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TURN ME ON, DAMMIT! - Adolescenza tra i fiordi

1/5/2013

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«Ricordo molto bene cosa significhi essere adolescenti, quanto tutto sembri importante. Tutte le emozioni e le esperienze che si provano per la prima volta, quanto profonde esse sembrino e quanto si desideri che tutto accada immediatamente. Un periodo in cui alcuni avvenimenti, che per gli adulti sembrano non contare, sopraggiungono all’improvviso contando quanto la vita e la morte. Molte persone provano una certa nostalgia riguardo la loro giovinezza, ma scandagliarla davvero è un’esperienza che può essere incredibilmente difficile. Penso che quest’opera sia un’opportunità per farlo, non rinunciando agli aspetti più comici o più drammatici».
Così la regista norvegese Jannicke Systad Jacobsen presenta il suo primo lungometraggio cinematografico Turn me on, Dammit!, tratto dall’omonimo libro della scrittrice Olaug Nilssen. Una commedia adolescenziale nella sua accezione più sincera e antropologica; non un film per teenager, bensì un’opera che con amore e lungimiranza accosta tutte quelle problematiche che accompagnano la scoperta della propria sessualità da parte di una ragazza quasi sedicenne. Il film della Jacobsen – vincitore del Best Screenplay al Tribeca Film Festival, Best Debut Film al Festival internazionale del film di Roma e del Best European First Feature al Mons International Love Film Festival – è incentrato sulle vicissitudini relazionali di Alma, teenager che cerca di vivere le proprie pulsioni sessuali fantasticando sul compagno di scuola Artur e affidandosi alla suadente voce di Stig, operatore di un call center erotico. 
Questa la ruotine di una normalissima ragazza norvegese che per destino si trova a vivere in un paesino sperduto della Scandinavia, più precisamente Skoddeheimen, dove tutti conosco tutti e le convenzioni sociali opprimono le vite degli abitanti tanto quanto la nebbia che si insinua tra i fiordi. Un luogo che potrebbe essere ovunque proprio per le sue caratteristiche periferiche, in cui tutto, a detta di Alma e delle sue giovani amiche, è noioso; montagne, valli e pecore comprese. Tutto ciò fin quando Artur, durante una festa, appoggia il suo membro sul fianco di Alma. Da questo punto in poi si eclissa la notorietà della ragazza, nonostante il tentativo di rendere partecipi le sue amiche di questo gesto che lei considerava “d’amore”.
La Jacobsen, alla sua opera prima, pesca ampiamente dal suo bagaglio di documentarista e offre allo spettatore un film intelligente, in perfetto equilibrio tra intrattenimento e riflessione, realismo e fantasia. Quest’ultima è preponderante del mondo della protagonista, a cui fa da opposto il reale, concreto e socialmente strutturato della madre, che si dimostra totalmente inadatta ad affrontare l’impetuoso sbocciare della figlia. Turn me on, Dammit! ha il merito di porsi diametralmente al suo pubblico ideale, solcando un linea di demarcazione tra adulti e adolescenti che, però, simboleggia un ostacolo da varcare più che un valico impenetrabile, offrendo un ideale incontro tra i due gruppi in favore di un’auspicabile comprensione reciproca e mai di condanna.
Film che non è collocabile temporalmente e che a livello geografico si fa simbolo della vita di quei paesini isolati e sperduti – Skoddeheimen è infatti un nome di fantasia, probabilmente inspirato alla piccola cittadina Solheimsdalen, città natale della scrittrice Olaug Nilssen – Turn me on, Dammit! sfugge al rischio di un’eccessiva soggettività legata al milieu scandinavo, mostrando le difficoltà di una teenager ad autodefinirsi in un contesto così piccolo e decifrato, in cui non c’è possibilità di essere “strani”.

Emanuel Carlo Micali

Sezione di riferimento: Eurocinema


Scheda tecnica

Titolo originale: Få Meg På, For Faen
Anno: 2011
Regia: Jannicke Systad Jacobsen
Sceneggiatura: Jannicke Systad Jacobsen, Olaug Nilssen
Fotografia: Marianne Bakke
Musiche: Ginge Anvik
Durata: 76’
Attori principali: Helene Bergsholm, Malin Bjørhovde, Beate Støfring

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LA FIAMMIFERAIA - La poesia del dolore

8/4/2013

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Omaggiato in questi giorni dal Festival del Cinema Europeo di Lecce, che gli dedica una bella retrospettiva, e premiato a fine 2011 dal Torino Film Festival, Aki Kaurismaki è uno dei pochi autori realmente indispensabili del cinema contemporaneo. Da tempo cantore di una poesia narrativa che non ha eguali tra i registi in attività, Kaurismaki è tornato a farsi applaudire nel 2011 con Miracolo a Le Havre. Mentre in diversi lidi si decanta (finalmente) il suo cinema, noi facciamo un salto all'indietro, per riscoprire e riassaporare uno dei film che possono porsi come simbolo dell'ineguagliabile forza espressiva dell'autore scandinavo: La Fiammiferaia, uscito nel 1989 e interpretato dalla musa kaurismakiana per eccellenza, Kati Outinen.
Iris lavora in una fabbrica che produce fiammiferi. Un'esistenza monotona, piatta e solitaria, scandita da rituali opprimenti e immodificabili. Vive con la madre e il patrigno, personaggi abietti che la sfruttano, la trattano come una sguattera e si fanno mantenere dalla ragazza. Lei va a ballare, cercando una misera valvola di sfogo alla triste quotidianità, ma nessun uomo la invita in pista. Si compra un bel vestito, unico sfizio possibile dopo aver ricevuto lo stipendio, ma scoperta e schiaffeggiata dal patrigno è costretta a riportarlo al negozio. Si commuove davanti a un film in televisione, stira e prepara da mangiare, si guarda intorno e non trova alcun divertimento, alcuna ragione per godere della vita. Quando finalmente un uomo pare interessarsi a lei, Iris, dopo una notte di sesso, sogna un legame, sogna l'amore, sogna la fuga dalla prigione in cui sfiorisce giorno dopo giorno; i suoi occhi di bimba tornano per un attimo a brillare, e la notizia di una futura gravidanza non fa altro che acuire il suo desiderio di emancipazione. Ma è soltanto un'illusione: l'uomo la umilia senza pietà, la abbandona, rifiuta qualsiasi proseguimento del rapporto. Cacciata di casa, si trova ancora una volta a essere sola, sola più che mai. Fino a quando una molla le scatta nel cervello, scatenando un folle orgoglio di vendetta.
Iris è la Regina del popolo di reietti che da sempre popola l'universo perdente di Kaurismaki, un rifiuto in una società intrisa di umori devastati e devastanti, un contenitore di mediocrità racchiuso in un arcobaleno di abbandono e misericordia. Nel suo volto si attua il senso ultimo di una civiltà annebbiata dalle fauci rabbiose dell'egoismo umano, e nell'esplosione di una rivincita destinata a conseguenze letali si dipana, per paradosso, l'unico afflato di (vana) speranza concesso a chi non può ottenere altro dalla propria lacrimevole esistenza.
Come da consuetudine i personaggi di Kaurismaki non parlano quasi mai. Si limitano a bere, e a fumare una sigaretta dopo l'altro. Senza bisogno di parole, Iris danza un tango di disperazione senza fine, sottraendo allo spettatore qualsiasi via di fuga. Così, mentre in Tv scorrono immagini di guerra e sangue, il piccolo mondo proletario della fiammiferaia consuma il suo veleno. E noi ci commuoviamo, grazie alla potenza perfino chapliniana di un cinema unico e meraviglioso.

Alessio Gradogna

Sezione di riferimento: Eurocinema


Scheda tecnica

Titolo originale: Tulitikkutehtaan tyttö
Anno: 1990
Regia: Aki Kaurismaki
Sceneggiatura: Aki Kaurismaki
Fotografia: Timo Salminen
Musiche: --
Durata: 68'
Uscita in Italia: Ottobre 1990
Interpreti principali: Kati Outinen, Elina Salo, Esko Nikkari, Vesa Vierikko

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