<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" >

<channel><title><![CDATA[ORIZZONTI DI GLORIA - La sfida del cinema di qualit&agrave; - horror]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror]]></link><description><![CDATA[horror]]></description><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:31:25 -0800</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[DOLLS - Eternità con occhi di bambola]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/dolls-film-stuart-gordon-eternita-con-occhi-di-bambola]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/dolls-film-stuart-gordon-eternita-con-occhi-di-bambola#comments]]></comments><pubDate>Mon, 30 Mar 2020 11:16:43 GMT</pubDate><category><![CDATA[brian yuzna]]></category><category><![CDATA[dolls]]></category><category><![CDATA[stuart gordon]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/dolls-film-stuart-gordon-eternita-con-occhi-di-bambola</guid><description><![CDATA[ La piccola Judy, suo padre, la matrigna e altre tre persone, per sfuggire a un improvviso temporale, trovano ospitalit&agrave; nella vecchia casa di un anziano fabbricante di bambole e della sua consorte. I due giocattolai in realt&agrave; hanno il potere di infondere anima e vita ai loro pupazzi. Durante la notte le bambole assalgono e uccidono alcuni dei protagonisti, colpevoli di aver smarrito la purezza dell'et&agrave; infantile.&nbsp;Girato subito dopo il capolavoro Re-Animator e prima del [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:280px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-stuart-gordon-1.jpg?1585570355" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>La piccola Judy, suo padre, la matrigna e altre tre persone, per sfuggire a un improvviso temporale, trovano ospitalit&agrave; nella vecchia casa di un anziano fabbricante di bambole e della sua consorte. I due giocattolai in realt&agrave; hanno il potere di infondere anima e vita ai loro pupazzi. Durante la notte le bambole assalgono e uccidono alcuni dei protagonisti, colpevoli di aver smarrito la purezza dell'et&agrave; infantile.&nbsp;</em><br /><br />Girato subito dopo il capolavoro <em>Re-Animator</em> e prima del lovecraftiano <em>From Beyond</em>, ma uscito quasi un anno dopo rispetto a quest'ultimo a causa di lungaggini legate alla post-produzione, <strong><font color="#140eea">Dolls</font></strong>&nbsp;(1987) rappresenta un altro felice risultato della stretta collaborazione artistica tra <strong><font color="#1610e8">Stuart Gordon</font></strong>&nbsp;e <strong><font color="#140ee5">Brian Yuzna</font></strong>, senza dubbio una delle pi&ugrave; proficue nella storia recente del cinema di genere.<br />Realizzato con un budget ridotto all'osso e girato agli Empire Studios di Roma, il film si muove nei territori della fiaba nera, sfruttando un'atmosfera non lontana dalle migliori suggestioni dei fratelli Grimm, in un incrocio tra le caratterizzazioni preminenti della tradizione letteraria di riferimento e la fenomenologia specifica dell'horror.<br />Per dare corpo a una delle sue creazioni pi&ugrave; genuine, Gordon utilizza i topoi classici legati alla cosiddetta <em>pupofobia</em>, ovvero la paura di pupazzi e marionette, inserendosi in un sottogenere che pu&ograve; far risalire la sua tradizione cinefila agli albori del sonoro con <em>The Great Gabbo</em> (<em>Il gran Gabbo</em>, di James Cruze ed Erich von Stroheim, 1929) e <em>Devil Doll</em> (<em>La bambola del diavolo</em>, di Tod Browning, 1936), per poi proseguire nel tempo attraverso lavori importanti e pregevoli (<em>The Ventriloquist's Dummy</em>, di Alberto Cavalcanti, episodio di <em>Dead of Night</em>, <em>Incubi Notturni</em>, 1945,&nbsp;<em>Amelia</em>, segmento di <em>Trilogy of Terror</em>, <em>Trilogia del terrore</em>, di Dan Curtis, 1975, <em>Profondo Rosso</em> di Dario Argento, 1975, <em>Magic</em> di Richard Attenborough, 1978) e conoscere una vera e propria esplosione negli anni Ottanta e Novanta, grazie alle saghe iniziate con <em>Child's Play</em> (<em>La bambola assassina</em>, di Tom Holland, 1988) e <em>Puppet Master</em> (di David Schmoeller, 1989), senza dimenticare piccole opere di buon impatto (<em>The Ventriloquist's Dummy</em>, episodio dei <em>Tales from the Crypt</em> scritto da Frank Darabont e diretto da Richard Donner nel 1990) e pellicole pi&ugrave; recenti (tantissimi titoli, tra gli altri <em>Inhyeongsa</em>, <em>The Doll Master</em>, di Yong-ki Jeong, 2004, <em>Dead Silence</em>, di James Wan, 2007 e <em>Ghostland</em>, <em>La casa delle bambole</em>, di Pascal Laugier, 2018).<br />&#8203;<br />Gli esempi sopracitati, oltre a costituire soltanto una parte dell'ingente filmografia di riferimento, rispondono all'esigenza innata dell'horror di scavare nelle paure ataviche dell'uomo, plasmandole per costruire una materia narrativa in cui contestualizzare la tematica prescelta e al contempo rivoltarla, per fornire un senso di terrore e mistero all'universo visivo rappresentato. Da questo punto di vista &egrave; innegabile sostenere come, pur con i suoi limiti, <strong><font color="#130ce5">Dolls</font></strong> assuma una posizione di rilievo nel panorama del cosiddetto <em>evil doll movie</em>, ponendosi inoltre come gustoso antipasto per le opere di maggior impatto commerciale che di l&igrave; a breve avrebbero dominato il mercato (<em>Child's Play</em> in particolare).<br />Bambole indemoniate, pupazzi animati da vita propria, burattini malvagi e incontrollabili: il cinema horror ormai da un secolo sfrutta le disfunzioni totemiche strettamente legate al fascino candido e perverso dei corpi in miniatura, rigirando a 360 gradi la teorica dolcezza di questi oggetti di svago per renderli invece esiziali veicoli di morte e disperazione; <em>Dolls</em> non fa eccezione, e mette in scena una piccola e intrigante storia di stregoneria ed esemplare punizione nei confronti di personaggi privi di forte struttura interiore, situando il racconto in una finta casetta di marzapane in realt&agrave; teatro di abomini che travalicano i confini del tempo e della razionalit&agrave;. Cos&igrave;, con una purezza d'intenti capace di scavalcare il budget minimale, il lavoro di Gordon ci offre una concreta tipizzazione dell'horror di stampo ottantiano, interessato a seviziare i simulacri della rettitudine scartando il falso pietismo edulcorato che avrebbe poi parzialmente affondato il cinema di genere negli anni successivi.<br /><br />Rivedere <em>Dolls</em> significa fin da subito trovarsi di fronte a una vera dichiarazione d'intenti, esplicitata immediatamente nei titoli di testa, in cui la nenia di un carillon accompagna la comparsa di inquietanti visi di bambola che si stagliano su uno sfondo nero accostando i nomi del cast. La melodia, al contempo zuccherosa e sinistra, spiega senza possibilit&agrave; d'errore il beffardo incrocio tra gaiezza infantile e respiri d&rsquo;inquietudine che si andr&agrave; a dipanare con piena sostanza in tutto il film. L'uso della musica, supervisionata da Richard Band, anche produttore esecutivo di <em>Dolls</em> nonch&eacute; di numerose altre pellicole low budget del periodo, assume dunque connotazioni tanto elementari quanto preminenti, nel richiamare l'attenzione verso la struttura stilistica che scorter&agrave; lo spettatore nei successivi ottanta (scarsi) minuti.<br />Allo stesso modo si evidenzia senza preamboli l'ambientazione contemporanea della vicenda, sottolineata dal look gothic-punk di due autostoppiste che sembrano strette parenti della Julie Walker protagonista del successivo <em>The Return of the Living Dead 3</em> di Yuzna (<em>Il ritorno dei morti viventi 3</em>, 1993). Mentre le ragazze attendono invano che qualcuno si fermi per dare loro un passaggio, inveendo senza cortesia contro chi prosegue per la sua strada, una coppia viaggia in auto insieme a una bambina intenta alla lettura di <strong><font color="#110be2">Hansel &amp; Gretel</font></strong>. L'estratto fiabesco dell'intera vicenda assume in questa scena toni perfino citazionisti, nel momento in cui Gordon pare voler regalare un omaggio alla fonte narrativa che andr&agrave; poi a rovesciare con corrosiva crudezza.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:315px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-carrie-lorraine.jpg?1585570478" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Senza preavviso, in un istante, il cielo diventa scuro come la pece, scatenando un'ampia serie di tuoni e fulmini. Si comprende come l'autore non sia affatto interessato a mantenere la verosimiglianza situazionale; al contrario, il realismo &egrave; messo da parte, a vantaggio di un racconto che assottiglia il margine tra fantastico e verit&agrave;, proprio come accade nelle fiabe. Tutto &egrave; lecito, tutto &egrave; permesso: per la credibilit&agrave; a tutti i costi si prega di rivolgersi altrove.<br />Mentre le nubi preannunciano l'arrivo di un temporale, la macchina dell'allegra (mica tanto) famigliola resta imprigionata tra le pozzanghere. Scopriamo come la piccola Judy sia figlia naturale soltanto dell'uomo, mentre la donna presente con loro ne &egrave; la matrigna; il rapporto tra le due sviluppa senza appello i connotati di una difficoltosa sopportazione reciproca pronta a sfociare nell'odio. Le frizioni sono inoltre acuite dal carattere rude e arcigno dell'impellicciata matrigna (interpretata da <strong><font color="#130de8">Carolyn Purdy-Gordon</font></strong>, moglie del regista), personaggio che assume su di s&eacute; ogni possibile antipatia di fondo.<br />La caratterizzazione dei protagonisti della vicenda non tarda dunque a palesarsi: la donna borghese cattiva, viziata e impaziente, il marito sottomesso alla personalit&agrave; della compagna, una bambina che vive la realt&agrave; con occhi annebbiati dall'immaginazione: non a caso il padre si lamenta dell'ossessione della figlia per gnomi, fantasmi e omini verdi, e non per caso il primo momento di puro orrore del film esplode quando Judy sogna a occhi aperti che il suo orsacchiotto, scaraventato dalla matrigna in mezzo al bosco, ne riemerga trasformato in un gigantesco mostro voglioso di azzannare e uccidere il parentado.<br />La scena anticipa il fatto che gran parte del film sar&agrave; girato in soggettiva indiretta ad altezza di bambina, spiegando con ancora maggior convinzione la necessit&agrave; di allontanarsi dal puro realismo per dare sfogo a incubi e deliri in libert&agrave;, come da prassi per l'et&agrave; infantile; un meccanismo utilizzato spesso nel cinema fantastico, talvolta con esiti di tutto rispetto, ad esempio in <em>El laberinto del fauno</em> di Guillermo Del Toro (<em>Il labirinto del fauno</em>, 2006).<br />Tra profonde pozzanghere e lagnanze assortite, i malcapitati cercano un posto in cui rifugiarsi; per magia appare ai loro occhi un maniero che si staglia minaccioso sullo sfondo, alla stregua di un castello di draculiana memoria, per poi invece rivelarsi una costruzione che davvero pare uscita dalle pagine di una fiaba. Il luogo che funger&agrave; da teatro per l'intera vicenda assomma fin dalle prime inquadrature esterne un mix di tentazione ludica e tetraggine respingente, a sottolineare una volta di pi&ugrave; il binomio emotivo che gi&agrave; abbiamo rilevato.<br />&#8203;<br />Trovando la porta di casa chiusa e non ricevendo alcun tipo di risposta, i tre decidono di sfruttare un'apertura e si introducono nella cantina, contenitore preminente di malvagit&agrave; nascoste tra polvere e ragnatele. Una volta dentro Judith inizia a sentire strani rumori, somiglianti a risatine infantili: da qui il sonoro intradiegetico assumer&agrave; un ruolo non secondario nella pianificazione degli attimi di suspense. In questo senso va evidenziato come le voci delle bambole siano state realizzate da amici e familiari di Gordon, figli e moglie compresi: un&rsquo;esemplificazione del carattere artigiano della lavorazione del film, aggettivo quest'ultimo inteso in senso nient'affatto negativo.<br />Bagnati fradici, Judith, il padre e la matrigna fanno la conoscenza dell'anziana coppia di proprietari della casa. Le attenzioni dei due si concentrano sulla bambina, precipuo oggetto di manipolazione mentale sin dal primo istante. A precisa domanda Judith afferma &laquo;<em>non ho paura del buio, ma di quello che c'&egrave; dentro al buio</em>&raquo;, frase simbolica per esaltare la volont&agrave; di Gordon, Yuzna e del loro sceneggiatore Ed Naha di scavare nell'immaginario infantile, per trovare la giusta sintesi ossimorica tra bambole e orrore, gioco e tragedia, forza di volont&agrave; e asserzione al potere del maligno.<br />Dolls si svolge in un arco di durata assai ristretto, poche ore, rispettando in gran parte le unit&agrave; di tempo, luogo e azione, ma pare sistemarsi in una sospensione onirica destinata in potenza a proseguire per l'eternit&agrave;. Siamo in un posto in cui la notte non finisce mai, le tempeste non si esauriscono, le significazioni del presente cullano i ricordi del passato, i volti dei burattinai Gabriel e Hilary raccolgono le fattezze dell'immortalit&agrave;; un'indeterminatezza resa ancor pi&ugrave; fulgida dall'arredamento stesso della casa, zeppa di bambole in ogni dove, in una dimensione che rifiuta la modernit&agrave; rifugiandosi nella gloria antica.<br />&#8203;&nbsp;<br />Gabriel (<strong><font color="#150fe5">Guy Rolfe</font></strong>, poi burattinaio in alcuni capitoli della saga di <em>Puppet Master</em>) sostiene che ormai nessuno vuole pi&ugrave; utilizzare bambole realizzate su misura, preferendo i giocattoli fatti in serie, asserzione che si confermer&agrave; in <em>Child's Play</em>. Se quindi il lavoro di Holland traghetter&agrave; l'<em>evil doll movie</em> verso sguardi pi&ugrave; moderni, <em>Dolls</em> vive nella nostalgia, nella fascinazione atavica della scoperta, nella malinconia rivolta a un passato di semplicit&agrave; e purezza; il film di Gordon, anche per questo motivo, &egrave; un magnifico oggetto fuori (dal) tempo, lontano dalle mode, capace di guardare indietro invece che avanti senza per questo limitarsi alla mera riproposizione di tematiche gi&agrave; esaurite.<br />Mentre i proprietari della casa offrono agli ospiti una cena calda, e Judy riceve in regalo un pupazzo dall'aspetto non proprio rassicurante, l'idillio &egrave; interrotto dall'arrivo prepotente e improvviso delle due ragazze viste all'inizio, accompagnate dal pacioso Ralph, evidentemente meritevole di aver concesso loro un passaggio. In questo modo si completa il gruppo dei personaggi della vicenda, ognuno portavoce di tratti caratteriali ben determinati.&nbsp;<br />A Gordon non interessa pi&ugrave; di tanto il background dei suoi protagonisti, nemmeno l'eventuale ricchezza di sfumature che li possa accompagnare: <em>Dolls</em> &egrave; un film semplice, solerte, concentrato su Judy e pronto a sacrificare senza troppi rimpianti gli altri soggetti in quanto elementi di sfondo, addobbi di una cornice il cui centro focale si fonda sull'immaginazione e le paure di una bambina suo malgrado costretta a vivere il contatto con la morte e il successivo e traumatico processo di crescita.<br />L'esplicitazione della bont&agrave; o della meschinit&agrave; dei personaggi rivela coordinate di stampo manicheo, con attori divisi in due categorie definite: i cattivi (la matrigna Rosemary, il padre di Judy, le due ragazze incivili che pensano di derubare i vecchietti) e i buoni (la bambina e Ralph, omaccione con il cuore ancora capace di emozionarsi di fronte alle bambole e ai ricordi dell'infanzia). Visto il carattere del racconto, non &egrave; difficile immaginare in quale ordine i personaggi andranno incontro a una progressiva disfatta; l'intento di Gabriel e Hilay, stregoni al cui comando le bambole assumono vita propria, &egrave; infatti la punizione nei confronti di chi possiede un'anima marcia, corrotta, spenta, inquinata dai miasmi della civilt&agrave; e dalla putredine dell'egoismo.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:359px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/1987-gordon-dolls-2.jpg?1585570549" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Esauriti i convenevoli, a Gordon non resta che innescare la marcia del puro orrore, in un meccanismo a eliminazione tipico dello slasher, con la sostanziale novit&agrave; che qui l'assassino non &egrave; uno bens&igrave; <em>dieci, cento, mille</em>, ovvero tutte le bambole presenti nella casa, i loro occhi e le loro braccia e gambe che infliggono il giusto castigo a chi non crede nell'eterno potere della magia e ha smarrito l'amore per i giocattoli.<br />Per dare fondo al festino di sangue, il regista utilizza tecniche di regia tanto basilari quanto efficaci: improvvisi effetti flou, rapide panoramiche a schiaffo, semi-soggettive, inquadrature dall'alto o dal basso per fornire un sovraccarico dimensionale, inquietanti primi piani sui visi delle bambole, giochi di luce favoriti dai lampi del temporale, fusione tra sonoro on e off (il motivo del carillon gi&agrave; sentito durante i titoli di testa): un linguaggio elementare ma ben inserito nel clima della vicenda e adeguato a rendere morbosa a sufficienza l'atmosfera di terrore.<br />Data la riflessione di cui sopra, la prima a perire &egrave; proprio una delle ragazze, rapita da ghignanti bambole al momento per noi ancora invisibili, trascinata via e sbattuta a ripetizione contro un muro sino ad avere il volto ridotto in poltiglia. Ad assistere impotente a una parte della macabra scena c'&egrave; Judy, al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma cos&igrave; costretta a cominciare il suo accidentato percorso nell'antro dell'orrore.<br />Come da consuetudine nei film posti ad altezza di bambino, lo scarto che si interpone tra credibilit&agrave; e non credibilit&agrave; costituisce un nodo non secondario nello sviluppo della trama: Judy confida al padre ci&ograve; che ha appena visto, ma in cambio ottiene soltanto un irritato diniego accompagnato dal rischio di ricevere un ceffone; a quel punto non le resta che chiedere aiuto a Ralph, unico adulto con il cuore ancora colmo di suggestioni infantili e di conseguenza unico possibile compagno con cui condividere e combattere la paura.<br />&#8203;<br />Da questo momento i personaggi si dividono tra gli anfratti della casa, essa stessa organismo integrante della fabula, e Gordon alza i toni del gore, pur con pesantezza di tocco molto meno accentuata rispetto al sanguinario baccanale orgiastico dello splendido <strong><font color="#140ee6">Re-Animator</font></strong>.&nbsp;&nbsp;<br />In montaggio parallelo seguiamo il massacro a cui vanno incontro come da previsione i simboli della corruzione, a partire da Rosemary, assalita da un'orda di bambole zannute capaci di colpire, mordere, tagliare, ferire e perfino segare. Subito dopo &egrave; il turno di Enid, la seconda ragazza punkettara: a caccia dell'amica scomparsa trova quest'ultima in soffitta, ridotta a grottesca bambola con i bulbi oculari che le si staccano dal viso; sconvolta dal terrore, fronteggia l'arrembaggio di un altro gruppo di pupazzi inferociti, per poi trovare la morte davanti a un plotone di soldatini.<br />Intanto che il temporale continua a imperversare, spargendo lampi e tuoni nella penombra di stanze altrimenti illuminate soltanto da fioche candele, ci avviciniamo alla conclusione del film. Ralph e Judy trovano un ripostiglio, nel quale sono riposte centinaia di bambole di straordinaria fattura. Nel momento in cui l'uomo comprende con definita esattezza come esse siano vive, la componente adulta e razionale che &egrave; in lui prende il sopravvento, inducendolo a un brusco tentativo di fuga; le bambole si arrabbiano e iniziano a ferirlo, fermandosi solo quando &egrave; la stessa Judy a ordinarlo. La bambina comunica con le bambole, parla e ragiona con loro e come loro, senza nemmeno bisogno di utilizzare artifici stregoneschi; i giocattoli accolgono il suo desiderio, lasciando in vita l'amico Ralph.<br />Nel frattempo David, il padre di Judy, scopre nel letto il cadavere di Rosemary. Scioccato dall'orrore accusa Ralph di aver commesso l'omicidio, lo va a cercare e tenta di ucciderlo. Ancora una volta sono le bambole a intervenire: David combatte contro Scarabocchio, il pupazzo che Gabriel aveva regalato a Judy a inizio film, ha la meglio, gli distrugge la testa con una martellata, ma nel momento in cui pensa di aver vinto la sfida, intervengono in prima persona i due padroni di casa. Gabriel esplicita la sua idea secondo cui i giocattoli possiedono un ruolo immortale, grazie al loro potere di salvare ogni uomo dalla depravazione dell'anima. Per chi per&ograve; non ha questa volont&agrave; di espiazione, non resta che un&rsquo;opzione: con le loro arti magiche i due anziani in pochi istanti trasformano David in una reincarnazione di Scarabocchio, consegnandolo all'atroce tepore dell'eternit&agrave;.<br />&#8203;<br />Finalmente &laquo;<em>la notte pi&ugrave; lunga del mondo</em>&raquo; si conclude e con essa il temporale. &Egrave; mattina, Judy e Ralph si svegliano, la casa &egrave; illuminata dalla luce del giorno, l'orrore che prolifera nel buio si &egrave; dissolto. I due proprietari salutano gli ospiti sopravvissuti e amabilmente sorridono. Come se nulla fosse mai accaduto. Si &egrave; trattato soltanto di un incubo, nessun omicidio &egrave; mai stato commesso e in fondo, come dice un antico proverbio, &laquo;<em>a volte i brutti sogni posso anche portare cose belle</em>&raquo;. Nel territorio della fiaba pi&ugrave; nera, nonostante tutto, non pu&ograve; mancare una sorta di parziale lieto fine: Gabriel legge a Judy un (falso) biglietto scritto dal padre, nel quale l'uomo le comunica di essere partito per un lungo viaggio senza ritorno. La bambina andr&agrave; a stare a Boston, dalla vera madre. Ralph l'accompagner&agrave; a destinazione.<br />Cos&igrave;, dopo un ultimo sussulto nell'attimo in cui Scarabocchio saluta Judy con la voce di David, imprigionato per sempre all'interno del corpo in miniatura, la bambina e il suo nuovo amico-patrigno si allontanano, verso un futuro incerto ma forse felice. Non lo sapremo mai con certezza (Gordon aveva accarezzato l&rsquo;idea di realizzare un sequel, con protagonisti Ralph e la madre di Judy, ma il progetto &egrave; rimasto nel cassetto).<br />Resta il tempo per un ultimo artificio narrativo, azzeccato nonostante la sua prevedibilit&agrave;: mentre scorrono i titoli di coda, una macchina si impantana nel medesimo punto in cui si erano bloccati i protagonisti poche ore prima. Un uomo, una donna e un bambino escono dall'auto; vedono la casa di Gabriel e Hilary e senza indugio vi si avvicinano.&nbsp;<br /><br />Un uomo anziano e la sua gentile consorte li attendono, insieme alle loro bambole.&nbsp;<br />&#8203;<br />&Egrave; di nuovo ora di giocare. Ancora e per sempre.<br /><br /><strong>Alessio Gradogna</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into the Pit</a></u><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br />&#8203;<br />Titolo originale:<span> </span> Dolls<br />Anno: 1987<br />Durata: 77&rsquo;<br />Regia: Stuart Gordon<br />Sceneggiatura: Ed Naha<br />Produttore: Brian Yuzna<br />Fotografia: Mac Ahlberg<br />Montaggio: Lee Percy<br />Attori: Ian Patrick Williams, Carolyn Purdy-Gordon, Stephen Lee, Carrie Lorraine, Guy Rolfe, Hilary Mason</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='105523001746541454-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='105523001746541454-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1987-gordon-dolls-12_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1987-gordon-dolls-12.jpg' class='galleryImage' _width='900' _height='650' style='position:absolute;border:0;width:103.85%;top:0%;left:-1.92%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls.jpg' class='galleryImage' _width='918' _height='517' style='position:absolute;border:0;width:133.17%;top:0%;left:-16.59%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/cdx5jz8mgsmdhl4pkj0tvabdok4_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/cdx5jz8mgsmdhl4pkj0tvabdok4.jpg' class='galleryImage' _width='900' _height='638' style='position:absolute;border:0;width:105.8%;top:0%;left:-2.9%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-carolyn-purdy-gordon_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-carolyn-purdy-gordon.jpg' class='galleryImage' _width='768' _height='431' style='position:absolute;border:0;width:133.64%;top:0%;left:-16.82%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-guy-rolfe-hilary-mason_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-guy-rolfe-hilary-mason.jpg' class='galleryImage' _width='768' _height='609' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-2.86%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-mean_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dolls-1987-reviews-movie-film-horror-mean.jpg' class='galleryImage' _width='735' _height='400' style='position:absolute;border:0;width:137.81%;top:0%;left:-18.91%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/mv5bmji4mzczode2ml5bml5banbnxkftztcwmti5njyzna-v1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/mv5bmji4mzczode2ml5bml5banbnxkftztcwmti5njyzna-v1.jpg' class='galleryImage' _width='900' _height='727' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-3.85%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='105523001746541454-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='105523001746541454-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1987-gordon-dolls-26_orig.jpg' rel='lightbox[gallery105523001746541454]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1987-gordon-dolls-26.jpg' class='galleryImage' _width='900' _height='484' style='position:absolute;border:0;width:139.46%;top:0%;left:-19.73%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/FL9jmTdqIwE?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IL BUIO SI AVVICINA - Il New Horror americano e il cinema di ​Wes Craven (4)]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-quarta]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-quarta#comments]]></comments><pubDate>Fri, 01 Dec 2017 11:47:29 GMT</pubDate><category><![CDATA[nightmare]]></category><category><![CDATA[scream]]></category><category><![CDATA[wes craven]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-quarta</guid><description><![CDATA[ Parte quartaEffetto Notte &ndash; Il Wes Craven teoricoNella prima met&agrave; dei &rsquo;90, gi&agrave; a partire da La casa nera, Craven comincia, anzi, pi&ugrave; correttamente, prosegue con maggiore consapevolezza e pi&ugrave; esplicitamente un lavoro di sistemazione concettuale e critica del suo cinema, nonch&eacute; di quelle che possono essere individuate come le matrici del suo genere &ndash; oltre che dei vari sottogeneri &ndash; d&rsquo;appartenenza. Si tratta del tassello conclusivo  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:258px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/nightmare-nuovo-incubo.jpg?1512128931" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong><font size="3">Parte quarta</font></strong><br /><br /><strong><font size="3">Effetto <em>Notte</em> &ndash; Il Wes Craven teorico</font></strong><br /><br />Nella prima met&agrave; dei &rsquo;90, gi&agrave; a partire da <em>La casa nera</em>, Craven comincia, anzi, pi&ugrave; correttamente, prosegue con maggiore consapevolezza e pi&ugrave; esplicitamente un lavoro di sistemazione concettuale e critica del suo cinema, nonch&eacute; di quelle che possono essere individuate come le matrici del suo genere &ndash; oltre che dei vari sottogeneri &ndash; d&rsquo;appartenenza. Si tratta del tassello conclusivo che completa il suo percorso creativo.&nbsp;<br />Cinque sono i film che risaltano maggiormente, non solo come esito tecnico-artistico, bens&igrave; anche come sviluppo ed evoluzione di tale riflessione teorica: <strong><font color="#0d0de9">Nightmare &ndash; Nuovo incubo</font></strong> (1994) e i quattro <strong><font color="#1212e6">Scream</font></strong> (1996, 1997, 2000, 2011). Se questi ultimi possono essere considerati come parti di un unico insieme in perenne evoluzione, <em>Nightmare &ndash; Nuovo incubo</em> suggella la conclusione della fortunata saga (ovviamente tralasciando reboot e crossover vari), ma anche questo nuovo inizio di riordinamento auto-riflessivo.&nbsp;<br /><em>Nuovo incubo</em>, anzich&eacute; mettere in discussione le radici dell&rsquo;opera craveniana o compiere un mero lavoro di revisione storico-estetica, finisce col ribadire e moltiplicare l&rsquo;importanza mitologica e mitopoietica della figura di Freddy, nonch&eacute; del racconto dell&rsquo;orrore in generale. Il passaggio-chiave, all&rsquo;interno del film (pi&ugrave; appropriatamente titolato in originale <strong><font color="#1010e9">Wes Craven&rsquo;s New Nightmare</font></strong>: qualcosa di molto personale per il regista), per chiarire la portata di questa nuova attitudine &ndash; in realt&agrave;, gi&agrave; presente nei suoi lavori e ben dissimulata nella tessitura della narrazione &ndash; si situa nel dialogo che Heather Langenkamp, in persona, ha con Wes Craven, in persona anch&rsquo;egli, verso la met&agrave; del film. Naturalmente, dato che <em>Nuovo Incubo</em> &egrave; meta-cinema dichiarato, gli attori sono chiamati a interpretare (anche) se stessi, ma questo aspetto si riveler&agrave;, a conti fatti, qualcosa di ben pi&ugrave; complesso di un semplice disvelamento degli ingranaggi della macchina-cinema.&nbsp;<br />Si diceva che la Langenkamp incontra Craven in persona, il quale le spiega i motivi per cui ha intenzione di girare un ulteriore e (forse) ultimo <em>Nightmare</em> &ndash; che <em>gi&agrave;</em> esiste dinnanzi agli occhi dello spettatore &ndash; a partire da un incubo ricorrente che lo tormenta, che sta diventando una sceneggiatura e che, ovviamente, ha come protagonista proprio Freddy: &ldquo;<em>Si tratta di una certa entit&agrave; ed &egrave; antica, molto antica. &Egrave; esistita in varie forme e in diverse epoche. L&rsquo;unica cosa che la caratterizza &egrave; il suo scopo: uccidere l&rsquo;innocenza</em>&rdquo;. Poi, poco pi&ugrave; avanti, incalzato dalla Langenkamp, Craven prosegue: &ldquo;<em>Pu&ograve; essere catturato. Dagli sceneggiatori, per esempio. Spesso capita che riescano a immaginare una storia valida, grazie alla quale questa entit&agrave; vi rimane imprigionata. Il problema nasce quando la storia finisce e pu&ograve; finire per molti motivi: perch&eacute; ha stancato, perch&eacute; &egrave; stata troppo semplificata per la vendita o perch&eacute; &egrave; troppo inquietante&nbsp; ed &egrave; stata censurata. Ad ogni modo, quando la storia finisce, il male viene liberato</em>&rdquo;.&nbsp;<br />Ora, in questo monologo breve emergono vari elementi, tutti importanti, ma solo uno di questi risulta effettivamente essenziale. Certamente, l&rsquo;&rdquo;entit&agrave;&rdquo; di cui parla Craven si rivela, abbastanza apertamente, come una figura diabolica, probabilmente il Demonio in persona <strong><font color="#a82e2e">(1)</font></strong>, di pi&ugrave;, un essere antichissimo, universale, unico, ancorch&eacute; capace di mutare fisionomia: il Male assoluto quindi, ai confini con la pura astrazione concettuale. Emergono anche alcune interessanti argomentazioni relative alle capacit&agrave; catartiche e apotropaiche del cinema, in particolare l&rsquo;horror, oltre che alcune sapide considerazioni (sassolini di varia foggia e misura che Craven si toglie dalle scarpe) sul valore delle saghe filmiche, sui loro rischi, sul ruolo della censura e cos&igrave; via.&nbsp;<br />A risplendere per la sua portata &egrave; per&ograve; un&rsquo;altra considerazione di Craven, attinente allo scopo ultimo di tale entit&agrave; e cio&egrave; &ldquo;uccidere l&rsquo;innocenza&rdquo;: un campanello d&rsquo;allarme dovrebbe suonare, anche laddove si consideri tale asserzione come esclusivamente riferita a uno dei temi centrali della saga di <em>Nightmare</em>. &Egrave; ben evidente l&rsquo;ambiguit&agrave; di tale dichiarazione e la possibilit&agrave; che essa possa essere inaspettatamente capovolta, proprio a partire da ci&ograve; che Freddy rappresenta effettivamente per le sue vittime, ma anche, non secondariamente, per gli spettatori e, infine, per ci&ograve; che egli esprime per il genere di cui &egrave; uno dei simboli pi&ugrave; notevoli.&nbsp;<br />Freddy, anche a un livello meramente diegetico e al contrario di ci&ograve; che sembra voler dire Craven, &egrave; proprio il<em> guardiano dell&rsquo;innocenza</em>, colui che consente al mondo fanciullesco e a quello adulto di restare ben distinti e separati, colui che terrorizzando o uccidendo gli adolescenti <em>impedisce</em> loro di crescere, di diventare adulti, appunto, e perci&ograve; di perdere proprio la loro innocenza. Solo nella fanciullezza, inoltre, si &egrave; portati a <em>credere</em> all&rsquo;Uomo Nero, perci&ograve; il suo incombere &egrave; esattamente la protezione di tale credenza e perci&ograve; della fanciullezza stessa. Egli &egrave; sogno e fantasia, il suo mondo &egrave; arabescato e barocco, pregno di sorprese e di piaceri sanguigni e, si sa, il sogno e la fantasia possono sconfinare con sfuggente e repentina facilit&agrave; nell&rsquo;incubo pi&ugrave; greve, le sorprese e i piaceri sanguigni possono trasformarsi in dolori intollerabili (come ha compreso perfettamente <strong><font color="#1010e3">Clive Barker</font></strong> &ndash; e chi meglio di lui? &ndash; intervistato a proposito della creazione craveniana).&nbsp;<br />A un secondo livello di interpretazione, che &egrave; poi ci&ograve; che questo lavoro di Craven sembrerebbe richiedere, si pu&ograve; estendere tale riflessione anche allo spettatore, chiamato certamente a uno sforzo supplementare <strong><font color="#a82e2e">(2)</font></strong>, per via dei vari piani di lettura che il film offre e, in un certo qual modo, impone. Anche in questo ambito, l&rsquo;affermazione di Craven va contestualizzata e approfondita. Quando parla di &ldquo;uccisione dell&rsquo;innocenza&rdquo;, Craven sembra implicitamente riferirsi anche a se stesso, cio&egrave; all&rsquo;operazione che egli sta compiendo sullo spettatore, nel senso che lo sta facendo uscire dal guscio ovattato della finzione, per porlo di fronte allo svelamento dei meccanismi del dispositivo cinematografico e del suo funzionamento, quindi per farlo emergere, brechtianamente, dalle nebbie dell&rsquo;identificazione secondaria, obliterando la sospensione d&rsquo;incredulit&agrave;, cio&egrave; l&rsquo;innocenza spettatoriale, appunto.&nbsp;<br />In realt&agrave;, per&ograve;, Craven &ndash; cos&igrave; come si era detto a proposito di Freddy &ndash; non si rivela, in tal modo, un assassino della purezza dello spettatore regredito narcisisticamente all&rsquo;infanzia, bens&igrave; un suo difensore. <em>Nightmare &ndash; Nuovo incubo</em> si configura, infatti (cos&igrave; come sar&agrave; anche per la saga di <em>Scream</em>), non solo come un film di <em>finzione</em> efficacissimo, per come &egrave; costruito, ma addirittura un moltiplicatore della finzione stessa, che pu&ograve;, senza pi&ugrave; alcun freno, transitare attraverso i vari piani di (ir)realt&agrave; e coinvolgere personaggi doppi, <strong><font color="#0f08eb">Heather Langenkamp</font></strong>/Nancy Thompson, <strong><font color="#100ae4">Robert Englund</font></strong>/Freddy Krueger, <strong><font color="#130ce5">John Saxon</font></strong>/Donald Thompson, tutti, in realt&agrave;, pienamente calati nel loro originario ruolo recitato, tanto da arrivare a una delle sequenze-chiave, in cui la Langenkamp si ritrova catapultata nel passato, durante un incubo, e incrocia il &ldquo;padre diegetico&rdquo; Donald Thompson, lo chiama col nome autentico dell&rsquo;attore che lo interpreta, cio&egrave; John, ed egli <em>non</em> capisce. Craven ha portato quindi lo spettatore in visita nel proprio mirabolante luna park personale, gli ha svelato come funzionano alcune delle attrazioni pi&ugrave; riuscite, per poi mostrargli che, alla fine del giro, l&igrave; all&rsquo;uscita, c&rsquo;&egrave; ancora una volta l&rsquo;Uomo Nero in agguato.<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">&#8203;1)</font></strong><font size="1">&nbsp;Su questo tema Danilo Arona, <em>Wes Craven &ndash; Il buio oltre la siepe</em>, edizioni Falsopiano, Alessandria 1999.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">2)</font></strong><font size="1"> Il film al botteghino non fece propriamente sfracelli, forse proprio per la sua aura teorica.</font></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:261px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/scream-movie-poster-horror-wes-craven-jpg-640x640.jpg?1512129592" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Un meccanismo simile pervade anche il primo <strong><font color="#130de8">Scream</font></strong>, per poi estendersi, moltiplicandosi esponenzialmente, nei tre seguiti. Se in <em>Nightmare &ndash; Nuovo incubo</em> ci si trova di fronte a un&rsquo;opera che guarda se stessa, il proprio passato e le proprie origini, nei vari <em>Scream</em> ci si trova al cospetto di un unico film mutante, che si divide/moltiplica in/per quattro: film-cannibale che divora i suoi padri, che si nutre di innumerevoli altri film, si abbevera alle regole dello slasher (e degli innumerevoli sotto-filoni e filiazioni, ma anche dei modelli, &ldquo;alti&rdquo; e &ldquo;bassi&rdquo;), per originare un <em>monstrum</em> sfuggente alle etichette e refrattario alle catalogazioni, proprio in quanto <em>concept</em>-contenitore esattamente di etichette, catalogo sotto forma di (decine di) citazioni verbali e contestuali, clich&eacute;, riferimenti, pullulare in(de)finito di immagini allo specchio, magma montante che soffoca (piacevolmente) lo spettatore inavveduto e distante dal genere, cos&igrave; come riesce ad attirare a s&eacute;, divertendo quasi sempre e talvolta stuzzicando, quello che col genere ci &egrave; cresciuto <strong><font color="#a82e2e">(3)</font></strong>.&nbsp;<br />Una specie di orgia pagana, una suite prog rock senza interruzioni, che dura per quattro film, oltre agli innumerevoli film nel/nei film, come la serie, ancora pi&ugrave; lunga, di <em>Stab</em>, che fa la sua comparsa all&rsquo;interno del contesto diegetico di <em>Scream 2</em>, in veste di <em>adattamento cinematografico</em> delle &ldquo;reali&rdquo; vicende accadute a Woodsboro, California, creando un vero e proprio labirinto, un corridoio degli specchi che moltiplica e stratifica ulteriormente i piani meta-testuali.&nbsp;<br />Nonostante queste premesse e nonostante il gioco, comunque dichiarato, al quale, se si vuole partecipare &ndash; e questo fin dalla sequenza d&rsquo;apertura del primo <em>Scream</em> &ndash; &egrave; meglio essere preparati, ci si trova di fronte a un lavoro che, pur non prendendosi sul serio, fa sul serio <strong><font color="#a82e2e">(4)</font></strong>. Proprio come accadeva in <em>Nightmare &ndash; Nuovo incubo</em>, anche in questa nuova saga lo scopo di Craven non &egrave; quello di demolire il genere, ma di (ri)scoprirne le coordinate, di attualizzarne i temi in un contesto temporale che gi&agrave; conosce il prima, cio&egrave; la storia e l&rsquo;evoluzione del filone, visto che ora, come spiega con felice intuizione Danilo Arona: &ldquo;<em>[&hellip;] l&rsquo;unico horror possibile di fine millennio non &egrave; quello che ci racconta una storia, bens&igrave; quello che ci racconta &lsquo;come si racconta una storia</em>&rsquo;&rdquo;<strong><font color="#a82e2e">(5)</font></strong>. Viste tali premesse, non pu&ograve; sfuggire, comunque, come l&rsquo;obiettivo di Craven si situi, appunto, nel raccontare una storia complessa, nonch&eacute; articolata su pi&ugrave; piani significanti, ma nella quale, in ogni caso, &egrave; possibile cogliere sia un ritorno, ancora una volta, di alcuni temi cari al regista, sia la sua abilit&agrave; nel rielaborarli, ricostruirli, mutarli di segno e di senso, per poi disporli come tessere di un intricato mosaico. Il tutto, cos&igrave; come in <em>Nightmare &ndash; Nuovo incubo</em>, per moltiplicare, non annacquare, le possibilit&agrave; del racconto di paura.&nbsp;<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">3)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Naturalmente, chi, in primis, col genere ci &egrave; cresciuto &egrave; lo sceneggiatore Kevin Williamson, vera e propria mente in perenne ebollizione dietro le quinte dei vari <em>Scream</em>.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">4)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Esattamente l&rsquo;opposto di ci&ograve; che accade nella (inutile) serie di <em>Scary Movie</em> (quello che avrebbe dovuto essere il titolo originario di <em>Scream</em>), una creatura partorita, a partire dal 2000, da quegli inopportuni mattacchioni dei fratelli Wayans e poi adottata da David Zucker: film parodici e, quindi, che non prendono sul serio nulla, a parte per&ograve; se stessi, a parte il loro essere, appunto, caricature, sia della serie di <em>Scream</em>, in primis, sia pi&ugrave; in generale dell&rsquo;horror come elemento fondativo dell&rsquo;immaginario. Essi si delineano, perci&ograve;, come derive di una derivazione, senza amore vero n&eacute; conoscenza autentica per ci&ograve; che viene sbeffeggiato, come &egrave; invece per le parodie horror riuscite. La serie di <em>Scream</em> forse ha avuto l&rsquo;unico demerito di dare la stura, involontariamente, a nefandezze come Scary Movie.&nbsp;</font><br /><strong><font color="#a82e2e">5)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Danilo Arona, op. cit., p. 142.</font><br /><br />Se in <em>Sotto shock</em> il killer Horace Pinker assumeva le sembianze di vari personaggi per compiere i propri crimini, mantenendo inalterata la propria identit&agrave;, nella saga di <em>Scream</em> troviamo innumerevoli killer (sempre in coppie, a parte nel terzo capitolo sceneggiato da Ehren Kruger, con un parziale apporto del <em>mastermind</em> <strong><font color="#1b0fe8">Kevin Williamson</font></strong>), quindi innumerevoli identit&agrave;, ma una sola fisionomia, quella di Ghostface. Da questo punto di vista, si potrebbe individuare proprio in <strong><font color="#1d11e3">Ghostface</font></strong> l&rsquo;Uomo Nero craveniano a cavallo fra vecchio e nuovo millennio, cio&egrave; esattamente ci&ograve; che non era riuscito al regista con Pinker. Mentre in superficie la saga &egrave; irrorata dalla dimensione thriller/gialla da <em>whodunit</em>, facendo scattare nello spettatore il meccanismo di &ldquo;ricerca&rdquo; del colpevole che si cela sotto la maschera munchiana di Ghostface, sotterraneamente essa &egrave; percorsa dalla fisionomia inconfondibile, e <em>sempre uguale a se stessa</em>, come &egrave; regola nello slasher, del nuovo Uomo Nero, tant&rsquo;&egrave; che la sua voce ricorrente al telefono &egrave; anch&rsquo;essa sempre la medesima, vale a dire quella dell&rsquo;attore Roger L. Jackson.&nbsp;<br />Ecco, il telefono: la serie di <em>Scream</em> straripa di media comunicativi. La televisione, tanto per cominciare, elemento dominante in <em>Sotto Shock</em>, possiede, nella saga di <em>Scream</em>, un ruolo sostanzialmente marginale, come medium obsoleto e, oltretutto, poco cinematografico, a parte la sua funzione di diffusore di notizie costitutivamente distorte, grottescamente amplificate o ridicolmente mendaci (si pensi al finale di <em>Scream 4</em>), in quanto troppo spesso al servizio esclusivo dello spettacolo fine a se stesso. In tutti e quattro i capitoli, infatti, un ruolo centrale &egrave; ricoperto dalla giornalista Gale Weathers (<strong><font color="#1e12e6">Courteney Cox</font></strong>), che indaga sugli omicidi per prevalente tornaconto personale, per la caccia perenne all&rsquo;agognato scoop. Quindi, pi&ugrave; che la televisione in quanto tale, &egrave; il giornalismo d&rsquo;informazione a essere svillaneggiato e deriso.&nbsp;<br />Invece, l&rsquo;onnipresente, <em>classico</em> (un clich&eacute; fondamentale fra i tanti) e ben pi&ugrave; arcaico telefono diviene decisivo, anche in quanto fucina di voci senza volto, medium per eccellenza del fuoricampo, quindi del cinema stesso, tant&rsquo;&egrave; che viene usato pressoch&eacute; sempre da Ghostface, per dialogare da una posizione di forza con le proprie vittime, giacch&eacute; le pu&ograve; osservare senza essere visto <strong><font color="#a82e2e">(6)</font></strong>, oltretutto moltiplicando in loro l&rsquo;inquietudine, vista la prossimit&agrave; della sua <em>presenza</em>, garantita dall&rsquo;udibilit&agrave; del suono della sua voce.&nbsp;<br />Accanto al sapiente utilizzo del telefono si nota, in tutti i titoli della serie, il proliferare di immagini, schermi, punti d&rsquo;osservazione <strong><font color="#a82e2e">(7)</font></strong>, che rendono ciascun capitolo un vero e proprio manuale dello sguardo, una straniante &ldquo;storia dell&rsquo;occhio&rdquo;. A spiccare &egrave; soprattutto l&rsquo;aggiornamento riuscito, in <strong><font color="#2b0be4">Scream 4</font></strong> (o <em>SCRE4M</em>), della tecnologia della comunicazione, rappresentata in particolare dalle poliedriche possibilit&agrave; offerte della telefonia mobile contemporanea, nonch&eacute; dalla massiccia presenza di internet e dei social network, che innescano e moltiplicano la propagazione di informazioni e il contatto a distanza <strong><font color="#a82e2e">(8)</font></strong> in tempo reale, incrementando ancora una volta, ancora di pi&ugrave;, la potenza dell&rsquo;Uomo Nero, insieme ai piani di senso del film.&nbsp;<br />Tali aggiornamenti te(le)matici, oltre a registrare la volont&agrave; di Craven di non arrendersi alla senilit&agrave;, di non lasciarsi sopravanzare dai mutamenti avvenuti nel villaggio globale (non si dimentichi che <em>SCRE4M</em> &egrave; del 2011), risultano elementi portanti della narrazione e perfettamente inseriti nel suo tessuto, tanto da costituirne uno dei propulsori. Il movente del killer, nel quarto capitolo, sar&agrave; infatti la visibilit&agrave; mediatica, la fama repentina diffusa in tempo reale, da ottenersi attraverso l&rsquo;onnipresente e <em>istantanea</em> opera di rielaborazione/falsificazione della realt&agrave;, compiuta dai media, istituzionali e non.&nbsp;<br />Ne risulta, in sintesi, un nuovo Uomo Nero, cinicamente al passo con i tempi e capace (quasi) sempre di girare a suo favore qualsiasi situazione o contesto. Oltre alla presenza del nuovo babau aggiornato alla contemporaneit&agrave;, fanno capolino anche alcuni dei vari temi cari al regista, come, ad esempio, l&rsquo;ottusit&agrave; del mondo adulto &ndash; specie se incarnazione dell&rsquo;autorit&agrave; (polizia, giornalisti, autorit&agrave; scolastiche) &ndash; e soprattutto, altra regola dello <em>slasher</em>, la sua prevalente assenza dalle vicende narrate, cui fa da contraltare la descrizione complessivamente precisa e verosimile di un&rsquo;altra vera protagonista della saga, cio&egrave; l&rsquo;et&agrave; tardo-adolescenziale, con i suoi svariati difetti e i pi&ugrave; sporadici pregi.&nbsp;<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">6)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Ubiquit&agrave; e sguardo di &ldquo;sorvolo&rdquo; in perenne posizione favorevole, cio&egrave; &ldquo;occhio di Dio&rdquo;, per dirla con Giaime Alonge, oltre a conoscenze e informazioni sconosciute a tutti gli altri personaggi, sono alcune delle caratteristiche pi&ugrave; marcate degli assassini (semi)metafisici e (quasi sempre) imprendibili dello <em>slasher</em>.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">7)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Si pensi a tal proposito alla sequenza conclusiva del primo <em>Scream</em> o a quella, altrettanto ingegnosamente costruita, della maratona filmica con la proiezione intera della serie Stab nel quarto capitolo: in entrambe, la giornalista Gale Weathers, che indaga sugli omicidi, tenta di colonizzare il punto d&rsquo;osservazione privilegiato di Ghostface, credendo di potersi sostituire percettivamente a lui e quindi di poterne prevenire le mosse. Il tutto tramite l&rsquo;utilizzo di sofisticati apparati tecnologici (in una altrettanto sofisticata e riuscitissima messa in scena da parte di Craven). Naturalmente, in entrambi i casi fallisce, dato che solo l&rsquo;Uomo Nero pu&ograve; essere ubiquo e onnisciente, cos&igrave; come solo i suoi occhi possono vedere tutto. I vani tentativi della donna non fanno altro che potenziare, quindi, la dimostrazione di forza del killer.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">8)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Una <em>distanza</em> che, ovviamente, Ghostface riesce a colmare con prodigiosa facilit&agrave;.</font><br /><br />Craven, evidentemente, si fida poco delle nuove leve di giovani degli anni &lsquo;90/&rsquo;00, almeno tanto quanto confidava nei loro predecessori appena una decina d&rsquo;anni prima (si pensi, soprattutto, al fondamentale <em>Nightmare 3</em> o a <em>La casa nera</em>). Va anche sottolineato come risulti essenziale, nella costruzione dei personaggi all&rsquo;interno dei vari episodi della serie, l&rsquo;apporto di Williamson alla sceneggiatura, che conosce molto bene l&rsquo;universo adolescenziale (all&rsquo;epoca del primo <em>Scream</em> egli &egrave; poco pi&ugrave; che trentenne, e quindi con una memoria ancora molto fresca dell&rsquo;&rdquo;et&agrave; inquieta&rdquo;) tanto da farne il protagonista indiscusso di alcuni dei suoi lavori televisivi seriali pi&ugrave; importanti, come <em>Dawson&rsquo;s Creek</em> e il recente<em> The Vampire Diaries</em>.&nbsp;<br />Se aleggia talora una certa ribalda ruffianeria nelle produzioni televisive di Williamson, &egrave; anche vero per&ograve; che, in <em>Scream</em>, tale atteggiamento &egrave; perlopi&ugrave; assente, salvo forse verso le figure di film <em>geeks</em> come il Randy Meeks dei primi tre episodi (essendo fra le vittime del secondo episodio, egli nel terzo compare in &ldquo;effigie&rdquo;, in una videocassetta che contiene una delle sue proverbiali &ldquo;lezioni&rdquo; cinematografiche) o i suoi &ldquo;eredi&rdquo; Robbie Mercer e Charlie Walker nel quarto, anche se quest&rsquo;ultimo, dietro la faccia pulita e trasognata, nasconde uno dei segreti-chiave del film. Un personaggio totalmente craveniano nello spirito &egrave;, invece, la nuova giovane eroina adatta alla nuova saga, Sidney Prescott. Tale personaggio &egrave; presente in tutti gli episodi ed &egrave; sempre interpretata da <strong><font color="#3112e6">Neve Campbell</font></strong>, che, accanto alla Nancy Thompson/Heather Langenkamp dei <em>Nightmare</em> ideati da Craven, rappresenta la migliore figura positiva nel suo cinema, altrimenti predominato e fagocitato, quasi sempre, dalle memorabili facce e incarnazioni del Male.&nbsp;<br />Nei quattro <em>Scream</em>, Craven si dimostra ormai assoluto padrone del mezzo e riesce magnificamente a gestire le dinamiche interne del racconto cos&igrave; come quelle meta-narrative, prestando una certosina attenzione al ritmo dell&rsquo;azione, allo spazio in cui gli eventi si dipanano e soprattutto alla funzione dello sguardo come costruttore di senso e come creatore, nell&rsquo;economia della narrazione, delle gerarchie e dei rapporti di forza fra i personaggi. Quindi si delinea un interscambio continuo fra piani e strati diversi del testo, che rimandano l&rsquo;uno all&rsquo;altro con acume, moltiplicando vicendevolmente la propria intensit&agrave;, la propria portata, il proprio senso. Con la saga di <em>Scream</em>, infine, gi&agrave; dal suo primo apparire nell&rsquo;ormai lontano 1996, ci si trova di fronte a quello che, col senno di poi, pu&ograve; anche essere considerato un vero e proprio testamento artistico, sia pure diluito nel tempo, di Craven, un regista capace di guardare con lucidit&agrave;, e forse con un pizzico di rimpianto, alle radici di quella lunghissima &ldquo;notte dell&rsquo;orrore&rdquo; che &egrave; stato il <strong><font color="#2d0de9">New Horror</font></strong>.&nbsp;<br />Rimane da chiedersi cosa sarebbe potuto essere Wesley Earl Craven se non fosse divenuto Wes Craven: molte cose, probabilmente. Laureato in filosofia, uomo colto e intelligente, eclettico nelle passioni come nelle competenze, cinefile e non, forse sarebbe potuto diventare un ottimo regista <em>mainstream</em>, magari avrebbe potuto avere pi&ugrave; fortuna come autore horror (anche se ne ha avuta, tutto sommato, almeno dalla seconda met&agrave; dei &rsquo;90 in poi, pi&ugrave; dei suoi colleghi &ldquo;maggiori&rdquo; Carpenter e Romero), oppure essere un ottimo insegnante di college (come in realt&agrave; fu, prima di farsi folgorare definitivamente dal cinema), o chiss&agrave;, magari uno scrittore (il suo romanzo <em>Fountain Society</em>, del 1999, aveva come tema portante, guarda un po&rsquo;, l&rsquo;immortalit&agrave;).&nbsp;<br />Fortunatamente per chi lo ha amato, &egrave; riuscito a diventare e ad essere <em>solo</em> Wes Craven.<br /><br /><strong>Gian Giacomo Petrone</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into The Pit<br /><br />&#8203;</a></u><span>Articoli correlati:&nbsp; &nbsp; &nbsp;</span><u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-prima" target="_blank">IL BUIO SI AVVICINA &ndash; Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (parte prima)</a></u><br /><span>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</span><u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-seconda" target="_blank">IL BUIO SI AVVICINA &ndash; Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (parte seconda)</a></u><br /><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-seconda" target="_blank">&#8203;</a>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-terza" target="_blank">IL BUIO SI AVVICINA - Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (parte terza)</a></u><br /><span>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;&#8203;</span><u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/revival/la-cugina-del-prete-dvd-recensione-i-sogni-hard-di-wes-craven" target="_blank">LA CUGINA DEL PRETE - I sogni hard di Craven</a></u></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='622502460545577777-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='622502460545577777-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='622502460545577777-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/nightmare-nuovo-incubo-recensione-22583-1280x16_orig.jpg' rel='lightbox[gallery622502460545577777]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/nightmare-nuovo-incubo-recensione-22583-1280x16.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='622502460545577777-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='622502460545577777-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/scream-inside2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery622502460545577777]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/scream-inside2.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='223' style='position:absolute;border:0;width:134.53%;top:0%;left:-17.26%' /></a></div></div></div></div><div id='622502460545577777-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='622502460545577777-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/150615-yamato-scream-tease-t7lyha-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery622502460545577777]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/150615-yamato-scream-tease-t7lyha-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='267' style='position:absolute;border:0;width:112.36%;top:0%;left:-6.18%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/SJVaa7XXiBw?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/1Eaik31q1jg?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IL BUIO SI AVVICINA – Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (3)]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-terza]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-terza#comments]]></comments><pubDate>Mon, 20 Nov 2017 16:49:04 GMT</pubDate><category><![CDATA[il serpente e l'arcobaleno]]></category><category><![CDATA[la casa nera]]></category><category><![CDATA[nightmare]]></category><category><![CDATA[robert englund]]></category><category><![CDATA[wes craven]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-terza</guid><description><![CDATA[ Parte terzaThe dream warriors &ndash; Sognare la morte, combattere per la vita&#8203;Con Le colline hanno gli occhi, Wes Craven di fatto conclude quella che pu&ograve; idealmente essere considerata la prima fase del suo percorso tematico, iniziando a transitare dall&rsquo;incubo a occhi aperti degli esordi a quello a occhi chiusi &ndash; o meglio, aperti su un&rsquo;altra e ben pi&ugrave; complessa dimensione &ndash; che prender&agrave; una forma compiuta e matura solo a partire dalla met&agrav [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:276px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/002-a-nightmare-on-elm-street-theredlist.jpg?1511196712" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong><font size="3">Parte terza</font></strong><br /><br /><strong><font size="3"><em>The dream warriors</em> &ndash; Sognare la morte, combattere per la vita</font></strong><br /><br />&#8203;Con <em>Le colline hanno gli occhi</em>, Wes Craven di fatto conclude quella che pu&ograve; idealmente essere considerata la prima fase del suo percorso tematico, iniziando a transitare dall&rsquo;incubo a occhi aperti degli esordi a quello a occhi chiusi &ndash; o meglio, aperti su un&rsquo;altra e ben pi&ugrave; complessa dimensione &ndash; che prender&agrave; una forma compiuta e matura solo a partire dalla met&agrave; degli anni &rsquo;80.&nbsp;<br />I titoli che si avvicendano a coprire i circa sette anni che intercorrono fra <em>Le colline hanno gli occhi</em> e quella che forse &egrave; l&rsquo;opera pi&ugrave; importante di Craven, cio&egrave; <strong><font color="#0f15e9">Nightmare &ndash; Dal profondo della notte</font></strong> (1984), sembrano per certi versi preparare il terreno proprio al deflagrare della potenza iconoclasta e beffarda di Freddy Krueger, accompagnato dal suo inesauribile bagaglio di ingegnose e mortali trappole oniriche. Pur essendo molti di questi titoli di passaggio perlopi&ugrave; trascurabili, va anche detto, tuttavia, che in pressoch&eacute; tutti &egrave; presente la dimensione del sogno come porta aperta su una dimensione <em>veritativa</em> altra e distante da quella della veglia. Se <em>Summer of Fear</em> (1978) &ldquo;&egrave; una sorta di trattato di impotenza onirica&rdquo;, come ebbe a dire lo stesso Craven <strong><font color="#a82e2e">(1)</font></strong>, <em>Benedizione mortale</em> (1981) &ndash; l&rsquo;unico titolo sopra la media nel periodo in questione &ndash; si presenta come una sorta di spartiacque simbolico fra un prima e un dopo, con il confronto-scontro fra famiglie-comunit&agrave;, gi&agrave; tema portante del dittico settantiano, e con un plot da thriller, a tratti irrisolto anche se spesso assai efficace, e altres&igrave; con interessanti inserti onirici, che gi&agrave; anticipano il magnum opus che verr&agrave; tre anni dopo.&nbsp;<br />Dopo i trascurabili, quando non sostanzialmente dimenticabili, <em>Il mostro della palude</em> (1982) e <em>Invito all&rsquo;inferno</em> (1984), si giunge finalmente a varcare, in pompa magna e ufficialmente, l&rsquo;ombroso ingresso che separa la vita cosciente da quella nebulosa del sonno. Il territorio delle nuove lotte per la sopravvivenza, nell&rsquo;opera di Craven, diviene quindi quello liminare fra realt&agrave; e sogno: un confine/varco che non solo separa e discerne gli elementi del mondo diegetico sullo schermo, mantenendoli per&ograve; sempre comunicanti, ma che crea anche un cortocircuito fra quell&rsquo;universo di ombre e quello della sala, nel quale rimane sospeso lo spettatore. &Egrave; il cortocircuito della visione filmica, che Craven approfondir&agrave; ulteriormente nell&rsquo;ultima parte della propria carriera.&nbsp;<br />Con il primo <em>Nightmare</em>, il cinema di Wes Craven esprime la raggiunta maturit&agrave; artistica del regista, una maturit&agrave; che paradossalmente vede come protagonista (e anche come pubblico principale di riferimento) il mondo dell&rsquo;adolescenza &ndash; in particolare nel ruolo della protagonista Nancy Thompson (<strong><font color="#120ce9">Heather Langenkamp</font></strong>, la cui fama sar&agrave; legata a filo doppio con la saga di Freddy, cos&igrave; come lo sar&agrave; anche quella di <strong><font color="#130ce6">Robert Englund</font></strong>) &ndash; nel quale realt&agrave; e immaginazione, veglia, sonno e allucinazione ancora si (con)fondono e in cui le barriere della sospensione di incredulit&agrave; non sono del tutto sviluppate o calcificate nell&rsquo;immaginario.&nbsp;<br />La paura attecchisce in buona parte ancora nella sfera dell&rsquo;irrazionale, dell&rsquo;invisibile, e il mondo adulto non possiede (pi&ugrave;) le chiavi per entrarvi. Leggendo il film in tal modo, ne risulta innanzitutto una potentissima metafora sia del cinema fantastico sia del cinema in generale, i quali richiedono a chi accede alla sala, specie nel caso del primo, di abbandonare all&rsquo;entrata le proprie grigie e incrollabili certezze, per avere accesso a quella zona crepuscolare che &egrave; il mondo proiettato sullo schermo. La pienezza del sogno e la sua appartenenza a quell&rsquo;unica dimensione dell&rsquo;uomo che &egrave; l&rsquo;esistenza non pu&ograve; che risiedere nella purezza della giovane et&agrave;, dimentica delle sonnolente e limitate leggi della ragione. In buona sostanza, il motivo per cui Freddy <strong><font color="#a82e2e">(2)</font></strong> non pu&ograve; essere sconfitto dagli adulti e per cui pu&ograve; essere compreso e, sia pure a stento, tenuto a bada dai ragazzi si situa nel fatto che egli abita, da archetipico orco/Uomo Nero, il territorio intangibile e opaco dell&rsquo;immaginazione e delle ombre dell&rsquo;inconscio.&nbsp;<br />Una volta che gli adulti della cittadina (immaginaria, ma uguale a tanti altri centri della provincia americana) di Springwood decidono di giustiziare l&rsquo;assassino di ragazzini <strong><font color="#0e0ee8">Freddy Krueger</font></strong>, quando ancora &egrave; un uomo vivente o <em>qualcosa</em> che gli assomiglia, innanzitutto essi commettono l&rsquo;errore di pensare, oltre che di sostituirsi alla Legge (umana o divina, poco importa), anche di poter sopprimere una creatura con tratti gi&agrave; mitici: non si pu&ograve; uccidere l&rsquo;orco, perch&eacute; comunque rinascer&agrave; in altri racconti &ndash; come effettivamente accadr&agrave; anche a Freddy &ndash; o in altri sogni mostruosi; non si pu&ograve; uccidere il Male, lo si pu&ograve; solo limitare; non si possono rimuovere totalmente gli spettri partoriti dalle nostre paure o azioni, perch&eacute; ritorneranno sotto forma di incubi.&nbsp;<br />Qui, oltretutto, Craven porta alle estreme conseguenze le tematiche proprie dei primi film: se ne <em>L&rsquo;ultima casa a sinistra</em> e ne <em>Le colline hanno gli occhi</em> lo scontro fra civilt&agrave; e barbarie veniva rappresentato come contrapposizione fra clan ormai indistinguibili, contrapposizione nella quale dal male poteva germogliare solo il male, chiunque l&rsquo;avesse commesso e chiunque avesse iniziato a commetterlo, in <strong><font color="#140ee9">Nightmare</font></strong> Craven &egrave; come se partisse dalla conclusione di tali assunti per mostrarne gli effetti, per raccontare come la nascita della &ldquo;buona&rdquo; comunit&agrave;/nazione affondi, e non possa che affondare, le proprie radici nel sangue, l&agrave; dove l&rsquo;arbitrio, l&rsquo;ingiustizia e l&rsquo;assenza della legge ne costituiscono le premesse.&nbsp;<br />Ecco allora che in <em>Nightmare 3 &ndash; I guerrieri del sogno</em>, del 1987 (nel quale Craven, dopo l&rsquo;assenza da <em>Nightmare 2 &ndash; La rivincita</em>, torna alla sua creatura in veste di sceneggiatore <strong><font color="#a82e2e">(3)</font></strong> e la cosa si riverbera positivamente su quello che viene considerato uno degli esiti migliori all&rsquo;interno della saga), la vicenda sembra muoversi proprio da tali premesse, per indirizzarsi non solo verso l&rsquo;eliminazione definitiva dell&rsquo;Uomo Nero, ma anche verso la possibilit&agrave; di rendergli quella giustizia che da vivo, nonostante le nefandezze compiute, non aveva avuto. L&rsquo;obiettivo ultimo degli antagonisti di Freddy sar&agrave; quello di seppellire i suoi resti in terra consacrata, tentando di donargli la pace: un (malriuscito) tentativo, da parte di ci&ograve; che resta della comunit&agrave; di Springwood, di rimediare alle proprie colpe, una specie di rito apotropaico per esorcizzare la maledizione di Freddy.&nbsp;<br />La rivelazione di altri antefatti riguardanti il concepimento e la nascita di Freddy (Amanda Krueger, molti anni prima, nelle vesti talari di suor Mary Helena, rimasta rinchiusa nel manicomio di Westin Hills, venne violentata dai pazienti e rimase incinta: il frutto di quella cieca violenza fu Freddy) conducono a vedere quest&rsquo;ultimo come una sostanziale vittima, sia per la sua nascita, sia per le pulsioni aberranti derivate, senza colpa da parte sua, da uno dei possibili e degeneri padri, forse anche un vago riferimento a <em>M &ndash; Il mostro di D&uuml;sseldorf</em> (1931), film nel quale, peraltro, compare una filastrocca/nenia simile a quella che accompagna la saga di <em>Nightmare</em>. Tuttavia, Freddy &egrave; irriducibile a qualsiasi ridimensionamento della sua figura, a qualsiasi tentativo di conferirgli tratti anche vagamente umani, perch&eacute; egli, da buon guardiano della soglia dell&rsquo;incubo, da demone di epoche remote cresciuto e nutrito dalla cattiva coscienza dell&rsquo;uomo, oltre che nato da un atto estremo di crudelt&agrave;, non pu&ograve; che rappresentare un male originario e inestirpabile, il Male.&nbsp;<br />Con la nascita e lo sviluppo della figura di Krueger, Craven d&agrave; forma a un&rsquo;originalissima declinazione della possessione, quindi dell&rsquo;invasione del territorio pi&ugrave; intimo per l&rsquo;uomo, quello della propria interiorit&agrave;. Se la possessione diabolica pu&ograve; essere letta come una sorta di <em>soul invasion</em>, estremizzazione dell&rsquo;<em>home invasion</em>, cio&egrave; della colonizzazione, da parte di oscure forze <em>estranee</em>, dell&rsquo;ambiente in cui l&rsquo;uomo trova rifugio e sicurezza <strong><font color="#a82e2e">(4)</font></strong>,&nbsp; Craven si spinge ancora pi&ugrave; in l&agrave;, arrivando a una laica <em>conscience invasion</em>, a partire dalla quale non tanto l&rsquo;interiorit&agrave; in quanto tale &egrave; occupata, ma piuttosto quell&rsquo;isola misteriosa in essa racchiusa che va sotto il nome di Es, di inconscio. Il tutto, nondimeno, in totale assenza di qualsiasi attitudine psicanalitica o para-scientifica.&nbsp;<br />Craven crede nella forza dirompente e immaginifica del sogno come un altro grandissimo, <strong><font color="#130de8">Howard Phillips Lovecraft</font></strong>, e, come quest&rsquo;ultimo, non crede agli alambicchi della ragione o della scienza come chiarificazione definitiva ai misteri del reale. Egli confida, quindi, nella forza rivelatrice e magica della <em>visione</em> notturna, laddove il &ldquo;vedere&rdquo; si configura come potenziamento della mente (visto che l&rsquo;occhio &egrave; serrato), come &ldquo;occhio di troppo&rdquo;, capace di svelare l&rsquo;invisibile. Questo &ldquo;occhio di troppo&rdquo; &egrave; il dono posseduto solo da pochi eletti, capaci di annullare lo strato pellicolare della realt&agrave; sensibile, per penetrarne le intricate maglie, i livelli sottostanti. Solo delle menti pure come quelle fanciullesche &ndash; o per esteso, come quelle degli spettatori cinematografici persi nelle ombre della visione filmica &ndash; possono accedere alla soglia che lega le dimensioni apparentemente separate della veglia e del sonno, per varcarla, anche <em>insieme</em> se necessario, come accadr&agrave; in <em>Nightmare 3</em>.&nbsp;<br />Se la coscienza collettiva della societ&agrave; adulta &egrave; contaminata dalla colpa originaria (cio&egrave; il sangue versato in funzione della vendetta e perci&ograve; maledetto) che l&rsquo;ha fondata come tale, ma che in realt&agrave; l&rsquo;ha divisa al proprio interno col prevalere dell&rsquo;interesse particolare di ciascuna <em>cellula</em> familiare, l&rsquo;unica autentica comunit&agrave; rimasta &egrave; quella adolescenziale, che agisce di concerto, al proprio interno, per riscattare la colpa originaria dei padri. In <em>Nightmare 3</em>, per portare a termine il compito, la micro-comunit&agrave; degli adolescenti minacciati da Freddy sar&agrave; costretta a costituirsi come inconscio collettivo, o meglio, come pattuglia sperduta all&rsquo;interno di quell&rsquo;inferno della mente che &egrave; l&rsquo;antro sospeso al di l&agrave; della materia, ancorch&eacute; ancorato a una dimensione inquietantemente <em>tattile</em> e fisica, dove si nasconde l&rsquo;Uomo Nero.&nbsp;<br />Per affrontarlo, mentre i pochi adulti che hanno compreso, cio&egrave; il padre di Nancy (<strong><font color="#110ae8">John Saxon</font></strong>) e il dottor Gordon (Craig Wasson), da <em>svegli</em>, tentano l&rsquo;esorcismo (in realt&agrave; vano, come suggerir&agrave; il finale) per la sepoltura dei resti di Freddy, i ragazzi, con Nancy in testa, si addentrano nel territorio del mostro, quello dell&rsquo;inconscio, da veri <em>dream warriors</em>. In definitiva, il loro compito non &egrave; solo tentare di distruggere la minaccia per le loro vite, ma ci&ograve; che essa rappresenta per la loro libert&agrave; di esprimere la propria soggettivit&agrave; attraverso l&rsquo;interezza dell&rsquo;Io. Se non esistesse il sonno col suo corollario di sogni, Freddy non potrebbe costituire un pericolo per loro, ma l&rsquo;uomo che non dorme mai, l&rsquo;uomo che, metaforicamente e non solo, vive esclusivamente del proprio intelletto calcolante, senza concedere spazio al mistero dell&rsquo;ignoto, alle proprie fantasie e ai propri fantasmi, non &egrave; pi&ugrave; un essere libero.&nbsp;<br />Ecco, proprio della forza di questa metafora si abbevera il cinema, horror e non, assieme a tutti quegli esseri umani che ancora <em>credono</em> ai racconti e ai fantasmi o, perlomeno, non riescono a smettere di farlo, da veri <em>dream warriors</em>.<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">1)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Cfr. Danilo Arona, op. cit., p. 46.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">2)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Nel primo <em>Nightmare</em>, il personaggio viene chiamato semplicemente &ldquo;Fred&rdquo;; diventer&agrave; &ldquo;Freddy&rdquo; a partire dal secondo capitolo.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">3)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Coadiuvato da Frank Darabont, Bruce Wagner e da Chuck Russell, che siede anche dietro la mdp, mentre si rivede anche la Langenkamp, parimenti assente dal secondo capitolo.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">4)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Si noti come nel film-archetipo sulla possessione, <em>L&rsquo;esorcista</em>, tale colonizzazione cominci come controllo del demonio sugli oggetti della casa, primo fra tutti il letto, cio&egrave; il luogo in cui si passa, non a caso, dalla realt&agrave; concreta alla dimensione scivolosa del sogno.</font></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:268px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/serpent-and-the-rainbow-brent-jennings-cathy-tyson-bill-pullman-voodoo.jpg?1511197403" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Aggredire il sogno e colonizzarlo significa annullare le attivit&agrave; attraverso le quali l&rsquo;essere umano drena giornalmente le proprie angosce, per poi ricominciare daccapo a farle sedimentare col sorgere del sole, significa disumanizzare i suoi processi cognitivi e vitali, privandolo non solo del riposo, ma soprattutto della fondamentale rielaborazione di ci&ograve; che accade nella vita cosciente, rendendolo perci&ograve; spossessato del proprio Io e della propria identit&agrave;, quindi, in una parola, <em>zombificato</em>. Attorno a tale assunto, si sviluppa quello che probabilmente &egrave; il nucleo centrale di un altro pezzo fondamentale del mosaico autoriale di Craven, <strong><font color="#2807eb">Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</font></strong> (1987).&nbsp;<br />Di sicuro, il nostro ci mette tempo a mettere a fuoco i suoi temi, tanto da attraversare, dopo <em>A Nightmare on Elm Street</em>, come &egrave; gi&agrave; capitato e come ancora capiter&agrave;, un periodo transitorio, che va sostanzialmente dal 1984 al 1988 (fatta salva la sceneggiatura di <em>Nightmare 3</em>, come detto), con qualche lavoro televisivo, titoli da sala di poco conto, quando non palesemente modesti; tuttavia &egrave; anche certo che, quando le idee divengono chiare, Craven sforni lavori di altissimo profilo. In questo caso, gi&agrave; l&rsquo;idea di partenza &egrave; notevole: riprendere la figura dello zombi non dai geniali lavori di Romero (che solo tre anni prima, nel 1985, con <em>Day of the Dead</em>, aveva concluso quella che, per circa vent&rsquo;anni, sar&agrave; nota come la &ldquo;trilogia&rdquo; sugli zombi), ma direttamente dalla tradizione haitiana del <em>voodoo</em>.&nbsp;<br />Il tutto per&ograve; risalta maggiormente, se si tiene presente il riferimento di Craven non ad un momento storico qualsiasi, ma a quello che precedette di poco la caduta del dittatore Jean-Claude Duvalier, noto come &ldquo;Baby Doc&rdquo; (subentrato al potere del padre Fran&ccedil;ois Duvalier &ldquo;Papa Doc&rdquo;, alla morte di questi nel &rsquo;71). Per inciso, i rapporti di Papa Doc con gli Usa non furono idilliaci soltanto durante la breve presidenza di J.F. Kennedy, ma lo furono prima del mandato e dopo la morte di quest&rsquo;ultimo. In particolare gli Stati Uniti, dopo l&rsquo;attentato di Dallas del 1963, tornarono subito a fornire supporto al dittatore, in funzione anticomunista e anticubana. Solo con il democratico Jimmy Carter (presidente dal 1977 al 1981), da una parte, e il nuovo dittatore Baby Doc, dall&rsquo;altra, il potere di quest&rsquo;ultimo venne posto in discussione dall&rsquo;amministrazione statunitense, ma egli riusc&igrave; a rimanere in carica, senza scossoni, fino alla rivolta popolare del febbraio 1986, ed &egrave; noto che fine facciano i dittatori <em>veramente</em> invisi agli americani.&nbsp;<br />In pi&ugrave;, giusto per dare l&rsquo;esatta coloritura della nazione haitiana e per evidenziare quelli che saranno gli ulteriori meriti della pellicola di Craven &ndash; un film di finzione, per di pi&ugrave; horror, capace di individuare una cifra non solo realistica ma veritativa, assente da molti lavori documentari o sedicenti &ldquo;impegnati&rdquo; &ndash; va ricordato l&rsquo;uso che i due dittatori fecero del loro potere. In particolare Papa Doc, spregiudicato come tutti i tiranni e buon conoscitore della cultura e delle tradizioni locali, mantenne il proprio posto di comando facendo leva sul doppio binario del terrore poliziesco e di quello <em>magico</em>. Si autoproclam&ograve; <em>houngan</em>, &ldquo;mago nero&rdquo;, e poi addirittura tent&ograve; di accostare la propria figura a quella psicopompa di <strong><font color="#2b0aea">Baron Samedi</font></strong>, il Signore dei morti.&nbsp;<br />I ferocissimi <em>Tonton Macoutes</em> (&ldquo;uomini neri&rdquo; od &ldquo;orchi&rdquo; in creolo), i suoi pretoriani, rivestirono il doppio ruolo di poliziotti e di stregoni. Un miscuglio sincretico di cattolicesimo e credenze <em>voodoo</em> fu utilizzato per controllare le menti della popolazione, in un contesto in cui la religione era &ldquo;oppio dei popoli&rdquo; non solo metaforicamente, ma anche letteralmente, giacch&eacute; le pratiche del <em>voodoo</em> prevedevano l&rsquo;utilizzo di forti sostanze allucinogene per provocare le &ldquo;visioni&rdquo;. Il figlio di Papa Doc, Baby Doc, nella parte finale del proprio regno utilizz&ograve; gli stessi metodi di terrore del padre ed &egrave; in tale contesto temporale che si inserisce la narrazione di Craven, col prologo ambientato nel &rsquo;78 e il resto del film nella met&agrave; degli anni &lsquo;80.&nbsp;<br /><em>Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</em> amalgama una materia narrativa assai complessa attorno alla figura del protagonista, Dennis Alan (<strong><font color="#2808e5">Bill Pullman</font></strong>), vero fulcro del racconto. Tramite Alan, si condensa e si chiarisce, per quanto possibile, l&rsquo;enigma-chiave su cui fa perno il film e cio&egrave; dove finisca la percezione reale delle cose e dove inizi l&rsquo;allucinazione, un tema che somiglia molto a quello sviluppato da Craven con la comparsa di Freddy sugli schermi. Il protagonista &egrave; uno scienziato, un etno-botanico e antropologo inviato da una multinazionale farmaceutica statunitense per studiare le propriet&agrave;, ai confini con la magia, di alcune piante sconosciute dell&rsquo;isola di Haiti e i loro effetti sull&rsquo;uomo. Una volta in loco, Dennis scopre a proprie spese cosa significhi una visione di natura potentemente allucinata, a causa dei preparati di alcuni sciamani locali, nonch&eacute; come si configuri la vita di un popolo che non conosce la libert&agrave;, nemmeno quella di <em>pensare</em>.&nbsp;<br />Il film gioca splendidamente sia sul binario politico del controllo mentale e fisico, sia su quello onirico-sciamanico della valenza della <em>visione semplice</em>, legata alla percezione naturale e dunque alla veglia, nel suo confronto con la <em>visione potenziata</em>, legata all&rsquo;allucinazione e all&rsquo;incubo. L&rsquo;interrogativo profondo, posto da <em>Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</em>, riguarda &ndash; cos&igrave; come accadeva, sia pure in modi e contesti diversi, nei vari <em>Nightmare</em> &ndash; la verit&agrave; aggrovigliata e complessa dell&rsquo;allucinazione/visione, in quanto contrapposta a quella lineare dell&rsquo;esperienza diurna. Come nell&rsquo;etimo greco del termine <em>pharmakon</em>, che indica sia il veleno sia la medicina, anche nel contesto esaminato dal film l&rsquo;ambiguit&agrave; rimane, giacch&eacute; la droga &egrave; mezzo sia di controllo mentale e psichico sia di liberazione individuale, ma anche collettiva (laddove la <em>visione</em> riesca a porre in contatto soggetti diversi, come accadeva anche in <em>Nightmare 3</em>, ma senza l&rsquo;ausilio di droghe), in quanto apertura psicofisica verso dimensioni veritative altre e pi&ugrave; profonde rispetto a quelle garantite dalla percezione naturale, e a quest&rsquo;ultima irrimediabilmente precluse. Lo stesso Alan potr&agrave; sconfiggere Peytraud (Zakes Mokae), capo dei <em>Tonton Macoutes</em>, solo in stato di allucinazione estrema.&nbsp;<br />Quindi, non solo un film politico, anche se certamente <em>Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</em> lo &egrave; a pieno titolo, ma anche una riflessione ardita e composita sui poteri di suggestione e di controllo della mente umana. La realt&agrave; &egrave; multiforme e stratificata: per accedere alle dimensioni che la innervano latenti, &egrave; necessario oltrepassare la condizione limitante della percezione ordinaria e del raziocinio.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:273px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/mv5bymu0njfln2ety2y5nc00ywjllwi0otgtmjk2yzm0nju2ntu0xkeyxkfqcgdeqxvymjuyndk2odc-v1.jpg?1511197719" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Nel periodo a cavallo fra gli &rsquo;80&nbsp; e i &rsquo;90, prima di sviluppare quello che pu&ograve; venire considerato l&rsquo;ultimo importante tassello tematico della sua carriera, cio&egrave; quello pi&ugrave; marcatamente teorico, Craven sforna almeno due titoli degni di menzione: <strong><font color="#2808e5">Sotto shock</font></strong> (1989) e <strong><font color="#2a0ae6">La casa nera</font></strong> (1991). Pu&ograve; sembrare paradossale notare come il primo intenda costituire un&rsquo;importante tessera del suo percorso autoriale, pur essendo per lunghi tratti un lavoro debole e disarmonico, quando non decisamente goffo, mentre il secondo, pur delineandosi, almeno all&rsquo;apparenza, come un <em>divertissement</em> &ndash; forse il film di Craven che pi&ugrave; di tutti ha l&rsquo;andamento trasognato della fiaba, non senza dei sapidi momenti di humour nero &ndash; e quindi forse, ad una lettura disattenta, meno innovativo del primo, risulti comunque perfetto, sia nella costruzione narrativa sia nella conduzione registica.&nbsp;<br /><em>Sotto shock</em>, &egrave; noto, nasce con l&rsquo;intento di creare un nuovo babau degno di Krueger, stavolta per&ograve; in grado di agire nel mondo reale, servendosi della propria capacit&agrave; di assumere le sembianze di chiunque <strong><font color="#a82e2e">(5)</font></strong>, oltre che di utilizzare qualsiasi apparecchio elettronico, in primis il televisore, per spostarsi da un luogo all&rsquo;altro e, nel caso del televisore, per accedere al mondo che si situa <em>dentro</em> lo schermo.&nbsp;<br />L&rsquo;idea di partenza ha delle qualit&agrave;, cos&igrave; come alcune soluzioni narrative: ad esempio l&rsquo;ubiquit&agrave; di un ex serial killer giustiziato ma redivivo, Horace Pinker (un non proprio memorabile Mitch Pileggi), capace di essere ovunque e chiunque, accanto ad alcune trovate, fra cui spicca la capacit&agrave; del protagonista Jonathan Parker (il poco convincente Peter Berg) di sfruttare la &ldquo;telegenicit&agrave;&rdquo; del killer per bloccarne i movimenti con un telecomando televisivo, o ancora, il duello/inseguimento finale fra i due antagonisti da un canale all&rsquo;altro della tv. Li si vedr&agrave; passare, letteralmente e <em>fisicamente</em>, da reportage di guerra in b/n o a colori alle immagini di un vecchio film, dal palco di un concerto rock allo spettacolo di un tele-imbonitore (interpretato dallo &ldquo;sciamano&rdquo; Timothy Leary).&nbsp;<br />Si evince con chiarezza il messaggio di critica ai media: il mondo reale (sempre nelle mani di adulti) e la Storia sono ben pi&ugrave; terribili e annichilenti anche dell&rsquo;orrore pi&ugrave; spinto che l&rsquo;immaginazione possa partorire; la tv, differentemente dal cinema, mescola, trita e frulla tutto, realt&agrave; e finzione, parola e immagine, vita e morte, annullandone la forza e il senso. La televisione &egrave; quindi un contenitore vuoto, attraverso la cui <em>inconsistenza</em> il cinema pu&ograve; transitare, pur rischiando di venirne risucchiato. La bont&agrave; delle intenzioni e, come detto, alcune idee tutt&rsquo;altro che peregrine trovano il loro limite nella durata forse eccessiva della pellicola (110&rsquo;), negli interpreti non sufficientemente in parte o all&rsquo;altezza, in una messa in scena che ripesca alcune idee gi&agrave; sfruttate nel cinema di Craven, senza avere la forza e la lucidit&agrave; necessarie, in questo caso, per valorizzare ed elaborare appieno quelle nuove.<br />Dopo il trascurabile film televisivo <em>Delitti in forma di stella</em> (1990), Craven si riscatta ampiamente dal mezzo scivolone di <em>Sotto shock</em> con lo splendido <strong><font color="#2c0de8">La casa nera</font></strong>. In esso sono presenti tutti o quasi i temi che contraddistinguono la sua poetica, tanto da poter essere considerato una specie di compendio del suo cinema, un compendio che per&ograve; d&agrave; vita a un film pressoch&eacute; perfetto in ogni sua componente, nonch&eacute; arricchito da alcune convincenti suggestioni letterarie. Il racconto &egrave; imperniato sul conflitto fra una (per nulla) rispettabile famiglia facoltosa &ndash; col marito Eldon &ldquo;Daddy&rdquo; Robeson (un impeccabile&nbsp;<strong><font color="#2c0ce6">Everett McGill</font></strong>), la moglie Mrs &ldquo;Mommy&rdquo; Robeson (<strong><font color="#2e10e4">Wendie Robie</font></strong>, altrettanto efficace, ma tutto il cast risulta felicemente amalgamato) e la figlioletta Alice (A. J. Langer) &ndash; e i residenti poverissimi di una zona periferica e disagiata di Los Angeles.&nbsp;<br />Circola voce che i Robeson posseggano un&rsquo;immensa fortuna in monete d&rsquo;oro e che la loro distinta facciata nasconda pi&ugrave; di un segreto inconfessabile. Alla ricerca del famigerato tesoro, due adulti, il bianco Spencer (Jeremy Roberts), il nero Leroy (Ving Rhames), assieme a un ragazzino anch&rsquo;egli nero, Pointdexter &ldquo;Fool&rdquo; Williams (Brandon Adams), si intrufoleranno nell&rsquo;imponente casa-prigione, rimanendo intrappolati. Mentre i due adulti verranno eliminati rapidamente dai due inquietanti padroni di casa, con l&rsquo;ausilio del loro fido rottweiler, Fool riuscir&agrave; a sfuggire, pur dovendo superare innumerevoli trappole e mortali tranelli, prima di portare a casa la pelle e prendersi la rivincita sui due aguzzini, una rivincita che assumer&agrave; i connotati del riscatto sociale dell&rsquo;intero quartiere.&nbsp;<br />Come detto, tutti o quasi i temi del cinema di Craven prendono vita in questa divertente e nerissima fiaba (semi)gotica. Vi si ritrova innanzitutto la dimensione del sogno, di cui la pellicola risulta intrisa per quasi tutta la sua durata, essendo appunto una fiaba nera, una <em>fantasia</em> per immagini, e poi l&rsquo;eterno conflitto fra adolescenza ed et&agrave; adulta, quello socio-politico che aveva caratterizzato <em>Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</em>, quello fra perversione e innocenza che si delineava in <em>Nightmare</em>, quello fra borghesia benestante e reietti inselvatichiti dei primi film, ripreso poi anch&rsquo;esso, in modo diverso, in <em>Nightmare</em>. Inoltre, ancora una volta, il conflitto territoriale diviene sintomo di un corrispondente conflitto di classe. Si assiste anche, rispetto ai lavori precedenti, a una descrizione pi&ugrave; scanzonata e beffarda, ma non meno cupa, del nucleo familiare borghese, e ad una rielaborazione dell&rsquo;<em>home invasion</em>, che sconfina con originalit&agrave; nelle regioni, in apparenza pi&ugrave; tradizionali, delle &ldquo;case infestate&rdquo;.&nbsp;<br />Tutti questi temi vengono sapientemente mutati di segno da Craven, tanto da trovarsi di fronte a qualcosa di pienamente in linea con la sua poetica, eppure anche diverso, sia pure in modo sottile e tangente. L&rsquo;<em>home invasion</em> si tramuta in un processo di demolizione progressiva di un contesto familiare tirannico e repellente, nel quale i mostri sono gli &ldquo;assediati&rdquo;, non gli infiltrati o &ndash; nel finale &ndash; gli &ldquo;assedianti&rdquo;, cio&egrave; la popolazione del quartiere giunta alla casa dei Robeson per reclamare la propria libbra di carne. I due &ldquo;coniugi&rdquo; sono in realt&agrave; fratelli e, non avendo progenie naturale dal loro incestuoso rapporto, si sono riempiti la casa dei figli degli altri abitanti del quartiere, alla ricerca del rampollo perfetto (ecco &ldquo;<strong><font color="#3314e5">the people under the stairs</font></strong>&rdquo; del titolo originale, ragazzi ormai pi&ugrave; o meno cresciuti, incatenati da anni nella cantina dell&rsquo;abitazione e regrediti a una condizione semi-animale: l&rsquo;abitazione &egrave; quindi &ldquo;infestata&rdquo; dalle vittime). Anche Alice, la giovane che funge da figlia dell&rsquo;anomala coppia, non &egrave; altro che l&rsquo;ennesima ragazzina rapita nella zona.&nbsp;<br />I residenti del quartiere, dal canto loro, hanno visto progressivamente sparire nel nulla i propri figli ed essendo perlopi&ugrave; indigenti, quindi non in grado di difendersi da s&eacute; o di essere protetti dalle forze dell&rsquo;ordine, ancora una volta tratteggiate come colpevolmente incapaci, se non colluse e servili con le classi dominanti, sono costretti a subire la dura legge non scritta della societ&agrave; capitalistica, in cui solo chi &egrave; benestante ne viene riconosciuto come meritevole membro. In sostanza, si ripropone la situazione matrice di <em>Nightmare</em>, ma con una notevole differenza. Mentre in <em>Nightmare</em> il <em>devil&rsquo;s reject</em> &egrave; l&rsquo;emarginato e incazzatissimo Freddy, sorta di clochard sottoproletario, brutto, sporco e ultra-cattivo, ne La casa nera i veri mostri sono i solo apparentemente inciviliti Robeson.&nbsp;<br />Naturalmente, se la famiglia borghese, tradizionale e benestante, spesso descritta da Craven come retrograda, bigotta e ottusa, veniva gi&agrave; messa alla berlina in molti dei titoli da lui sfornati in passato <strong><font color="#a82e2e">(6)</font></strong>, qui viene addirittura additata come sentina di vizi connaturati e costitutivi, come crogiolo di perversioni estreme, stemperate dal magistrale registro umoristico individuato felicemente dal regista. Il film si giova di una calibrata armonia narrativa, vivificata dalle continue trovate scenografiche, grazie alle quali la casa diventa una vera protagonista aggiunta, col suo tracciato labirintico e la sua <em>doppia </em>spazialit&agrave;, quella reale di casa-lager e quella fittizia di idillico quadretto domestico, con in pi&ugrave; l&rsquo;ulteriore invenzione di porre le vere vittime in una cantina buia, quindi in uno dei luoghi d&rsquo;elezione del mostruoso fantastico (dove &egrave; anche occultato un tesoro d&rsquo;altri tempi, degno di Ebenezer Scrooge), e i veri mostri alla luce degli eleganti piani abitati superiori.&nbsp;<br />Non vanno neppure dimenticati i guizzi di una regia totalmente a suo agio con gli argomenti trattati e con la loro messa in scena, in cui si avvertono anche i rimandi letterari a <strong><font color="#2f0feb">Lewis Carroll</font></strong> e alla <em>sua</em> Alice, oltre che alle atmosfere dickensiane di <em>Oliver Twist</em> o del <em>Canto di Natale</em>. Emerge quindi un quadro complessivo, non solo relativo all&rsquo;horror in generale, ma anche, pi&ugrave; in particolare, alle connotazioni specifiche conferitegli da Craven, in cui i clich&eacute; consolidati vengono rielaborati, deformati, elusi e moltiplicati, con acume e consapevolezza, preparando la strada al periodo meta-filmico e teorico che caratterizzer&agrave; l&rsquo;ultima parte della sua carriera.<br /><br />(continua...)<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">5)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Tema che si ritrova anche in un film di Jack Sholder, <em>L&rsquo;alieno</em> (1987), di poco precedente, tanto da portare a pensare &ndash; come fa notare Danilo Arona &ndash; che Craven abbia forse voluto prendersi una piccola rivincita proprio su Sholder, che l&rsquo;aveva &ldquo;spodestato&rdquo; dietro la mdp per la regia di <em>Nightmare 2 &ndash; La rivincita</em> (1985), anche se era stato Craven, comunque, a rifiutare di dirigerlo. Peraltro, Craven stesso nega di aver voluto &ldquo;copiare&rdquo; Sholder. In ogni caso, tale tema era gi&agrave; presente, come abbozzo, in un vecchio episodio della prima stagione (1960) di <em>Ai confini della realt&agrave;</em>, e precisamente <em>Morire in quattro</em> (<em>The Four of Us Are Dying</em>), scritto da Rod Serling e diretto da John Brahm. Il film <em>Il tocco del male</em> (1998) di Gregory Hoblit giocher&agrave; molte delle sue carte ancora sul medesimo tema.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">6)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Per Craven il contesto familiare, almeno quel particolare contesto da lui sperimentato in giovent&ugrave;, visti i trascorsi personali con la madre-virago, invasata religiosa, difficilmente pu&ograve; essere tratteggiato con occhi indulgenti. Nel suo cinema, tale frattura psicologica originaria &egrave; quasi sempre ben presente.</font><br /><br /><strong>Gian Giacomo Petrone</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into The Pit</a></u><br /><br />Articoli correlati:&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-prima" target="_blank">IL BUIO SI AVVICINA &ndash; Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (parte prima)</a></u><br />&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-seconda" target="_blank">IL BUIO SI AVVICINA &ndash; Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (parte seconda)</a></u><br />&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;&#8203;<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/revival/la-cugina-del-prete-dvd-recensione-i-sogni-hard-di-wes-craven" target="_blank">LA CUGINA DEL PRETE - I sogni hard di Craven</a></u></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='341206582510068161-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='341206582510068161-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='341206582510068161-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-nightmare-on-elm-street-1984-wes-craven-01-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery341206582510068161]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-nightmare-on-elm-street-1984-wes-craven-01-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='341206582510068161-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='341206582510068161-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/serpent-zombie_orig.jpg' rel='lightbox[gallery341206582510068161]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/serpent-zombie.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='264' style='position:absolute;border:0;width:113.64%;top:0%;left:-6.82%' /></a></div></div></div></div><div id='341206582510068161-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='341206582510068161-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/mv5bmzqyotrmzjqtzjm1zs00mtq5lwezyjytzdg5otg2owvmmdjkxkeyxkfqcgdeqxvymjuyndk2odc-v1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery341206582510068161]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/mv5bmzqyotrmzjqtzjm1zs00mtq5lwezyjytzdg5otg2owvmmdjkxkeyxkfqcgdeqxvymjuyndk2odc-v1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/MtXY8SxUDOI?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/3rlOxFlWcw8?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IL BUIO SI AVVICINA – Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (2)]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-seconda]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-seconda#comments]]></comments><pubDate>Fri, 10 Nov 2017 10:16:57 GMT</pubDate><category><![CDATA[david cronenberg]]></category><category><![CDATA[le colline hanno gli occhi]]></category><category><![CDATA[l'ultima casa a sinistra]]></category><category><![CDATA[wes craven]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-seconda</guid><description><![CDATA[ Parte Seconda&#8203;Craven, il New Horror e la ricerca dell&rsquo;autorialit&agrave;&#8203;Per molti versi, si sarebbe portati ad affermare che il New Horror nasca e muoia (e purtroppo, con Craven due anni fa e Romero di recente, ne cominciano a morire anche gli artefici, segno drastico e sanzione ulteriore della fine di un&rsquo;epoca) con i tre grandi nomi di Romero, Carpenter, Cronenberg, il vero &ldquo;terzetto-base&rdquo; dell&rsquo;horror moderno americano. Troppo discontinuo e sovente in [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:260px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/b81002f8fcb63dcd8f12dfb4a1b8f79a-cool-posters-movie-posters.jpg?1510309090" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong><font size="3">Parte Seconda</font></strong><br /><br />&#8203;<strong><font size="3">Craven, il New Horror e la ricerca dell&rsquo;<em>autorialit&agrave;</em></font></strong><br />&#8203;<br />Per molti versi, si sarebbe portati ad affermare che il New Horror nasca e muoia (e purtroppo, con Craven due anni fa e Romero di recente, ne cominciano a morire anche gli artefici, segno drastico e sanzione ulteriore della fine di un&rsquo;epoca) con i tre grandi nomi di <strong><font color="#1e0aea">Romero</font></strong>, <strong><font color="#200de8">Carpenter</font></strong>, <strong><font color="#200ee5">Cronenberg</font></strong>, il vero &ldquo;terzetto-base&rdquo; dell&rsquo;horror moderno americano. Troppo discontinuo e sovente in calare, dopo gli inizi fulminanti e seminali, &egrave; il percorso di Hooper, che comunque meriterebbe una trattazione a s&eacute;. Dal canto suo, anche Craven, cos&igrave; come Hooper, sembra aver spesso tradito le attese, alternando prove maiuscole a molti titoli minori, fuori asse, quando non palesemente sbagliati.&nbsp;<br />Romero e Carpenter hanno affondato le loro radici in un immaginario fondamentalmente affine, costituito dall&rsquo;abbeverarsi prevalente alle fonti letterarie e filmiche dei grandi generi della narrativa americana (due cineasti per molti versi &ldquo;popolari&rdquo;, come estrazione, ma capaci, coi loro lavori, di capire il presente e anticipare il futuro come pochi altri), e hanno fatto emergere, ciascuno con le proprie peculiarit&agrave;, uno sguardo filmico e creativo coerente, innovativo, affilato, genialmente visionario e probabilmente irripetibile.&nbsp;<br />Cronenberg, dal canto suo, si &egrave; dimostrato altrettanto poderoso e acuto, anche se, pur nascendo all&rsquo;interno del medesimo genere d&rsquo;elezione degli altri due, al contrario di questi ultimi ha maturato ben presto l&rsquo;aura di regista-intellettuale, di regista-letterato, di regista-filosofo, in grado di esprimere un cinema &ldquo;adulto&rdquo; e svincolato dai lacci delle etichette, per cominciare ad essere considerato un Autore, con la &ldquo;A&rdquo; maiuscola, marchio che consente, a chi fa cinema, di costruirsi un percorso personale non di rado ricco di affermazioni, successi e stima, anche nei contesti istituzionali meno indulgenti con i generi.&nbsp;<br />Strano e contorto &egrave; a volte il confine che separa (ogni separazione &egrave; una <em>limitazione</em>, se fatta con ottusit&agrave;), agli occhi della critica pi&ugrave; miope, il buon/ottimo artigiano dall&rsquo;autore (o Autore, come si diceva), cos&igrave; come il buon cinema di genere dal buon cinema tout court. Craven potrebbe idealmente posizionarsi a met&agrave; strada fra l&rsquo;aspirazione all&rsquo;autorialit&agrave; avulsa dalle classificazioni, che contraddistingue anche Cronenberg, come detto, e la capacit&agrave; di collocarsi pienamente nell&rsquo;alveo del New Horror, del quale, come Carpenter, Romero e Cronenberg stesso, &egrave; stato uno dei fondatori nonch&eacute; uno dei nomi determinanti, tuttavia senza aver saputo dimostrare con continuit&agrave; il proprio genio, come si accennava poc&rsquo;anzi, spesso annacquato, disperso o mal speso in produzioni di esile spessore. Eppure Craven avrebbe avuto parecchi dei crismi dell&rsquo;Autore, grazie anche a una formazione cinefila, letteraria, filosofica, artistica non comune e tutt&rsquo;altro che meramente &ldquo;popolare&rdquo;.&nbsp;<br />Tale eclettica cultura (presentata pacatamente, quasi con timidezza, di fronte ai microfoni nelle svariate interviste rilasciate nel corso della sua quarantennale carriera), arricchita da un groviglio di suggestioni, idee, immagini, sogni &ndash; e soprattutto incubi &ndash; costituir&agrave; nella sua carriera, in un&rsquo;ambigua doppiezza, il catalizzatore e il dispersore di intuizioni spesso notevoli; allo stesso modo, l&rsquo;ansia e la necessit&agrave; mai sopite di &ldquo;crescere&rdquo; artisticamente, di fare il grande balzo verso il cinema maggiore/maggioritario, di essere riconosciuto anche come regista tout court, non solo come immaginoso creatore di perversi e sublimi abomini visuali, rappresenteranno forse i freni e i vincoli pi&ugrave; rilevanti di un cineasta dotato di molte risorse, di un&rsquo;invidiabile lucidit&agrave;, oltre che capace comunque, come vedremo, di delineare una poetica peculiare, coesa, visionaria e insostituibile.<br /><br /><strong><font size="3">War for territory &ndash; Gli esordi di Wes Craven&nbsp;</font></strong><br /><br />Mentre il battesimo come spettatore Wesley Earl Craven lo riceve ben oltre i vent&rsquo;anni &ndash; a causa della severissima educazione religiosa impartitagli dalla madre battista integralista, che, fra le altre cose, intravede proprio nel cinema uno dei molti strumenti del demonio &ndash; con la visione-matrice de <em>Il buio oltre la siepe</em> (1962) di Robert Mulligan <strong><font color="#a82e2e">(1)</font></strong>, quello col set (se cos&igrave; possono essere definiti lo spazio e i mezzi spartani dell&rsquo;esordio di Craven dietro la macchina da presa) avviene nel 1972, a trent&rsquo;anni ampiamente scoccati, con <strong><font color="#200ee6">L&rsquo;ultima casa a sinistra</font></strong>, che da subito diviene un oggetto mutante, un film-orrore devastato o vietato dalla censura, senza dubbio a causa dei suoi contenuti espliciti, ma forse anche per la forte carica destabilizzante e di feroce critica sociale. L&rsquo;elemento probabilmente pi&ugrave; bizzarro di tutti risiede, in questo esordio, nella fonte d&rsquo;ispirazione di Craven e cio&egrave; <em>La fontana della vergine</em> (1960) di Bergman, del quale <em>L&rsquo;ultima casa a sinistra</em> mantiene gli elementi base di una trama comunque controversa e rivoluzionaria gi&agrave; nel capostipite.&nbsp;<br />Ecco, fin dall&rsquo;inizio Craven si dimostra regista eccentrico, distante dalla cultura filmica &ldquo;media&rdquo; dei suoi colleghi, nonch&eacute; cos&igrave; ingenuamente &ndash; o no? &ndash; coraggioso da &ldquo;rifare&rdquo; uno dei film forse pi&ugrave; problematici (premiato con l&rsquo;Oscar come miglior film straniero, ma censurato anch&rsquo;esso in alcuni dei passaggi pi&ugrave; duri), almeno a livello tematico, del maestro svedese. Certamente Craven ci mette del suo, e parecchio, traendone un archetipo del <strong><font color="#1e0be6">rape &amp; revenge</font></strong> <strong><font color="#a82e2e">(2)</font></strong>, esibendo una violenza estrema e malata, con riprese intense e inquietantemente prossime al reportage o al <em>cin&eacute;ma-v&eacute;rit&eacute;</em>, aiutate anzich&eacute; limitate dalla povert&agrave; del set; il tutto &egrave; accompagnato da intuizioni visuali spesso notevoli, come nell&rsquo;icastico stupro con assassinio delle due ragazze protagoniste della prima parte del racconto. L&rsquo;unico vero punto debole della pellicola risiede nei siparietti comici che vedono protagonisti i due sbirri alla vana ricerca degli assassini <strong><font color="#a82e2e">(3)</font></strong>, tentativo malriuscito e forzatamente sbracato di stemperare la violenza cieca, estrema e senza possibilit&agrave; di speranza o catarsi, che anima un film altrimenti sempre malsano e disturbante, specie nella prima parte.&nbsp;<br />Craven, a tratti con grande inventiva, estrae gi&agrave; alcuni degli assi tematici e stilistici che il New Horror cela nelle sue capaci maniche, tanto da poterne essere considerato uno dei maestri e anticipatori. Il conflitto fra natura e cultura (o, letto in guisa psicanalitica, fra Pulsione/Desiderio e Legge), essenziale nella poetica del New Horror, anche se tutt&rsquo;altro che nuovo al cinema, diviene ne <em>L&rsquo;ultima casa a sinistra</em> un&rsquo;arma da taglio, un oggetto affilato che penetra nel subcosciente dello spettatore, senza lasciargli scampo, anche perch&eacute; viene a risolversi come regressione a un&rsquo;originaria condizione selvatica, abbrutita e ferina, proprio per la civilissima, bianchissima e waspissima famiglia Collingwood, incarnata dai genitori di una delle due ragazze brutalizzate dal gruppo di ingloriosi bastardi capeggiati dal carismatico Krug Stillo (<strong><font color="#200ee5">David Hess</font></strong>, autore anche delle musiche del film).&nbsp;<br />Se la violenza feroce di Krug e dei suoi risulta perlomeno comprensibile, a causa della loro collocazione al di fuori della legge, nel loro brechtiano essere &ldquo;seduti dalla parte del torto&rdquo;, estremamente perturbante risulta l&rsquo;altra violenza (sempre che, appunto, ne possa esistere un&rsquo;<em>altra</em>), quella che si concretizza nella vendetta da parte dei coniugi Collingwood, allorch&eacute; Krug e i suoi capiteranno fra le loro grinfie, fino ad essere fatti a pezzi nei modi pi&ugrave; parossistici ed eccessivi.&nbsp;<br />Il colpo di genio di Craven si situa per&ograve; nel creare due immagini deformemente speculari di due nuclei familiari contigui eppure diversissimi, quello anarchico e &ldquo;selvaggio&rdquo; di Krug, contrapposto a quello civilizzato dei Collingwood. Se i primi, ospiti per ironica combinazione nell&rsquo;abitazione dei Collingwood, una volta entrati nella casa tenderanno ad assumere pose, pretese e atteggiamenti ridicolmente &ldquo;borghesi&rdquo;, i secondi, una volta realizzato che gli stravaganti ospiti sono gli assassini della figlia, non esiteranno a trasformarsi nella copia esatta, anzi moltiplicata all&rsquo;inverosimile, dei loro avversari, sterminandoli tutti. Il conflitto fra i due gruppi si innesca perci&ograve;, oltre che per ragioni personali, anche per una tutt&rsquo;altro che sopita pulsione di controllo <em>territoriale</em>, che assume anche il carattere di una demarcazione di classe, da ambo le parti.&nbsp;<br />Nella prima parte del film vengono poste a confronto la dimora semplice e confortevole dove risiedono i Collingwood e quella di fortuna e di tutt&rsquo;altro aspetto del gruppo di Krug. Una volta che Mari Collingwood, insieme all&rsquo;amica Phyllis, sconfiner&agrave; nella <em>zona</em> di Krug, trover&agrave; presto una morte atroce, ma ci&ograve; che ancora una volta va rimarcato &egrave; cosa significa &ndash; e cosa significher&agrave; nei lavori successivi &ndash; la territorialit&agrave; e l&rsquo;appartenenza a essa nell&rsquo;immaginario craveniano, in un continuo gioco di specchi e rimandi. I due mondi separati, ma adiacenti e talvolta comunicanti, della civilt&agrave; e della barbarie sono contrapposti, anche se, a volte, finiscono inquietantemente per somigliarsi e per scambiarsi di posto.&nbsp;<br />Se Mari e Phyllis sono nel territorio di Krug &egrave; perch&eacute; ne sono attirate; sono infatti alla ricerca di un po&rsquo; d&rsquo;erba da fumare, di un po&rsquo; di trasgressione ed &egrave; proprio quell&rsquo;<em>un po&rsquo;</em>, segno dell&rsquo;appartenenza al mondo borghese e incivilito, a costituire la loro rovina, quel non capire come non esistano gradazioni nella trasgressione, che, in quanto tale, o &egrave; assoluta o, semplicemente, non &egrave;. Posizione, questa, nella quale &egrave; anche possibile individuare dei residui dell&rsquo;educazione integralista di Craven. &Egrave; anche pi&ugrave; che certo che fuori dal proprio territorio si muore. Lo sperimenteranno le due ragazze, ma, non molto tempo dopo, anche Krug e i suoi.&nbsp;<br />Infatti, dall&rsquo;altra parte di questo specchio a due facce intercambiabili e tuttavia distinte, quindi all&rsquo;interno della dimensione morale ed esistenziale della famiglia borghese, tutto deve essere fatto a modo, con equilibrio e senza esagerare, salvo in una cosa, nell&rsquo;essere borghesi inciviliti. Non si pu&ograve; essere solo <em>un po&rsquo;</em> borghesi, o lo si &egrave; oppure no. Per gli assassini, la pantomima con cui essi si auto-rappresenteranno maldestramente agli occhi dei Collingwood, una volta loro ospiti, per <em>sembrare</em> ci&ograve; che non sono e non saranno mai, sar&agrave; l&rsquo;elemento cardine che ne innescher&agrave; la distruzione. Quindi, se &egrave; vero che nella violenza tutti finiscono con l&rsquo;assomigliarsi, nell&rsquo;appartenenza territoriale, culturale e sociale ci sono delle differenze e soprattutto dei confini che, da ambo i lati, non devono essere oltrepassati, pena la morte.<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">1)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Per approfondire le molte implicazioni della visione del film di Mulligan nell&rsquo;immaginario craveniano, oltre che per conoscere davvero a fondo il suo cinema almeno fino al 2000, un testo fondamentale e ricchissimo di spunti &egrave; <em>Wes Craven &ndash; Il buio oltre la siepe</em> di Danilo Arona, edizioni Falsopiano, Alessandria 1999.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">2)</font></strong>&nbsp;<font size="1">I primi anni &rsquo;70 sono il periodo in cui tale sottogenere fiorisce (tanto per dire, <em>Cane di paglia</em> di Peckinpah &egrave; del &rsquo;71,<em> Un tranquillo week-end di paura</em> di Boorman, film di confine fra sottogeneri, del &rsquo;72, <em>Thriller</em> di Alex Fridolinski (alias Bo Arne Vibenius), del &rsquo;73, <em>Il giustiziere della notte</em> di Winner, del &rsquo;74, <em>L&rsquo;ultimo treno della notte</em> di Lado, del &lsquo;75) e Craven ne coglie appieno lo spirito, anticipandone anche svariati esiti.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">3)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Le forze dell&rsquo;ordine gabbate, incompetenti e ridicolmente incapaci ritorneranno anche in molti dei film successivi di Craven.</font></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:252px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/the-hills-have-eyes-1977-14377.jpg?1510309866" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong><font color="#2613e9">&#8203;Le colline hanno gli occhi</font></strong> (1977) &ndash; terzo lavoro di Craven dopo la parentesi hard rappresentata da <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/revival/la-cugina-del-prete-dvd-recensione-i-sogni-hard-di-wes-craven" target="_blank">La cugina del prete</a></u> (1975) &ndash; costituisce un altro titolo nodale di questo periodo ancora acerbo, ma in cui baluginano gi&agrave; alcune rimarchevoli intuizioni. Si assiste a un&rsquo;estremizzazione ulteriore de <em>L&rsquo;ultima casa a sinistra</em>, non tanto nella violenza che ne scandiva il ritmo forsennato, quanto in alcuni connotati ambientali, oltre che nei caratteri dei personaggi, mentre ne vengono ripresi sostanzialmente tutti i temi, nonch&eacute; la struttura di base.<br />&#8203;Il film riaggiorna il conflitto natura-cultura dell&rsquo;esordio, capovolgendone una premessa sostanziale e cio&egrave; collocando questa volta la famiglia borghese al di fuori del proprio territorio d&rsquo;elezione, la casa, la dimensione cittadina (anche se, in <em>Last House on the Left</em>, quest&rsquo;ultima &egrave; spesso assente, visto l&rsquo;isolamento in cui accadono i vari eventi-cardine), per gettarla in pasto al paesaggio ostile e apparentemente senza vita del deserto del Nevada. Va comunque notato che, quando i cittadini si spostano attraverso zone rurali e vuote di umanit&agrave;, lo fanno con dei surrogati dell&rsquo;abitazione, cio&egrave; con quella specie di casa in movimento che &egrave; l&rsquo;automobile, assieme ai suoi <em>upgrades</em> come la roulotte, il furgone o il camper. Nondimeno, &egrave; anche vero che il viaggio in zone disabitate e ostili, quantunque facilitato dai mezzi tecnologici a disposizione, moltiplica l&rsquo;inquietudine e il senso di spaesamento, maggiormente radicati negli Stati Uniti, vista la vastit&agrave; territoriale e l&rsquo;abbondanza di zone ancora selvagge.&nbsp;<br />Se <em>Easy Rider</em> (1969) di Dennis Hopper cantava le gesta di due knightriders liberi, anarchici e inoltre dotati solo di quel succedaneo del cavallo che &egrave; la moto, i protagonisti di film come <em>Non aprite quella porta</em> (1974) di <strong><font color="#2815ed">Tobe Hooper</font></strong>, <em>In corsa con il diavolo</em> <strong><font color="#a82e2e">(4)</font></strong> (1975) di Jack Starrett o lo stesso <em>Le colline hanno gli occhi</em> si muovono da una zona all&rsquo;altra del Grande Paese solo a bordo di mezzi &ldquo;pesanti&rdquo; e soprattutto confortevoli. L&rsquo;aspetto ambientale diventa decisivo, ne <em>Le colline hanno gli occhi</em>, per innescare il contatto e poi il conflitto fra la famiglia civilizzata e quella selvatica che vive sulle colline circostanti. Una volta avvenuto l&rsquo;incidente che blocca la famiglia Carter nel suo viaggio dall&rsquo;Ohio a Los Angeles, sono proprio il deserto e l&rsquo;assenza di umanit&agrave; a generare le prime inquietudini nei membri del gruppo e ben prima che i coloriti, grotteschi e spietati avversari facciano la loro apparizione.&nbsp;<br />L&rsquo;ampiezza e la desolazione dello scenario amplificano e riverberano gli aspetti eminentemente cinematografici di un racconto sostanzialmente gemello di quello d&rsquo;esordio, con una proliferazione dei punti d&rsquo;osservazione e delle disfunzioni o limitazioni percettive <strong><font color="#a82e2e">(5)</font></strong>. L&rsquo;inquietudine maggiore per i protagonisti, al di l&agrave; del pericolo concreto costituito dagli avversari e dal loro controllo ambientale, si situa nel fuoricampo, nell&rsquo;incombere di uno spazio vuoto e sconfinato, che grava ben pi&ugrave; del semplice peso di una minaccia tangibile. &Egrave; la natura il primo e pi&ugrave; potente avversario dell&rsquo;uomo civilizzato, in un rovesciamento di uno degli assunti del <em>Flower Power</em> e cio&egrave; la ricerca di una rinnovata comunione fra uomo e, appunto, natura. Non si tratta pi&ugrave; del deserto di <em>Zabriskie Point</em> (1970) di Antonioni, dove la <em>Death Valley</em> si animava per riempirsi di vita e la morte veniva portata dall&rsquo;autorit&agrave; repressiva, ma di un luogo primigenio e letale &ndash; tanto quanto quello antonioniano era primigenio e vitale &ndash; nel quale per sopravvivere &egrave; necessario regredire, per sconfiggere un avversario disumanizzato bisogna cancellare i secoli di evoluzione culturale e civile, riappropriandosi perci&ograve; dell&rsquo;originaria forza distruttiva del predatore.&nbsp;<br />Anche in questo film &egrave; ben presente, forse ancor pi&ugrave; che nel lavoro d&rsquo;esordio, la dimensione della territorialit&agrave; &ndash; e conseguentemente dell&rsquo;appartenenza di classe &ndash; come elemento fondativo dello scatenarsi dell&rsquo;aggressivit&agrave;: le colline contrapposte al surrogato della casa, cio&egrave; il camper, i &ldquo;cacciatori&rdquo; (di uomini) contrapposti ai cittadini azzimati e apparentemente inoffensivi. Sar&agrave; proprio la trasformazione di tale inoffensivit&agrave; nella belluina carica di ferocia e distruzione con cui i borghesi superstiti stermineranno i trogloditi a costituire, ancora una volta, il marchio distintivo di Craven, che esaurisce con questo potentissimo dittico il proprio discorso sul conflitto fra natura e cultura, sulla lotta per il predominio nel contesto di un territorio eminentemente fisico, per cominciare a inoltrarsi, poco a poco, in un altro territorio, quello dell&rsquo;inconscio. &Egrave; qui che l&rsquo;opera di Craven raggiunger&agrave; la maturit&agrave; e traccer&agrave; il suo percorso pi&ugrave; personale e ragguardevole.<br /><br />(continua...)<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">4)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Riuscitissimo ibrido fra <em>road movie</em>, <em>survival</em>, <em>home invasion</em> e demoniaco, nel quale i protagonisti, interpretati da Peter &ldquo;Capitan America&rdquo; Fonda (ancora lui, dopo <em>Easy Rider</em>) e Warren Oates (ancora lui, dopo alcune delle migliori scorribande filmiche sui set di Peckinpah) si spostano in camper dal Texas verso il Colorado (dove non arriveranno mai), per una vacanza con le loro compagne e con le loro fide motociclette, opportunamente caricate sul camper: <em>knightriders</em> ormai imborghesiti.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">5)</font></strong>&nbsp;<font size="1">A tal proposito, va rimarcato come i &ldquo;selvaggi&rdquo; utilizzino, curiosamente, delle ricetrasmittenti, che aumentano esponenzialmente la loro supremazia su un territorio gi&agrave; ampiamente conosciuto, cos&igrave; che la situazione inizia a ribaltarsi proprio quando una delle ricetrasmittenti finisce nelle mani di uno dei Carter, capovolgendo il controllo percettivo e la capacit&agrave; di azione dei due gruppi antagonisti.</font><br /><br /><strong>Gian Giacomo Petrone</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into the Pit</a></u><br /><br />Articoli correlati:&nbsp;<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-prima" target="_blank">IL BUIO SI AVVICINA &ndash; Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (parte prima)</a></u><br />&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/revival/la-cugina-del-prete-dvd-recensione-i-sogni-hard-di-wes-craven" target="_blank">LA CUGINA DEL PRETE - I sogni hard di Craven</a></u><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='959424685156559999-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='959424685156559999-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='959424685156559999-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/02135603_orig.jpg' rel='lightbox[gallery959424685156559999]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/02135603.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='959424685156559999-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='959424685156559999-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/150831095058-restricted-the-hills-have-eyes-super-169_orig.jpg' rel='lightbox[gallery959424685156559999]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/150831095058-restricted-the-hills-have-eyes-super-169.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='959424685156559999-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='959424685156559999-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/last5_orig.png' rel='lightbox[gallery959424685156559999]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/last5.png' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/cwcCBdr7FjY?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/VPkR_5z2bLo?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IL BUIO SI AVVICINA – Il New Horror americano e il cinema di Wes Craven (1)]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-prima]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-prima#comments]]></comments><pubDate>Thu, 02 Nov 2017 09:06:04 GMT</pubDate><category><![CDATA[boris karloff]]></category><category><![CDATA[george romero]]></category><category><![CDATA[la notte dei morti viventi]]></category><category><![CDATA[l'esorcista]]></category><category><![CDATA[wes craven]]></category><category><![CDATA[william friedkin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/il-buio-si-avvicina-il-new-horror-americano-e-il-cinema-di-wes-craven-parte-prima</guid><description><![CDATA[ Parte PrimaDall&rsquo;American Dream all&rsquo;American Nightmare: il New Horror&#8203;Agosto 1968: nelle sale americane esce Bersagli, opera d&rsquo;esordio di Peter Bogdanovich (1) e soprattutto significativo spartiacque (meta)filmico, in cui si assiste all&rsquo;emblematico passaggio del testimone fra il protagonista di un cinema dell&rsquo;orrore romantico e ormai al tramonto (l&rsquo;anziano attore Byron Orlok, interpretato dal veterano Boris Karloff) e una nuova tipologia di mostruosit&ag [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:255px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/1968-bogdanovich-bersagli-20.jpg?1509615950" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong><font size="3">Parte Prima<br /><br />Dall&rsquo;American Dream all&rsquo;American Nightmare: il New Horror</font></strong><br /><br />&#8203;Agosto 1968: nelle sale americane esce <strong><font color="#0c13e6">Bersagli</font></strong>, opera d&rsquo;esordio di Peter Bogdanovich <strong><font color="#a82e2e">(1)</font></strong> e soprattutto significativo spartiacque (meta)filmico, in cui si assiste all&rsquo;emblematico passaggio del testimone fra il protagonista di un cinema dell&rsquo;orrore romantico e ormai al tramonto (l&rsquo;anziano attore Byron Orlok, interpretato dal veterano <strong><font color="#0d0de9">Boris Karloff</font></strong>) e una nuova tipologia di mostruosit&agrave;, quotidiana eppure ineffabile, che affonda le radici nel presente d&rsquo;allora &ndash; ma anche, inquietantemente, degli anni successivi e poi di oggi &ndash; degli USA impegnati in Vietnam; un presente che veste i panni di un reduce della &ldquo;sporca guerra&rdquo; <strong><font color="#a82e2e">(2)</font></strong>, la cui latente carica omicida deflagra improvvisamente, una volta ritornato sul suolo americano e riadattatosi alla vita da civile, mietendo vittime innocenti in modo casuale e senza motivazioni manifeste, se non l&rsquo;esplosione di una follia perturbante, prossima eppure incomprensibile. Il nemico non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;Altro, perch&eacute; l&rsquo;Altro siamo noi, estranei a noi stessi, soggettivit&agrave; divise e frammentate in un mondo senza pi&ugrave; baricentro, equilibrio, senso.&nbsp;<br />Ottobre 1968: al Fulton Theatre di Pittsburgh viene proiettato per la prima volta <strong><font color="#0f09e3">La notte dei morti viventi</font></strong> di <strong><font color="#0d0de8">George Andrew Romero</font></strong>, <em>turning point</em> filmico acclarato e (non da tutti e non subito) acclamato di un irreversibile cambio di rotta per l&rsquo;estetica e le tematiche, ma anche per una nuova dimensione etica e politica, non solo del genere horror, bens&igrave; del cinema tutto e della sua storia.<br />Il &rsquo;68 &egrave;, notoriamente, un anno cruciale e proteso verso un cambiamento radicale in senso libertario e antiautoritario del mondo occidentale, europeo e statunitense, interessando trasversalmente anche realt&agrave; geo-socio-politiche assai diverse e distanti fra loro, nelle forme pi&ugrave; disparate, come &egrave; inevitabile: Giappone, Cina, paesi del Patto di Varsavia, Messico. Tutto l&rsquo;arco temporale degli anni &lsquo;60, comunque, &egrave; pervaso da venti di rinnovamento, che spesso si scontrano con il ristagno della politica internazionale (siamo in piena guerra fredda) e con l&rsquo;affacciarsi di nuovi conflitti &ldquo;caldi&rdquo; (il Vietnam su tutti). L&rsquo;epocale volont&agrave; di cambiamento sociale, civile, storico, politico, etico, che attraversa di fatto il mondo intero verso la conclusione del decennio, finir&agrave; col riverberarsi anche sul cinema in generale, che, dal canto suo, svolger&agrave; non solo la funzione di catalizzatore di nuovi racconti e di mutate visioni del mondo, ma avr&agrave; anche il compito essenziale &ndash; come &egrave; peculiare di ogni forma espressiva calata con lucidit&agrave; nel presente &ndash; di rivelare visionariamente scenari futuri non ancora definiti, di preconizzare e anticipare il tempo che verr&agrave;, oltre a delineare la forma del tempo che gi&agrave; c&rsquo;&egrave;, l&rsquo;incerto presente proiettato verso un futuro ancora pi&ugrave; indistinto.&nbsp;<br />Focalizzando nuovamente l&rsquo;attenzione sul cinema statunitense, va notato come il mutamento epocale, rappresentato in modo emblematico dal formidabile esordio di Romero <strong><font color="#a82e2e">(3)</font></strong>, si situi pressoch&eacute; contemporaneamente, oltre che al movimentismo politico-sociale cui si &egrave; accennato, anche ad un evento apparentemente secondario, che avviene all&rsquo;interno dei rigidi steccati del sistema produttivo hollywoodiano: Jack Valenti, divenuto presidente della <em>Motion Picture Association of America</em> nel 1966, definisce il famigerato Codice Hays, in vigore dal 1930, &ldquo;obsoleto e fuori dal tempo&rdquo;, fino a decretarne la scomparsa nel 1968.&nbsp;<br />Il <strong><font color="#170ae6">Codice Hays</font></strong> non svolgeva soltanto la funzione di decalogo morale/moralistico, a forte impronta religiosa <strong><font color="#a82e2e">(4)</font></strong>, per il contenuto delle pellicole prodotte nella Mecca del cinema, ma aveva anche il compito strategico di monitorare lo stato dei <em>mythoi</em> che l&rsquo;America narrava su se stessa. Se lo scopo moralizzatore risultava ufficialmente in cima ai pensieri di Hays e dei suoi sodali nella stesura del Codice, non si pu&ograve; dimenticare il fatto che l&rsquo;industria cinematografica a stelle e strisce lavorava (e lavora altres&igrave; oggi, a volte pi&ugrave; di allora) anche per diffondere un ben preciso modello esistenziale, il modello di vita americano, l&rsquo;American Dream, che ovviamente non poteva essere &ldquo;sabotato&rdquo; da racconti che lo ponessero in discussione, o che addirittura lo demolissero dall&rsquo;interno.&nbsp;<br />Ciononostante, il grande cinema classico americano, dagli anni &rsquo;30 ai &rsquo;60, riusc&igrave; pienamente a esprimere una poetica peculiare, ad aggirare, in molti e felici casi, l&rsquo;occhiuto filtro della censura, grazie all&rsquo;intelligenza dei suoi artefici, con la sagacia dei suoi registi e sceneggiatori, nonch&eacute; a elaborare un linguaggio filmico senza tempo e universale, tanto pi&ugrave; che, di fatto, dalla seconda met&agrave; dei &rsquo;50 le maglie del Codice cominciarono ad allargarsi. Il cinematografo si era comunque dimostrato lo strumento pi&ugrave; efficace per erigere, pressoch&eacute; dal nulla, il grande mito fondativo della nazione americana, il racconto perpetuo&nbsp; della &ldquo;nascita di una nazione&rdquo;. Come scrive Gilles Deleuze: &ldquo;<em>[&hellip;] il cinema americano non ha smesso di girare e rigirare uno stesso film fondamentale, che era Nascita di una nazione-civilizzazione [&hellip;], il fiorire della nazione americana. Negli americani, la rappresentazione organica non conosce evidentemente sviluppo dialettico, &egrave; essa stessa, da sola, la storia intera [&hellip;]: essere un crogiolo in cui le minoranze si fondono, essere un fermento che forma capi capaci di reagire a tutte le situazioni"&nbsp;</em><strong><font color="#a82e2e">(5)</font></strong>.&nbsp;<br />Se il western, in primis, e il film di guerra, in seconda battuta, costituiscono l&rsquo;aspetto eminentemente epico di tale racconto, il gangster e il noir ne delineano il controcanto <em>tragico</em>. Il tutto per&ograve; spesso cementato dalla presenza &ndash; sovrastrutturale, all&rsquo;inizio, poi connaturata &ndash; moralizzante/moralizzatrice dell&rsquo;elemento <em>sanzionatorio</em>. Di fatto, sia nella dimensione epica che in quella tragica predominano, al livello della struttura di base del racconto, la normalizzazione e il riequilibrio di una situazione disarmonica, dovuta a fattori/nemici esterni (western e film bellico) o interni (noir e gangster), rispetto alla comunit&agrave; sana della Grande Nazione.<br />&#8203;Com&rsquo;&egrave; intuibile, la sanzione e il giudizio morale che la indirizza vedono acuire la loro intensit&agrave; in special modo nel gangster e nel noir, nei quali i personaggi centrali (criminali perversi, ambiziosi avventurieri, duri e disincantati detective privati, dark lady ingannatrici e letali) sono prevalentemente cittadini americani, parte degenere o <em>borderline</em> della comunit&agrave; sana, uomini e donne che propendono per il Male, per irresistibile attrazione nei suoi confronti, ma anche a causa del Fato o delle circostanze, in un contesto ambientale nel quale &ndash; il Codice insegna &ndash; solo il Bene pu&ograve; trionfare e chi sceglie il Male sceglie anche la propria rovina. L&rsquo;elemento sanzionatorio giunge quindi a delineare un orizzonte di giudizio morale di condanna verso i protagonisti di tali racconti, finendo paradossalmente col regalare loro la dimensione di grandi (anti)eroi tragici senza speranza, creando perci&ograve; delle figure indimenticabili e riuscendo oltretutto a costruire un archetipo di narrazione di notevolissimo impatto drammaturgico, ancora oggi per molti versi ineguagliato.&nbsp;<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">1)</font></strong> <font size="1">Dello stesso anno &egrave; <em>Voyage to the Planet of Prehistoric Women</em>, in cui Bogdanovich si firma Derek Thomas.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">2)</font></strong> <font size="1">Un riferimento anticipatore al Vietnam e alla deriva psichica che colpisce i reduci si ha gi&agrave; con Russ Meyer, nel film <em>Motorpsycho!</em> del 1965. Senza dubbio, Meyer &egrave; spesso in anticipo sui tempi anche se prevalentemente a livello di puro <em>divertissement</em>.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">3)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Non &egrave; soltanto il cinema horror americano ad essere attraversato dall&rsquo;urgenza di rinnovamento, ma in generale tutta la produzione indipendente e non negli USA (senza contare ci&ograve; che stava accadendo al di l&agrave; dei confini statunitensi, in Europa e altrove). I &lsquo;60 sono gli anni di John Cassavetes, della Factory di Warhol, di Stan Brakhage, di Kenneth Anger, del New American Cinema Group, che aveva come riferimento il manifesto promosso da Jonas Mekas, solo per citare alcuni nomi essenziali dell&rsquo;epoca, oltre alla nascita della cosiddetta New Hollywood con i vari Scorsese, Rafelson, Pollack, De Palma, Coppola, Spielberg, Lucas a muovere i primi passi. Certamente, la nascita di un nuovo modo di intendere l&rsquo;horror condurr&agrave; il genere, rinnovato dalle fondamenta, a porsi come una delle punte di diamante, forse la pi&ugrave; affilata, del cinema emergente di quegli anni in America. Conquisteranno la ribalta, nel tempo, tre nomi fondamentali, cio&egrave; Romero, Carpenter e Cronenberg, insieme ai pi&ugrave; discontinui, ma non meno importanti, Hooper e Craven, oltre ad alcuni &ldquo;battitori liberi&rdquo; come Dante, Raimi o Landis, che con le coordinate essenziali del New Horror avranno comunque poco a che spartire.</font>&nbsp;<br /><strong><font color="#a82e2e">4)</font></strong>&nbsp;<font size="1">La stesura del Codice venne affidata alla Legion of Decency con la supervisione del gesuita Daniel A. Lord, <em>(cog)nomen omen</em>.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">5)</font></strong>&nbsp;&#8203;<font size="1">G. Deleuze, <em>L&rsquo;immagine-movimento &ndash; Cinema1</em>, Ubulibri, Milano 1984, 5^ ed. 2002, pp. 174-175.</font></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:262px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/large-anagmnlyk0espzsjr2i1whqufjf.jpg?1509616001" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;La fine dei &rsquo;50 e l&rsquo;inizio dei &rsquo;60 delineano un atteggiamento complessivo di trasformazione, sia perch&eacute; i generi-cardine del cinema americano cominciano a declinare o, in buona parte, a cambiare di segno, di contenuti, di stile, sia soprattutto perch&eacute; comincia a barcollare l&rsquo;<strong><font color="#0909e9">American Way of Life</font></strong>. Gli omicidi dei fratelli Kennedy (1963 e 1968), quello di Martin Luther King (1968), l&rsquo;entrata in guerra nel Vietnam <strong><font color="#a82e2e">(6)</font></strong>, il protrarsi della guerra fredda sono la punta di un iceberg evidentemente pi&ugrave; profondo, che vede cominciare a vacillare e ad incrinarsi l&rsquo;idillio di una nazione illusoriamente compatta e felice. <br />&#8203;Certamente, un contributo locale non di poco conto al mutamento che investir&agrave; in quegli anni il cinema statunitense deriver&agrave; dall&rsquo;allentamento delle maglie del Codice censorio concepito dall&rsquo;ex direttore generale delle poste degli Stati Uniti William Harrison Hays. Se fino a quell&rsquo;epoca, una innumerevole schiera di geniali cineasti si era presa gioco, con sagacia e intelligenza, della censura, lavorando con l&rsquo;allusione, l&rsquo;ellissi, il cesello audiovisuale o narrativo, per esprimere la propria poetica, da quel periodo in poi il Grande Sogno Americano comincer&agrave; a scricchiolare, a smarrirsi e frantumarsi, anche in quei generi che ne avevano cantato le gesta.<br />Inizia l&rsquo;epoca d&rsquo;oro dei vari Robert Aldrich, Sam Peckinpah, Samuel Fuller, Monte Hellman, Richard Brooks, ma anche delle scorribande folli di Russ Meyer o dell&rsquo;iper-violenza di Herschell Gordon Lewis, e la strada si apre, poco a poco, affinch&eacute; anche l&rsquo;horror (prevalentemente gotico) tradizionale &ndash; pur rivitalizzato, a tratti, dalle produzioni delle inglesi Hammer e Amicus o dalle riletture visionarie dell&rsquo;opera di Poe da parte di Corman <strong><font color="#a82e2e">(7)</font></strong> &ndash; trovi nuova linfa, nuove tematiche, stilemi, approcci e, soprattutto, si emancipi dalla sua matrice generalmente letteraria per riscrivere, daccapo, la propria storia. I tempi stavano cambiando e il magma ribollente, che premeva ai confini del Sogno Americano gi&agrave; da qualche tempo, stava per tracimare, inondando gli schermi.&nbsp;<br />Si diceva, poco sopra, <strong><font color="#0910ed">La notte dei morti viventi</font></strong>, 2 ottobre 1968, uno spartiacque. Dopo la proiezione, stracolma di adolescenti, liberi ancora di scorrazzare per la sala, visto che nuovi divieti &ndash; ancora l&rsquo;onnipresente censura &ndash; posti dalla <em>Motion Picture Association of America</em> sarebbero scattati solo un mese pi&ugrave; tardi, Roger Ebert ebbe a scrivere, profeticamente: &ldquo;<em>Non credo che sapessero cosa stavano andando a vedere. Erano abituati ad andare al cinema, certo, e sicuramente avevano visto altri film horror, ma questo era diverso</em>&rdquo;.&nbsp;<br />Tre, almeno, sono i meriti che si possono ascrivere alla dirompente opera prima di Romero. Innanzitutto &egrave; &ndash; a prescindere da ci&ograve; che ne conseguir&agrave; per il suo autore e per il cinema a venire &ndash; un film senza sbavature, incrinature, punti morti o fiacchi, incertezze, oltre che linguisticamente modernissimo, e nel quale anche quelli che per molti altri registi risulterebbero limiti o punti deboli concorrono alla riuscita dell&rsquo;opera. Un&rsquo;alchimia perfetta, forse anche fortunata, comunque difficilmente ripetibile. In seconda battuta, non pu&ograve; essere omesso il fatto che <strong><font color="#090fe5">Night of the Living Dead</font></strong> origin&ograve; una delle saghe horror pi&ugrave; importanti e riuscite di sempre, creando, tra l&rsquo;altro, lo &ldquo;zombi romeriano&rdquo;, una figura archetipica dell&rsquo;horror moderno e contemporaneo, che vano risulta far risalire alla tradizione haitiana <strong><font color="#a82e2e">(8)</font></strong> &ndash; della quale mantiene solo alcuni vaghi caratteri di superficie &ndash; cos&igrave; come ricercarne degli epigoni all&rsquo;altezza nei vari remake, spin-off, reboot, o nelle varie derivazioni pi&ugrave; o meno coerenti con l&rsquo;archetipo. Lo zombi romeriano &egrave; unico e inarrivabile. Se esistono dei meriti &ldquo;esterni&rdquo; alla pellicola, essi vanno tutt&rsquo;al pi&ugrave; ascritti alla matrice letteraria a cui Romero ha attinto come fonte di ispirazione e cio&egrave; <em>Io sono leggenda</em> <strong><font color="#a82e2e">(9)</font></strong> (1954) del grande <strong><font color="#0e14e6">Richard Matheson</font></strong>. E qui va aperta una brevissima parentesi, comunque legata al tema principale.&nbsp;<br />L&agrave; dove il cinema (anche) di genere americano viveva, come detto, di ellissi, di fuoricampo, di allusioni, di sottintesi, oltre che di rifiuti produttivi, o tagli e manomissioni censorie, la letteratura di genere &ndash; ma gi&agrave;, sovente, d&rsquo;autore, anche se non di rado <em>inconsapevolmente</em> &ndash; scorrazzava libera, visionaria, sporca e cattiva a partire dalle pagine pulp di pubblicazioni di quart&rsquo;ordine, con nomi come Robert Heinlein, Philip K. Dick e lo stesso Matheson, per la sci-fi, o Jim Thompson e Cornell Woolrich, per il noir/hard-boiled, tutti invariabilmente grandi fonti di ispirazione per il cinema e da questo non di rado precettati direttamente. <em>La notte dei morti viventi</em> risulta importante anche per aver portato sullo schermo quella libert&agrave;, quella visionariet&agrave;, quella sporcizia, quella cattiveria. Il terzo merito ascrivibile al capolavoro romeriano riguarda invece le problematiche e i macro-argomenti toccati, latenti o palesemente espressi, che costituiranno una specie di <em>codificazione</em> concettuale e tematica dell&rsquo;horror che verr&agrave;, anche se non tutti tali elementi saranno presenti contemporaneamente e in ciascuno degli autori della grande stagione americana dell&rsquo;orrore.<br />Innanzitutto, il <em>corpo</em>. Tutto l&rsquo;horror moderno e contemporaneo sar&agrave; contrassegnato da paure &ndash; ataviche e non certo nate con Romero, ma da lui magnificamente trasferite dall&rsquo;immaginario allo schermo e da questo all&rsquo;occhio per ritornare, profondamente mutate, nuovamente all&rsquo;immaginario &ndash; legate alla corporeit&agrave;. Imprigionato, smembrato, violato, posseduto, dissolto, contaminato, assediato, divorato: in <em>Night of the Living Dead</em> c&rsquo;&egrave; gi&agrave;, in nuce o espresso esplicitamente, <em>tutto</em> ci&ograve; che il corpo umano sar&agrave; costretto a subire su celluloide nei decenni che seguiranno. Visibile e invisibile si scontrano per cercare di dare forma all&rsquo;irrazionale, alla <em>difformit&agrave;</em> inquietante che diviene deformit&agrave;, attraverso un contagio interno che si esteriorizza nella carne martoriata. Ecco, non solo corpi, ma corpi di carne e sangue, ultimo baluardo da superare per approdare all&rsquo;oscenit&agrave; <em>etica</em> proprio di quella carne e di quei corpi, perci&ograve; del limite sublime e terribile dell&rsquo;umano nel suo (dis)farsi, involucro tenue e fragile, con o senz&rsquo;anima, (peso) morto che cammina.&nbsp;<br />In secondo luogo, emerge inequivocabilmente una nitida e tagliente analisi del ruolo dei media nella societ&agrave; civilizzata contemporanea, un&rsquo;analisi che attraverser&agrave; tutta la saga romeriana, con continui e lucidissimi aggiornamenti, almeno fino all&rsquo;epocale <em>Diary of the Dead</em> (2007). Nello specifico di <em>Night of the Living Dead</em>, i media (la televisione) rappresentano un&rsquo;illusoria ancora di salvataggio virtuale, che tiene aggrappato il variegato gruppo di assediati alla speranza che ci sia ancora qualcuno l&igrave; fuori in grado di aiutarli. &Egrave; noto quale sar&agrave; <em>l&rsquo;aiuto</em> della squadra dello sceriffo Mc Clelland per il superstite Ben.&nbsp;<br />Il terzo sacro altare della societ&agrave; americana ad essere profanato &egrave; quello della famiglia. La sequenza-chiave &egrave; quella devastante e intensamente icastica in cui la contaminata adolescente Karen, ormai trasformata in zombi, prima divora il padre e poi uccide la madre a colpi di cazzuola, strumento oltretutto altamente simbolico &ndash; e beffardamente &ldquo;metonimico&rdquo; &ndash; in quanto ideato per <em>costruire</em> proprio quegli edifici, la casa in primis, in cui la famiglia trova rifugio e che, in questo caso, si trasforma in strumento di <em>distruzione</em>. Perci&ograve;, la famiglia viene a dissolversi proprio in quel luogo deputato alla sua salvaguardia: l&rsquo;abitazione, la casa, appunto. <em>Night of the Living Dead</em> costituisce una pietra miliare anche dell&rsquo;<em>home invasion</em>, nonch&eacute;, per esteso, del tema trasversale &ndash; congeniale all&rsquo;horror e non solo &ndash; della difesa del (proprio) territorio.&nbsp;<br />Assai affine e contiguo al tema dell&rsquo;<strong><font color="#0a0aea">home invasion</font></strong>, oltre che del <em>survival</em> (che dell&rsquo;<em>home invasion</em> &egrave; una specie di guanto rovesciato), &egrave; quello del conflitto universale, anche al cinema e non solo horror, fra natura e cultura, del quale gli zombi, nel caso specifico, rappresentano la profezia di una regressione a una condizione primordiale e barbarica, mentre gli uomini sopravvissuti costituiscono l&rsquo;agitarsi delle pallide ombre di una civilt&agrave; non pi&ugrave; attuale e ricacciata repentinamente indietro, verso un&rsquo;origine remota e ancestrale in apparenza sepolta, eppure nuovamente ridestata, in quanto non del tutto scomparsa, ma semplicemente immersa nella culla silenziosa di un torpore millenario.&nbsp;<br />L&rsquo;aspetto probabilmente pi&ugrave; notevole della pellicola di Romero risiede per&ograve; nella descrizione del gruppo di assediati, chiara sineddoche dell&rsquo;umanit&agrave; in generale. Allontanandosi decisamente e irreversibilmente dalle radici del racconto epico americano, Romero tratteggia la <em>morte</em> della Grande Nazione sia mostrando un gruppo di personaggi allo sbando, divisi irrimediabilmente al proprio interno e pronti a scannarsi fra loro (l&rsquo;esatto opposto degli eroi <em>emanati</em> dalla comunit&agrave;, suoi difensori e pronti a salvaguardarne l&rsquo;armonia fino a giocarsi anche la propria vita), sia delineando un mondo al crepuscolo in cui l&rsquo;uomo letteralmente divora se stesso, sia, infine, individuando nelle autorit&agrave; preposte alla difesa del territorio e dei suoi abitanti un ulteriore e letale pericolo, l&rsquo;affacciarsi di un&rsquo;inquietante deriva regressiva verso un originario stato di natura ferino e brutale.&nbsp;<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">6)</font></strong>&nbsp;<font size="1">L&rsquo;intervento diretto e ufficiale degli USA si situa fra il 1964 e il 1965, a seguito del controverso incidente del golfo del Tonchino, anche se le operazioni generali di supporto al governo sud-vietnamita erano in corso gi&agrave; da svariati anni.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">7)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Un regista a volte geniale, capace di ideare, dentro e fuori i generi, pellicole modernissime come <em>L&rsquo;odio esplode a Dallas</em> (1962), <em>L&rsquo;uomo dagli occhi a raggi X</em> (1963), <em>Il massacro del giorno di San Valentino</em> (1967) o <em>Il clan dei Barker</em> (1970). A ci&ograve; si aggiunga il notevole contributo della sua factory, a livello produttivo e di &ldquo;lancio&rdquo; di nuovi fondamentali nomi per il cinema emergente.&nbsp;</font><br /><strong><font color="#a82e2e">8)</font></strong> <font size="1">Tradizione alla quale far&agrave; riferimento esplicitamente e con esiti cospicui proprio Wes Craven, con <em>Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</em> (1988), oltre ad almeno altri due titoli essenziali, vale a dire <em>L&rsquo;isola degli zombies </em>(1932) di Victor Halperin e <em>Ho camminato con uno zombi</em> (1943) di Jacques Tourneur. Un ragguardevole lavoro di documentazione, anche audiovisuale, del fenomeno del voodoo haitiano &egrave; costituito dagli studi compiuti fra il 1946 e il 1954 dalla regista d&rsquo;avanguardia Maya Deren.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">9)</font></strong>&nbsp;&#8203;<font size="1">Titolo al quale si ispir&ograve; anche uno dei pi&ugrave; grandi e sottovalutati crossover horror/sci-fi di sempre e cio&egrave; <em>L&rsquo;ultimo uomo della terra</em> (1964) di Salkow/Ragona, film nel quale &egrave; inoltre possibile rintracciare alcune suggestioni che poi si ritroveranno nella pellicola di Romero.</font></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:270px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/91790829930ef7fa87c00265b8c5b33f-scary-movies-horror-movies.jpg?1509616051" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Con la rappresentazione della decadenza della civilt&agrave; moderna, pervasa da una progressiva degenerazione, si fa strada, all&rsquo;interno di <em>Night of the Living Dead</em>, anche un ulteriore tema fondante e distintivo della poetica del New Horror, intriso da sempre di caratteri politico-sociali: il tema dell&rsquo;<em>Untermensch</em>. Il vocabolo di hitleriana memoria designa forme di vita &ndash; l&rsquo;ebreo, l&rsquo;omosessuale, lo slavo, il latino, in sintesi chiunque riveli una natura <em>difforme</em> dai canoni della razza eletta &ndash; inferiori all&rsquo;umano, ma non solo, bens&igrave; anche e soprattutto diverse, <em>altre</em>, difformi appunto, dal modello di riferimento.<br />&#8203;Che altro &egrave; lo zombi romeriano se non un <strong><font color="#1507ee">Untermensch</font></strong>, un sottoproletario brutto, sporco e vorace, il quale, in quanto non pi&ugrave; sottoposto/sottoponibile al controllo istituzionale, diviene socialmente inaccettabile e indesiderato? Romero, a partire dal secondo capitolo della saga e in modo ancora pi&ugrave; netto e irreversibile nel terzo, ne far&agrave; il padrone del mondo, visto che l&rsquo;essere umano, il Mensch, non &egrave; capace di conservare il proprio posto sulla terra n&eacute;, soprattutto, di meritarlo. In molto New Horror si assiste alla proliferazione degli <em>Untermenschen</em> <strong><font color="#a82e2e">(10)</font></strong>, investiti spesso di una caustica carica eversiva, anche estetica: zombi, mostri sub-umani o, qualche volta, super-umani (in questo caso, <em>&Uuml;bermenschen</em> invincibili, come il Michael Myers di Carpenter o il Freddy Krueger di Craven, i quali assommano in s&eacute; i caratteri di <em>unter</em> e <em>&uuml;ber</em>), anche se spesso sono proprio gli uomini i mostri peggiori, o comunque la causa delle disgrazie, degli orrori e della loro stessa rovina.&nbsp;<br />Un&rsquo;altra opera che, da sola, costituisce un&rsquo;ulteriore svolta essenziale per il cinema dell&rsquo;orrore moderno, non solo americano peraltro, &egrave; <strong><font color="#1508e8">L&rsquo;esorcista</font></strong> (1973) di <strong><font color="#180be4">William Friedkin</font></strong>, un regista che non appartiene al tessuto connettivo del New Horror <strong><font color="#a82e2e">(11)</font></strong> (n&eacute; dell&rsquo;horror in generale), ma che, indubbiamente, grazie a questo titolo ne traccer&agrave; alcune coordinate essenziali, pur discostandosene, anche se solo in apparenza, nell&rsquo;approccio tematico e filosofico. <em>L&rsquo;esorcista</em>, grazie all&rsquo;impronta di Friedkin, lavora anche <em>contro</em> l&rsquo;establishment a forte impronta religiosa in cui viene concepito e attuato il film, a partire dal cattolicissimo sceneggiatore e produttore William Peter Blatty (autore anche del best-seller letterario a cui il film fa riferimento), per poi arrivare all&rsquo;appoggio diretto delle gerarchie ecclesiastiche, tanto che il cast annovera due autentici gesuiti, sia pure in parti di contorno, padre William O&rsquo;Malley (che interpreta padre Dyer) e padre Thomas Bermingham (che interpreta il rettore dell&rsquo;universit&agrave; dove si svolger&agrave; il dibattito teologico per l&rsquo;inizio delle pratiche esorcistiche sulla malcapitata Regan).&nbsp;<br />Da un lato, quindi, la pellicola di Friedkin si avvale certamente, a livello tematico, di tutto il corollario di anatemi e critiche verso la laicizzazione della societ&agrave;, la disgregazione della famiglia tradizionale, la credenza cieca nei saperi umani (medicina, psicanalisi, psichiatria) e l&rsquo;impossibilit&agrave; per questi ultimi di rispondere a tutte le domande dell&rsquo;uomo, di dipanare il mistero ultimo dell&rsquo;esistenza, dei suoi limiti e dei suoi fini trascendenti. Sembrerebbe dominare, in conclusione, l&rsquo;affermazione del primato della religione, in quanto sapere legato alla sfera dell&rsquo;ineffabile nonch&eacute; in grado di tendere a un Bene assoluto e trascendente,&nbsp; rispetto alla scienza, in quanto sapere legato alla sfera della limitante certezza matematico-sperimentale e in grado, tutt&rsquo;al pi&ugrave;, di raggiungere la relativit&agrave; di un bene immanente e perci&ograve; effimero e transeunte.&nbsp;<br />Dall&rsquo;altro lato, per&ograve;, <em>L&rsquo;esorcista</em> solo in superficie delinea l&rsquo;originario conflitto fra un Bene e un Male assoluti, perch&eacute; in realt&agrave; &ndash; e questo &egrave; forse l&rsquo;elemento che sconvolse cos&igrave; tanto gli spettatori di oltre quarant&rsquo;anni fa e probabilmente anche parecchi di quelli d&rsquo;oggi &ndash; tracce del Bene, di un Bene onnipervasivo e invincibile, portatore di salvezza e ritrovata armonia, nella pellicola di Friedkin, a ben guardare, non ve ne sono poi molte. Il Male fa grande sfoggio di potere, attraverso un pirotecnico e rutilante controllo dello spazio, accanto a un continuo ribaltamento delle leggi naturali: tale controllo, che diviene dominio sull&rsquo;immagine e sui corpi in essa operanti, &egrave; ovviamente preponderante sullo schermo, &egrave; smaccatamente <em>spettacolare</em> e non pu&ograve; che incidere profondamente sull&rsquo;animo dello spettatore.<br />&#8203;Certo, l&rsquo;ostentazione del potere da parte del Maligno implica la necessit&agrave; che la controparte sia altrettanto forte, che la Chiesa, quindi, venga supportata da tutto il consesso civile nella sua lotta contro un Male talmente estremo da sembrare invulnerabile, anzich&eacute; osteggiata dalla laicizzazione della societ&agrave; e dallo scetticismo dei razionalisti. Il fatto &egrave; che il lavoro propagandistico <em>pro fide &ndash; Si Deus pro nobis, quis contra nos?</em>, secondo il motto di San Paolo, che Friedkin ribalta pi&ugrave; volte beffardamente e sottilmente &ndash; procede sullo scivoloso sentiero della necessit&agrave; di un intervento energico delle gerarchie ecclesiastiche, specialmente l&agrave; dove il Male si annida pi&ugrave; pericolosamente, e di certo, se il Male sar&agrave; assoluto e intoccabile dai saperi dell&rsquo;uomo, <em>solo</em> la Chiesa dovr&agrave; e potr&agrave; occuparsene per sconfiggerlo.&nbsp;<br />Il problema &egrave; che il Male che troneggia ne <em>L&rsquo;esorcista</em> appare irriducibile, inarrestabile e soprattutto viene reso visivamente, per cos&igrave; dire, con troppo &ldquo;entusiasmo&rdquo;; perci&ograve;, dal punto di vista <em>cinematografico</em>, il Diavolo vince a mani basse. Per contro, i rappresentanti del Bene, umani troppo umani, colmi di dubbi e debolezze, sembrano in continuo affanno e, si badi, appaiono <em>abbandonati a se stessi</em>; solo il sacrificio personale di padre Merrin e quello ancor pi&ugrave; tragico di padre Karras potranno portare a una parziale vittoria sul tremendo avversario. La solitudine e l&rsquo;impotenza dell&rsquo;uomo di fronte al Male costituiscono una sfuggente arma a doppio taglio per le intenzioni di Blatty, oltre che delle autorit&agrave; ecclesiastiche coinvolte nella produzione, e risaltano in modo netto, tanto da diventare uno dei leitmotiv dell&rsquo;horror che verr&agrave;, insieme, ovviamente, a tutto il corollario di temi presenti, come la possessione e la distruzione dall&rsquo;interno del corpo, la presenza del Male nella dimensione quotidiana e familiare, la violazione, da parte del sovrannaturale, dell&rsquo;estremo rifugio dell&rsquo;uomo, cio&egrave; l&rsquo;abitazione.&nbsp;<br />In definitiva, ed &egrave; questo ci&ograve; che pi&ugrave; interessa, <em>L&rsquo;esorcista</em> lavora proprio a favore dell&rsquo;altro horror, quello &ldquo;laico&rdquo;, quello in cui il Male &egrave; ben presente &ndash; si badi, nell&rsquo;assenza perpetua di Dio o di un Bene altrettanto potente &ndash; sia nelle sue caratteristiche comuni e quotidiane sia in quelle metafisiche e universali, e l&rsquo;orrore, nella pellicola di Friedkin, &egrave; <em>sfacciatamente</em> esposto, oltre ad essere indicato col suo nome pi&ugrave; temibile, il Diavolo, e senza ombra di reticenza o dubbio. Da questo film in poi, il Male trover&agrave; molte facce e molti nomi, ma ricondurr&agrave; sempre a quello primordiale evocato ne <em>L&rsquo;esorcista</em> e solo nei casi pi&ugrave; felici sar&agrave; capace di riproporre la potenza malata e dirompente del capolavoro di Friedkin.&nbsp;<br />A partire dall&rsquo;opera prima di Romero, quindi con l&rsquo;inizio dell&rsquo;epoca d&rsquo;oro della <strong><font color="#0a0ae5">new wave horror</font></strong> americana, e poi con la &ldquo;manovra a tenaglia&rdquo; attuata da Friedkin con <em>L&rsquo;esorcista</em>, l&rsquo;uomo, con i propri limiti e i propri personalissimi fantasmi, inizia a essere l&rsquo;assoluto protagonista della propria <em>perifericit&agrave;</em>, tornando al centro del racconto dell&rsquo;orrore per venirne fagocitato. Vedremo in seguito, in quell&rsquo;<em>unicum</em> costituito dal <em>corpus</em> craveniano, come tali tematiche verranno riproposte, declinate, eluse, rielaborate, arricchite.<br /><br />&#8203;(continua...)<br /><br /><strong><font color="#a82e2e">10)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Va detto che l&rsquo;apripista, sotto questo profilo, era stato indubbiamente Tod Browning, col suo cinema unico e irripetibile, con Freaks (1932) e non solo, oltre ad alcuni mostri Universal o Hammer, come la creatura di Frankenstein o l&rsquo;Uomo Lupo, che presentavano svariati caratteri dell&rsquo;Untermensch.</font><br /><strong><font color="#a82e2e">11)</font></strong>&nbsp;<font size="1">Naturalmente va rimarcato, anche se &egrave; cosa arcinota, come la pellicola di Friedkin abbia generato un vero e proprio filone a se stante, relativamente al cinema dell&rsquo;orrore, autonomo e avulso dagli orizzonti del New Horror.</font><br /><br /><strong>Gian Giacomo Petrone</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into The Pit</a></u></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='681043058575031577-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='681043058575031577-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='681043058575031577-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/livingdeadcover-0_orig.jpg' rel='lightbox[gallery681043058575031577]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/livingdeadcover-0.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='267' style='position:absolute;border:0;width:112.36%;top:0%;left:-6.18%' /></a></div></div></div></div><div id='681043058575031577-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='681043058575031577-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2015-2f07-2f31-2f88-2ftheexcorcis-5d52f_orig.jpg' rel='lightbox[gallery681043058575031577]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2015-2f07-2f31-2f88-2ftheexcorcis-5d52f.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='681043058575031577-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='681043058575031577-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/nightdead1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery681043058575031577]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/nightdead1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/0TAGtIQvebs?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/pWx4SFKVNnA?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[A DARK SONG - La forza della disperazione]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/a-dark-song-la-forza-della-disperazione]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/a-dark-song-la-forza-della-disperazione#comments]]></comments><pubDate>Tue, 16 May 2017 09:59:10 GMT</pubDate><category><![CDATA[a dark song]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/a-dark-song-la-forza-della-disperazione</guid><description><![CDATA[ &#8203;&ldquo;Poich&eacute; egli comander&agrave; ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie.&rdquo; Salmi, 91Sophia Howard (Catherine Walker) &egrave; sconvolta dalla perdita del figlio. In cerca di risposte e incapace di superare il lutto, contatta Joseph Solomon (Steve Oram), un discutibile personaggio che ha per&ograve; la fama di grande esperto di occultismo. Nonostante l'aspetto sciatto e il carattere indisponente, Sophia offre una consistente cifra a Joseph perch&eacute; evochi lo [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:242px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/published/a-dark-song-poster-fileminimizer.jpg?1494928912" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;&ldquo;<em>Poich&eacute; egli comander&agrave; ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie.</em>&rdquo; Salmi, 91<br /><br />Sophia Howard (<strong><font color="#1319e0">Catherine Walker</font></strong>) &egrave; sconvolta dalla perdita del figlio. In cerca di risposte e incapace di superare il lutto, contatta Joseph Solomon (<strong><font color="#0b12e5">Steve Oram</font></strong>), un discutibile personaggio che ha per&ograve; la fama di grande esperto di occultismo. Nonostante l'aspetto sciatto e il carattere indisponente, Sophia offre una consistente cifra a Joseph perch&eacute; evochi lo spirito del suo bambino. Dopo un iniziale rifiuto, l'uomo accetta e si rintana con la donna in una casa sperduta nella campagna gallese, dando il via a un estenuante e oscuro rituale per aprire un varco con l'aldil&agrave; e mettere in comunicazione madre e figlio.&nbsp;Condizione essenziale affinch&eacute; il tetro cerimoniale dia i suoi frutti &egrave; l'assoluto isolamento e, a questo scopo, Solomon traccia un cerchio attorno alla casa che, una volta chiuso, non potr&agrave; pi&ugrave; essere oltrepassato se non quando l'evocazione avr&agrave; avuto successo. Sar&agrave; dunque impossibile in seguito avere ripensamenti. In precedenza Sophia ha osservato una rigorosissima dieta per depurarsi in vista del rito magico, che prevede numerosi passaggi di stanza in stanza, dove la donna dovr&agrave; dedicarsi a letture e recitare litanie all'interno di figure geometriche disegnate sul pavimento.&nbsp;<br />Passano i mesi, ma nulla accade. Joseph sottopone allora la donna a ulteriori umiliazioni e privazioni (bagnandola in continuazione con acqua gelida, fino ad arrivare a farla quasi annegare in vasca da bagno) per purificarne il corpo e lo spirito. L'angoscia sale e la convivenza forzata diventa intollerabile. Sophia comincia a dubitare dei poteri soprannaturali dello squallido individuo, che pare pi&ugrave; votato all'alcolismo che all'occultismo, ma in realt&agrave; l'evocazione fallisce proprio per colpa di una bugia da lei raccontata, dato che il vero scopo della seduta &egrave; quella di vendicarsi di coloro che le hanno ucciso il figlio. Un errore fatale, destinato a provocare conseguenze catastrofiche. In effetti qualcuno finalmente risponde al richiamo della madre disperata, ma non si tratta, purtroppo, di un bambino innocente.<br /><br />Girato con un budget ridotto, <strong><font color="#1117e8">A Dark Song</font></strong> &egrave; il primo lungometraggio del regista irlandese <strong><font color="#0e14e5">Liam Gavin</font></strong>. Presentato in numerosi festival di genere, ha ricevuto un'accoglienza favorevole, pure per merito dei due soli protagonisti, entrambi bravissimi, anche se colpisce in particolare la prova straordinaria di Catherine Walker. Le riprese sono state effettuate in circa venti giorni nei dintorni di Dublino (grazie al contributo dell'encomiabile Irish Film Board). Nonostante sia stato prodotto in economia, &egrave; un piccolo horror indipendente che sa tenere in ansia lo spettatore per pi&ugrave; di un'ora, con picchi di sano terrore. Del resto, non mancano gli elementi per una buona riuscita, quali una madre disposta a qualsiasi cosa pur di rivedere il figlio, una casa isolata nella campagna, l'assenza di essere umani eccezion fatta per Sophia e Joseph, una sensazione claustrofobica causata da una vicenda che si svolge esclusivamente in ambienti chiusi e tetri, l'evocazione dell'occulto, una tocco di satanismo, la presenza di demoni.&nbsp;<br />Siamo comunque al cospetto di un'opera prima e, in quanto tale, <em>A Dark Song</em> non pu&ograve; non macchiarsi di alcuni difetti. Tuttavia Gavin sa ben tratteggiare i sentimenti che tormentano Sophie, come il dolore per la perdita dell'amato figlio, l'esasperazione e la frustrazione che animano l'attesa dell'apparizione, la paura che il rituale non si compia, ma anche il disgusto per l'improbabile stregone Solomon. Stupisce perci&ograve;, a maggior ragione, l'assurda caduta di stile nel finale, che cambia le carte in tavola e fornisce una chiave di lettura improntata sulla salvezza e sulla pace interiore, che si raggiungono soltanto attraverso il perdono. Dopo tanto buio, l'intravedere la luce va di solito interpretato come un segnale positivo. Ma in questo caso sarebbe stato molto meglio rimanere avvolti dalle tenebre. Peccato.<br /><br /><strong>Serena Casagrande</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into the Pit</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica&nbsp;</em><br /><br />Titolo originale: A Dark Song<br />Anno: Irlanda, 2016<br />Regia: Liam Gavin&nbsp;<br />Sceneggiatura: Liam Gavin<br />Fotografia: &nbsp;Cathal Watters&nbsp;<br />Montaggio: Anna Maria O'Flanagan&nbsp;<br />Musica: Ray Harman<br />Durata: 99'<br />Attori: Steve Oram, Catherine Walker.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='426950330814535949-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='426950330814535949-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-02_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-02.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='180' style='position:absolute;border:0;width:166.67%;top:0%;left:-33.33%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dark-song-horror-film-2016_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/dark-song-horror-film-2016.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-image-01-1-1000x600_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-image-01-1-1000x600.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='240' style='position:absolute;border:0;width:125%;top:0%;left:-12.5%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-2016-movie-liam-gavin-5_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-2016-movie-liam-gavin-5.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/darksongpic1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/darksongpic1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/image_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/image.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='212' style='position:absolute;border:0;width:141.51%;top:0%;left:-20.75%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-4_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/a-dark-song-4.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='213' style='position:absolute;border:0;width:140.85%;top:0%;left:-20.42%' /></a></div></div></div></div><div id='426950330814535949-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='426950330814535949-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/maxresdefault_8_orig.jpg' rel='lightbox[gallery426950330814535949]'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/maxresdefault_8.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/aIWJSIA30aY?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[UNDER THE SHADOW (L'ombra della paura) - Un demone alla porta]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/under-the-shadow-lombra-della-paura-un-demone-alla-porta]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/under-the-shadow-lombra-della-paura-un-demone-alla-porta#comments]]></comments><pubDate>Wed, 15 Feb 2017 11:38:39 GMT</pubDate><category><![CDATA[under the shadow]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/under-the-shadow-lombra-della-paura-un-demone-alla-porta</guid><description><![CDATA[ &#8203;Iran, anni Ottanta. Durante il conflitto con l'Iraq, nella capitale Teheran vive Sideh (Narges Rashidi), giovane donna colta e indipendente, con il marito Iraj (Bobby Naderi) e la figlioletta Dorsa (Avin Manshadi). La routine in citt&agrave; prosegue tra allarmi di bombardamenti aerei e possibili minacce di lanci missilistici da parte degli Iracheni. &nbsp;Quando risuona una sirena, Sideh, la sua famiglia e gli altri inquilini si rifugiano nei sotterranei del loro palazzo nell&rsquo;atte [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/under-the-shadow_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Iran, anni Ottanta. Durante il conflitto con l'Iraq, nella capitale Teheran vive Sideh (<strong><font color="#0c13e5">Narges Rashidi</font></strong>), giovane donna colta e indipendente, con il marito Iraj (Bobby Naderi) e la figlioletta Dorsa (<strong><font color="#0b12e5">Avin Manshadi</font></strong>). La routine in citt&agrave; prosegue tra allarmi di bombardamenti aerei e possibili minacce di lanci missilistici da parte degli Iracheni. &nbsp;Quando risuona una sirena, Sideh, la sua famiglia e gli altri inquilini si rifugiano nei sotterranei del loro palazzo nell&rsquo;attesa che la minaccia cessi. A una condizione gi&agrave; di per s&eacute; insostenibile sotto l'aspetto psicologico, si aggiungono per Sideh alcune questioni personali irrisolte, prima tra tutte la volont&agrave; di riprendere gli studi di medicina. Richiesta che il regime impostosi dopo la rivoluzione culturale islamica del 1979 non pu&ograve; accettare, vista la sua militanza in gruppi radicali di sinistra all'epoca dell'universit&agrave;.<br />&#8203;<br />A un certo punto Iraj riceve la chiamata per il fronte, e la situazione precipita. Una volta partito, l'uomo telefona alla moglie per chiederle di lasciare una Teheran ormai insicura, ma Sideh non vuole abbandonare la capitale per andare a vivere dai genitori del marito. Il suo atteggiamento crea qualche incomprensione con Iraj, che la supplica di pensare al bene della figlia. Come se non bastasse, la bambina di notte si sveglia terrorizzata a causa dei racconti di Mehdi, un ragazzino vicino di casa che ha perduto entrambi i genitori in guerra. Traumatizzato, non proferisce parola, anche se Dorsa sostiene che proprio Mehdi le ha sussurrato in un orecchio che stanno arrivando i <strong><font color="#0d13e9">jinn</font></strong>*. La razionale Sideh, che non crede alle creature soprannaturali della tradizione popolare, sottovaluta le paure della piccola.&nbsp;<br /><br />*<font size="1">I jinn sono entit&agrave; soprannaturali appartenenti alla cultura preislamica (pur essendo menzionati nel Corano, che li definisce spiriti, spiritelli, demoni). Paragonabili anche ai geni e ai folletti, sono di solito creature potenti e maligne. In Under the Shadow, una vicina di casa riferisce a Sideh che se un jinn si appropria di un oggetto personale, non si potr&agrave; mai pi&ugrave; sfuggirgli, perch&eacute; questi sapr&agrave; sempre dove rintracciare l'uomo o la donna a cui l'oggetto stesso appartiene.</font><br /><br />Il loro rapporto si complica ancora di pi&ugrave; il giorno in cui, mentre sta tentando di ascoltare le poche notizie attendili dalle disturbate frequenze di una radio straniera, la figlia le si avvicina per giocare. Stressata, frustata e sotto pressione, la donna finisce tuttavia per innervosirsi e la tratta in malo modo, strappandole dalle mani l'amatissima bambola Kima. Forse &egrave; un gesto di poco conto, ma l'episodio rappresenta in realt&agrave; un punto di svolta per l'intera vicenda.&nbsp;<br />Quando infatti un missile colpisce l'ultimo piano del loro palazzo (causando un morto), gli inquilini cominciano a partire in massa. Dorsa, che durante l'attacco ha perso i sensi, si sveglia urlando, raccontando di aver visto i jinn, penetrati in casa portati dall'arma che ha sfondato il tetto. Sideh si arrende e decide di fuggire da Teheran, ma Kima non si trova da nessuna parte e la bambina si rifiuta di andarsene senza bambola. Disperata per la scomparsa, Dorsa si ammala, non dorme, convinta che uno spirito abbia rapito il suo giocattolo preferito. Per di pi&ugrave; accusa la madre, che ancora si ostina a non crederle e che si &egrave; rivolta invece a un amico medico per un parere scientifico, di non volerla aiutare nella ricerca. Giunge per&ograve; il momento in cui la razionalit&agrave; non &egrave; in grado di spiegare quanto accade intorno a s&eacute; e, meglio tardi che mai, anche a Sideh capita di percepire, e di notare, inquietanti presenze soprannaturali nell'appartamento, come una figura avvolta in un chador: una signora (cos&igrave; la chiama Dorsa), che le appare se &egrave; sola in casa, per parlarle di Kima.<br />Nel frattempo il condominio si &egrave; svuotato, non vi rimangono che mamma e figlia. Sono spaventate a morte. E mentre soffia il vento, i jinn si spostano in cerca di persone da possedere.<br /><br /><strong><font color="#080ee3">Under the Shadow</font></strong>, <em>L'ombra della paura</em> in italiano, primo lungometraggio del regista di origine iraniana <strong><font color="#0e14e5">Babak Anvari</font></strong>, si rivela una piacevolissima sorpresa, senza dubbio degna di visione. Merito di un sapiente dosaggio che miscela gli elementi classici del genere horror al dramma psicologico di una protagonista in piena crisi esistenziale. Sarebbe comunque impossibile comprenderne appieno le angosce, se Anvari non avesse inserito la narrazione nel pesantissimo contesto storico della rivoluzione islamica in Iran (evento di portata epocale, di fondamentale importanza per il Paese e per il mondo intero).&nbsp;<br />Con <em>Under the Shadow</em>, premiato ai Bafta come migliore opera prima,&nbsp;siamo al cospetto di un horror privo di effetti speciali, girato quasi esclusivamente in interni, incentrato sull'evoluzione del rapporto tra Sideh e Dorsa e sull'analisi delle loro ansie e nevrosi. Non &egrave; un caso poi che entrambe dormano poco e che la mancanza di sonno diventi dunque un ulteriore fattore di disturbo, che complica uno scenario in cui la tensione gi&agrave; si taglia con il coltello. Non aiuta nemmeno la sensazione claustrofobica che si prova vivendo in un ambiente quasi &ldquo;sigillato&rdquo;, dove pure le finestre sono sprangate. Basta allora un nulla, il vento che sposta una tenda (sta forse entrando un jinn?) o una bambola di pezza ritrovata a brandelli, perch&eacute; lo spettatore sobbalzi sulla sedia. Passa persino in secondo piano il fatto che il tetto del palazzo sia stato sventrato da un'arma letale e che al di fuori dell'edificio sia in corso una guerra, dato che pubblico si concentra piuttosto sul conflitto in atto tra madre e figlia.&nbsp;<br />Se Sideh sospetta di aver deluso le aspettative del marito, che magari la considera incapace di occuparsi di Dorsa, la bambina rincara la dose rinfacciandole le parole della &ldquo;signora&rdquo;, che in sostanza ribadisce lo stesso concetto. Il senso di inadeguatezza della donna non si ferma alla messa in discussione del suo ruolo genitoriale. Si intuisce quindi che la scelta di riprendere gli studi in medicina sia stata dettata dalla volont&agrave; di esaudire il desiderio della mamma defunta. E sembra plausibile che il rifiuto di recarsi dai suoceri dipenda dal timore di essere sottoposta al giudizio di una famiglia ancorata alla tradizione.&nbsp;<br />Sideh segue usi e costumi occidentali: si sfoga seguendo il famoso corso d'aerobica di Jane Fonda registrato su una proibitissima videocassetta e, tra gli inquilini del condominio, &egrave; l'unica persona di sesso femminile a guidare un'auto. Naturale perci&ograve; che mal digerisca le regole imposte dal nuovo regime, che ha steso un velo &ldquo;pietoso&rdquo; su tutto ci&ograve; che riguarda appunto l'Occidente. Ecco che emergono le probabili motivazioni che le impediscono, almeno in un primo momento, di abbandonare il suo appartamento, anche se infestato da un demone. Soltanto all'interno di quelle mura pu&ograve; sentirsi libera e protetta, lontana da sguardi diffidenti. Un paradosso? Pu&ograve; darsi.&nbsp;<br />Un episodio in particolare pu&ograve; dare sostegno a una tesi che ha il sapore di un'assurdit&agrave;. Una notte Sideh scappa in strada con Dorsa tra le braccia dimenticando il velo. La polizia la ferma domandandole <em>se crede di essere in Svizzera</em> e la conduce da un superiore. Rischia addirittura le frustate, ma per fortuna ottiene la grazia rimediando un chador e un predicozzo, per rammentarle che una donna dovrebbe anzitutto temere di esporsi. Tornata a casa, vede la sua immagine avvolta nel velo scuro riflessa in uno specchio e, non riconoscendosi, si spaventa e grida.&nbsp;<br /><br />Un'ultima considerazione: Babak Anvari ha citato quale fonte di ispirazione <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/roman-polanski/linquilino-del-terzo-piano-ossessione-sovrana" target="_blank">L'inquilino del terzo piano di Polanski</a></u>, nondimeno vale la pena ricordare alcune altre opere cinematografiche che trattano il rapporto madre-figli in chiave horror, come <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/tff-32/torino-32-the-babadook-di-jennifer-kent" target="_blank">Babadook di Jennifer Kent,</a></u> <em>Dark Water</em> di Hideo Nakata, <em>La madre</em> di Andres Muschietti (prodotto da Guillermo del Toro) e inoltre, volendo, <em>Madre</em> di Bong Joon-ho e <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-nelle-sale/confessions-film-recensione-il-sepolcro-di-una-generazione" target="_blank">Confessions di Tetsuya Nakashima</a></u>. Per chi desiderasse recuperare il film del regista iraniano, <em>Under the Shadow</em> &egrave; disponibile in streaming su Netflix.<br /><br /><strong>Serena Casagrande</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" target="_blank">Into The Pit</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em>&nbsp;<br /><br />Titolo originale: &#1586;&#1740;&#1585; &#1587;&#1575;&#1740;&#1607;&lrm;&lrm; &nbsp;Under The Shadow&nbsp;<br />Anno: 2016<br />Regia: Babak Anvari<br />Sceneggiatura: Babak Anvari<br />Fotografia: Kit Fraser<br />Montaggio: Christopher Barwell<br />Musica: Gavin Cullen, Will McGillivray&nbsp;<br />Durata: 84'<br />Attori: Narges Rashidi, Avin Manshadi, Bobby Naderi, Arash Marandi, Ray Haratian, Bijan Daneshmand.&nbsp;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='297364556848746139-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='297364556848746139-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/84a67240-5eae-11e6-8163-65d9c75d2344-20160810-undertheshadow-trailer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/84a67240-5eae-11e6-8163-65d9c75d2344-20160810-undertheshadow-trailer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow03_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow03.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/normal-under-the-shadow-thumb-860xauto-54861_orig.png' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/normal-under-the-shadow-thumb-860xauto-54861.png' class='galleryImage' _width='400' _height='256' style='position:absolute;border:0;width:117.19%;top:0%;left:-8.59%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow-trailer1-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow-trailer1-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/undertheshadow2.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='175' style='position:absolute;border:0;width:171.43%;top:0%;left:-35.71%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/bestintl-undertheshadow_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/bestintl-undertheshadow.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='297364556848746139-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='297364556848746139-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/b0b8dcdd8222b22c985a1104c4c02164-1000x563_orig.jpg' rel='lightbox[gallery297364556848746139]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/b0b8dcdd8222b22c985a1104c4c02164-1000x563.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/D8AxkZnXAIk?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[THE WITCH – Strangers in a strange land]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/the-witch-strangers-in-a-strange-land]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/the-witch-strangers-in-a-strange-land#comments]]></comments><pubDate>Fri, 13 May 2016 00:18:33 GMT</pubDate><category><![CDATA[horror canadese]]></category><category><![CDATA[robert eggers]]></category><category><![CDATA[the witch]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/the-witch-strangers-in-a-strange-land</guid><description><![CDATA[ Was many years ago that I left home and came this wayI was a young man, full of hope and dreamsBut now it seems to me that all is lost andnothing gainedSometimes things ain't what they seemNo brave new world, no brave new world [&hellip;]Stranger in a strange landLand of ice and snowTrapped inside this prisonLost and far from home&#8203;(Iron Maiden &ndash; Stranger in a Strange Land &ndash; dall&rsquo;album Somewhere in Time, 1986)Il primo lungometraggio di Robert Eggers ha fatto il botto, e d [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:299px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9058020.jpg?281" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;"><em>Was many years ago that I left home and came this way<br />I was a young man, full of hope and dreams<br />But now it seems to me that all is lost and<br />nothing gained<br />Sometimes things ain't what they seem<br />No brave new world, no brave new world [&hellip;]<br />Stranger in a strange land<br />Land of ice and snow<br />Trapped inside this prison<br />Lost and far from home<br />&#8203;<br />(Iron Maiden &ndash; Stranger in a Strange Land &ndash; dall&rsquo;album Somewhere in Time, 1986)</em><br /><br />Il primo lungometraggio di <strong><font color="#200de8">Robert Eggers</font></strong> ha fatto il botto, e dopo aver vinto il premio per la miglior regia (categoria <em>U. S. Dramatic</em>) al Sundance del 2015, con notevoli riscontri anche fra il pubblico del festival, si avvia a essere considerato uno dei migliori horror di questi anni, ricchi di titoli ma non di rado deficitari di idee.&nbsp;<br />Quando un film attecchisce pressoch&eacute; istantaneamente all&rsquo;immaginario del pubblico, &egrave; probabile che si tratti di un&rsquo;opera capace di insinuarsi sottopelle, di innestarsi, prima che in ogni altra dimensione dell&rsquo;interiorit&agrave;, in quella posta appena al di sotto della soglia della coscienza, di regalare un&rsquo;immagine precisa, ancorch&eacute; deforme, o forse <em>esatta</em> proprio perch&eacute; tale, degli strati pi&ugrave; profondi e riposti dell&rsquo;inconscio individuale e collettivo degli astanti. <strong><font color="#2411e6">The Witch</font></strong> (o magari <strong><font color="#2210e2">The VVitch</font></strong>, con la sommit&agrave; centrale della &ldquo;W&rdquo; attraversata, forse per motivi simbolici, da uno spazio vuoto, come lasciano intuire i caratteri che marcano i titoli di testa e le varie locandine pubblicitarie del film) funziona prima di tutto come grimaldello della psiche, per poi defluirvi in guisa di fiume oscuro, le cui acque limacciose risultano abitate dai fantasmi e dalle (p)ossessioni di cui &egrave; preda l&rsquo;uomo, perlomeno quello cresciuto nel timore del peccato, della colpa e di una punizione sovrannaturale.<br />Pur aderendo in superficie a un canovaccio narrativo che riprende parecchie situazioni-(arche)tipo dell&rsquo;horror moderno e contemporaneo (la dimensione dell&rsquo;<em>home invasion</em>, del <em>survival</em>, della possessione maligna) e pur sviluppando alcuni elementi essenziali del racconto a partire dal conflitto uomo-natura, un tema spesso presente nel cinema pressoch&eacute; di ogni epoca, <em>TW</em> riesce a marchiare lo sguardo e a incastonarsi nella memoria per la magmatica stratificazione di temi e suggestioni; per la capacit&agrave; di restituire un orizzonte storico e culturale assai distante nel tempo, eppure prossimo e per molti versi <em>familiare</em>; per l&rsquo;abilit&agrave; con cui gli elementi perturbanti riescono a innestarsi nel tessuto connettivo di una vicenda gi&agrave; di per se stessa estrema e allucinatoria; per una non comune maestria nel tenere le redini di una narrazione a pi&ugrave; livelli, senza mai scadere nella retorica o nella banalit&agrave;; infine per la padronanza nell&rsquo;armonizzare gli elementi visuali con quelli acustici, intrecciando un tappeto percettivo assai complesso, nel quale un peculiare elemento significante &egrave; costituito dalla lingua parlata, un inglese secentesco ricco di intonazioni ed espressioni desuete e perci&ograve; stesso assai evocative. Un&rsquo;alchimia pressoch&eacute; perfetta e frutto di 5 anni di ricerche, studi e approfondimenti di carattere storico, aneddotico, folclorico, ambientale, che si sono poi risolti in 26 giorni appena di riprese.<br />La complessit&agrave; dell&rsquo;intreccio tematico e narrativo di <em>TW</em> emerge, fondamentalmente, dai due macro-insiemi di duali contrapposti che lo caratterizzano: Vecchio Mondo/Nuovo Mondo, Old England/New England, societ&agrave;-comunit&agrave;/famiglia, <strong><font color="#130de9">divino/demoniaco</font></strong>, per ci&ograve; che attiene al primo; cultura/natura (anche spartiacque simbolico fra il primo e il secondo insieme), maschile/femminile, et&agrave; adulta/fanciullezza, legge/pulsione, certezza fideistica/dubbio, familiare/perturbante, per ci&ograve; che attiene al secondo. Se il primo gruppo svolge la funzione di delineare lo sfondo storico e di garantire lo sviluppo <em>tematico </em>del film, il secondo si assume invece il compito di creare le premesse per la progressione <em>drammaturgica</em>.<br />&#8203;Entrambi, peraltro, muovono lo sviluppo del racconto e risultano strettamente complementari, in modo tale da salvaguardare la compattezza e l&rsquo;unit&agrave; dell&rsquo;opera, mantenendosi sempre reciprocamente aperti e comunicanti, anche perch&eacute; senza l&rsquo;uno, l&rsquo;altro faticherebbe ad affiorare. Va notato anche che, se nel secondo insieme i due estremi della dicotomia sono <em>compresenti</em>, nel primo, invece, uno dei due &egrave; pressoch&eacute; sempre <em>assente</em>, eppure indispensabile, nella sua assenza, per far scaturire il senso del suo opposto.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:268px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1073012.jpg?250" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;"><em>TW</em> &egrave; ambientato nel XVII secolo, all&rsquo;alba quindi della colonizzazione anglofona dei territori costieri atlantici dell&rsquo;America del Nord e cio&egrave; nell&rsquo;epoca in cui i primi coloni-pellegrini di ispirazione religiosa calvinista, i Puritani, iniziavano a prendere le distanze, in tutti i sensi, dalla cara, vecchia e soprattutto corrotta Inghilterra (totalmente mancante nelle ambientazioni del film e tutt&rsquo;al pi&ugrave; richiamata come lontano ricordo, nel tempo e nello spazio), alla ricerca di un nuovo inizio, di una nuova Terra Promessa non ancora pervertita dalle derive della Chiesa Anglicana e di quella Cattolica. New England/New World come New Eden.&nbsp;<br />La denominazione &ldquo;New England&rdquo; contiene in s&eacute;, per&ograve;, l&rsquo;ambiguit&agrave; e la contraddizione di un proiettarsi avanti pur guardando indietro, della ricerca di un Nuovo le cui radici sono gi&agrave; stabilite e consolidate, segnando, in definitiva, la <em>continuit&agrave;</em> fra tale Nuovo e il Vecchio, oltre al sottendersi di un atteggiamento irriducibilmente colonialista e conservatore, anzich&eacute; l&rsquo;affermarsi di una effettiva apertura verso un mondo estraneo e marcato da un&rsquo;alterit&agrave; irriducibile. Con queste premesse, &egrave; inevitabile che le Terre Selvagge si ergano come la minaccia dell&rsquo;ignoto di fronte a chi ripone esclusivamente in se stesso e nel <em>proprio</em> dio la cieca fiducia di una superiorit&agrave; morale meramente ipotetica.<br />&Egrave; dal manifestarsi di tale presunta superiorit&agrave; che scaturisce lo scontro in apertura del film, fra il capofamiglia William (<strong><font color="#2310e9">Ralph Ineson</font></strong>) e la comunit&agrave; di cui &egrave; cittadino, in quanto sia l&rsquo;uno sia l&rsquo;altra ritengono di perseguire, ciascuno a modo proprio e secondo parametri difformi, gli autentici precetti delle Sacre Scritture. William, assieme alla sua famiglia, viene perci&ograve; esiliato dal piccolo villaggio in cui risiede. A partire dall&rsquo;allontanamento di William e dei suoi congiunti (la moglie Katherine, la primogenita Thomasin, il secondogenito Caleb e i due gemelli Mercy e Jonas), scompare la dimensione sociale aggregata dall&rsquo;orizzonte del film e rimane esclusivamente quella nucleare della famiglia, costretta a conquistarsi uno spazio in cui sopravvivere all&rsquo;interno dei boschi ancora inesplorati del New England <font color="#a82e2e">(1)</font>.&nbsp;<br /><br /><font color="#a82e2e"><strong></strong>1)</font> <font size="1">Il film, per motivi prettamente economici, risulta girato nella zona della localit&agrave; selvaggia di Kiosk, Ontario, in Canada, un&rsquo;area che, anche per le difficolt&agrave; ambientali, non risultava in cima alle preferenze di Eggers, che avrebbe voluto invece lavorare proprio nel New England, terra nella quale ha trascorso la fanciullezza.</font><br /><br />Assieme alla dimensione comunitaria si dissolve anche quella civilizzata, e i membri della famiglia di William sono costretti a confrontarsi, innanzitutto, con l&rsquo;asperit&agrave; di un territorio impervio e inospitale, che contribuir&agrave; in modo determinante alla loro sconfitta. Il progredire delle contrariet&agrave;, la disfatta nel tentativo di domare una realt&agrave; indomabile &ndash; &ldquo;<em>We will conquer this wilderness. It will not consume us</em>&rdquo; dice William al secondogenito Caleb, all&rsquo;apparire delle prime e gi&agrave; insormontabili difficolt&agrave; &ndash; e l&rsquo;impossibilit&agrave; di assumere il controllo, innanzitutto <em>topografico</em>, di un ambiente che sembra un immenso labirinto nascono in primo luogo dalla potenza della Natura, di fronte alla quale l&rsquo;uomo bianco e il suo dio sembrano dapprima vacillare, per poi cedere rovinosamente. Dall&rsquo;impossibilit&agrave; di sopravvivere in un contesto tanto estremo scaturiscono quindi, come inevitabile conseguenza, le conflittualit&agrave; latenti, che opereranno come un invisibile morbo all&rsquo;interno del nucleo familiare, conducendolo alla distruzione.&nbsp;<br />Due sono i primi foschi presagi della tragedia imminente, cui ne seguiranno parecchi altri, in un crescendo di inquietudine magistralmente orchestrato da Eggers: il nuovo nato, il piccolo Samuel, scompare misteriosamente <font color="#a82e2e">(2)</font> e il raccolto, su cui William aveva fatto affidamento per l&rsquo;inverno, marcisce. La Wilderness non sembra soggiogabile, perci&ograve; l&rsquo;uomo dovr&agrave; simbolicamente regredire alla condizione di cacciatore/predatore, semplicemente per non morire di fame, primo passo indietro rispetto alla dimensione civilizzata da agricoltore stanziale.&nbsp;<br /><br /><font color="#a82e2e">2)</font> <font size="1">Eggers mostra, in due sequenze consecutive, la propria abilit&agrave; registica, giocando d&rsquo;ellissi. Dapprima riprende Thomasin, la primogenita di William, mentre gioca con Samuel, che letteralmente le sparisce di sotto gli occhi, e poi, dopo aver mostrato la ragazza mentre si inoltra nella macchia alla ricerca del fratellino, con un magistrale stacco che annichilisce l&rsquo;orientamento spazio-temporale, introduce lo sguardo nella spelonca in cui una vecchia e cadente megera sembra occuparsi del piccolo, dapprima con apparente amorevolezza, anche se poi fa capolino una lama; un altro stacco mostra la cariatide mentre ricopre il suo corpo di una viscida sostanza rossastra, il cui colore &egrave; acuito dal tipo d&rsquo;illuminazione dell&rsquo;ambiente. Niente di pi&ugrave; &egrave; dato alla conoscenza dello spettatore, anche se parecchio riceve la sua immaginazione. &nbsp;</font><br /><br />Da qui in poi, ogni momento della vita quotidiana della famiglia diviene occasione di conflitto, mentre i segnali inquietanti si moltiplicano. Iniziano le prime controversie legate all&rsquo;et&agrave; e al sesso dei componenti del nucleo, con i due genitori a rappresentare l&rsquo;autorit&agrave; della legge (sia pure con dissapori interni alla coppia, specie per motivi legati al rapporto privilegiato fra William e la figlia maggiore Thomasin, che scatenano la gelosia latente della moglie di William, Katherine), che per chiari motivi culturali si configura come legge divina, precetto biblico, e i quattro ragazzi a incarnare in varie forme la dimensione di una pulsione repressa, quindi sotterraneamente coltivata e pronta a erompere, talora con intensit&agrave; brutale.&nbsp;<br />Mentre i due fanciulli pi&ugrave; grandi, Thomasin (la bravissima e magnifica <strong><font color="#0f08e9">Anya Taylor-Joy</font></strong>) e Caleb (Harvey Scrimshaw), sembrano adombrare una recondita passione incestuosa, motivata anche dall&rsquo;assenza di altri coetanei &ndash; uno degli effetti della solitudine e della lontananza dalla dimensione della vita comunitaria &ndash; i due gemelli pi&ugrave; giovani sviluppano un isolamento dalla realt&agrave; familiare, vivendo appartati, covando un sordo rancore specie verso la sorella pi&ugrave; grande, e soprattutto trasformando i loro passatempi in occasioni per comunicare e giocare col nero caprone della fattoria, <strong><font color="#220feb">Black Phillip</font></strong>, la cui figura assumer&agrave; ben presto inquietanti contorni sovrannaturali, anche se non attraverso il ricorso alle possibilit&agrave; enfatizzanti e spettacolari del visivo, bens&igrave; grazie alla sua capacit&agrave; evocativa e allusiva, specie per l&rsquo;immaginario di chi ha familiarit&agrave; con certi arcaici accostamenti simbolici.&nbsp;<br />Naturalmente, essendo la famiglia di William l&rsquo;unica comunit&agrave; presente in quel contesto ambientale, sar&agrave; al suo interno che i suoi membri cercheranno la causa delle loro sciagure, il capro espiatorio da sacrificare per mondarsi delle loro colpe innanzi al loro Dio. La parola "<em>strega"</em> &ndash; dotata all&rsquo;epoca, evidentemente, di un certo potere, oltre che terrorizzante, anche e soprattutto taumaturgico e apotropaico (una volta che il Male viene identificato tramite un nome e un volto, fa meno paura), dato che consentiva, agli sprovveduti fedeli delle comunit&agrave; cristiane dell&rsquo;epoca e alle molto meno sprovvedute autorit&agrave; che li governavano, di individuare la causa del Male con <em>certezza</em>, per poi liberarsene, attraverso il rito purificatore della messa a morte &ndash; comincia a rimbalzare di bocca in bocca, fra i membri della famiglia, e sembra condurre a Thomasin, la quale a sua volta muove ai gemelli la medesima accusa. Nessuno di loro sar&agrave; pi&ugrave; in grado di uscire dal circolo vizioso delle accuse reciproche, che li accompagner&agrave; fino al tragico epilogo.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:251px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/3076692.jpg?233" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">&#8203;La religione, effettiva struttura portante del vivere collettivo dei coloni di quell&rsquo;epoca e di quelle latitudini, che innerva ogni pratica, ogni azione, ogni pensiero e intendimento, al di fuori della societ&agrave; civile diviene una sovrastruttura, un orpello, una folle catena che inibisce i movimenti, obnubila i pensieri ed esaspera gli animi senza recare conforto. Ogni preghiera rimane inascoltata, per divenire, via via che il tempo trascorre e la situazione degenera, la folle litania di anime perdute, mentre ci&ograve; che era verit&agrave; di fede trascolora nella superstizione, la <em>superstizione</em> del <em>divino</em>.&nbsp;<br />Il Soffio Vitale della Wilderness, cio&egrave; l&rsquo;autentico sovrano di quei luoghi (che solo dei poveri di spirito che <em>non</em> vedranno il Regno dei Cieli chiamano, con fantasia assai limitata, Satana), anzich&eacute; sottomettersi alla debole mano di quegli esseri umani, penetra sottilmente nelle loro fragili anime e attraversa le altrettanto fragili mura della loro casa, per sconquassarne le vite, assieme alle loro stolide credenze. L&rsquo;uomo di fede conoscer&agrave; allora, nella sua forma pi&ugrave; autentica, la dimensione della solitudine di fronte all&rsquo;incommensurabilit&agrave; della Natura, scoprendo quanto debole e impotente egli possa essere, qualora quel Dio in cui aveva riposto tutte le proprie speranze si riveli un&rsquo;illusione.<br />Eggers gioca sagacemente coi luoghi comuni del sacro, della superstizione e del folclore (non a caso, il sottotitolo del film &egrave; <strong><font color="#1009ed">A New-England Folktale</font></strong>), esprimendo l&rsquo;orrore senza mai scadere nel grottesco o rimestare nel ripugnante, ma lavorando con sapienza i suoi personaggi ai fianchi e suggerendo un&rsquo;angoscia che abita le pieghe riposte dell&rsquo;oscurit&agrave;, sia quella dell&rsquo;anima sia quella dell&rsquo;immagine (illuminata pressoch&eacute; sempre da luci naturali, ragion per cui, nelle scene notturne o con fioche fonti di chiarore, il buio si impadronisce sovente del visivo, risucchiando i personaggi).&nbsp;<br /><em>TW</em>, oltre a delinearsi come horror raffinato, pungente e crudele, si rivela in modo esplicito come film potentemente politico e, sia pure parzialmente, anche <em>laico</em>, giacch&eacute; affronta i temi nodali dell&rsquo;emancipazione umana dalle catene dell&rsquo;adesione acritica ai dogmi e ai rigidi dettami di un credo restrittivo e malriposto, perch&eacute; estende il tema dell&rsquo;emancipazione alla figura femminile centrale, cio&egrave; Thomasin, l&rsquo;unica della famiglia a salvarsi dalla distruzione, divenendo parte della congregazione di sacerdotesse della Wilderness (streghe, secondo l&rsquo;accezione comunemente diffusa), perch&eacute; infine getta in faccia allo spettatore le grevi dinamiche esistenziali che avvolgono la vita di una famiglia di ottusi integralisti religiosi.&nbsp;<br />La parte finale pu&ograve; forse dare l&rsquo;impressione di una certa collocazione <em>ideologica</em> (quindi lontana da un atteggiamento autenticamente laico) anti-cristiana (non &egrave; un mistero il successo che il film ha riscosso presso alcune congregazioni sataniste, ad esempio il Satanic Temple di Detroit), anche se marcata da un profondo spirito libertario (il libro, la parola, la conoscenza e l&rsquo;affrancamento dai vincoli, prospettati dalla voce suadente dello Spirito della Wilderness a Thomasin, si ritrovano giocoforza contrapposti alla sottomissione, all&rsquo;oscurantismo, alla regola), ma in&nbsp;<em>The Witch&nbsp;</em>non &egrave; l&rsquo;immagine a essere ideologica/ideologizzata, bens&igrave;, tutt&rsquo;al pi&ugrave;, l&rsquo;occhio di chi guarda, qualsiasi sia la propria divinit&agrave; di riferimento.<br /><br /><strong>Gian Giacomo Petrone&nbsp;</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html">Into the Pit</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Anno: 2015<br />Durata: 89&rsquo;<br />Regia, soggetto e sceneggiatura: Robert Eggers<br />Fotografia: Jarin Blaschke<br />Musiche: Mark Korven<br />Montaggio: Louise Ford&nbsp;<br />Interpreti principali: Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='218809608123652599-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='218809608123652599-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6537298_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6537298.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4135958_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4135958.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4830375_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4830375.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='240' style='position:absolute;border:0;width:125%;top:0%;left:-12.5%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9440301_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9440301.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2775588_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2775588.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2415677_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2415677.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8157450_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8157450.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='218809608123652599-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='218809608123652599-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/144380_orig.jpg' rel='lightbox[gallery218809608123652599]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/144380.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/iQXmlf3Sefg?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/HwU_88fNg78?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/TIkW4StMAPE?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/Bo2OTEbz-jU?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[WES CRAVEN - Leaving Elm Street]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/wes-craven-leaving-elm-street]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/wes-craven-leaving-elm-street#comments]]></comments><pubDate>Mon, 31 Aug 2015 02:18:50 GMT</pubDate><category><![CDATA[wes craven]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/wes-craven-leaving-elm-street</guid><description><![CDATA[ Di tutti i Masters of Horror che hanno contribuito a rendere grande il genere nel periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, Wes Craven &egrave; stato certamente uno dei pi&ugrave; prolifici. Venticinque titoli tra cinema e televisione, da L&rsquo;ultima casa a sinistra (1972) fino a Scream 4 (2011), attraverso parte dei quali il regista di Cleveland ha raccontato il lato oscuro e rimosso dell&rsquo;America, mettendo nero su bianco gli incubi di un&rsquo;intera generazione (anche letter [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:261px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8863584.jpg?243" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Di tutti i <em style="">Masters of Horror</em> che hanno contribuito a rendere grande il genere nel periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, <strong><font color="#0707e3">Wes Craven</font></strong> &egrave; stato certamente uno dei pi&ugrave; prolifici. Venticinque titoli tra cinema e televisione, da <em style="">L&rsquo;ultima casa a sinistra</em> (1972) fino a <em style="">Scream 4</em> (2011), attraverso parte dei quali il regista di Cleveland ha raccontato il lato oscuro e rimosso dell&rsquo;America, mettendo nero su bianco gli incubi di un&rsquo;intera generazione (anche letteralmente: si pensi alla saga di <em style="">Nightmare</em>) come mai il cinema aveva osato fare prima di allora. <br /><span style=""></span> Il suo &egrave; stato un viaggio lungo quattro decenni, percorso in compagnia di amici e colleghi quali George A. Romero, John Carpenter, Tobe Hooper, ma anche Joe Dante, Brian Yuzna, Sam Raimi, Clive Barker, solamente per citarne alcuni tra i pi&ugrave; importanti. Nomi che hanno avuto l&rsquo;ardire di raccontare la propria epoca filtrandola attraverso il punto di vista sporco e scomodo dell&rsquo;horror, talvolta andando incontro a critiche feroci e a incomprensioni, ma sempre mantenendo quella personalit&agrave; di sguardo che ai nostri occhi, oggi, li rende fondamentali.  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Analizzando tutte queste filmografie nella loro interezza, quella di Craven non &egrave; stata certamente la migliore: troppi i passi falsi, troppi i brutti film, soprattutto nell&rsquo;ultima parte della carriera. L&rsquo;ultimo titolo veramente all&rsquo;altezza della sua fama, almeno a parere di chi scrive, &egrave; <em>Scream</em>, e risale ormai gi&agrave; a diciannove anni fa: da allora Craven ha proseguito questa saga ripiegandone i contenuti su se stessi (i primi due sequel uscirono pi&ugrave; o meno in concomitanza con la celebre parodia <em style="">Scary Movie</em>, perdendo il confronto) e mettendo poi la propria firma su progetti anonimi (<em style="">Cursed &ndash; Il maleficio</em>) o addirittura pessimi (<em style="">Red Eye</em>, <em style="">My Soul to Take</em>). Fino a <em style="">Scream 4</em>, appunto: un capitolo con il quale &egrave; tornato a raccogliere qualche consenso, nonostante la natura innegabilmente fuori tempo massimo di un film che fa fatica a rapportarsi concretamente con la contemporaneit&agrave;, insistendo anacronisticamente su una componente metacinematografica ormai di presa sin troppo facile. <br /><span style=""></span> Ma non &egrave; sempre stato cos&igrave;: se oggi ricordiamo e celebriamo Wes Craven &egrave; perch&eacute; c&rsquo;&egrave; stato un tempo in cui la sua opera ha davvero lasciato il segno, tracciando una linea di confine tra un prima e un dopo e arrivando a elevare un genere da sempre considerato di serie B. Dunque poco importa se quello che &egrave; venuto poi non si &egrave; dimostrato all&rsquo;altezza. Craven &egrave; riuscito nell&rsquo;impresa di proseguire e fare proprio il discorso iniziato da Romero nel 1968 con <em style="">La notte dei morti viventi</em>: in maniera seconda solamente al Tobe Hooper di <em style="">Non aprite quella porta</em> e <em style="">Quel motel vicino alla palude</em>, ha messo in scena gli orrori della provincia che fino a quel momento erano stati occultati dietro il modello della perfetta famiglia americana mostrato dalla televisione sin dagli anni Cinquanta. Lo ha fatto dapprima rivisitando <em style="">La fontana della vergine</em> di Bergman in chiave exploitation (<em style="">L&rsquo;ultima casa a sinistra</em>), poi con il successo di <em style="">Le colline hanno gli occhi</em>; ma non &egrave; certamente banale n&eacute; riduttivo ribadire come il suo nome sar&agrave; sempre indissolubilmente legato a Freddy Krueger, la sua creatura pi&ugrave; famosa e riuscita: con <strong><font color="#1b08e5">Nightmare &ndash; Dal profondo della notte</font></strong> Craven ha posto una pietra miliare difficilmente eguagliabile, creando praticamente dal nulla una figura di villain che si &egrave; rivelata essere la pi&ugrave; radicata nell&rsquo;immaginario collettivo dai tempi dei mostri classici della Universal. Un film che &egrave; riuscito come pochi altri a rappresentare il senso di fragilit&agrave; di una generazione intera, punita a causa di colpe che non gli appartengono e colpita nell&rsquo;unica dimensione fino a quel momento considerata inespugnabile, ovvero quella del sogno. <br /><span style=""></span> Non sempre Craven &egrave; riuscito a mantenere il controllo creativo e produttivo degli altri capitoli della saga, ma &egrave; comunque a lui che si deve la riuscita generale di una serie che ha raccontato <em style="">in diretta</em> la caduta libera di un decennio, gli anni Ottanta, in cui tutti erano talmente sopraffatti dal proprio edonismo da non riuscire ad accorgersi che la catastrofe era gi&agrave; cominciata. &Egrave; sempre in quegli anni che troviamo anche il bellissimo <strong><font color="#0e14ed">Il serpente e l&rsquo;arcobaleno</font></strong>, oltre ad alcuni prodotti minori da non sottovalutare come <em style="">Dovevi essere morta</em>, <em style="">Sotto Shock</em> e, soprattutto, il generalmente poco considerato <em style="">La casa nera</em> (anonimo titolo italiano per il ben pi&ugrave; suggestivo <em style="">The People Under the Stairs</em>), parabola che pi&ugrave; esplicita non si potrebbe sull&rsquo;America repubblicana dell&rsquo;era Reagan.  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Mentre negli anni Novanta il genere comincia ad arrancare, perdendo per strada le carriere di registi un tempo interessanti come Hooper e Yuzna o condannandone altre all&rsquo;oblio (Romero), Craven si dimostra incredibilmente al passo coi tempi riflettendo sul ruolo dell&rsquo;horror nella societ&agrave;, mettendosi in gioco addirittura in prima persona. <em style="">Nightmare &ndash; Nuovo incubo</em> non &egrave; solamente l&rsquo;occasione per riappropriarsi del personaggio di Freddy Krueger, ma &egrave; anche una riflessione vertiginosa sulla natura del proprio lavoro di artista, in un mondo dominato dai media in cui tutto sembra pronto per essere trasformato in icona (ben prima dell&rsquo;era di internet). <br /><span style=""></span> Il primo <strong><font color="#0b25ef">Scream</font></strong> arriva due anni pi&ugrave; tardi e prosegue in questa direzione in maniera certamente meno efficace; eppure &egrave; un film che rivisto oggi appare molto meno datato di quanto si potesse temere, oltre a essere il prologo (inconsapevolmente?) ideale per tutto quello che l&rsquo;horror sarebbe divenuto poi. Con la morte di Wes Craven quindi non se ne va soltanto una figura fondamentale per qualsiasi appassionato di cinema horror (sarebbe quantomeno riduttivo limitarsi a questo), ma soprattutto un regista che non ha mai smesso di interrogarsi sul rapporto tra la realt&agrave; e la finzione generata da essa, rivendicando con forza la componente sociale di un genere che ha dimostrato la propria statura titanica in ognuno di quei momenti in cui si &egrave; fatto portavoce di un disagio profondo e ben radicato. Ecco perch&eacute; tutti noi gli dobbiamo moltissimo. &nbsp;<br /><br /><strong>Giacomo Calzoni</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html">Into The Pit</a></u></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/IofCT1hkxOE?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/dCVh4lBfW-c?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/n_HUvEpwL1I?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/EPWTvbTWhZc?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[BURYING THE EX - A volte ritornano]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/burying-the-ex-a-volte-ritornano]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/horror/burying-the-ex-a-volte-ritornano#comments]]></comments><pubDate>Tue, 21 Jul 2015 10:21:27 GMT</pubDate><category><![CDATA[burying the ex]]></category><category><![CDATA[joe dante]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/horror/burying-the-ex-a-volte-ritornano</guid><description><![CDATA[ A volte ritornano e c&rsquo;&egrave; solo da esserne lieti. Gi&agrave; perch&eacute; di registi come Joe Dante non ne nascono certo tutti i giorni, ed &egrave; un peccato vederlo sempre meno attivo, con appena tre titoli diretti negli ultimi quindici anni. Purtroppo non c&rsquo;&egrave; da stupirsi se si considera che altri due grandi cineasti americani come Brian De Palma, di cui qui da noi &egrave; ancora tristemente inedito il suo ultimo film (Passion)&nbsp;del 2012, e John Carpenter, che ne [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:255px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7616126.jpg?237" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">A volte ritornano e c&rsquo;&egrave; solo da esserne lieti. Gi&agrave; perch&eacute; di registi come <strong><font color="#2d15ea">Joe Dante</font></strong> non ne nascono certo tutti i giorni, ed &egrave; un peccato vederlo sempre meno attivo, con appena tre titoli diretti negli ultimi quindici anni. Purtroppo non c&rsquo;&egrave; da stupirsi se si considera che altri due grandi cineasti americani come Brian De Palma, di cui qui da noi &egrave; ancora tristemente inedito <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-americano/passion-depalma-il-marchio-di-un-vecchio-leone" target="_blank" title="">il suo ultimo film (<em style="">Passion</em>)</a></u>&nbsp;del 2012, e John Carpenter, che nel frattempo ha firmato come compositore il suo primo album di inediti intitolato <em style="">Lost Themes</em>, sembrano ormai essere stati quasi dimenticati dall&rsquo;industria hollywoodiana.   <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Presentato lo scorso anno a Venezia ma ancora in attesa di una distribuzione italiana, <strong><font color="#1609e8">Burying the ex</font></strong> &egrave; una commedia horror impregnata di cinefilia e grande amore per il cinema di serie b, compreso quello italiano degli anni &rsquo;60 e &rsquo;70, che da sempre contraddistingue e caratterizza la poetica di Dante.<br /><span style=""></span> Max, ragazzo placido e mite impiegato in un negozio di articoli e gadget per cultori del genere horror, convive con Evelyn, una ragazza fissata con la cucina vegana e con l&rsquo;ecologia. I due, fatta eccezione per un&rsquo;ottima intesa sessuale, hanno davvero poco in comune e Max sente sempre pi&ugrave; il bisogno di uscire fuori da un m&eacute;nage asfittico che lo sta logorando. Quando sembra aver preso il coraggio per affrontare a viso aperto Evelyn accade un fatto tragico che risolve in modo netto e traumatico la situazione. Dopo aver trascorso un brutto periodo Max conosce Olivia, una ragazza bella e simpatica che condivide i suoi stessi interessi,  e tra i due scatta subito la scintilla. Purtroppo per lui i guai non sono ancora finiti, perch&eacute; dal suo recente passato riemerge (o forse sarebbe meglio dire risorge) Evelyn, che proprio non ne vuol sapere di uscire dalla sua vita.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Qualcuno ha storto il naso ed &egrave; rimasto deluso di fronte all&rsquo;ultimo lavoro di Joe Dante, senza rendersi conto che rispecchia in pieno il suo percorso cinematografico, diventato un po&rsquo; tortuoso e accidentato negli ultimi tempi rispetto agli anni &rsquo;80 e &rsquo;90, in cui aveva realizzato dei veri e propri gioielli come <em style="">L&rsquo;ululato</em>, <em style="">Gremlins</em>, S<em style="">alto nel buio </em>e <em style="">Matinee</em>. <em style="">Burying the ex</em>, bonaria satira che prende di mira il veganismo nei suoi aspetti pi&ugrave; intransigenti e fanatici, riflettendo al contempo sugli effetti deleteri legati alla promessa di un amore eterno, deve essere considerato per quello che &egrave;, ovvero un innocuo ma godibile divertissement girato in poche settimane da un autore ben consapevole di avere a disposizione sempre meno mezzi e risorse per i suoi nuovi progetti. <br /><span style=""></span> Scritto da Alan Trezza, che per l&rsquo;occasione ha ripreso &ndash; ampliandolo &ndash; il soggetto del suo omonimo corto di qualche anno prima che aveva anche diretto, <em style="">Burying the ex </em>si avvale di diverse trovate ironiche e divertenti, con pi&ugrave; di una battuta che arriva puntualmente a segno e rende la visione del film piacevole e scorrevole. A funzionare a dovere &egrave; soprattutto il cast femminile, composto da <strong><font color="#1c0fea">Ashley Greene</font></strong> e <strong><font color="#170ae8">Alexandra Daddario</font></strong>, perfette e brillanti nei rispettivi ruoli di Evelyn e Olivia. Non si pu&ograve; dire altrettanto delle controparti maschili, dove accanto a un funzionale Anton Yelchin nel ruolo di Max troviamo come spalla comica Oliver Cooper nei panni dell&rsquo;invadente fratellastro, una sorta di clone sbiadito e fastidioso di Seth Rogen che sembra uscito fuori da uno dei tanti titoli della factory di Judd Apatow. <br /><span style=""></span> Infarcito di rimandi e citazioni cinefile che manderanno in visibilio i fan dei film del genere, a partire dai poster in italiano che campeggiano nella casa di Max (alcuni veri, altri inventati di sana pianta) o dal nome di una delle protagoniste che omaggia apertamente <em style="">La notte che Evelyn usc&igrave; dalla tomba </em>del nostro Emilio P. Miraglia, <em style="">Burying the ex </em>porta ben impresso il riconoscibilissimo marchio di fabbrica del suo autore, nonostante sia privo della sua ispirazione pi&ugrave; caustica, anarchica e corrosiva. <br /><span style=""></span> Teniamocelo stretto il &ldquo;vecchio&rdquo; Joe Dante, e auguriamogli di cuore di riuscire ancora a realizzare, tra un episodio di una serie tv e l&rsquo;altra, dove viene impiegato come un mestierante qualsiasi, qualche pellicola ironica e graffiante come quelle che ci hanno accompagnato dalla fine degli anni &rsquo;70 ad oggi. <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> <strong style="">Boris Schumacher</strong><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/into-the-pit.html" title="">Into The Pit</a></u><br /> <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> <em>Scheda tecnica</em><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Titolo originale: Burying the ex<br /><span style=""></span> Regia: Joe Dante<br /><span style=""></span> Sceneggiatura: Alan Trezza<br /><span style=""></span> Fotografia: Jonathan Hall<br /><span style=""></span> Anno: 2014<br /><span style=""></span> Durata: 89&rsquo;<br /><span style=""></span> Interpreti principali: Anton Yelchin, Ashley Greene, Alexandra Daddario<br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='650272941603298200-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='650272941603298200-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='650272941603298200-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2187117_orig.jpg' rel='lightbox[gallery650272941603298200]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Burying the ex, Joe Dante, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2187117.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='650272941603298200-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='650272941603298200-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8680100_orig.jpg' rel='lightbox[gallery650272941603298200]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Burying the ex, Joe Dante, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8680100.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='281' style='position:absolute;border:0;width:106.76%;top:0%;left:-3.38%' /></a></div></div></div></div><div id='650272941603298200-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='650272941603298200-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7804559_orig.jpg' rel='lightbox[gallery650272941603298200]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Burying the ex, Joe Dante, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7804559.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='236' style='position:absolute;border:0;width:127.12%;top:0%;left:-13.56%' /></a></div></div></div></div><div id='650272941603298200-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='650272941603298200-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9890294_orig.jpg' rel='lightbox[gallery650272941603298200]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Burying the ex, Joe Dante, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9890294.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/L8gJbE3LYNs?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>