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LOCARNO 79 – La beauté de l'âne / L'estive

13/8/2026

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Sradicamento. Esilio. Lontananza dalla propria terra d'origine. Desiderio di ritornare, per ovviare a mancanze o sensi di colpa. Ricordi, dolore, speranze. Nostalgia, dubbi da risolvere, futuro da scrivere o passato da aggiustare. Tematiche che trovano punti di contatto, anche stilistici, in due pregevoli film inseriti nelle sezioni collaterali di questa edizione del Festival di Locarno.

A partire da La beauté de l'âne, di Dea Gjinovci, brillante ibrido tra fiction e documentario, proiettato in anteprima lo scorso autunno a Zurigo, già uscito in alcune sale della Svizzera romanda e opportunamente aggiunto al cartellone locarnese. La regista si reca insieme al padre Asllan presso un villaggio del Kosovo dove lui ha trascorso la sua infanzia, per poi fuggire a causa della guerra e dell'invasione serba, 60 anni prima, lasciandosi dietro gran parte della famiglia. La salvezza acquisita si è sempre più trasformata in un lungo fiume di rimpianto, per la consapevolezza che molti di quelli invece rimasti hanno incontrato la disfatta. Ora, nel luogo in cui Asllan è nato e cresciuto, della sua vecchia casa non è rimasto più nulla. La figlia Dea vuole però ridare corpo e sostanza materica ai ricordi del papà, obiettivo per il quale fa costruire un set artificiale il più possibile simile al vero ambiente dove il genitore ha avuto giornate felici. Dopodiché, come in una sorta di pièce teatrale, inizia a mettere in scena momenti di vita raccontati da Asllan, con l'aiuto di parenti e persone del posto nella veste di attori improvvisati. Parallelamente, Dea compie un'indagine per scoprire che ne è stato della nonna, scomparsa in circostanze mai chiarite.
Il film della Gjinovci affastella un torrente di rimembranze, malinconie, tragedie e squarci di gioia. Le piccole istantanee di un passato dove ancora si poteva ridere anche per le cose più semplici, la paura nel vedere le brutali zanne della guerra ed essere cacciati come ospiti indesiderati, il cruccio devastante per la fortuna di essersi potuti allontanare dal conflitto senza però avervi partecipato (e lottato) attivamente. E poi, i dubbi dilanianti protratti per decenni in relazione al destino di chi si è amato e lasciato indietro. Verità da svelare non tanto per rintracciare un'utopica pace interiore, quanto per chiudere il cerchio dell'esistenza e rendere omaggio a chi ha sofferto senza colpa, poiché "nessuno merita di morire senza una storia".
La beauté de l'âne sa colpire e commuovere senza cercare il facile pietismo. Le lacrime di Asllan e Dea si fondono con le nostre. Sentiamo la loro afflizione mentre, per qualche minuto, torniamo anche noi bambini e ripensiamo alla fragile innocenza della fanciullezza. Un tenero asinello ci osserva testimone muto, le macerie e i buchi nei muri del villaggio esemplificano la barbarie di ogni guerra, il set innalzato per l'occasione simboleggia la necessità di non arrendersi alla distruzione e amplifica il valore di un'opera preziosa.

In scenari solo in parte meno drammatici si sviluppa L'estive, diretto dalla coppia belga Naël Khleifi / Lisa Debauche. Anche qui un'interessante commistione tra finzione e realtà tramite la figura di Hana, ragazza libanese emigrata in Europa che lavora come apprendista pastora sulle Alpi. La giovane protagonista impara un mestiere complesso, tiene a bada oltre 200 capi di bestiame, affronta con determinazione le difficoltà e al contempo si nutre del silenzio delle montagne, degli spazi estesi, senza disprezzare la solitudine, affievolita in minima istanza da saltuarie telefonate con la madre. Nei suoi occhi che ogni tanto si perdono lungo le nuvole dell'orizzonte c'è però un senso di acuta malinconia, legata alla distanza dalla patria. Quando un'altra ragazza viene mandata al rifugio per aiutarla, Hana è costretta a sciogliere la corazza protettiva in cui si è avvolta. Allo stesso tempo, il bucolico paesaggio dell'anima è scosso dalla visione di alcuni extracomunitari che cercano di scappare dalla polizia; il dialogo con uno di loro fornirà ad Hana ulteriore consapevolezza sulla volontà di conquistare la vita senza però rinnegare la culla da cui proviene.
Se c'è un difetto, in L'estive, è la breve durata: affermazione paradossale, in un'epoca bulimica in cui si tende spesso ad ampliare a dismisura la rappresentazione filmica. Qui invece, all'opposto, i 65 minuti non consentono di sviluppare a sufficienza situazioni e caratteri che avrebbero meritato maggiore approfondimento, finendo anzi per far sembrare un po' slegate le questioni portanti. Resta comunque un bel ritratto naturalistico, dove il panismo fotografico non tralascia la ricerca di una forma personale e non dimentica l'emozione dello sguardo.

Alessio Gradogna

Sezione di riferimento: Festival Locarno

Schede tecniche

La beauté de l'âne

Regia e sceneggiatura: Dea Gjinovci
Anno: 2025
Durata: 77'
Attori: Asllan Gjinovci, Leart Gjinovci
Fotografia: Maxime Kathari
Montaggio: Lizi Gelber
Musiche: Gaël Kyriakidis

L'estive

Regia e sceneggiatura: Naël Khleifi, Lisa Debauche
Anno: 2026
Durata: 65'
Attori: Manal Issa, Sibylle Bataille, Ibrahima Barry El Hadj, Elkabir Belfatmi
Fotografia: Diego Romero Suarez-Llanos
Montaggio: Lenka Fillnerova, Benoît Baudson
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