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<channel><title><![CDATA[ORIZZONTI DI GLORIA - La sfida del cinema di qualit&agrave; - Cannes 67 recensioni]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni]]></link><description><![CDATA[Cannes 67 recensioni]]></description><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 23:31:26 -0800</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[CANNES 67 - Winter Sleep, di Nuri Bilge Ceylan]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-winter-sleep-di-nuri-bilge-ceylan]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-winter-sleep-di-nuri-bilge-ceylan#comments]]></comments><pubDate>Mon, 25 Aug 2014 09:48:53 GMT</pubDate><category><![CDATA[nuri bilge ceylan]]></category><category><![CDATA[winter sleep]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-winter-sleep-di-nuri-bilge-ceylan</guid><description><![CDATA[ Il cinema di &#65279;Nuri Bilge Ceylan&#65279; &egrave; sempre stato, in un modo o nell&rsquo;altro, un cinema di fantasmi, di presenze che dovrebbero essere concrete ma si trovano a lottare con la propria consistenza eterea, per resistere o anche solo per esistere. &Egrave; il caso dei due protagonisti di Uzak, ma anche dei personaggi scoloriti e ombrosi de Le tre scimmie, immersi nel contesto noir e metafisico di uno spazio addirittura irreale per quanto &egrave; fosco, oscuro e piovoso. Per  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:227px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1958629.jpg?209" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Il cinema di <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#260de8">Nuri Bilge Ceylan</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong> &egrave; sempre stato, in un modo o nell&rsquo;altro, un cinema di fantasmi, di presenze che dovrebbero essere concrete ma si trovano a lottare con la propria consistenza eterea, per resistere o anche solo per esistere. &Egrave; il caso dei due protagonisti di <em>Uzak, </em>ma anche dei personaggi scoloriti e ombrosi de <em>Le tre scimmie</em>, immersi nel contesto noir e metafisico di uno spazio addirittura irreale per quanto &egrave; fosco, oscuro e piovoso. Per non parlare dell&rsquo;indagine di <em>C&rsquo;era una volta in Anatolia</em>, prototipo in forma cinematografica e dinamica (si fa per dire, visti i tempi sempre calibrati e centellinati del cinema del regista) di un&rsquo;assenza da ricomporre o cui mettere fine.  <br />C&rsquo;era insomma qualcosa di febbrile, in Ceylan, anche nell&rsquo;inconsistenza. Una febbre che andava oltre la lentezza e i tempi morti proprio perch&eacute; richiedeva di porsi una serie di domande in merito alla mancanza di fisicit&agrave; di opere e scenari impalpabili. Con <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#1305ed">Winter Sleep</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>, invece, la situazione cambia. In modo perfino radicale.  <br />Un uomo di mezza et&agrave;, Aydin, insieme con la giovane moglie e con la sorella, gestisce un albergo che si erge sui monti dell&rsquo;Anatolia, in un centro abitato abbastanza lontano da Instanbul, dislocato e isolato. &Egrave; un intellettuale con velleit&agrave; varie, che in passato ha fatto anche l&rsquo;attore e adesso si &egrave; riciclato come giornalista per una rivista locale non cos&igrave; letta ma alla quale egli dona anima e corpo, oltre a lavorare alla redazione faticosissima di una storia completa del teatro turco, passione dettatagli dai suoi trascorsi sul palcoscenico.  <br />Un uomo di parole, pi&ugrave; che di fatti. Nei film di Ceylan, di norma, si &egrave; per&ograve; sempre parlato pochissimo; qui invece &egrave; la parola il grimaldello centrale, la chiave di volta per leggere il mondo e scomporlo, per inoltrarsi tanto nelle riflessioni pi&ugrave; astratte quanto nei rapporti delicati che possono intercorrere tra vicini in lotta o semplici avventori.  <br /><em>Winter sleep </em>&egrave; scolpito nei dialoghi tra i personaggi, lunghissimi e torrenziali: coordinate precise attraverso cui mappare categorie di classe e aspirazioni, differenze e prigionie. S&igrave;, perch&eacute; quello di Ceylan &egrave; palesemente un film sull&rsquo;immobilismo: geografico, culturale, artistico, politico. Sulla fissit&agrave; inerme di chi sa di non avere scampo e non si scompone neanche pi&ugrave; tanto per guadagnarsi la salvezza dalla gabbia che lo imbriglia, sempre pi&ugrave; consapevole, giorno dopo giorno, del fatto che nessun sussulto, per quanto energico, potr&agrave; sciogliere quelle pesantissime catene.  <br />Da questo ragionamento sull&rsquo;inazione Ceylan si lascia per&ograve; stritolare, colpevolmente: il suo film sembra un rudere enorme, impregnato di vecchiezza e di passatismo. Ma pi&ugrave; che metterli in scena per denunciarli, questi due ultimi aspetti, Ceylan li accoglie nel tessuto formale del proprio film, trasformando e accomodando di conseguenza il proprio stesso sguardo sull&rsquo;umanit&agrave; e le sue relazioni. Una visione che procede per modelli fin troppo tradizionali e schemi polverosi, dai quali solo in poche e sorvegliate occasioni riesce a venir fuori il fuoco sacro di una ricognizione civile davvero autentica e indispensabile sulla doppiezza morale di molti attori sociali (si veda il protagonista, che cambia letteralmente faccia dalla prima alla seconda parte).  <br />Per tre ore e un quarto Ceylan ci inchioda alla poltrona imponendoci una serie di divagazioni a vario titolo, con tante sequenze inerziali e una dose parallela e non indifferente di noia, tale da diventare costrizione ma quasi mai capace di ripagare chi guarda per l&rsquo;affaticamento che esige.<br /><em>Winter Sleep </em>&egrave; un film che ostenta il proprio rifiuto della speranza, in moltissimi scambi verbali e non solo. Il calore fioco e appena accennato degli ambienti presta il fianco al gelo di un inverno lungo e tagliente, simile a una notte profonda e nera come il nulla. La stessa in cui, inevitabilmente, il film si infila senza pi&ugrave; uscirne, in cerca di uno scossone che non arriva. Le ambizioni diventano spade di Damocle e la riflessione sulla merceologia attraverso cui l&rsquo;umano viene soppesato a pi&ugrave; livelli, non solo economici, va a riempire un&rsquo;ultima parte che tuttavia non rialza l&rsquo;asticella complessiva, nonostante qualche tardivo risveglio, soprattutto registico (il fuoco che divora il denaro, i campi lunghi insistiti, la nostalgia, il romanticismo struggente, il melodramma di chi si sfiora dalla finestra).  <br />Ceylan rimane un gigante e qua e l&agrave; lo dimostra anche  - che la Palma d&rsquo;Oro a <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="">Cannes 67</a></u> sia andata soprattutto allo sforzo titanico d&rsquo;autore, anche se condotto in forme vetuste e sorpassate? - ma in questo caso, per citare lo stesso Aydin, la montagna ha partorito un topolino: negando in gran parte l&rsquo;astrazione propria di tutto il suo cinema precedente, il regista ha voluto fare il salto e puntare al tangibile, all&rsquo;ontologico, alla concettualit&agrave; rivelata dalla descrizione e non pi&ugrave; dall&rsquo;esclusivo (ed elusivo, grazie al cielo) potere significante delle inquadrature.  <br />Un inutile tentativo di <em>autolegittimazione</em> su un terreno pi&ugrave; arduo, del quale non si sentiva affatto il bisogno, in un film in cui il peso del tempo, pi&ugrave; che sulle vite dei personaggi, respira addosso alla pazienza degli spettatori. Un approdo non necessario soprattutto per uno come Ceylan, da sempre esteta scarno e ruvido, senza compromessi e di grande sostanza.&nbsp;<br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="">Cannes 67</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica &nbsp;</em><br /><span></span><br /><span></span>Titolo originale: K&#305;&#351; Uykusu<br />Regia: Nuri Bilge Ceylan<br />Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan, Ebru Ceylan<br />Attori: Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan<br />Fotografia: G&ouml;khan Tiryaki&nbsp;<br />Montaggio: Nuri Bilge Ceylan, Bora G&ouml;ksing&ouml;l&nbsp;<br />Anno: 2014<br />Durata: 196&rsquo;&nbsp; <br /><span></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='489141324372907209-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'> <div id='489141324372907209-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='489141324372907209-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2221420_orig.jpg' rel='lightbox[gallery489141324372907209]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Winter Sleep, Nuri Bilge Ceylan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2221420.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='281' style='position:absolute;border:0;width:106.76%;top:0%;left:-3.38%' /></a></div></div></div></div></div><div id='489141324372907209-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='489141324372907209-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6780627_orig.jpg' rel='lightbox[gallery489141324372907209]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Winter Sleep, Nuri Bilge Ceylan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6780627.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='240' style='position:absolute;border:0;width:125%;top:0%;left:-12.5%' /></a></div></div></div></div></div><div id='489141324372907209-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='489141324372907209-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5703845_orig.jpg' rel='lightbox[gallery489141324372907209]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Winter Sleep, Nuri Bilge Ceylan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5703845.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='256' style='position:absolute;border:0;width:117.19%;top:0%;left:-8.59%' /></a></div></div></div></div></div><div id='489141324372907209-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='489141324372907209-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4540989_orig.jpg' rel='lightbox[gallery489141324372907209]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Winter Sleep, Nuri Bilge Ceylan, Palma d&#039;Oro Cannes 2014'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4540989.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='253' style='position:absolute;border:0;width:118.58%;top:0%;left:-9.29%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span> </div>  				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/cC5GbEAPI74?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CANNES 67 - Sils Maria, di Olivier Assayas: la vita al lavoro﻿]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-clouds-of-sils-maria-di-olivier-assayas]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-clouds-of-sils-maria-di-olivier-assayas#comments]]></comments><pubDate>Fri, 15 Aug 2014 10:05:48 GMT</pubDate><category><![CDATA[juliette binoche]]></category><category><![CDATA[kristen stewart]]></category><category><![CDATA[olivier assayas]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-clouds-of-sils-maria-di-olivier-assayas</guid><description><![CDATA[ Sils Maria, l&rsquo;ultimo film di &#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;Olivier Assayas&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;&#65279;, &egrave; un&rsquo;opera che non pu&ograve; fare a meno di sorprendere, perfino di spiazzare. In un modo che per&ograve; &egrave;, ed &egrave; importantissimo s [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:258px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6739715.jpg?246" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorderBlack wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;"><em>Sils Maria</em>, l&rsquo;ultimo film di <span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><span style="display: none;">&#65279;</span><strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#0d06e8">Olivier Assayas</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong><strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>, &egrave; un&rsquo;opera che non pu&ograve; fare a meno di sorprendere, perfino di spiazzare. In un modo che per&ograve; &egrave;, ed &egrave; importantissimo sottolinearlo, diametralmente opposto rispetto al modus operandi con cui il cinema contemporaneo &egrave; solito rapire l&rsquo;attenzione dello spettatore, metterlo spalle al muro e scuoterlo.  <br /><strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#270ee8">Sils Maria</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>, infatti, &egrave; un film che scorre con una leggerezza senza pari, metafisico e disincarnato, scolpito in un uso della parola che &egrave; sempre descrittivo e mai esornativo. Come se ogni sintagma, sia d&rsquo;immagini che si raccordano e di parole che si sommano concatenandosi, fosse stato messo l&igrave; per irretire ma anche per rivelare un oceano di senso pi&ugrave; profondo. Un film sul conflitto generazionale, senza dubbio, ma anche sul tempo e le sue radici, sui confini tra il passato e il presente che s&rsquo;abbattono e si sfrangiano per poi ricongiungersi e confondersi, procedendo in avanti senza impedimenti, proprio come la Storia sa fare (molto pi&ugrave; e molto meglio della storia).  <br />Un film che parla di cinema, senza ricorrere alla zavorra spesso ingombrante del metacinema - soprattutto oggi, un&rsquo;epoca in cui certe formule appaiono irrimediabilmente invecchiate -  e della vita, senza la stucchevole retorica dell&rsquo;artificio gonfiato ad arte. Come dice la stessa Enders in una scena chiave: &ldquo;<em>Pu&ograve; essere letterario e deve essere vero, e io la differenza la sento, la sento&rdquo;.</em> Quest&rsquo;ultima ripetizione &egrave; come l&rsquo;ulteriore ribadimento di una verit&agrave; inoppugnabile, a riprova che un testo, prima di essere pensato e scisso nelle sue componenti, va anche vissuto, lasciato decantare, attraversato da un capo all&rsquo;altro con lucidit&agrave;. Esattamente come le nuvole del Passo del Maloja, che scorrono attraverso le montagne fluttuando con una scia simile a un serpente sinuoso, senza farsi scomporre da cime aguzze e da altri ostacoli (il film muto di riferimento per quell&rsquo;immagine di placida maestosit&agrave; &egrave; <em>Cloud Phenomena of Maloja </em>di Arnold Fanck, del 1924).<br />Assayas guarda a un cinema nobile, da palcoscenico ed elegante, ma non &egrave; mai derivativo - morirebbe, piuttosto - e ci&ograve; &egrave; un pregio a dir poco macroscopico. La costruzione del suo film &egrave; arguta ma non ha la pretesa di salire in cattedra, &egrave; ironica, amara e sottile ma senza apparentemente scendere poi troppo a fondo. &Egrave; la superficie stessa che, hegelianamente, conserva la maggiore profondit&agrave; possibile, trattenendo su di essa contraddizioni e scontri dialettici, oltre che naturalmente, come detto, generazionali: il confronto tra Maria (<u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cinema-francese/camille-claudel-1915-elogio-della-follia" target="_blank" title="">Juliette Binoche</a></u>), diva navigata, e la sua giovane assistente Valentina, interpretata da una <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#170be5">Kristen Stewart</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong> che in questo caso trasforma la sua consueta svogliatezza in magnetismo, &egrave; messo in campo da Assayas con un&rsquo;attenzione millimetrica all&rsquo;essenziale e alla sua necessit&agrave; (oggi) imprescindibile. Quasi come se il suo film fosse immerso in un voto di castit&agrave; estremo ma non punitivo, che intende far emergere il meraviglioso, geometrico equilibrio tra la vita e le forme del racconto deputate a restituirla attraverso la potenza di gesti e dialoghi certamente contenuti ed evidentemente ordinari, ma impregnati di senso.  <br />Non stupisce, dunque, se <em>Sils Maria</em> procede come se fosse una prova teatrale in movimento, con l&rsquo;assistente che fa da spalla all&rsquo;attrice per aiutarla a provare le sue battute leggendo quelle del suo interlocutore di finzione. Il film, seguendo con fedelt&agrave; queste coordinate, si tramuta in un&rsquo;opera-specchio e in una sessione d&rsquo;analisi a due voci, che divora tutto e si sofferma su tutto, con calma olimpica e senza frenesia. Che intende riflettere sulla tensione tra la vita e  la sua rappresentazione, come si diceva, ma anche sull&rsquo;importanza dell&rsquo;autenticit&agrave; al cospetto del gioco di prestigio. E, per far ci&ograve;, si prende il suo tempo. Tutto il tempo.  <br />Assayas non lo dice in modo netto e non si sognerebbe mai una sfacciataggine simile, ma il suo film &egrave; (dietro la cristallina serenit&agrave; di chi riposa sulle nuvole e non si affanna per capire, perch&eacute; gli basta solo guardare meglio per mettere a fuoco) un grido d&rsquo;allarme. Contro un mondo in cui non dovrebbe essere permesso piangersi addosso, contro la banalit&agrave; del rimpianto del passato al tempo delle opportunit&agrave; seriali e dei new media sempre all&rsquo;erta e sempre pronti a immortalare la cronaca in tempo reale, da TMZ a salire (il discorso del film sulla contemporaneit&agrave; &egrave; di un&rsquo;onest&agrave; abbagliante); contro l&rsquo;assenza di concretezza fine a se stessa di chi, occupandosi di arte, deve per forza essere criptico, fuori dal tempo, novecentesco: nel finale, Maria Enders bacchetta un giovane regista dicendogli: <em>&ldquo;</em><em>&Egrave;</em><em> troppo astratto, mi spiace, non la capisco&rdquo;. </em>Quale <em>j&rsquo;accuse </em>in apparenza innocuo ma in realt&agrave; acutissimo per smascherare l&rsquo;ansia per la costruzione a tavolino di certi artisti da s&eacute; incoronatisi (e certe immagini), la corsa all&rsquo;arzigogolo, l&rsquo;accumulo di dettagli descrittivi soffocanti e superflui, nel cinema come in (certa) letteratura?  <br /><em>Sils Maria</em>, in seconda battuta ma mica tanto di soppiatto, &egrave; anche un film sulla fragilit&agrave; dei contorni della finzione, cinematografica e non, e dei suoi meccanismi: quando una giovane attrice al centro del gossip e spregiudicata, Jo-Ann Ellis (<strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#190ce9">Chlo&euml; Grace Moretz</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>) ottiene la parte che rese famosa Maria, costei non pu&ograve; fare a meno di sentirsi scalzata, estromessa anzitempo da una vita e un ruolo che sono stati solo suoi e di nessun altro. Basta il semplice scorrere del tempo, dunque, a cambiare le carte in tavola, a compromettere gli equilibri, a rovesciare la qualsiasi? Assayas se lo chiede senza darsi la risposta, e noi con lui, in una sospensione della consapevolezza che &egrave; la medicina migliore per abbandonare le proprie certezze per strada e mettersi in cammino verso nuove, meno ovvie acquisizioni.  <br /><em>Sils Maria</em>, in tal senso, &egrave; una lezione, nel senso pi&ugrave; alto immaginabile: ci spinge non tanto a non essere vanamente superbi, quanto a essere vigili, a prestare attenzione a ci&ograve; che &egrave; solo sulla carta insignificante e perfino ad appassionarsi a esso. L&rsquo;unico atto di resistenza possibile in un momento storico in cui le sfumature non sembrano pi&ugrave; contare nulla (Jo Ann-Ellis non accetta i consigli di Maria per connotare meglio una battuta, nel finale, e la butta l&igrave; estemporaneamente), n&eacute; tanto meno meritare asilo. A nessun livello.<br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="" style="text-decoration: underline;">Cannes 67</a>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html">Film al cinema</a></u><br /><br /><br /><span></span> <em>Scheda tecnica</em><br /><span></span><br /><span></span> Regia: Olivier Assayas<br />Sceneggiatura: Olivier Assayas <br />Fotografia: Yorick Le Saux<br />Montaggio: Marion Monnier <br />Anno: 2014<br />Durata: 124&rsquo;<br />Attori: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chlo&euml; Grace Moretz<br /><span></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='344542223126862928-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='344542223126862928-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='344542223126862928-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6923387_orig.jpg' rel='lightbox[gallery344542223126862928]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Juliette Binoche, Clouds of Sils Maria, di Olivier Assayas'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6923387.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:0%;left:0%' /></a></div></div></div></div></div><div id='344542223126862928-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='344542223126862928-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1435457_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery344542223126862928]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Juliette Binoche, Clouds of Sils Maria, di Olivier Assayas'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1435457.jpeg' class='galleryImage' _width='400' _height='218' style='position:absolute;border:0;width:137.61%;top:0%;left:-18.81%' /></a></div></div></div></div></div><div id='344542223126862928-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='344542223126862928-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/890342_orig.jpg' rel='lightbox[gallery344542223126862928]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Juliette Binoche, Clouds of Sils Maria, di Olivier Assayas'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/890342.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='296' style='position:absolute;border:0;width:101.35%;top:0%;left:-0.68%' /></a></div></div></div></div></div><div id='344542223126862928-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='344542223126862928-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6983913_orig.jpg' rel='lightbox[gallery344542223126862928]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Juliette Binoche, Clouds of Sils Maria, di Olivier Assayas'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6983913.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='218' style='position:absolute;border:0;width:137.61%;top:0%;left:-18.81%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/Zup27u6tMzY?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-spacer" style="height:50px;"></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CANNES 67 - Relatos Salvajes (Storie pazzesche), di Damian Szifron]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-relatos-salvajes-di-damian-szifron]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-relatos-salvajes-di-damian-szifron#comments]]></comments><pubDate>Wed, 06 Aug 2014 11:48:09 GMT</pubDate><category><![CDATA[damian szifron]]></category><category><![CDATA[pedro almodovar]]></category><category><![CDATA[relatos salvajes]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-relatos-salvajes-di-damian-szifron</guid><description><![CDATA[ Ripensando alla visione di &#65279;Relatos Salvajes&#65279;&nbsp;(Storie pazzesche) di Damian Szifron, presentato in concorso all&rsquo;ultimo festival di Cannes, torna alla mente non solo l&rsquo;originalit&agrave; stralunata e obliqua di molto cinema argentino contemporaneo (una cinematografia in crescita, senza ombra di dubbio), ma anche la forza dirompente di un film che riesce nell&rsquo;impresa di dire qualcosa sulla societ&agrave; e perfino sui rapporti di classe attraverso l&rsquo;utili [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:230px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9472441.jpg?212" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Ripensando alla visione di <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#2605e8">Relatos Salvajes</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>&nbsp;(<em>Storie pazzesche</em>) di Damian Szifron, presentato in concorso all&rsquo;ultimo festival di Cannes, torna alla mente non solo l&rsquo;originalit&agrave; stralunata e obliqua di molto cinema argentino contemporaneo (una cinematografia in crescita, senza ombra di dubbio), ma anche la forza dirompente di un film che riesce nell&rsquo;impresa di dire qualcosa sulla societ&agrave; e perfino sui rapporti di classe attraverso l&rsquo;utilizzo sfrontato di un&rsquo;ironia a tutto campo, che fa non sconti e trova un palese piacere nell&rsquo;ostentare la propria irriducibile cattiveria.  <br />Un risultato oggi pi&ugrave; unico che raro, parlare in termini di <em>denuncia </em>senza utilizzare gli strumenti della denuncia classica, tale da giustificare a occhi chiusi l&rsquo;inclusione in quello che &egrave; ancora il massimo cine-concorso del mondo (in quanto a prestigio e nomi ospitati). Faceva la stessa cosa, anche se con una dose di follia anarcoide ben maggiore, cos&igrave; gaia da risultare spiazzante e &ndash; per qualcuno &ndash; addirittura irricevibile, l&rsquo;ultimo film di <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#2208e8">Pedro Almodovar</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>, <em>Gli amanti passeggeri</em>, non a caso sbertucciato e sottovalutato un po&rsquo; da chiunque proprio perch&eacute; si concedeva il peccato mortale di una leggerezza fuori di testa che non era per una volta n&eacute; m&eacute;lo macchiettistico n&eacute; commedia scorrettissima, ma una brillante, pungente fusione dei due aspetti. Un ibrido forse imperdonabile, ma che al di l&agrave; della scatologia e di molte gag imbarazzanti era in grado di servirsi della sua inclassificabile libert&agrave; per sparare a zero su qualsiasi bersaglio gli capitasse a tiro.  <br />Il film di <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#370be5">Damian Szifron</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>, che non a caso dai fratelli Almodovar &egrave; prodotto, non dista di molto da tali parametri, ma vi aggiunge una struttura episodica solo apparentemente sfilacciata, una corrosivit&agrave; che incenerisce ogni sana istanza di politicamente corretto e, <em>last but not </em>least, un controllo registico impressionante e spericolato. La sovrapposizione di questi elementi produce esiti famelici: il prologo, come il succitato film di Almodovar, &egrave; ambientato su un aereo, in cui pian piano tutti i passeggeri rivelano di aver avuto a che fare con un tizio di nome Gabriel Pasternak; nel primo episodio una donna si ritrova nel suo ristorante l&rsquo;usuraio che ha indotto il padre al suicidio e dovr&agrave; reprimere l&rsquo;istinto fortissimo di vendicarsi a morte; nel secondo un duello tra un automobilista e un balordo assume le sembianze di una lotta a due senza esclusione di colpi, tra violenza parossistica e scontri corpo a corpo; nel terzo il personaggio di Ricardo Dar&igrave;n, attore simbolo della <em>nueva ola</em> argentina, un pompiere di nome Bombita (!), si ritrover&agrave; a fare i conti con un&rsquo;odissea kafkiana a seguito di un parcheggio in divieto di sosta; infine, rispettivamente nel quarto e nel quinto, una famiglia benestante tenter&agrave; di coprire il figlio pirata della strada e omicida ma gli interessi di ognuno si metteranno di mezzo, e una giovane coppia vedr&agrave; il proprio matrimonio passare dall&rsquo;idillio a un grottesco e ghignante scempio all&rsquo;insegna dei torti reciproci, delle recriminazioni e delle ritorsioni.  <br />Posto cos&igrave; pare gi&agrave; tutto molto incline a premere sul pedale dell&rsquo;acceleratore, ma la realt&agrave; del film &egrave; anche peggio: l&rsquo;andamento incessante e caleidoscopico insegue il ritmo di un tango mortifero, e lo specchio deformante proprio della commedia e dei suoi mostruosi abitanti, un aspetto che nel cinema comico di casa nostra ha purtroppo smesso di esistere da tempo, diventa l&rsquo;unica chiave di lettura per parlare di contraddizioni sociali, di vizi capitali e di cancrene morali, di una societ&agrave; media al collasso, post-globalizzata e quasi post-umana. La messa alla berlina &egrave; dunque tanto caustica quanto puntuale e focalizzata sull&rsquo;oggi, attaccata alle strutture del mondo, alle maschere d&rsquo;ipocrisia che gli uomini pi&ugrave; ordinari si tatuano sulla faccia e all&rsquo;idiozia generalizzata che consente loro di portare a compimento i loro deprecabili scopi.<br />I titoli di testa ci mostrano, non a caso, animali rapaci e pericolosi, e l&rsquo;equazione &egrave; cos&igrave; presto risolta: i racconti selvaggi di Szifron, sotto la verniciata di commedia dark che pu&ograve; portare molti a liquidare il film come un esercizio di stile in maniera tanto comoda quanto frettolosa, nascondono gli ingranaggi consolidati e i motori ideologici tristemente noti di un&rsquo;umanit&agrave; succube di un istinto animalesco applicato un po&rsquo; ovunque, come se l&rsquo;anti-illuminismo predatore fosse l&rsquo;unico parametro comportamentale oggigiorno accettato, nei rapporti sociali e nelle scelte che includono la collettivit&agrave;. Essere divertiti e inchiodati alla poltrona, in casi e con film come questi, &egrave; un&rsquo;esperienza spettatoriale s&igrave; eccellente ma in definitiva tutt&rsquo;altro che piacevole.<br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="">Cannes 67</a></u>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html">Film al cinema</a></u><br /><span></span><br /><br /><em>Scheda tecnica </em> <br /><span></span><br /><span></span> Regia: Damian Szifron <br />Sceneggiatura: Damian Szifron<br />Fotografia: Javier Julia<br />Musiche: Gustavo Santaolalla<br />Anno: 2014<br />Durata: 122&rsquo; <br />Attori: Ricardo Dar&iacute;n,&nbsp;Leonardo Sbaraglia,&nbsp;Dar&iacute;o Grandinetti,&nbsp;Erica Rivas,&nbsp;Julieta Zylberberg<br />Uscita italiana: 11 dicembre 2014</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='476111563471244138-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'> <div id='476111563471244138-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='476111563471244138-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6366748_orig.jpg' rel='lightbox[gallery476111563471244138]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Relatos Salvajes, Cannes 67, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6366748.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='170' style='position:absolute;border:0;width:176.47%;top:0%;left:-38.24%' /></a></div></div></div></div></div><div id='476111563471244138-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='476111563471244138-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5982181_orig.jpg' rel='lightbox[gallery476111563471244138]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Relatos Salvajes, Cannes 67, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5982181.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div></div><div id='476111563471244138-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='476111563471244138-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1990147_orig.jpg' rel='lightbox[gallery476111563471244138]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Relatos Salvajes, Cannes 67, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1990147.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div></div><div id='476111563471244138-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='476111563471244138-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9032892_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery476111563471244138]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Relatos Salvajes, Cannes 67, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9032892.jpeg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span> </div>  				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/wl778dfXaK8?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CANNES 67 - Mommy, di Xavier Dolan]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-mommy-di-xavier-dolan]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-mommy-di-xavier-dolan#comments]]></comments><pubDate>Tue, 01 Jul 2014 09:15:37 GMT</pubDate><category><![CDATA[anne dorval]]></category><category><![CDATA[mommy]]></category><category><![CDATA[suzanne cl&eacute;ment]]></category><category><![CDATA[xavier dolan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-mommy-di-xavier-dolan</guid><description><![CDATA[ Compiaciuto. Autoreferenziale. Vanitoso. Ruffiano. Questi aggettivi sono stati tirati in ballo da chi non ha del tutto apprezzato Mommy, l'ultimo lavoro dell'enfant prodige canadese Xavier Dolan, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, dove peraltro molti pensavano (e speravano) potesse aggiudicarsi la Palma d'Oro. 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Questi aggettivi sono stati tirati in ballo da chi non ha del tutto apprezzato <em>Mommy</em>, l'ultimo lavoro dell'enfant prodige canadese <strong><font color="#0f09de">Xavier Dolan</font></strong>, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, dove peraltro molti pensavano (e speravano) potesse aggiudicarsi la Palma d'Oro. Il film del talentuoso venticinquenne, gi&agrave; cinque lungometraggi all'attivo e un alone di culto sempre pi&ugrave; deciso alle (sulle) sue spalle, ha infatti entusiasmato il pubblico e la critica di tutto il mondo, raccogliendo un plebiscito frenato soltanto da alcune critiche espresse nei toni sopra accennati.<br />Siccome in questa sede non abbiamo intenzione di delineare a tutti i costi una mera apologia dolaniana, diciamo subito che le definizione riportate risultano comprensibili, finanche accettabili, perch&eacute; a tutti gli effetti <strong><font color="#0c05e5">Mommy</font></strong> &egrave; realmente un film compiaciuto e vanitoso. Senza abbandonare la sua stupefacente carica espressiva, Dolan questa volta ha infatti lavorato soprattutto di testa, accantonando in parte l'istintualit&agrave; dei precedenti <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/22/post/2013/08/laurence-anyways-rivolta-no-rivoluzione.html" target="_blank" title="">Laurence Anyways</a></u> e <em>Tom &agrave; la ferme</em>, per dare alla luce un prodotto pi&ugrave; studiato, pensato, impostato con il chiaro intento di penetrare nel cuore dello spettatore.<br /><em>Mommy</em> racconta la storia del difficile rapporto tra Diane, madre perennemente alla ricerca di un posto del mondo, e il figlio Steve, violento e incontrollabile, parcheggiato per anni in diversi istituti di controllo e riabilitazione e alla fine espulso senza alcun sostanziale miglioramento. La loro ritrovata e obbligata unione si tramuta fin da subito in una battaglia quotidiana in cui si susseguono senza tregua discussioni, litigi, urla, zuffe, insulti, intervallati da rari momenti di quiete in cui esplode il desiderio di amore che entrambi, in modi diversi, vorrebbero esprimere senza esserne capaci. Diane (<strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#180bea">Anne Dorval</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>), con il suo abbigliamento squinternato da <em>femme fatale</em> fuori tempo massimo, lotta per se stessa e per il figlio, perde il proprio lavoro, cerca vie d'uscita, affoga nello stress; Steve, dal canto suo, vive senza essere in grado di utilizzare freni inibitori, reclama attenzioni e affetto, si tuffa in gesti d'amore &ldquo;sbagliati&rdquo;, divora il mondo senza comprenderlo, esprime il suo desiderio di accettazione salvo poi smarrire ogni raziocinio alla prima parola errata.<br />Dolan conduce la sua opera secondo un doppio registro: non rinuncia alla creativit&agrave; che da sempre gli appartiene, ma al contempo pare sviluppare un racconto diretto secondo canoni narrativi ben precisi, attraverso una rappresentazione ondivaga che sale e scende come la marea, tra scene-madri di impressionante impatto emotivo e sequenze intermedie che sembrano cullare la platea preparandola allo scontro successivo. A ben vedere, il personaggio di Diane risulta perfino stereotipato, nelle sue eterne e irreparabili contraddizioni, mentre la figura di Steve, pur ricca di sfumature, non &egrave; poi cos&igrave; lontana da tanti ritratti di adolescenti perturbati che il cinema da sempre &egrave; stato ed &egrave; interessato a proporre.<br />Eppure, nei suoi difetti, nelle imperfezioni, nelle eccessive e stancanti grida, nei <em>tabarnac</em> (<a href="#sdfootnote1sym" title="">1</a>) ripetuti all'infinito, <em>Mommy</em> non fa altro che confermare le potenzialit&agrave; di un talento smisurato, capace, nonostante la giovanissima et&agrave;, di ruotare intorno all'asse dell'oggetto-cinema come una scheggia impazzita che non sa e non vuole porsi alcun limite.&nbsp;<br /><br /><a href="http://www.weebly.com/weebly/main.php#sdfootnote1anc" title="">1</a>)&nbsp;<font size="1">L'equivalente del nostro <em>vaff...</em> nella lingua franco canadese.</font><br /><br /><span style="line-height: 1.5; background-color: initial;">Quanti, nel panorama contemporaneo, sanno usare il mezzo filmico come Dolan, inventandosi piccoli colpi di genio similari al momento in cui Steve letteralmente <em>apre</em> l'inquadratura con le mani modificando il formato stesso della pellicola? Quanti riescono a utilizzare con tale costrutto e fantasia l'apparato musicale? Quanti sono capaci di imprimere dentro e oltre lo schermo intuizioni di estrema qualit&agrave; come quel magnifico ballo liberatorio in cucina, grazie al quale almeno per un istante ogni dolore pu&ograve; essere dimenticato? Quanti?&nbsp;</span><br />Pochi, pochissimi. Se dunque <em>Mommy</em> pare un lavoro auto-celebrativo, se ci trascina impunemente verso la lacrima facile, se Dolan d&agrave; gi&agrave; l'impressione di pavoneggiarsi allo specchio, in fondo poco importa. La sua storia trasuda comunque forza e vitalit&agrave; da ogni poro, e ci offre, un'altra volta, una potenza stilistica debordante.<br />Ad accrescere ulteriormente il valore del film, si ha inoltre un bonus di impareggiabile valore: Kyla. Il terzo incomodo, l'insegnante balbuziente a riposo per un (presunto) anno sabbatico, la vicina misteriosa che si insinua con tagliente profondit&agrave; nella <em>guerra dichiarata</em> tra Diane e Steve, riassume su di s&eacute; la sostanza di uno dei pi&ugrave; bei personaggi in assoluto visti al cinema negli ultimi anni. Grazie anche alla splendida interpretazione dell'attrice <strong><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span><font color="#230ae6">Suzanne Cl&eacute;ment</font><span style="line-height: 0; display: none;">&#65279;</span></strong>, la figura di Kyla propone mille variazioni di sguardo e traiettoria, percorrendo strade tortuose che non hanno un inizio e nemmeno una fine. Negli occhi timidi di questa donna, nella sua lacerante e intima sofferenza, nella bont&agrave; pronta a trasformarsi all'improvviso in rabbia ferina, nella sua doppia essenza di paura e violenza, dolcezza e pentimento, Dolan raggiunge la vetta, piantando nella nostra anima il vessillo di creature perdenti che sanno comunque affrontare l'inferno a testa alta.  <br />Diane, Steve, Kyla: tra speranza e rassegnazione, solitudine e abbandono, rimorsi e ferite sanguinanti, il destino segnato dei tre antieroi dolaniani scappa, ritorna, corre e strepita, generando un boato assordante che al contempo ci strazia e ci esalta, guidandoci sino a un ultimo confine, da abbattere a tutti i costi, in fuga verso l'impossibile traguardo del domani.<br /><br /><strong>Alessio Gradogna</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="">Cannes 67</a></u>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html">Film al cinema</a></u><br /><br /> <br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Mommy<br />Anno: 2014<br />Durata: 134'<br />Regia: Xavier Dolan<br />Sceneggiatura, montaggio e costumi: Xavier Dolan<br />Fotografia: Andr&eacute; Turpin<br />Musiche: Eduardo Noya<br />Attori: Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Cl&eacute;ment, Alexandre Goyette, Patrick Huard<br />Uscita italiana: 4 dicembre 2014</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='824779305519961113-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'> <div id='824779305519961113-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5695355_orig.jpg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5695355.jpg' class='galleryImage' _width='300' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:0%;left:0%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6216937_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6216937.jpeg' class='galleryImage' _width='400' _height='281' style='position:absolute;border:0;width:106.76%;top:0%;left:-3.38%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/3190877_orig.jpg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/3190877.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:0%;left:0%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5327563_orig.jpg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/5327563.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer4' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9002084_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9002084.jpeg' class='galleryImage' _width='400' _height='282' style='position:absolute;border:0;width:106.38%;top:0%;left:-3.19%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer5' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6405337_orig.jpg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/6405337.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='281' style='position:absolute;border:0;width:106.76%;top:0%;left:-3.38%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer6' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer6' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8494173_orig.png' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8494173.png' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div></div><div id='824779305519961113-imageContainer7' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='824779305519961113-insideImageContainer7' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1586281_orig.jpg' rel='lightbox[gallery824779305519961113]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Mommy, Xavier Dolan e il cast del film, Cannes 2014 photocall'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/1586281.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='262' style='position:absolute;border:0;width:114.5%;top:0%;left:-7.25%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span> </div>  				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/ETPU_kKEf7o?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-auto wsite-youtube-align-right"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/2fVzd309pkg?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CANNES 67 – Party Girl, di M. Amachoukeli, C. Burger e S. Theis]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-party-girl-di-m-amachoukeli-c-burger-e-s-theis]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-party-girl-di-m-amachoukeli-c-burger-e-s-theis#comments]]></comments><pubDate>Tue, 24 Jun 2014 10:01:42 GMT</pubDate><category><![CDATA[party girl]]></category><category><![CDATA[samuel theis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-party-girl-di-m-amachoukeli-c-burger-e-s-theis</guid><description><![CDATA[ Ci sono creature nate per essere libere. Sempre e comunque. Donne che vivono la propria indipendenza come un dato di fatto intoccabile e incontrovertibile. Gabbiani che aprono le ali volando nel cielo della vita e fuggendo da ogni possibile prigione. A 60 anni come a 20. Nessuna cella, nessun limite, nessuna fredda parete: soltanto i sorrisi della notte, le luci colorate, i battiti sincopati della musica, le bevute e gli scherzi, le attrazioni e le disillusioni. Perch&eacute; l'importante &egra [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4725329.jpg?191" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorderBlack wsite-image" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Ci sono creature nate per essere libere. Sempre e comunque. Donne che vivono la propria indipendenza come un dato di fatto intoccabile e incontrovertibile. Gabbiani che aprono le ali volando nel cielo della vita e fuggendo da ogni possibile prigione. A 60 anni come a 20. Nessuna cella, nessun limite, nessuna fredda parete: soltanto i sorrisi della notte, le luci colorate, i battiti sincopati della musica, le bevute e gli scherzi, le attrazioni e le disillusioni. Perch&eacute; l'importante &egrave; danzare, fino alla fine, scartando la malinconia e superando ogni assalto del tempo che passa.<br />Ang&eacute;lique lavora da lustri in un cabaret (inteso come night club) al confine tra Francia e Germania. I clienti per&ograve; sono sempre meno, perch&eacute; i costi sono alti e al contempo donne pi&ugrave; giovani avanzano reclamando un ruolo primario. Nonostante questo la donna trascorre ancora la sua vita all'interno del locale, insieme alle amiche, consapevole di una carriera ormai prossima al capolinea ma decisa a voler continuare l'esistenza di sempre.&nbsp;<br />La situazione pare all'improvviso modificarsi sensibilmente quando un suo affezionato ex cliente le chiede di sposarlo. Pur con molti dubbi, Ang&eacute;lique accetta la proposta, incuriosita dalla possibilit&agrave; di una tranquilla vita famigliare e dalla rassicurante bonariet&agrave; di un uomo placido e gentile che non lesina continue dimostrazioni di reale e sincero affetto. La donna va a vivere con lui, inizia i preparativi per il matrimonio e un po' alla volta riesce a riunire i suoi quattro figli sparsi per la Francia, compresa la giovane Cynthia, che non vede da tanti anni perch&eacute; ha dovuto abbandonarla in giovane et&agrave;. Nonostante la gioia di avere di nuovo l'intera prole intorno, mano a mano che il giorno delle nozze si avvicina i dubbi di Ang&eacute;lique crescono e si fanno sempre pi&ugrave; pressanti.<br />Scelto come titolo d'apertura della sezione Un Certain Regard all'ultimo Festival di Cannes, <strong><font color="#0909e3">Party Girl</font></strong> ha vinto la prestigiosa <em>Cam&eacute;ra d'Or</em>, riconoscimento assegnato alla migliore opera prima. Il film, nato da un'idea di Samuel Theis, &egrave; diretto dallo stesso autore insieme a Claire Burger e Marie Amachoukeli, sue compagne di corso alla <strong><font color="#1c09e4">F&eacute;mis</font></strong>, la pi&ugrave; importante scuola di cinema francese (un luogo quasi sacro, in cui si sono formati futuri maestri come <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/13/post/2014/03/alain-resnais-adieu-maitre.html" target="_blank" title="">Alain Resnais</a></u>, Fran&ccedil;ois Ozon, Patrice Leconte e Arnaud Desplechin).&nbsp;<br />Per il debutto Theis sceglie di raccontare una storia intrisa di autobiografismo: l'attrice che interpreta Ang&eacute;lique &egrave; infatti sua madre, molti degli attori sono suoi parenti e i fatti narrati, pur con alcune modifiche, si avvicinano molto alla vita reale. Il lavoro di Theis e socie si muove dunque lungo il crinale che divide verit&agrave; e finzione, per mettere in scena un disegno narrativo in cui la terza et&agrave; diviene un luogo di scoperta, riflessione e definitiva consapevolezza.&nbsp;<br />Percorrendo un sentiero piuttosto simile al recente e notevole <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/12/post/2013/10/gloria-il-tramonto-puo-attendere.html" target="_blank" title="">Gloria di Sebastian Lelio</a></u>, con cui condivide anche un'inquadratura finale quasi identica, <em>Party Girl</em> scava nelle lacerazioni interiori di una donna che non sa e non vuole rassegnarsi alla fine dei sogni e al ridimensionamento della propria condizione. Ang&eacute;lique &egrave; sempre stata una creatura della notte, si &egrave; offerta a tantissimi uomini mantenendo per&ograve; sempre intatta la propria dignit&agrave;, e non ha mai accettato costrizioni logistiche che ne tarpassero l'ampiezza di movimento. Il night &egrave; il suo mondo, un universo di sbronze e rapporti fugaci, luci stroboscopiche e risate, sesso a pagamento e amicizie sincere, bicchieri vuoti e avventori idioti; una vita forse <em>sbagliata</em>, sulla carta, ma in fondo goduta e dunque a suo modo vincente.&nbsp;<br />Per fortuna non c'&egrave; nessun afflato moraleggiante, in <em>Party Girl</em>, nessun giudizio etico. Theis declama il proprio amore nei confronti della madre-attrice con sorprendente delicatezza ed equilibrio, fornendo al pubblico il ritratto genuino di una donna giunta al tramonto della vita, ma lontana dall'abdicare il suo bisogno di emancipazione. Il personaggio di Ang&eacute;lique, a ben vedere, non fa poi granch&eacute; per farsi piacere agli occhi del pubblico; eppure &egrave; proprio dalle sue contraddizioni e dai suoi atteggiamenti discutibili e talvolta perfino irritanti che si alza il valore di un film capace di incrociare sguardi e solitudini con notevole lucidit&agrave;. Il lavoro dei tre registi, pur non brillando per originalit&agrave;, riesce infatti a essere estremamente compatto, si prende i suoi tempi e si avvicina alla (inevitabile?) conclusione seguendo schemi adeguati.<br />Cos&igrave;, barcollando per le strade di Strasburgo, Ang&eacute;lique saluta i suoi dubbi e trova una nuova alba, affidandosi all'ipnotico incedere delle note e regalandoci un ultimo sorriso, da conservare con cura per non dimenticare mai un concetto fondamentale: <em>casa</em>, &egrave; dove si balla.<br /><br /><strong>Alessio Gradogna</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="" style="text-decoration: underline;">Cannes 67</a>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html">Film al cinema</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Regia e sceneggiatura: Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis<br />Fotografia: Julien Poupard<br />Montaggio: Fr&eacute;d&eacute;ric Baillehaiche<br />Anno: 2014<br />Durata: 96'<br />Attori principali: Sonia Theis-Litzemburger, Joseph Bour, Mario Theis, Samuel Theis, S&eacute;verine Litzenburger.<br />Uscita italiana: 25 settembre 2014</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='434338091955696070-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'> <div id='434338091955696070-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='434338091955696070-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9962215_orig.jpg' rel='lightbox[gallery434338091955696070]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Party Girl, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9962215.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='225' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div></div><div id='434338091955696070-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='434338091955696070-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7209913_orig.jpg' rel='lightbox[gallery434338091955696070]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Party Girl, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7209913.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div></div><div id='434338091955696070-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='434338091955696070-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4972339_orig.jpg' rel='lightbox[gallery434338091955696070]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Party Girl, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4972339.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div></div><div id='434338091955696070-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='434338091955696070-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2838952_orig.jpg' rel='lightbox[gallery434338091955696070]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Party Girl, 2014, immagini del film'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2838952.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='200' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span> </div>  				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/sKAYhPO6yas?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CANNES 67 - Deux jours, une nuit, di Jean-Pierre e Luc Dardenne]]></title><link><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-deux-jours-une-nuit-di-jean-pierre-e-luc-dardenne]]></link><comments><![CDATA[http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-deux-jours-une-nuit-di-jean-pierre-e-luc-dardenne#comments]]></comments><pubDate>Tue, 17 Jun 2014 09:57:51 GMT</pubDate><category><![CDATA[deux jours une nuit]]></category><category><![CDATA[jean pierre e luc dardenne]]></category><category><![CDATA[maps to the stars]]></category><category><![CDATA[marion cotillard]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67-recensioni/cannes-67-deux-jours-une-nuit-di-jean-pierre-e-luc-dardenne</guid><description><![CDATA[ Nel loro ultimo film, presentato in Concorso alla 67a edizione del Festival di Cannes, i fratelli Dardenne continuano a perseguire un&rsquo;idea di cinema politico e militante aggiornato ai tempi della crisi. In Marion Cotillard trovano una nuova, intensa e splendida musa che a Cannes avrebbe meritato il premio come miglior attrice, assegnato invece alla pur brava Julianne Moore di Maps to the Stars per il semplice motivo che i precedenti film dei Dardenne avevano gi&agrave; vinto tutto quello  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7216497.jpg?209" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Immagine" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Nel loro ultimo film, presentato in Concorso alla 67a edizione del Festival di Cannes, i fratelli <strong><font color="#1c09e0">Dardenne</font></strong> continuano a perseguire un&rsquo;idea di cinema politico e militante aggiornato ai tempi della crisi. In <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-66-recensioni/cannes-2013-the-immigrant-di-james-gray" target="_blank" title="">Marion Cotillard</a></u> trovano una nuova, intensa e splendida musa che a Cannes avrebbe meritato il premio come miglior attrice, assegnato invece alla pur brava Julianne Moore di <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-nelle-sale/maps-to-the-stars-demoni-vs-spettri.html" target="_blank" title="">Maps to the Stars</a></u> per il semplice motivo che i precedenti film dei Dardenne avevano gi&agrave; vinto tutto quello che c'era da vincere (comprese ben due Palme d&rsquo;oro per <em>Rosetta</em> e <em>L&rsquo;enfant</em>).&nbsp;<br />La storia raccontata in <strong><font color="#370ce3">Deux jours, une nuit</font></strong> si svolge nell&rsquo;arco di un weekend cruciale per Sandra, giovane madre di due bambini reduce da un periodo di forte depressione, che dovr&agrave; fare in modo di convincere i suoi colleghi di lavoro a rinunciare a un bonus in busta paga di mille euro per evitare di essere licenziata; sono proprio questi i tempi in cui ci troviamo a vivere a livello internazionale, anni in cui un&rsquo;azienda - col pretesto della crisi - non si fa scrupoli a mettere i lavoratori uno contro l&rsquo;altro, innescando una guerra tra poveri che non fa sconti a nessuno.&nbsp;<br />I Dardenne, maestri conclamati e indiscussi della cinematografia europea, hanno l&rsquo;incredibile e sbalorditiva capacit&agrave; di &ldquo;occultare&rdquo; la macchina da presa, restituendoci per l&rsquo;ennesima volta uno spaccato di vita quotidiana di un realismo impressionante. I protagonisti dei loro film, mai totalmente arresi e vinti di fronte alle mille difficolt&agrave; e ostacoli di cui &egrave; lastricato il loro cammino, si ostinano quasi sempre a trovare una via di fuga per non arrendersi alla disperazione. Si pensi ai giovani protagonisti di <em>Rosetta</em> e <em>La promesse</em> &ndash; dove gi&agrave; veniva trattato il tema del lavoro - che nonostante fossero alle prese con una realt&agrave; ostile e avversa cercavano di lottare facendo ricorso alla loro forza d&rsquo;animo e vitalit&agrave;.&nbsp;<br />Il modo impegnato, politico e militante di fare cinema dei Dardenne viene ampiamente confermato nell&rsquo;intenso finale di <em>Deux jours, une nuit</em>, coerente e in linea con l&rsquo;evolversi degli eventi che lo hanno preceduto. La Cotillard tratteggia con grande bravura e sensibilit&agrave; un personaggio fragile che sta ancora cercando di uscire da un periodo di profonda crisi personale quando si trova alle prese con una situazione critica da gestire e affrontare nell&rsquo;arco di un fine settimana. Ad aiutarla, a spronarla, ad accompagnarla nel suo peregrinare alla ricerca dei colleghi che devono scegliere se tenersi l&rsquo;agognato e in molti casi indispensabile bonus, o rinunciarvi per salvarle il posto di lavoro, troviamo Manu, marito premuroso e amorevole impersonato da <strong><font color="#280ee9">Fabrizio Rongione</font></strong>, uno degli attori feticcio dei Dardenne.&nbsp;<br />Nei suoi incontri/scontri con i colleghi di lavoro Sandra si sente spesso fuori posto, a disagio, quasi umiliata nel dover richiedere un voto a favore che le permetta di non essere licenziata. C&rsquo;&egrave; chi l&rsquo;allontana in malo modo, chi si nega al citofono, chi l&rsquo;appoggia senza riserve e chi si strazia nel non poterle dare la solidariet&agrave; che invece meriterebbe, quella solidariet&agrave; che pare quasi sparita nel mondo in cui viviamo.&nbsp;<br />Al termine del suo percorso Sandra si scoprir&agrave; diversa, piena di una nuova consapevolezza capace di renderla pi&ugrave; forte e di farle guardare al domani in modo positivo, felice di essersi ritrovata e di aver avuto il coraggio, lei s&igrave;, di solidarizzare con chi &egrave; nella sua stessa situazione, senza cedere alle ignobili proposte di una classe dirigente priva di coscienza e morale.&nbsp;<br /><em>Deux jours, une nuit</em> &egrave; dunque un ulteriore, prezioso tassello nel cinema dei Dardenne, umanissimo e umanistico, incentrato sempre e comunque sugli ultimi, sui pi&ugrave; sfortunati, su coloro che sono nati gi&agrave; segnati e condizionati da un destino avverso che sembra avere in serbo solo dolori e una condizione economico/affettiva precaria e insicura.<br /><br /><strong>Boris Schumacher</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="http://www.orizzontidigloria.com/cannes-67.html" title="" style="text-decoration: underline;">Cannes 67</a>, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-al-cinema.html">Film al cinema</a></u><br /><br /><br /><em>Scheda tecnica</em><br /><br />Titolo originale: Deux jours, une nuit<br />Anno: 2014<br />Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne<br />Sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne<br />Fotografia: Alain Marcoen<br />Durata: 95&rsquo;<br />Interpreti principali: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Catherine Sal&eacute;e</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='722012798509636304-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'> <div id='722012798509636304-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='722012798509636304-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/734280_orig.jpg' rel='lightbox[gallery722012798509636304]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Marion Cotillard in Deux jours, une nuit, di Jean Pierre e Luc Dardenne'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/734280.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='208' style='position:absolute;border:0;width:144.23%;top:0%;left:-22.12%' /></a></div></div></div></div></div><div id='722012798509636304-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='722012798509636304-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4810256_orig.png' rel='lightbox[gallery722012798509636304]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Marion Cotillard in Deux jours, une nuit, di Jean Pierre e Luc Dardenne'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4810256.png' class='galleryImage' _width='400' _height='218' style='position:absolute;border:0;width:137.61%;top:0%;left:-18.81%' /></a></div></div></div></div></div><div id='722012798509636304-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='722012798509636304-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7454803_orig.jpg' rel='lightbox[gallery722012798509636304]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Marion Cotillard in Deux jours, une nuit, di Jean Pierre e Luc Dardenne'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7454803.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div></div><div id='722012798509636304-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='722012798509636304-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4023313_orig.jpg' rel='lightbox[gallery722012798509636304]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Marion Cotillard in Deux jours, une nuit, di Jean Pierre e Luc Dardenne'><img src='http://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/4023313.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='266' style='position:absolute;border:0;width:112.78%;top:0%;left:-6.39%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span> </div>  				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/u1TfJLpsW00?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>