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LOCARNO 79 – Armony, di Dario Albertini

8/8/2026

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​Solitudine. Marginalità. Condizioni cercate e volute, oppure imposte dai canoni miasmatici della società. Rapporti perduti nel tempo, assenze prolungate, gabbie dentro cui ci si sente in qualche maniera protetti. Paura del mondo, di andare oltre lo schema di un'esistenza priva di guizzi. Sobborghi di periferia, mare da snobbare perché non si è mai nemmeno imparato a nuotare. Strade percorse nell'andirivieni del movimento, in ossimoro con la stasi di una vita in fondo sempre uguale. Fino a che dal nulla giunge l'evento inatteso, la scintilla scatenante, la cometa che scuote la prigione dell'immobilismo.
Da queste basi narrative si sviluppa Armony, terzo film di Dario Albertini, presentato in anteprima mondiale a Locarno in Piazza Grande e in uscita al cinema nel 2027. Film dalla lunga gestazione, pensato dal regista ispirandosi a persone reali di sua conoscenza e modificato più volte, salvo poi assumere contorni precisi con l'idea di affidare a Valerio Mastandrea non soltanto una partecipazione in ambito produttivo, ma anche il ruolo attoriale di protagonista.
È dunque lui a dare volto ed espressione ad Armony, camionista di 55 anni arrivato alla pensione, un qualcosa da affrontare senza sapere bene come, poiché "non l'ho mai fatto". Non sappiamo nulla del suo passato, ma per quel poco che ci viene mostrato, le coordinate che lo contraddistinguono non sono proprio allineate con gli usi comuni: porta gli orecchini, si mette lo smalto nero sulle unghie, vive in una roulotte, non ha famiglia, i suoi rapporti con l'umanità sono assai ridotti e l'unica amica che ha e di cui si fida è un'anziana donna transgender, a sua volta ben distante dai "normali" schemi di inserimento sociale. 
Il placido fiume cambia però correnti all'improvviso, quando riappare una sorella che Armony non vedeva da oltre 20 anni, madre di una nipotina di cui nemmeno conosceva l'esistenza. Nel giro di poche ore si spalanca una realtà che centrifuga certezze e acquisito stato delle cose; colui per il quale la compagnia di se stesso era più che sufficiente, si ritrova ad assumere funzioni di stampo genitoriale. Come in uno strano sogno, catapultato in una realtà totalmente "altra", egli diventa il perno di una nuova e bizzarra famiglia allargata, in un coacervo di sensazioni affettuose, paure, incapacità, stordimento, intrusioni istituzionali, sguardi malfidenti, inediti gesti quotidiani da imparare in fretta, responsabilità e desiderio di protezione.

Isolamento che diventa condivisione; distacco che si tramuta in stretto avvicinamento: il lavoro di Albertini unisce pezzi sparsi di anime perse, qui e ora, senza bisogno di informazioni pregresse, lanciando un messaggio di bontà e sostegno reciproco. L'originalità non abita da queste parti, la trattazione della storia segue direzioni piuttosto prevedibili, lo sguardo di speranza accoglie forzature abbastanza evidenti e inserti tutt'altro che indispensabili (la breve apparizione di Ornella Muti in veste di maga, la temporanea svolta noir di matrice eastwoodiana). A non mancare, per fortuna, è però un fattore fondamentale: l'empatia. 
Mastandrea, il cui iniziale semi eremitaggio in roulotte riporta alla mente piccole connessioni con il meraviglioso Randy "The Ram" Robinson di The Wrestler, ha ormai affinato la capacità di recitare in sottrazione, tenendo a freno le ironie guascone. La pregevole misura già vista di recente in Cinque secondi di Virzì viene confermata, accomunando i toni sobri di due personaggi peraltro legati da alcune caratterizzazioni piuttosto adiacenti. Accanto a lui tutto il resto del cast dona un buon impatto, dalla giovanissima Aurora Cherchi a Clara Tramontano, ragazza incinta che si unisce alla nascente mini comunità, senza dimenticare Pamela Schettino, scomparsa purtroppo poche settimane fa e voce del (riuscitissimo) momento più ilare del film: "stasera sono impegnata con il mio gruppo di amiche; siamo rimaste in tre. Cosa facciamo quando siamo insieme? Niente, aspettiamo di vedere chi muore per prima". Menzione speciale poi per Asia Argento, al solito bella e dannata ma in grado, pur con un numero limitato di scene, di sfoderare una sorprendente prova di maturità, in particolare nell'incontro introduttivo con il fratello riesumato dall'oblio.
Albertini, di suo, ci mette la sensibilità, tradotta in una regia che sa stare alla giusta distanza, senza farsi strumento di oppressione. L'autore cerca gli spazi tra gli sguardi, cuce la sintonia tra i reietti, non scivola nel pietismo pedagogico e osserva, con rispetto, la creazione di un colorato e sempre più raro vestito di umana solidarietà.

Alessio Gradogna

Sezione di riferimento: Festival di Locarno


Scheda tecnica

Regia: Dario Albertini
Attori: Valerio Mastandrea, Aurora Cherchi, Clara Tramontano, Pamela Schettino, Asia Argento, Elena Lietti
Sceneggiatura: Dario Albertini, Simone Ranucci
Fotografia: Emilio Maria Costa
Montaggio: Chiara Vullo
Musiche: Dario Albertini, Ivo Parlati
Anno: 2026
Durata: 99'
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