<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" >

<channel><title><![CDATA[ORIZZONTI DI GLORIA - La sfida del cinema di qualit&agrave; - tff 34]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34]]></link><description><![CDATA[tff 34]]></description><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:32:02 -0800</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[TORINO 34 - Ma' Rosa, di Brillante Mendoza]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-ma-rosa-di-brillante-mendoza]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-ma-rosa-di-brillante-mendoza#comments]]></comments><pubDate>Wed, 30 Nov 2016 11:54:19 GMT</pubDate><category><![CDATA[brillante mendoza]]></category><category><![CDATA[ma' rosa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-ma-rosa-di-brillante-mendoza</guid><description><![CDATA[ &#8203;Brillante Mendoza, filippino classe 1960, nel 2009 vincitore del premio al miglior regista a Cannes e pi&ugrave; volte presente alla Mostra di Venezia, tornava nella 69esima edizione del festival francese con Ma&rsquo; Rosa, ora al 34&deg; TFF, dramma dagli snodi narrativi volutamente tenui che, partendo dalle condizioni di disagio economico/sociale della metropoli asiatica, muove fino alla denuncia degli stessi prendendo ad exemplum il racconto morale di una donna, Rosa, e della sua fam [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:277px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/htfile.jpg?259" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;<strong><font color="#1508ea">Brillante Mendoza</font></strong>, filippino classe 1960, nel 2009 vincitore del premio al miglior regista a Cannes e pi&ugrave; volte presente alla Mostra di Venezia, tornava nella 69esima edizione del festival francese con <strong><font color="#1609e8">Ma&rsquo; Rosa</font></strong>, ora al 34&deg; TFF, dramma dagli snodi narrativi volutamente tenui che, partendo dalle condizioni di disagio economico/sociale della metropoli asiatica, muove fino alla denuncia degli stessi prendendo ad exemplum il racconto morale di una donna, Rosa, e della sua famiglia.&nbsp;<br />Muovendo da un&rsquo;idea apparentemente priva di potenzialit&agrave; di sviluppo, Mendoza inscena tramite il proverbiale taglio finto-amatoriale e disordinato, la disavventura di Rosa e del marito, proprietari di uno dei tanti chioschi che vendono alimentari ai lati delle strade gremite di Manila. Le difficolt&agrave; economiche sono tali che la vendita dei beni di vario genere non &egrave; sufficiente a sostentare Rosa e i suoi figli: questa tragedia familiare in sottrazione prende, infatti, piede da una retata della polizia che rinviene all&rsquo;interno del negozio le bustine di &ldquo;ghiaccio&rdquo; (cos&igrave; &egrave; citato il narcotico venduto illegalmente) che Rosa sfrutta per procacciarsi le provviste di prima necessit&agrave;. Il punto di vista diviene evidentemente moralizzato, quando al loro arresto coincide una lunga sezione centrale ambientata nel commissariato dove le depressioni corrotte delle istituzioni non esitano a mettersi in evidenzia; i poliziotti, non poi cos&igrave; sorprendentemente, saranno i primi a pretendere una lauta ricompensa spacciata per cauzione e a servirsi di minacce per pervenire al nome dello spacciatore che rifornisce la famiglia.&nbsp;<br />Quel che sembra stare a cuore al regista filippino, oltre che fare di una donna &ndash; protagonista metafora di disperazione e indigenza, &egrave; la difesa di un certo tipo di valori generati dall&rsquo;affiliazione di un popolo segnato dagli stenti che non esita a dar prova di vicendevole solidariet&agrave; (i figli e gli amici di &ldquo;<strong><font color="#180be4">Mamma Rosa</font></strong>&rdquo; non esitano a ricorre ad ogni espediente pur di recuperarle il denaro necessario, prostituzione compresa).&nbsp;<br />Al di l&agrave; degli apparati alti di un sistema marcio che, a sua volta, &egrave; sintomo di una malattia ben pi&ugrave; congenita e vorace di quella circoscritta alla miseria della classe bassa, il contenuto d&rsquo;ispirazione neorealista, svuotato da influssi d&rsquo;impegno nettamente politico, guarda alle proprie genti con occhio partecipe e accalorato, catturato dal formicaio umano che delle pellicole mendoziane &egrave; ormai diventato marchio autoriale. Tutti sono, dunque, costretti ad agire come possono, intrappolati in un cortocircuito sociale che impedisce spesso d&rsquo;impugnare la via legale per la sopravvivenza, ed &egrave; quanto Mendoza imprime all&rsquo;opera sigillandola con un&rsquo;inquadratura finale di Rosa in grado di chiudere il cerchio: a lei rimane soltanto di guardare affranta la sua vita sui volti e i gesti di qualcun altro, su un altro negozio, dall&rsquo;altra parte della strada.&nbsp;<br />Quello di Mendoza &egrave; un realismo che si appoggia a una fotografia naturalistica (e nelle notturne capace di grande atmosfera) e a una regia il cui impatto informe e disarmonico &egrave; invero figlio di una calcolata composizione visiva, pi&ugrave; equilibrata e pensata di quanto finga d&rsquo;essere. La fedele macchina a mano, barcollante e ondeggiante, tesa a farsi sentire come corpo ingombrante, &egrave; in grado di imprimere a una vicenda non memorabile una forma in verit&agrave; estetizzante, solo ingannevolmente figlia di un caos in cabina di regia: Mendoza &egrave;, anzi, concettualmente immerso nel trambusto di una societ&agrave; sfilacciata e votata alla perdita, con il suo occhio girovago, con le sue angolazioni spesso oblique e allucinate, eppur assolutamente armoniche e non raramente iconiche.&nbsp;<br />Un procedimento che con un certo neorealismo vecchia maniera non ha poco da spartire (seppur attingendo formalmente a quella wave che a inizio millennio riscopre la macchina a mano e l&rsquo;effetto-reportage): Mendoza non disdegna gli attori non professionisti, si appoggia a una sceneggiatura aperta e mobile, ricerca la presa diretta, la spontaneit&agrave; delle interazioni sul &ldquo;set&rdquo;, la verit&agrave; di osservazione e l&rsquo;effetto-immersione di una realt&agrave; aumentata nella quale trovarsi dirimpetto anche a movimenti bruschi. Mendoza ha, insomma, un&rsquo;idea di come &ldquo;fare cinema&rdquo; strutturata e forse limitata nel suo non riuscire, a distanza di anni, ad uscire da se stessa, a ricercare differenti corsie per ottenere la veicolazione di un medesimo messaggio. Eppure, le eccentricit&agrave; e le diramazioni mobili del suo muoversi intorno ai personaggi e al tangibile rimangono un modus peculiare e personalissimo a cui applaudire senza mezzi termini, per il fascino atmosferico e il ritratto antropologico che sembrano riuscire a dare. Questo <em>Ma&rsquo; Rosa</em> non fa eccezione.&nbsp;<br />Non sbaglia Cannes a premiare <strong><font color="#170ae9">Jaclyn Jose</font></strong> (migliore attrice) per la sua interpretazione mai sopra le righe, sfacciatamente ruvida e verosimile, merito anche di una detonazione emotiva in conclusione accolta ingordamente da Mendoza, che sosta sul suo volto rigato di lacrime, imprigionandola nel simbolo di un&rsquo;impotenza esistenziale estendibile a un intero popolo.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/torino-34.html">Torino 34</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br />&nbsp;<br />Titolo originale: Ma&rsquo; Rosa<br />Regia: Brillante Mendoza<br />Sceneggiatura: Troy Espiritu<br />Interpreti principali: Jaclyn Jose, Julio Diaz, Andi Eigenmann, Felix Roco, Kristofer King, Mercedes Cabral, Jomari Angeles<br />Fotografia: Odyssey Flores<br />Musiche: Teresa Barrozo&nbsp;<br />Durata: 110&rsquo;<br />&#8203;Anno: 2016</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='459541524454655929-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='459541524454655929-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='459541524454655929-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ma-rosa-visuel-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery459541524454655929]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ma-rosa-visuel-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='244' style='position:absolute;border:0;width:122.95%;top:0%;left:-11.48%' /></a></div></div></div></div><div id='459541524454655929-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='459541524454655929-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ma-rosa-de-brillante-mendoza-competition_orig.jpg' rel='lightbox[gallery459541524454655929]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ma-rosa-de-brillante-mendoza-competition.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='459541524454655929-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='459541524454655929-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ma-rosa_orig.jpg' rel='lightbox[gallery459541524454655929]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ma-rosa.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='459541524454655929-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='459541524454655929-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/513376_orig.jpg' rel='lightbox[gallery459541524454655929]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/513376.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/JkuFzPQW0TI?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TORINO 34 - Lady Macbeth, di William Oldroyd]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-lady-macbeth-di-william-oldroyd]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-lady-macbeth-di-william-oldroyd#comments]]></comments><pubDate>Wed, 30 Nov 2016 11:42:07 GMT</pubDate><category><![CDATA[film in concorso]]></category><category><![CDATA[lady macbeth]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-lady-macbeth-di-william-oldroyd</guid><description><![CDATA[ &#8203;Inghilterra, 1865. La giovane Katherine si unisce in un matrimonio privo di amore con un signore pi&ugrave; in et&agrave; di lei. Confinata in una casa isolata in campagna, tra l&rsquo;autoritarismo, la mancanza di attenzioni e le assenze del marito, i suoi fremiti di affermazione esplodono quando intreccia una liberatoria passione con l'operaio (alle dipendenze del marito) Sebastian, passione che non passa inosservata. Determinata a non lasciar soffocare il loro legame, Katherine, con l [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:274px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/qgd4os0p.jpg?256" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Inghilterra, 1865. La giovane Katherine si unisce in un matrimonio privo di amore con un signore pi&ugrave; in et&agrave; di lei. Confinata in una casa isolata in campagna, tra l&rsquo;autoritarismo, la mancanza di attenzioni e le assenze del marito, i suoi fremiti di affermazione esplodono quando intreccia una liberatoria passione con l'operaio (alle dipendenze del marito) Sebastian, passione che non passa inosservata. Determinata a non lasciar soffocare il loro legame, Katherine, con la complicit&agrave; dell&rsquo;amante, inizia a uccidere. Eliminare con freddezza le persone di ostacolo al sogno di una vita a modo suo, magari sempre in quella casa ma con l'uomo scelto da lei al suo fianco, sembra per la ragazza il modo di affrancarsi. Ma a vivere l&igrave; e reclamare i suoi diritti familiari arriva poi qualcun altro, e la strada diventa senza ritorno.<br />Basato sul racconto di Nikolaj Leskov <em>Lady Macbeth del Distretto</em> di Mcensk (poi diventato un'opera), il film &egrave; scritto e diretto da due personalit&agrave; affermate provenienti dal teatro: l'autrice <strong><font color="#1508e9">Alice Birch</font></strong> e il regista <strong><font color="#1609e4">William Oldroyd</font></strong>, che al loro esordio nel lungometraggio mostrano idee chiare.<br />All&rsquo;inizio <strong><font color="#1a0ee5">Lady Macbeth</font></strong> sembra una provocazione femminista dall&rsquo;indubbia efficacia: impossibile non parteggiare per la protagonista, &ldquo;rinchiusa&rdquo; in una vita impossibile e del tutto priva di calore umano. Con il procedere della vicenda e l&rsquo;avvio del body-count, per&ograve;, il film prende una strada diversa, meno basata sull&rsquo;empatia col personaggio.<br />Nell'esistenza che Katherine sembra condannata a vivere, gli uomini fanno gli uomini nel modo peggiore possibile, e tra i due sessi si alza un muro di disprezzo. Mentre il luogo della signora (e della sua serva) &egrave; la casa, e lo scopo di vita affidatole &egrave; arrivare a sfornare un erede (difficile, dato che il consorte non vuole o non riesce ad avere rapporti con lei: ma ovviamente la colpa &egrave; data alla donna), il marito Alexander col padre Boris sono quelli che mettono piede nel mondo al di fuori, per motivi di cui non &egrave; opportuno chiedere. D&rsquo;altronde lei &egrave; praticamente una cosa, comprata e posseduta, come le viene esplicitamente ricordato a un certo punto.<br />I contrasti nel film sono sottolineati, qua e l&agrave;, con una punta di umorismo: il corpo della ragazza &egrave; costretto, irregimentato, sia per quanto riguarda gli abiti (vedi il passaggio della vestizione dolorosa) che la postura, e si libera negli amplessi selvaggi con l&rsquo;amante. Anche gli spazi sono rigidamente definiti, non solo sulla base dei sessi ma anche classista: Katherine che irrompe nello stanzone (una sorta di stalla) dei lavoratori &egrave; la prima scintilla del suo rapporto con Sebastian, che li porter&agrave; a violare la camera coniugale in cui poi si svolger&agrave; l'estrema provocazione della donna di fronte al marito, nel climax, anche quanto a violenza, del film &ndash; notevole, in questo discorso di spazi, anche Sebastian che viene freddato a parole per aver osato violare il salotto di casa, quando vi riporta il bambino in pericolo di vita &ndash; . Violenza che, nella mancanza di positivit&agrave; del film, permea tutto: in particolare psicologica, come quella esercitata dal marito e ancor pi&ugrave; dal suocero, uomo sempre digrignante e colmo di disprezzo, poco celato e compiaciuto, verso Katherine in quanto donna e in quanto persona. Un clima pesante, che Oldroyd cerca e nel ritratto di questo personaggio maschile un poco forza, ma senza lasciare indifferenti.<br />Di tutto &egrave; testimone impotente, e poi muta &ndash; perde la voce a causa di uno shock &ndash; la serva meticcia, che per&ograve; paradossalmente risulta anche la pi&ugrave; consapevole: il suo pianto disperato, di fronte ai gesti estremi della padrona che stanno rompendo l&rsquo;ordine di un pur terribile mondo, assume una luce diversa di fronte a quel che sar&agrave; il finale, e la fine per lei.<br />Il regista nega completamente il fasto solitamente associato a un film in costume (in pratica e non a caso limitato all'abito &ldquo;da signora&rdquo; della protagonista) a favore di una scenografia essenziale, fatta di ambientazioni semplici, che si salda a una messinscena ordinata, pulita, e alla presenza in scena di pochi personaggi (senza contare i quadri in cui &egrave; in scena solo la protagonista).<br />Film che si chiude confermando un nichilismo quasi fastidioso (Katherine alla fine &egrave; una maschera impenetrabile, e la conclusione &egrave; beffarda e circolare), <em>Lady Macbeth</em>, nero dentro anche se pianamente luminoso sul piano fotografico, non &egrave; un lavoro gradevole ma &egrave; un esordio di forza indubbia, plastica ed emotiva.&nbsp;<br />Guardando la Katherine impersonata da <strong><font color="#1b0fe5">Florence Pugh</font></strong>, soprattutto quando esercita ironia o inganna, la sensazione &egrave; lievemente straniante: sembra di vedere una attrice di oggi (brava) che interpreta quella che pu&ograve; essere una ragazza di oggi calata in un (vecchio) contesto assurdo. Non che questo sia un difetto, ed &egrave; per lo spettatore strumento di complicit&agrave; e ingresso in un micro-mondo. La Pugh ha da poco partecipato a <em>The Commuter</em>, prossimo film dell&rsquo;accoppiata Jaume Collet-Serra e Liam Neeson.<br />Gi&agrave; passato con successo a San Sebastian, Zurigo e Toronto, <em>Lady Macbeth</em> uscir&agrave; in Italia l'anno prossimo per Teodora Film.<br /><br /><strong>Alessio Vacchi</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/torino-34.html">Torino 34</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Anno: 2016<br />Regia: William Oldroyd<br />Sceneggiatura: Alice Birch<br />Fotografia: Ari Wegner<br />Scenografia: Jacqueline Abrahams<br />Montaggio: Nick Emerson<br />Cast: Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomi Ackie, Cristopher Fairbank<br />Durata: 88'</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='444550646820793229-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='444550646820793229-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='444550646820793229-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ladymacbeth-01_orig.jpg' rel='lightbox[gallery444550646820793229]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ladymacbeth-01.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><div id='444550646820793229-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='444550646820793229-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ladymacbeth-02-1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery444550646820793229]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ladymacbeth-02-1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><div id='444550646820793229-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='444550646820793229-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/lady-macbeth-sposa_orig.jpg' rel='lightbox[gallery444550646820793229]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/lady-macbeth-sposa.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='444550646820793229-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='444550646820793229-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1474629640090-0570x0400-1474629671717_orig.jpg' rel='lightbox[gallery444550646820793229]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='William Oldroyd'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1474629640090-0570x0400-1474629671717.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='280' style='position:absolute;border:0;width:107.14%;top:0%;left:-3.57%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/LTkQS8D-Ic8?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TORINO 34 - Ta'ang, di Wang Bing ]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-taang-di-wang-bing]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-taang-di-wang-bing#comments]]></comments><pubDate>Mon, 28 Nov 2016 00:49:11 GMT</pubDate><category><![CDATA[documentari]]></category><category><![CDATA[wang bing]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-taang-di-wang-bing</guid><description><![CDATA[ &#8203;Le opere di Wang Bing sembrano una delle poche forme documentaristiche (a resistere) che di una certa coerenza dello sguardo fanno il proprio baluardo essenziale. La coerenza divampa in una concezione del genere che si muove per essere il pi&ugrave; possibile puro e spurio da ogni elemento capace di deviare da una propriet&agrave; incontaminata dell&rsquo;immagine cinematografica. &#8203;La sensazione di immersione, di sospensione spazio-temporale, di svolgimento senza mediazione produtt [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:281px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/media.jpg?263" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Le opere di <strong><font color="#0a0ae6">Wang Bing</font></strong> sembrano una delle poche forme documentaristiche (a resistere) che di una certa coerenza dello sguardo fanno il proprio baluardo essenziale. La coerenza divampa in una concezione del genere che si muove per essere il pi&ugrave; possibile puro e spurio da ogni elemento capace di deviare da una propriet&agrave; incontaminata dell&rsquo;immagine cinematografica. <br />&#8203;La sensazione di immersione, di sospensione spazio-temporale, di svolgimento senza mediazione produttiva &egrave; l&rsquo;effetto tutto peculiare e sorprendente della sua mano, in grado di restituire un&rsquo;impressione di realt&agrave; laddove il cinema di Wang Bing &egrave; senz&rsquo;altro il risultato di una costruzione linguistica articolata, che nell&rsquo;apparenza del flusso esplora le possibilit&agrave; di una sceneggiatura tutta nascosta ma imprescindibile.&nbsp;<br />&Egrave; stato un anno fertile, nel quale il regista cinese ha avuto modo di presentare prima alla Berlinale e ora al Torino Film Festival il suo ultimo lungometraggio, inframmezzato dall&rsquo;anteprima veneziana di <em>Ku Qian</em> (<em>Bitter Money</em>), permettendoci di esperire nuovamente di un&rsquo;espressione cinematografica fra le pi&ugrave; complesse del panorama contemporaneo, ad eleggere Wang maestro di un genere che raramente &egrave; capace di farsi invisibile e strutturato al contempo.&nbsp;<br />La sua &egrave; un&rsquo;estetica integerrima che da quasi vent&rsquo;anni denuncia e accoglie in s&eacute; le manifestazioni dell&rsquo;impoverimento sociale, segnato da evidenti contraddizioni (in questo caso, una delle ragazze, sotto il suono in lontananza delle bombe fatte esplodere sul confine cinese, non dispone di un tetto ma di un cellulare ultimo modello): l&rsquo;estetica degli outsider colta sul campo, registrata nell&rsquo;attimo, mentre il regista si annulla eppure si muove insieme all&rsquo;oggetto del suo riprendere. Se in <em>Bitter Money</em> erano i lavoratori stagionali sottopagati impiegati nelle fabbriche tessili, ora sono i profughi birmani costretti ad evadere dal Kokang verso lo Yunnan cinese (da qui <strong><font color="#0a0ae4">Ta&rsquo;ang</font></strong>, il nome di questa minoranza etnica del Myanmar schiacciata dalla guerra civile) ad essere il monito per un&rsquo;osservazione imparziale e partecipativa al contempo.&nbsp;<br />Al netto di un&rsquo;usuale cornice esplicativa che a incipit e conclusione del lavoro necessariamente inquadra il contesto sociale-politico di quanto segue, Wang lascia che sia la sua camera a mano a camminare all&rsquo;altezza degli sguardi di donne e bambini che ad essa corrono incontro, mentre si nutrono di riso raccolto in sacchi di plastica e si inzuppano di fango i piedi infilati nelle loro infradito. La costruzione tripartita &egrave; ridotta all&rsquo;osso, ma essenziale a costruire una micro-narrazione a incastro che vede nella sua sezione centrale il cuore palpitante di questa liturgia dell&rsquo;espatrio e della precariet&agrave;: quando &egrave; notte i profughi riuniti davanti al fuoco si lasciano andare a momenti di reciproco scambio verbale che Wang abbraccia senza apporvi evidente comando o direzione.&nbsp;<br />La binariet&agrave; cromatica giocata sul contrasto tra luce calda e contesto notturno crea il luogo privilegiato per la sosta e per l&rsquo;ascolto: il prodotto di una moltitudine di ore che il regista e la sua troupe hanno trascorso insieme e di cui vediamo una parzialit&agrave; intelligentemente isolata. I pensieri svuotati da ogni dichiarante retorica, apparentemente insignificanti, ci riportano qui a una poetica della minoranza e della marginalit&agrave; che si consuma in un gesto o in una rivelazione circostanziale, blanda e quotidiana, ma che contribuisce a comporre l&rsquo;affresco spontaneo e permeabile di un&rsquo;umanit&agrave; che &egrave; sempre in grado di mantenersi unita a s&eacute;, incollata dal senso d&rsquo;appartenenza, dall&rsquo;affiliazione parentale, o dall&rsquo;incessante domanda di sopravvivenza.&nbsp;<br />La percezione di amatorialit&agrave; diventa con Wang Bing l&rsquo;elemento alfabetico di una profondit&agrave; immersiva che deve restituire un&rsquo;immagine non calcolata, un medias res limpido, una sbobinatura in diretta volta a far sentire lo spettatore collegato a un flusso che prende vita davanti ai suoi occhi. Al contrario, siamo di fronte a un lavoro mastodontico che deriva da uno sfoltimento del filmato (e del filmabile) impressionante; cos&igrave; il procedimento di condensazione, di selezione, diventa una prova di messa in scena e di montaggio talmente efficace da consegnarci un livello di immediatezza quantomeno inusitato. Una macchina produttiva minuta inversamente proporzionale allo sforzo autoriale, che del genere documentaristico &egrave; in grado di azionare gli ingranaggi a lui propri e meno spettacolarizzanti, sfruttandone le virt&ugrave; senz&rsquo;altro pi&ugrave; radicali, offrendo una fruizione libera e slacciata, mai enfatica ed estremamente etica.&nbsp;<br />Sembrerebbe pleonastico ribadirlo nei confronti di una voce dal linguaggio cos&igrave; maturo e dalla sensibilit&agrave; cos&igrave; propriamente umana e umanizzante, in grado di unire l&rsquo;attrazione tutta visiva delle riprese (complice una fotografia curatissima) al segno assai significante della sola immagine, al di l&agrave; di uno stile dimostrativo che prende in prestito forme altre per incanalare un&rsquo;idea che al film &egrave; pre-esistente. Wang &egrave; partecipe, ma non interviene mai direttamente (non nel prodotto finale): &egrave; calorosamente vicino, ma lascia ai protagonisti delle sue storie (o dei frammenti di esse) il loro spazio e la loro esistenza, ad infondere loro nuova linfa e nuova vita sullo schermo.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/torino-34.html">Torino 34</a></u><br /><br />&#8203;<br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Ta&rsquo;ang<br />Regista: Wang Bing<br />Durata: 148&rsquo;<br />Anno: 2016</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='390519794324655614-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='390519794324655614-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='390519794324655614-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-5_orig.jpg' rel='lightbox[gallery390519794324655614]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-5.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='390519794324655614-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='390519794324655614-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery390519794324655614]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='390519794324655614-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='390519794324655614-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-4_orig.jpg' rel='lightbox[gallery390519794324655614]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-4.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='390519794324655614-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='390519794324655614-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-6_orig.jpg' rel='lightbox[gallery390519794324655614]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/ta-ang-6.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/tek81-YqW_Y?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TORINO 34 - Christine, di Antonio Campos]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-christine-di-antonio-campos]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-christine-di-antonio-campos#comments]]></comments><pubDate>Mon, 28 Nov 2016 00:29:58 GMT</pubDate><category><![CDATA[christine]]></category><category><![CDATA[film in concorso]]></category><category><![CDATA[rebecca hall]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-christine-di-antonio-campos</guid><description><![CDATA[ &#8203;Presentato al Sundance Film Festival, il terzo lungometraggio del regista americano Antonio Campos &egrave; un&rsquo;opera penetrante, conscia di una forte componente magnetica che si attracca a una solida scrittura e a un linguaggio asciutto, teso tra la contemplazione dell&rsquo;intimit&agrave; della protagonista e gli scatti freddi e automatizzanti della macchina giornalistica (i mezzi televisivi, propriamente) nella quale ella &egrave; inserita.&nbsp;Siamo in Florida, negli anni &rsq [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:259px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-2016-film.png?241" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;Presentato al Sundance Film Festival, il terzo lungometraggio del regista americano <strong><font color="#0f0fe6">Antonio Campos</font></strong> &egrave; un&rsquo;opera penetrante, conscia di una forte componente magnetica che si attracca a una solida scrittura e a un linguaggio asciutto, teso tra la contemplazione dell&rsquo;intimit&agrave; della protagonista e gli scatti freddi e automatizzanti della macchina giornalistica (i mezzi televisivi, propriamente) nella quale ella &egrave; inserita.&nbsp;<br />Siamo in Florida, negli anni &rsquo;70, e <strong><font color="#1414e5">Christine Chubbuck</font></strong> &egrave; giornalista in una modesta emittente proprio negli anni in cui la spettacolarizzazione della violenza, figlia di quelle immagini che nel 1968 scioccarono il mondo con l&rsquo;omicidio Kennedy, si propone agli occhi e nelle case di tutti, per iniziare quel processo di lenta disinibizione dell&rsquo;immagine che porter&agrave; alla crasi dell&rsquo;informazione e dell&rsquo;intrattenimento che tutt&rsquo;oggi conosciamo.&nbsp;<br />Sembrerebbe l&rsquo;ennesima parabola di ascesa al successo di una giovane donna in carriera illuminata da un&rsquo;inedita capacit&agrave; di rielaborazione dei metodi comunicativi (in questo senso ogni immagine legata all&rsquo;apparato promozionale del film andrebbe ignorata, in quanto contaminatrice della tensione di cui l&rsquo;opera si nutre), probabilmente destinata ad essere l&rsquo;eroina di un biopic densamente classico e omologato. Tutto il contrario: il regista di <em>Afterschool</em> e di <em>Simon Killer </em>(rispettivamente figli di Cannes e del Sundance) riesce a disorientare positivamente la fruizione tramite una messa in scena dal ritmo pacato e trattenuto, che sembra sempre dover decollare ma che, invece, corrisponde all&rsquo;atrofizzarsi interiore della protagonista, al suo annichilirsi costante prodotto da un disequilibrio interno che dell&rsquo;immobilismo professionale fa incetta.&nbsp;<br />Scopriamo che &egrave; di uno sgretolamento che osserviamo l&rsquo;incedere, che gli occhi puntati della camera non hanno che attenzioni per la personalit&agrave; tumultuosa della protagonista, pur non sdegnando un certo feticismo tecnico per gli apparati di ripresa dell&rsquo;epoca (che contribuiscono all&rsquo;isolamento di un&rsquo;atmosfera metodica e asettica combaciante con la placidit&agrave; sospetta di Christine). L&rsquo;incedere tensivo della narrazione avanza per episodi ritagliati dal quotidiano, in s&eacute; sommessi, che rifiutano l&rsquo;eclatante per concorrere alla composizione di un puzzle psicofisico pi&ugrave; ampio, costruito per giustapposizione di rifiuti, di impotenze emotive, di giornate trascorse nella sua camera dedicate allo studio e alla ricerca estenuante di un&rsquo;idea professionale che la possa emancipare dal ruolo secondario che riveste.&nbsp;<br /><strong><font color="#0c0ce3">Christine</font></strong> dimostra una disabilit&agrave; relazionale che la porta a nascondersi dalla possibilit&agrave; di un rapporto con un collega che esuli dall&rsquo;ambito lavorativo, mentre Campos dissemina elementi descrittivi senza cedere mai al didascalico, imponendosi contro un ventriloquio dei personaggi infusi di vita e voce non propri. Letteralmente, le sfortune di Christine si accatastano gracili, quasi sottotono rispetto alla loro gravit&agrave;: l&rsquo;impossibilit&agrave; di farsi avanti in un ambito che tende sempre pi&ugrave; a ingozzare l&rsquo;audience e che alla sua nozione di inchiesta si accosta in modalit&agrave; del tutto avversa; la contraddizione interiore generatasi che la tiene scissa tra la volont&agrave; di auto-affermazione e la necessit&agrave; di rimanere fedele alla propria concezione del lavoro giornalistico; l&rsquo;infertilit&agrave; e l&rsquo;inesperienza sessuale, entrambe occlusioni di uno status psico-sociale che sterilizzano ulteriormente il sentirsi e l&rsquo;essere donna al di fuori dell&rsquo;occupazione lavorativa.&nbsp;<br />Christine &egrave; impotente, e Campos, parallelamente, sembra mettere in scena un film a suo modo impotente e rassegnato, che mai spinge l&rsquo;acceleratore e che mai s&rsquo;incattivisce, tutto imperniato com&rsquo;&egrave; su una figura femminile sfaccettata che si dischiude man mano e per la quale dimostra una sorta di soggezione, di distacco e calore insieme. Si direbbe che Campos teme di farle violenza o di incespicare arrovellandosi su una drammatizzazione esasperata, scegliendo la via pi&ugrave; efficace di un&rsquo;opera scritta in un diagramma di accordi in tonalit&agrave; minore, sospesa, sempre sott&rsquo;acqua. Perci&ograve;, quando la parabola sembra giungere alla sua ideale (e, qui, reale, essendo la sceneggiatura tratta da una storia vera) esplosione/implosione, egli gestisce il climax con la stessa lucida sobriet&agrave;, svuotandola da ogni virgola posticcia (anche sonora), riportando l&rsquo;oggetto-film alla sua capacit&agrave; di raccontare storie efficaci, perfettamente funzionanti in loro stesse, senza spaventosi orpelli ricattatori o lacrimevoli.&nbsp;<br />L&rsquo;indolenza e il carattere monocorde di cui &egrave; affetta l&rsquo;opera potrebbero apparire, viceversa, limiti ritmici e narrativi eccessivamente gravanti su una richiesta di empatia non eclatante, ma connaturata. Sotto a un&rsquo;apparente refrattariet&agrave; del discorso, giace una figura femminile, forse, ancora anomala per il grande schermo, e a lei si guarda con grande delicatezza e rispetto. Al di l&agrave; dei giudizi di merito sul lavoro nel complesso, a interpretare Christine v&rsquo;&egrave; un&rsquo;eccezionale <strong><font color="#0f0fe8">Rebecca Hall</font></strong> che sequestra l&rsquo;attenzione e d&agrave; prova di inconsueta bravura, la cui segnalazione qui giunge ultima per oggettivit&agrave; di valore. Per lei ci auspichiamo giunga presto una nomination ai prossimi Oscar.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/torino-34.html">Torino 34</a></u><br /><br />&#8203;<br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Christine<br />Regia: Antonio Campos<br />Sceneggiatura: Craig Shilowich<br />Interpreti principali: Rebecca Hall, Michael C. Hall, Tracy Lettis, Maria Dizzia<br />Fotografia: Joe Anderson<br />Musiche: Danny Bensi, Saunder Jurriaans<br />Durata: 115&rsquo;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='299743542925716984-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='299743542925716984-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='299743542925716984-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/14-christine-2-w750-h560-2x_orig.jpg' rel='lightbox[gallery299743542925716984]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/14-christine-2-w750-h560-2x.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='298' style='position:absolute;border:0;width:100.67%;top:0%;left:-0.34%' /></a></div></div></div></div><div id='299743542925716984-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='299743542925716984-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-film-2016_orig.jpg' rel='lightbox[gallery299743542925716984]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-film-2016.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='299743542925716984-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='299743542925716984-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-film-1_orig.png' rel='lightbox[gallery299743542925716984]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-film-1.png' class='galleryImage' _width='400' _height='222' style='position:absolute;border:0;width:135.14%;top:0%;left:-17.57%' /></a></div></div></div></div><div id='299743542925716984-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='299743542925716984-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-1-820x550_orig.jpg' rel='lightbox[gallery299743542925716984]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/christine-1-820x550.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='224' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/v0itmG80oLI?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TORINO 34 - Antiporno, di Sion Sono]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-antiporno-di-sion-sono]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-antiporno-di-sion-sono#comments]]></comments><pubDate>Sun, 20 Nov 2016 18:45:18 GMT</pubDate><category><![CDATA[after hours]]></category><category><![CDATA[sion sono]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/tff-34/torino-34-antiporno-di-sion-sono</guid><description><![CDATA[ &#8203;L&rsquo;instancabile Sono. L&rsquo;incantevole Sono. Fluviale e caricato, propone un&rsquo;opera ancora cos&igrave; sua, facile alle antipatie come da sempre il suo cinema. Di sovente capace di dividere per i suoi stilemi ridondanti e allucinati; Antiporno non fa eccezione.Il TFF, affezionato all&rsquo;artista giapponese da anni (ben tre pellicole presentate alla precedente edizione del festival e nello storico un&rsquo;encomiabile rassegna), ci regala una pellicola dalla durata rappresa [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:274px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/antiporno-poster-filmosphere-625x883.jpg?256" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">&#8203;L&rsquo;instancabile Sono. L&rsquo;incantevole Sono. Fluviale e caricato, propone un&rsquo;opera ancora cos&igrave; sua, facile alle antipatie come da sempre il suo cinema. Di sovente capace di dividere per i suoi stilemi ridondanti e allucinati; <strong><font color="#170ae8">Antiporno</font></strong> non fa eccezione.<br />Il TFF, affezionato all&rsquo;artista giapponese da anni (ben tre pellicole presentate alla precedente edizione del festival e nello storico un&rsquo;encomiabile rassegna), ci regala una pellicola dalla durata rappresa per gli standard del regista (soli 76 minuti che eppure sembrano dilatatissimi) che rimaneggia il <em>pinku eiga</em>, il soft-porn a basso budget nato negli anni sessanta, alla solita maniera personalissima e multiforme che caratterizza il suo cinema.<br />Lo spettatore impreparato si potrebbe ritrovare spaesato di fronte alla costruzione formale dell&rsquo;opera che va smembrando la narrazione, isolandola quasi interamente nello spazio di una stanza, di un luogo impreciso e coloratissimo &ndash; uno spazio mentale. Uno scenario affollato di figure femminili, tra cui la protagonista, Kyoko, un&rsquo;artista anti-convenzionale che trae ispirazione per le sue tele e per le sue storie dalle pulsioni erotiche sfrenate che peraltro la repellono. Il tentativo di riassumere la fattura discorsiva sarebbe, chiaramente, fare un torto alla capacit&agrave; della pellicola di riavvolgersi in se stessa, cos&igrave; come si dischiude forsennatamente in un giocattolo-matrioska intento a creare dimensioni di smaccata surrealt&agrave;. Ogni personaggio &egrave;, poi, ribaltato nei ruoli, nelle somiglianze comportamentali, a tal punto vicino da essere l&rsquo;uno proiezione dell&rsquo;altro.&nbsp;<br />Cos&igrave;, con la proverbiale ed indisciplinata virulenza estetica, le visioni di <strong><font color="#1306e4">Sion Sono</font></strong> fendono lo schermo: un&rsquo;assistente rigorosa che desidera essere sodomizzata da modelle dai costumi chiassosi; un&rsquo;eroina la cui iniziazione al cinema porno racchiude una back story di ossessione erotica germinata nell&rsquo;ambito familiare; un mancato svezzamento sessuale da ragazzina il cui leitmotiv torna continuamente sottoforma di un amplesso ripreso in modo amatoriale, mentre il disturbante &egrave; qui divertissement pi&ugrave; che mai.&nbsp;<br />&#8203;<br />Sono elimina ogni procedimento formale che possa ricalcare una linearit&agrave; ellittica o il flashback, saltando indisturbato tra zone di supposta realt&agrave; e di meta-cinematografia divertita (lo studio fotografico al contempo laboratorio artistico che si scopre set di un soft-core), mentre Kyoko (<strong><font color="#1a0ee6">Ami Tomite</font></strong>, gi&agrave; protagonista del precedente, <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/tff-33/torino-33-tag-di-sion-sono">superlativo Tag</a></u>) letteralmente lotta per essere &ldquo;donna&rdquo; impugnando lo scettro della pornografia, come fosse lo strumento per un&rsquo;emancipazione della condizione femminile che Sono pi&ugrave; volte ci ricorda essere una libert&agrave; parziale, sola maschera di una sudditanza inchiodata. Ma questa lotta paradossale &egrave; dichiaratamente una perversione generata dalla cultura post-moderna: &egrave; il parto di una morale ribaltata che, qui, ha le sue radici in un ambiente familiare morboso e nel trauma della giovane sorella deceduta, angelica apparizione al pianoforte. L&rsquo;unico autentico desiderio sembra quello d&rsquo;innocenza, di verginit&agrave; occlusa che troppo spesso le rimbalza nella coscienza.&nbsp;<br />Si potrebbero affermare, insieme, una moltitudine di caratteri diversi, per il cinema di Sono (che nel recente <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-mondo/the-whispering-star-sion-sono-recensione-liturgia-post-atomica">The Whispering Star</a></u> trovava una sua fattura di sobriet&agrave; contemplativa estremamente convincente): una visione pop, bidimensionale, che dell&rsquo;arte alla Pollock fa espediente estetizzante; una sovraesposizione di elementi seducenti e sfrontati che sfiorano volentieri l&rsquo;auto-parodia e l&rsquo;anti-naturalismo; una tensione mai abbandonata alla critica sociale che riesce a manifestarsi distruggendo ogni contingenza storicizzante; la metafora delle farfalle di carta volate via e della lucertola imbottigliata, tocchi irrinunciabili del regista, come gi&agrave; di recente fu la lattina incollata allo scarpone.&nbsp;<br />Si potrebbe parlare di un tono cangiante, impossibile da congelare attorno al dramma cos&igrave; come al grottesco: forse &egrave; sempre la commedia a deviarsi in tragedia, sembra ripeterci Sono da anni, con risultati non troppo altalenanti come sarebbe facile sostenere. A risaltare, c&rsquo;&egrave; una dichiarata valenza mortifera che gravita intorno alla pulsione sessuale, che a Sono preme iniettare velocemente, mentre si razionalizza soltanto alla fine, quando i significati, almeno quelli pi&ugrave; appariscenti, si delineano, sebbene districandosi in risultati indubbiamente pletorici.&nbsp;<br />La regia &egrave; quella invidiabile a cui ci ha abituato, quella che sembra faticosa come consumare un bicchiere d&rsquo;acqua, talmente &egrave; armonica e fluida nelle sue dissociazioni visive; eppure il pericolo di rimanere ancorati alle nevrosi del proprio Cinema sono molteplici, ed &egrave; quanto ci sentiamo oggi di muovere nei confronti di un regista che non &egrave; stanco, che ancora profuma di miracoloso, ma che tra i sintomi denuncia un aut(omat)ismo forse sospetto.&nbsp;<br /><br /><strong>Laura Delle Vedove</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/torino-34.html">Torino 34</a></u><br /><br />Altre recensioni film di Sion Sono: &nbsp; &nbsp;&nbsp;<u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-mondo/love-exposure-lurlo-damore-di-sion-sono">Love Exposure</a></u>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-mondo/the-whispering-star-sion-sono-recensione-liturgia-post-atomica">The Whispering Star</a></u>&nbsp; &nbsp; &nbsp;<u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/tff-33/torino-33-tag-di-sion-sono">Tag</a></u>&nbsp; &nbsp; &nbsp;<u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/tff-33/torino-33-love-peace-di-sion-sono">Love &amp; Peace</a></u>&nbsp; &nbsp; &nbsp;<u><a target="_blank" href="http://www.orizzontidigloria.com/tff-32/torino-32-tokyo-tribe-di-sion-sono">Tokyo Tribe</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Anchi poruno<br />Regista: Sion Sono<br />Sceneggiatura: Sion Sono<br />Attori principali: Ami Tomite, Mariko Tsutsui<br />Musiche: Tomonobu Kikuchi<br />Anno: 2016<br />Durata: 76&rsquo;<br />Uscita italiana: 18 novembre 2016</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='996744697605964282-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='996744697605964282-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='996744697605964282-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/anti-porno-1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery996744697605964282]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/anti-porno-1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='996744697605964282-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='996744697605964282-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/anti-porno-2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery996744697605964282]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/anti-porno-2.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div><div id='996744697605964282-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='996744697605964282-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/antiporno-4-fileminimizer_orig.jpg' rel='lightbox[gallery996744697605964282]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/antiporno-4-fileminimizer.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='215' style='position:absolute;border:0;width:139.53%;top:0%;left:-19.77%' /></a></div></div></div></div><div id='996744697605964282-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='996744697605964282-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/antiporno-2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery996744697605964282]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/antiporno-2.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='215' style='position:absolute;border:0;width:139.53%;top:0%;left:-19.77%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 10px; overflow: hidden;"></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>