioniera-numero-72">La donna che canta</a></u>, presenta in concorso il suo <em>Arrival</em>, personale sguardo sul soggetto pluri-sfruttato dello sbarco alieno sulla terra, non rinunciando a una classe registica che pare ormai aspettativa dovuta nel guardare al suo cinema. Il pretesto di base &egrave; congeniale e saldo: lo sbarco di dodici navicelle ovali su differenti aree terrestri coinvolge i massimi sistemi del pianeta e porta l'esperta linguista Louise Banks (<strong><font color="#1c10e6">Amy Adams</font></strong>) e lo scienziato Ian Donnelly (<strong><font color="#1609e5">Jeremy Renner</font></strong>) ad essere protagonisti (commissionati e volontari al contempo) dell&rsquo;impresa di decifrarne le intenzioni e, di conseguenza, il linguaggio.&nbsp;<br />Quella di Villeneuve &egrave; una precisa indagine sulla natura dei rapporti tra ogni forma di vita esistente contemplando l&rsquo;idea, a dir la verit&agrave; per nulla originale, che &ldquo;gli intrusi speciali&rdquo; non giungano nemici ma che presentino, nella loro sagoma di novit&agrave; &ldquo;altra&rdquo;, una predisposizione alla comunicazione pacifica e conciliante e, soprattutto, una modalit&agrave; intrinseca aperta al dono, laddove il feedback di rimando &egrave; meta auspicata e base imprescindibile per ogni sistema di contrattazione valida.&nbsp;<br />Con lo stile che lo contraddistingue, col motore sciolto dei suoi lenti movimenti di macchina, Villeneuve divarica la prospettiva umana su esseri alieni che sopraggiungono mastodontici ed affascinanti, in un&rsquo;atmosfera che ricalca volentieri funambolismi horror (non a caso il soggetto &egrave; di Eric Heisserer, gi&agrave; alle prese con i remake di Craven e di Carpenter): l&rsquo;addentrarsi degli impavidi addetti nell&rsquo;incognita navicella, abilmente sottolineata da un sonoro funzionale e mai impertinente, &egrave; essenzialmente un&rsquo;encomiabile lezione su come rielaborare reminiscenze del cinema del passato con infinita eleganza.&nbsp;<br />&#8203;<br />Villeneuve tiene le redini di una narrazione lineare e spedita, intelligentemente abbracciata a dinamiche tensive che mai subiscono rovinosi cali, mentre il mondo scalpita per riconoscere l&rsquo;identit&agrave; degli sconosciuti, incappando in errori di diplomazia internazionale che per&ograve; l'autore finisce per banalizzare eccessivamente (i cinesi guerrafondai? Ovviamente), risolvendoli con sospetta elementarit&agrave;. Appare chiara l&rsquo;impronta tutta esistenziale e solo marginalmente scientifica dell&rsquo;esperimento cinematografico, quando a far da padrona &egrave; la rilevanza del linguaggio che esso solo pu&ograve; essere massima arma e strumento di vicinanza al contempo, l&agrave; dove esseri a forma di polipo non desiderano altro che trasmettere la loro avanzata tecnologia e fondamenta linguistiche raffinatissime che l&rsquo;uomo, di sovente, decide di interpretare come una chiamata alle armi, a ricordarci come il terrore della diversit&agrave; sia leitmotif transgenerazionale (in questo caso, universale).&nbsp;<br />Il discorso fantascientifico funziona, ma risuona poco verticale, in quanto sceglie di raccontare con profondit&agrave; media e privilegiando la forma al contenuto - che &egrave;, infine, solo parzialmente elaborato e sviscerato. L&rsquo;eterno ritorno in versione ottimista, parrebbe, dove il tempo &egrave;, ancora una volta, ciclico (cos&igrave; come &egrave; circolare e filiforme ogni ideogramma della nuova esperienza linguistica) e tutto ci&ograve; che ha fine ha contemporaneamente anche inizio: a evidenziarlo i flashback che si scoprono flash forward (questo, infine, il twist di <strong><font color="#1a0deb">Arrival</font></strong>) di una madre devastata dalla perdita della figlia e che, tramite la collisione amichevole degli extra-terrestri, impara una preveggenza da interiorizzare, mentre il film si arrotola e si srotola con una limpidit&agrave; di superficie apprezzabile e, al contempo, imbarazzante.&nbsp;<br />I quadri si aprono su tetti estetici calibratissimi e levigati, verniciati di una glacialit&agrave; asettica che impedisce volutamente ogni impronta empatica. Piacere del racconto, quest&rsquo;opera che mai denuncia una fatica di costruzione. Eppure, fa presto capolinea il dubbio, gi&agrave; quasi certezza, che sia lecito, per l&rsquo;occhio svezzato, desiderare e pretendere di pi&ugrave; dal gioco fantascientifico potenziale.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival Venezia</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br />&#8203;<br />Titolo originale: Arrival<br />Regia: Denis Villeneuve<br />Sceneggiatura: Eric Heisserer (dal racconto Storia della tua vita di Ted Chiang)<br />Interpreti principali: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg<br />Musiche: Johan Johannsonn<br />Fotografia: Bradford Young<br />Anno: 2016<br />Durata: 116'</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='708802089871347722-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='708802089871347722-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='708802089871347722-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-amy-adams-jamovie_orig.jpg' rel='lightbox[gallery708802089871347722]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-amy-adams-jamovie.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='708802089871347722-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='708802089871347722-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-amy-adams_orig.jpg' rel='lightbox[gallery708802089871347722]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-amy-adams.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='708802089871347722-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='708802089871347722-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-jeremy-renner_orig.jpg' rel='lightbox[gallery708802089871347722]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-jeremy-renner.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='708802089871347722-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='708802089871347722-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-1-620x413_orig.jpg' rel='lightbox[gallery708802089871347722]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/arrival-1-620x413.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/IaUYPiTiMw8?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VENEZIA 73 - La La Land, di Damien Chazelle]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-la-la-land-di-damien-chazelle]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-la-la-land-di-damien-chazelle#comments]]></comments><pubDate>Sat, 03 Sep 2016 01:00:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[damien chazelle]]></category><category><![CDATA[emma stone]]></category><category><![CDATA[la la land]]></category><category><![CDATA[ryan gosling]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/venezia-73/venezia-73-la-la-land-di-damien-chazelle</guid><description><![CDATA[ &#8203;A inaugurare l'edizione 73 della Mostra del Cinema di Venezia, un genere che da molti anni &egrave; reticente a manipolazioni estreme e che incontra spesso una difficolt&agrave; di aggiornamento: il musical. Sceglie di farlo il Damien Chazelle gi&agrave; conosciuto ai pi&ugrave; per il suo Whiplash, che in effetti isolava il tema come ambito privilegiato del regista: la musica. In questo senso, la materia viene qui assunta non pi&ugrave; come spazio attorno al quale orchestrare una stori [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:260px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/la-la-land-poster-jpg-1003x0-crop-q85.jpg?1485411473" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;A inaugurare l'edizione 73 della <strong><font color="#170ae5">Mostra del Cinema di Venezia</font></strong>, un genere che da molti anni &egrave; reticente a manipolazioni estreme e che incontra spesso una difficolt&agrave; di aggiornamento: il musical. Sceglie di farlo il <strong><font color="#170ae9">Damien Chazelle</font></strong> gi&agrave; conosciuto ai pi&ugrave; per il suo <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/tff-32/torino-32-whiplash-di-damien-chazelle">Whiplash</a></u>, che in effetti isolava il tema come ambito privilegiato del regista: la musica. In questo senso, la materia viene qui assunta non pi&ugrave; come spazio attorno al quale orchestrare una storia di iniziazione alla vita e alla disciplina, ma come metodo e impianto narrativo e scenografico.&nbsp;<br />Perci&ograve;, Chazelle intraprende la strada verso una sua personale codifica del genere agendo, forse, nella maniera pi&ugrave; intelligente possibile: depurandolo dalle contaminazioni pi&ugrave; evidenti che esso aveva incontrato proprio nel momento in cui l&rsquo;oro della vecchia Hollywood cedeva il passo a versioni meno disincantate e spurie. Decide, per fortuna, di imbastire una struttura narrativamente classica, riportandolo a una stesura incontaminata, quella della surrealt&agrave; di Minnelli e dello spazio armonico del ballo della Rogers e di Astaire: unico luogo ove il romantico pu&ograve; ancora conservare la sua natura inviolata e condurre a un incontro tra quel che ancora rimane (e deve rimanere) dei mondi interiori.<br />&#8203;<br />In questo contesto, prende vita l&rsquo;incontro fortunato tra due outsider ambiziosi, Mia e Sebastian: la prima, non proprio memore di un&rsquo;adolescenza passata a scrivere i propri drammi, tenta, scalpitando, la strada della recitazione nella Los Angeles pi&ugrave; intransigente, mentre il lavoro nella caffetteria a ridosso degli Studios pare ingabbiarla in un destino a senso unico; il secondo, impugnando uno degli ultimi baluardi degli splendori dei locali jazz, &egrave; un pianista eccellente ma s&rsquo;impegna a perdere ogni impiego che trova per onest&agrave; e passione nei confronti di un free jazz che, sembrerebbe, a pi&ugrave; nessuno interessa.&nbsp;<br />I giochi son presto fatti: la caparbiet&agrave; della prima e il tradizionalismo intatto del secondo devono incontrarsi. Ne nasce un variopinto incrocio di sogni e divagazioni fantastiche che mai abbandona, per&ograve;, la realt&agrave; in favore dei primi, proseguendo verso una fusione equilibrata dei due. Memore della lezione minnelliana, Chazelle sfonda le porte del tangibile per inserire sprazzi di splendore a occhi aperti, laddove la conoscenza dei due futuri amanti viene condotta all&rsquo;insegna del valzer e del tip tap e di caparbie note di pianoforte a coda, entrambi strumenti drammatici sapientemente utilizzati che fanno della musica comunicazione, scambio, linfonodo esistenziale per una tangenza dei corpi e delle aspirazioni.&nbsp;<br />L'autore, nel suo <strong><font color="#1a0ee8">La La Land</font></strong>, si stringe attorno ai desideri mai vituperati, a compilare un manuale sul perseguimento dei propri orizzonti pi&ugrave; sperati, staccando mai la spina dalla loro incorruttibilit&agrave; inscindibile, insistendo sulla loro necessit&agrave; d&rsquo;esser integrali, mai decomposti e compromessi. Sebastian &egrave;, in questo senso, la chiave pi&ugrave; sincera attraverso la quale osservare l&rsquo;opera: di un conservatorismo mai abbandonato &egrave; essenziale nutrirsi, mai venendo meno ad esso, perch&eacute; il costume &egrave; mutevole, ma niente muore e tutto si rigenera; anzi, insieme al cinema, caposaldo residuo d&rsquo;un epoca in cui tutto si consuma a casa propria, la forma della musica &nbsp;si evolve, ma ad essa rimarr&agrave; sempre incollato uno spazio nostalgico per le costruzioni primordiali, per i primi passi di ogni genere che di moda pu&ograve; passare ma che non smetter&agrave; mai di piacere.&nbsp;<br />&#8203;<br />Eppure, Chazelle, in maniera eterogenea e, forse, inaspettata, &egrave; conscio di quanto una patina totalmente naif possa, all&rsquo;occhio svezzato di chi guarda, stridere e poco placare i tremori delle anime turbolente; sembra ricordare un altro finale di quello che non fu di certo musical, ma che nella dolceamara fine di un amore aveva trovato il suo pi&ugrave; legittimo compimento. &nbsp;Sembra finire tutto alla maniera di <em>New York, New York</em>, quando Scorsese, in anni pi&ugrave; sospetti, considerava l&rsquo;incontro tra anime poco gemelle e di certo non destinate a un&rsquo;esistenza insieme l&rsquo;unica via possibile a un compimento futuro del proprio artistico bramare: l&rsquo;unione &egrave; terminale ma propedeutica a una realizzazione sincera e soddisfatta della propria condizione.&nbsp;<br />Perci&ograve;, presto si capisce, per Mia (<strong><font color="#1a0deb">Emma Stone</font></strong>) e Sebastian (<strong><font color="#1b0fe8">Ryan Gosling</font></strong>) il volteggiare al Griffith Park (incantevole esempio di astrazione sospesa e del librarsi interiore verso la costellazione del proprio amore) avr&agrave; un termine, ma sar&agrave; sufficiente, fondamentale, affinch&eacute; entrambi possano (perch&eacute; devono) cicatrizzare le disillusioni del passato per imparare che credere (a quel che non si vede, che sta dentro) &egrave; il pegno di ogni fine e di ogni inizio.&nbsp;<br />Con Chazelle &egrave; bello poter dire nuovamente, e finalmente, che l&rsquo;happy ending &egrave; tale, anche quando vi &egrave; una derivazione mancata, una distanza, una rottura; che forse, soprattutto, fare man bassa di Cinemascope e di colori, seppur con il freno a mano su qualche virtuosismo di troppo dell&rsquo;opera precedente, pu&ograve; non essere stucchevole; che al cinema &egrave; ancora consentito sognare senza rinunciare al dolore, mentre ogni fitta &egrave; valvola per elevare il proprio finale; che la finzione censura dal tonfo letale ma deve decidere, ancora, di farcelo vedere.&nbsp;<br />Chazelle non inventa nulla. Recupera, pacato, poco resistendo al divertissement registico, immaginari variegati altrove visti riuscendo a non cadere scontato in virgole di troppo. Fa di pi&ugrave;: ci regala un &ldquo;<em>what if</em>&rdquo; conclusivo gestito egregiamente, ancora una volta tramite un missaggio sonoro encomiabile, fiore all&rsquo;occhiello dell&rsquo;opera, palpebra sollevata sull&rsquo;intramontabile speranza dei nostri sogni.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/venezia.html">Festival di Venezia</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Ttolo originale: La La Land<br />Regia: Damien Chazelle<br />Sceneggiatura: Damien Chazelle<br />Interpreti principali: Emma Stone, Ryan Gosling, Finn Wittrock, J.K. Simmons<br />Musiche: Justin Hurwitz<br />Fotografia: Linus Sandgren<br />Durata: 126&rsquo;<br />&#8203;Uscita italiana: 26 gennaio 2017<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='480844514995321827-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='480844514995321827-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='480844514995321827-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/la-land-online-primo-trailer-del-film-con-ryan-gosling-emma-stone-v3-266767-1280x720_orig.jpg' rel='lightbox[gallery480844514995321827]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/la-land-online-primo-trailer-del-film-con-ryan-gosling-emma-stone-v3-266767-1280x720.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='480844514995321827-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='480844514995321827-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; 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