Cosa può essere disposta a fare una madre per assicurare una parvenza di normalità ai propri figli? Fino a dove può spingersi per regalare loro qualche momento felice, nonché l’illusione di riuscire a resistere e risalire nonostante le difficoltà? In quale punto risiede il confine morale tra amore e spietate regole sociali, lotta per il benessere familiare e attività fuori dai canoni della legge?
Sono i temi fondanti di Les courageux, primo lungometraggio di Jasmin Gordon (regista svizzera nata a Los Angeles e autrice di corti transitati in vari festival), già passato lo scorso autunno in alcune rassegne (Toronto, Roma) e presentato nella sezione Panorama Suisse a Locarno.
Senza preamboli, siamo subito al centro dell’azione. Jule, impegnata a crescere da sola tre ragazzini (Claire, Loïc e Sami), viaggia con la prole in macchina, si ferma in un bar, ordina una limonata, si assenta con la tipica frase di circostanza "torno tra cinque minuti" e invece sparisce per ore. La proprietaria del locale chiama le guardie, i bambini fuggono per non farsi prendere dalle forze dell’ordine e tornano a casa in autonomia, passando per i campi e attraversando pericolosamente l’autostrada. Non sappiamo dove sia finita Jule, cosa stia facendo. La vediamo poi tornare in piena notte, e lasciarsi andare a un sospiro di sollievo quando li ritrova sani e salvi, addormentati sul divano.
È soltanto il primo gesto di Jule fuori dagli schemi che ci viene mostrato. La prima manovra scriteriata e di complessa accettazione emotiva agli occhi dello spettatore. Ne seguiranno altre, anche piuttosto estreme, oltre i paletti della legalità.
Chi è Jule? Una donna perduta ed egoista che si disinteressa dei figli? Una "poco di buono" che si droga e/o si prostituisce? No. È una madre che combatte e non riesce; chiede supporto e non lo ottiene; prova a sorridere a chi le sta intorno e ne ricava sguardi malfidenti o commiserevoli. Così non le resta altro da fare che arrangiarsi. Magari rubando. Oggetti nei supermercati, soldi a persone conosciute, ingressi in posti vietati. Con tecniche tutt’altro che improvvisate.
Jule non è una novizia in tali ambiti. Sono comportamenti che attua da tempo, per i quali ha già avuto problemi con le autorità. Eppure continua, tra una bugia e l’altra, un sotterfugio e l’altro, pur di garantire ai figli qualche anelito di gioia, qualche vaga speranza, qualche afflato di ordinaria quiete familiare. Che sia una festicciola improvvisata con mezzi di fortuna, un bagno al fiume, o la promessa di comprare una casa pur non avendone minimamente la reale possibilità.
La sceneggiatura scritta dalla Gordon e da Julien Bouissoux, sviluppata con il sempre prezioso contributo del TorinoFilmLab, lascia domande irrisolte. Non ci racconta il pregresso, i motivi per cui Jule è arrivata a questa situazione. E lascia persino fuori dal nostro campo visivo alcune risoluzioni narrative. Espedienti utili per fermare il contesto qui e ora, concentrandosi sul rapporto tra lei e i figli, il legame solido nonostante tutto, l’affetto che non sfiorisce al netto della paura e della confusione, i tentativi per far sì che i piccoli non siano divorati dalle circostanze.
Certo, la forca inquisitoria del giudizio è dietro l’angolo. In ogni momento. Nei personaggi di contorno che hanno a che fare con Jule e sanno, o comunque intuiscono. E anche ai nostri occhi esterni. Ma la regia riesce a mantenere la giusta distanza da tesi manichee, non esprime giudizi trancianti, segue con partecipazione la vicenda scartando facili pietismi. La macchina da presa alterna inquadrature concitate di leggero stampo dardenniano a piani più lenti e misurati, sintomi di realismo sociale e lievi soffi di poesia. Sino a quando la protagonista si spoglia, si leva la corazza e si presenta (letteralmente) nuda davanti alla legge, consegnandosi alle conseguenze dei gesti compiuti. O magari si tratta invece di un ulteriore inganno, da cui ripartire, preda della società civile e allo stesso tempo cacciatrice di sogni, per sé e soprattutto per quelle creature che continueranno a volerle bene, qualsiasi cosa accada.
Il film si muove sulle spalle di un’eccellente Ophélia Kolb, attrice francese che si divide tra teatro, cinema e televisione, già vista sul grande schermo ad esempio in Amanda e Les Passagers de la nuit, entrambi diretti da Mikhaël Hers. In lei coesistono con mirabile equilibrio disperazione, ribellione e orgoglio. Sentimenti esaltati dalle scene in cui accumula rifiuti cercando di mantenere testa alta e dignità, e dalle parole rassicuranti rivolte ai figli pure negli istanti in cui ogni residuo di luce pare davvero smarrito.
Bisogna essere courageux, per non rassegnarsi alla sconfitta. Anche solo per provarci, mentre la realtà del mondo ti calpesta e impone il proprio codice omologato. Lo sa Jule, lo imparano volenti o meno anche i ragazzi, in particolare Claire, la più grande dei tre e quindi colei che meglio riesce a mettere a fuoco la loro vera condizione e tutti i rischi annessi.
E allora come fare, per riuscire nell’impresa? Scappare in eterno? Continuare a correre senza fermarsi mai? Forse in realtà esiste un unico modo: restare insieme.
Alessio Gradogna
Sezione di riferimento: Locarno 78
Scheda tecnica
Regia: Jasmin Gordon
Anno: 2024
Durata: 80'
Sceneggiatura: Julien Bouissoux, Jasmin Gordon
Fotografia: Andi Widmer
Montaggio: Jan Mühlethaler
Attori: Ophélia Kolb, Jasmine Kalisz Saurer, Paul Besnier, Arthur Devaux, Sabine Timoteo
Sono i temi fondanti di Les courageux, primo lungometraggio di Jasmin Gordon (regista svizzera nata a Los Angeles e autrice di corti transitati in vari festival), già passato lo scorso autunno in alcune rassegne (Toronto, Roma) e presentato nella sezione Panorama Suisse a Locarno.
Senza preamboli, siamo subito al centro dell’azione. Jule, impegnata a crescere da sola tre ragazzini (Claire, Loïc e Sami), viaggia con la prole in macchina, si ferma in un bar, ordina una limonata, si assenta con la tipica frase di circostanza "torno tra cinque minuti" e invece sparisce per ore. La proprietaria del locale chiama le guardie, i bambini fuggono per non farsi prendere dalle forze dell’ordine e tornano a casa in autonomia, passando per i campi e attraversando pericolosamente l’autostrada. Non sappiamo dove sia finita Jule, cosa stia facendo. La vediamo poi tornare in piena notte, e lasciarsi andare a un sospiro di sollievo quando li ritrova sani e salvi, addormentati sul divano.
È soltanto il primo gesto di Jule fuori dagli schemi che ci viene mostrato. La prima manovra scriteriata e di complessa accettazione emotiva agli occhi dello spettatore. Ne seguiranno altre, anche piuttosto estreme, oltre i paletti della legalità.
Chi è Jule? Una donna perduta ed egoista che si disinteressa dei figli? Una "poco di buono" che si droga e/o si prostituisce? No. È una madre che combatte e non riesce; chiede supporto e non lo ottiene; prova a sorridere a chi le sta intorno e ne ricava sguardi malfidenti o commiserevoli. Così non le resta altro da fare che arrangiarsi. Magari rubando. Oggetti nei supermercati, soldi a persone conosciute, ingressi in posti vietati. Con tecniche tutt’altro che improvvisate.
Jule non è una novizia in tali ambiti. Sono comportamenti che attua da tempo, per i quali ha già avuto problemi con le autorità. Eppure continua, tra una bugia e l’altra, un sotterfugio e l’altro, pur di garantire ai figli qualche anelito di gioia, qualche vaga speranza, qualche afflato di ordinaria quiete familiare. Che sia una festicciola improvvisata con mezzi di fortuna, un bagno al fiume, o la promessa di comprare una casa pur non avendone minimamente la reale possibilità.
La sceneggiatura scritta dalla Gordon e da Julien Bouissoux, sviluppata con il sempre prezioso contributo del TorinoFilmLab, lascia domande irrisolte. Non ci racconta il pregresso, i motivi per cui Jule è arrivata a questa situazione. E lascia persino fuori dal nostro campo visivo alcune risoluzioni narrative. Espedienti utili per fermare il contesto qui e ora, concentrandosi sul rapporto tra lei e i figli, il legame solido nonostante tutto, l’affetto che non sfiorisce al netto della paura e della confusione, i tentativi per far sì che i piccoli non siano divorati dalle circostanze.
Certo, la forca inquisitoria del giudizio è dietro l’angolo. In ogni momento. Nei personaggi di contorno che hanno a che fare con Jule e sanno, o comunque intuiscono. E anche ai nostri occhi esterni. Ma la regia riesce a mantenere la giusta distanza da tesi manichee, non esprime giudizi trancianti, segue con partecipazione la vicenda scartando facili pietismi. La macchina da presa alterna inquadrature concitate di leggero stampo dardenniano a piani più lenti e misurati, sintomi di realismo sociale e lievi soffi di poesia. Sino a quando la protagonista si spoglia, si leva la corazza e si presenta (letteralmente) nuda davanti alla legge, consegnandosi alle conseguenze dei gesti compiuti. O magari si tratta invece di un ulteriore inganno, da cui ripartire, preda della società civile e allo stesso tempo cacciatrice di sogni, per sé e soprattutto per quelle creature che continueranno a volerle bene, qualsiasi cosa accada.
Il film si muove sulle spalle di un’eccellente Ophélia Kolb, attrice francese che si divide tra teatro, cinema e televisione, già vista sul grande schermo ad esempio in Amanda e Les Passagers de la nuit, entrambi diretti da Mikhaël Hers. In lei coesistono con mirabile equilibrio disperazione, ribellione e orgoglio. Sentimenti esaltati dalle scene in cui accumula rifiuti cercando di mantenere testa alta e dignità, e dalle parole rassicuranti rivolte ai figli pure negli istanti in cui ogni residuo di luce pare davvero smarrito.
Bisogna essere courageux, per non rassegnarsi alla sconfitta. Anche solo per provarci, mentre la realtà del mondo ti calpesta e impone il proprio codice omologato. Lo sa Jule, lo imparano volenti o meno anche i ragazzi, in particolare Claire, la più grande dei tre e quindi colei che meglio riesce a mettere a fuoco la loro vera condizione e tutti i rischi annessi.
E allora come fare, per riuscire nell’impresa? Scappare in eterno? Continuare a correre senza fermarsi mai? Forse in realtà esiste un unico modo: restare insieme.
Alessio Gradogna
Sezione di riferimento: Locarno 78
Scheda tecnica
Regia: Jasmin Gordon
Anno: 2024
Durata: 80'
Sceneggiatura: Julien Bouissoux, Jasmin Gordon
Fotografia: Andi Widmer
Montaggio: Jan Mühlethaler
Attori: Ophélia Kolb, Jasmine Kalisz Saurer, Paul Besnier, Arthur Devaux, Sabine Timoteo


































































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