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<channel><title><![CDATA[ORIZZONTI DI GLORIA - La sfida del cinema di qualit&agrave; - le nostre interviste]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste]]></link><description><![CDATA[le nostre interviste]]></description><pubDate>Sat, 16 May 2026 19:10:55 -0700</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[MIA MADRE - Conferenza stampa di Nanni Moretti]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/mia-madre-conferenza-stampa-di-nanni-moretti]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/mia-madre-conferenza-stampa-di-nanni-moretti#comments]]></comments><pubDate>Fri, 17 Apr 2015 09:34:39 GMT</pubDate><category><![CDATA[mia madre]]></category><category><![CDATA[nanni moretti]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/mia-madre-conferenza-stampa-di-nanni-moretti</guid><description><![CDATA[ &ldquo;Eccoci&rdquo;. Esordisce cos&igrave;, Nanni Moretti, nel presentare il suo ultimo film, Mia madre, alla numerosissima stampa riunita in quella che &egrave; di fatto la sua casa cinematografica, il trasteverino cinema Nuovo Sacher. Dopodich&eacute; introduce i suoi collaboratori e attori uno per uno, allegando due parole di presentazione per ognuno di loro.&nbsp;Fa da gran cerimoniere, insomma, com&rsquo;&egrave; giusto che sia per una trascinante icona del nostro cinema. Manca solo John  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9973778.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">&ldquo;Eccoci&rdquo;. Esordisce cos&igrave;, <strong><font color="#1407ed">Nanni Moretti</font></strong>, nel presentare il suo ultimo film, <em style="">Mia madre</em>, alla numerosissima stampa riunita in quella che &egrave; di fatto la sua casa cinematografica, il trasteverino cinema Nuovo Sacher. Dopodich&eacute; introduce i suoi collaboratori e attori uno per uno, allegando due parole di presentazione per ognuno di loro.&nbsp;<br />Fa da gran cerimoniere, insomma, com&rsquo;&egrave; giusto che sia per una trascinante icona del nostro cinema. Manca solo John Turturro, impegnato in delle riprese (&ldquo;Un film o una serie, non ricordo&rdquo;). In compenso c&rsquo;&egrave; <strong><font color="#120ce2">Margherita Buy</font></strong>, fedelissima al suo fianco. &ldquo;Margherita c&rsquo;&egrave; in tutte le scene, ne avevo girata una sola senza di lei, che ho tagliato&rdquo;. E c&rsquo;&egrave; <strong><font color="#121fea">Giulia Lazzarini</font></strong>, strepitosa interprete della madre del titolo, che mostra tutta la sua scrupolosa e dedita attenzione per il lavoro di Moretti e per i sottili equilibri del suo cinema, una novit&agrave; per lei. &ldquo;Ognuno d&agrave; un suo senso alle cose, io ho provato a dare il mio in questo caso, senza prevaricare. Purtroppo ho avuto modo di fare poco cinema, perch&eacute; recito soprattutto a teatro e i tempi delle due cose non collimano mai, si pu&ograve; fare o l&rsquo;una o l&rsquo;altra, senn&ograve; si rischia di soffrire molto. Per&ograve; ironia della sorte vuole che fossi molto amica di Luisa Rossi, che era la mamma di Michele Apicella in <em>Ecce bombo</em>. Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa con Nanni. L&rsquo;ho incontrato nel suo ufficio, abbiamo bevuto del t&egrave; verde e scoperto che piace molto, a entrambi, il t&egrave; caldo. Poi abbiamo girato in macchina, sul Lungotevere, nei pressi dell&rsquo;Isola Tiberina, e siamo passati davanti all&rsquo;Ospedale Fatebenefratelli, dove se non sbaglio &egrave; nato il figlio di Nanni, Pietro, oggi diciannovenne. In questo modo sono stata messa a parte di qualcosa che riguardava il suo mondo. L&rsquo;impatto sul set per&ograve; non &egrave; stato particolarmente fortunato, il primo giorno di riprese era un freddissimo giorno di fine gennaio, al 3&deg; o 4&deg; ciak mi sono bloccata. Per l&rsquo;emozione, la tensione, l&rsquo;ansia di non deludere Nanni,  ma anche per il freddo, &egrave; stato un po&rsquo; tutto insieme. Sono tornata a casa e sono stata ferma a letto otto giorni. Ma poi ho ripreso, dopo questo avvio traumatico, ed &egrave; andata benissimo. La cosa bella di Nanni &egrave; che non ti d&agrave; mai indicazioni troppo nette all&rsquo;inizio o prima di girare una scena, ma corregge durante, aggiunge, mette a fuoco le sfumature strada facendo. Ho cercato di dare una presenza tangibile a qualcosa che lui aveva molto chiaro in testa&rdquo;.  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> &ldquo;Giulia &ndash; interviene Moretti &ndash; temeva la ripetizione. Temeva che la reiterazione delle battute nei vari ciak togliesse freschezza, ma questo &egrave; il mio metodo, trovo che la verit&agrave; di una scena si colga decisamente ciak dopo ciak, non per forza subito, al primo tentativo&rdquo;. Molti giornalisti muniti di bilancino gli chiedono quanto ci sia di autobiografico nel suo film, ma Moretti, che comunque &egrave; molto pi&ugrave; tollerante di una volta dinanzi alle domande involute, imprecise e sciatte che gli vengono rivolte, anzich&eacute; infastidirsi glissa, educatamente (&ldquo;C&rsquo;&egrave;, c&rsquo;&egrave;&hellip;&rdquo;).&nbsp;<br />Qualche curiosit&agrave;, per&ograve;, la rivela volentieri. Conferma, ad esempio, che il rapporto sul set con Michel Piccoli in <em>Habemus Papam</em> ha influenzato da vicino la caratterizzazione di Turturro in <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-nelle-sale/mia-madre-stare-accanto" target="_blank">Mia madre</a></u><em>. </em>&ldquo;Con Piccoli giravamo spesso la notte e mentre io recupero tranquillamente, perch&eacute; poi dormo senza problemi di giorno se passo la notte in bianco, Piccoli non recuperava affatto. Molto spesso non ricordava le battute. Nella litigata che c&rsquo;&egrave; nel film tra la regista Margherita e il personaggio di Turturro abbiamo messo in bocca ai personaggi delle parole realmente pronunciate sul mio precedente set, mettiamola cos&igrave;. Turturro poi ha improvvisato molto, il che mi ha fatto molto piacere, avendo tra le mani un attore come lui. Alcune cose le abbiamo tenute al montaggio, altre no, ma &egrave; stato bellissimo in ogni caso&rdquo;. A chi gli chiede il perch&eacute; dell&rsquo;accanimento contro &ldquo;il povero Brecht&rdquo;, per una battuta del film che richiama a mo&rsquo; di tormentone &ldquo;l&rsquo;attore accanto al personaggio&rdquo;, Moretti risponde tagliente e preciso: &ldquo;Ma io non ce l&rsquo;ho con Brecht, ce l&rsquo;ho con me stesso. E&rsquo; molto pi&ugrave; faticoso avercela con se stessi che con gli altri, credetemi. Si fa molto pi&ugrave; sforzo&rdquo;. Sulla Buy i toni sono invece molto pi&ugrave; distesi, colloquiali e amichevoli. &ldquo;Le piaceva da matti fare la regista e sul set me lo confessava spesso. Le piaceva soprattutto sgridare gli attori, vero?&rdquo;. &ldquo;E dire stop! &ndash; chiosa la Buy - che ha sempre un potere incredibile!&rdquo;.  <br /><span style=""></span><br /><span style=""></span> Nel momento in cui qualcuno, inevitabilmente, tira in ballo la sua vera madre, Agata Apicella, Moretti glissa, svia, ostenta riservatezza e imbarazzo, come se non accettasse di mettersi a nudo al di l&agrave; del perimetro del film. &ldquo;In realt&agrave; il ruolo dei miei genitori nella mia formazione cinematografica non &egrave; stato molto attivo. Quando a diciannove anni ho detto loro che volevo provare a fare il regista, questa cosa molto vaga, si sono limitati a sostenermi, che non &egrave; poco, con discrezione e con affetto. In silenzio, senza far molto. Ma, ripeto, non &egrave; poco affatto&rdquo;.&nbsp;<br />A proposito di formazione e maturazione, Moretti ha poi le idee chiarissime. &ldquo;Se considero questo film un punto d&rsquo;arrivo della mia carriera? L&rsquo;unico punto d&rsquo;arrivo, per me, &egrave; la semplicit&agrave; con cui &egrave; possibile raccontare certe cose. Quello s&igrave; che &egrave; un traguardo vero. In passato mi sono divertito a dare delle costanti al mio personaggio che mi piaceva ripresentare di film in film, ma oggi non avverto pi&ugrave; quest&rsquo;esigenza&rdquo;.&nbsp;<br />Moretti ovviamente catalizza l&rsquo;attenzione, ma c&rsquo;&egrave; spazio anche per qualche intervento aggiuntivo, ad esempio da parte della sceneggiatrice <strong><font color="#260de6">Valia Santella</font></strong>, amica di Moretti da tanti anni, che si esprime a proposito delle fasi di scrittura e riferisce di come il regista si prenda tutto il tempo necessario. &ldquo;Il trattamento con Nanni dura molto. In quell&rsquo;arco di tempo che va dal soggetto alla stesura della sceneggiatura vera e propria, lui &egrave; uno che si prende pi&ugrave; tempo degli altri registi, mediamente. Pochi registi lo fanno, in realt&agrave;, ma &egrave; fondamentale, perch&eacute; si tratta di delineare tutto il percorso emotivo della storia&rdquo;. Un&rsquo;emotivit&agrave; che Moretti ha sottolineato anche attraverso musiche gi&agrave; esistenti, una scelta non comune e non abituale per lui in colonna sonora, visto che di solito si affida a composizioni originali di musicisti fidati. &ldquo;Per&ograve; l&rsquo;ho fatto gi&agrave; in <em style="">Aprile</em>. E anche nel primo episodio di <em style="">Caro Diario</em>, quello della Vespa. Ho sentito l&rsquo;esigenza che qui servisse lo stesso tipo di approccio. La canzone di Jarvis Cocker, <em style="">Baby&rsquo;s coming back to me</em>, me l&rsquo;ha suggerita Valia Santella&rdquo;.&nbsp;<br />Qualcuno, in chiusura, ha l&rsquo;ardire di chiedere a Nanni se alla fine &egrave; riuscito a romperne almeno uno, dei suoi duecento schemi. &ldquo;Questo sono gli altri che devono dirmelo, coloro che guardano i miei film. Io da solo non posso farlo&rdquo;. Infine un saluto per i giornalisti che seguivano la conferenza in streaming da Milano e il tentativo di verificare se il collegamento funzionasse o meno. Qualcuno lo rassicura in proposito dicendo di stare twittando con alcuni colleghi di Milano, e Moretti chiude il cerchio con una battuta che pi&ugrave; morettiana non si pu&ograve;, anche per il modo unico in cui la scandisce lui: &ldquo;Ma come, io parlo, e lei twitta con i colleghi di Milano?&rdquo;.<br /><span style=""></span><br /><span style=""></span><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html">Interviste</a></u><br /><br />Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/film-nelle-sale/mia-madre-stare-accanto" target="_blank">Recensione Mia Madre</a></u><br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/TlLrQ2Nux9c?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[PICCOLA PATRIA - Intervista a Maria Roveran]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/piccola-patria-intervista-a-maria-roveran]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/piccola-patria-intervista-a-maria-roveran#comments]]></comments><pubDate>Fri, 13 Feb 2015 11:30:40 GMT</pubDate><category><![CDATA[maria roveran]]></category><category><![CDATA[piccola patria]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/piccola-patria-intervista-a-maria-roveran</guid><description><![CDATA[ Maria Roveran nasce a Venezia nel 1988. Trasferitasi a Roma, frequenta il corso di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia e, nel 2011, la Shanghai Theatre Academy. Alle esperienze teatrali e cinematografiche affianca la passione per la musica, che compone e interpreta. Nel 2013 &egrave; la protagonista del film di Alessandro Rossetto, Piccola Patria, di cui cura anche la colonna sonora. Grazie a questa interpretazione vince il premio come miglior attrice a Bimbi Belli, la manifes [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;z-index:10;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:2px;*margin-top:4px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/3080599.jpg?246" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;"><strong><font color="#1009e9">Maria Roveran</font></strong> nasce a Venezia nel 1988. Trasferitasi a Roma, frequenta il corso di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia e, nel 2011, la Shanghai Theatre Academy. Alle esperienze teatrali e cinematografiche affianca la passione per la musica, che compone e interpreta. Nel 2013 &egrave; la protagonista del film di Alessandro Rossetto, <strong><font color="#1407e4">Piccola Patria</font></strong>, di cui cura anche la colonna sonora. Grazie a questa interpretazione vince il premio come miglior attrice a <em>Bimbi Belli</em>, la manifestazione organizzata da Nanni Moretti al cinema Sacher. Nel 2014 &egrave; nel cast de <em>La foresta di ghiaccio</em> di Claudio Noce.<br /><br />Si ringrazia Maria Roveran, che pur convalescente ha rilasciato a <em>Orizzonti di Gloria</em> l&rsquo;intervista di seguito riportata.&nbsp;<br /><br />SC - In <em>Piccola Patria</em> si crea una sorta di identificazione tra il territorio e i suoi abitanti, uniti da un legame che definirei <em>fisico</em>. Il tuo personaggio, Luisa, &egrave; tra i pi&ugrave; genuini appunto perch&eacute; gioca con la propria fisicit&agrave;. Condividi questa chiave di lettura?<br /><br />MR - Esatto. Lavorare al film <em>Piccola Patria</em> &egrave; stata per me un&rsquo;importante occasione di studio e di formazione, proprio perch&eacute; per avvicinarmi di pi&ugrave; all&rsquo;anima del mio personaggio e alle dinamiche relazionali ed interpretative ho affrontato un percorso di ricerca che mi ha portato a lavorare molto fisicamente, oltre che a tavolino insieme ai miei colleghi e all&rsquo;acting coach Nicoletta Maragno. Lavorare con il corpo mi ha permesso di cercare di avvicinarmi all&rsquo;ambiente, al territorio e agli altri interpreti nella maniera pi&ugrave; istintiva e animale possibile. Questa &egrave; stata un&rsquo;esperienza che mi ha arricchito molto, sia dal punto di vista interpretativo e formativo che umanamente.<br /><br />SC - Nel film alcuni scambi di battute sembrano saltar fuori da una commedia goldoniana. Qual &egrave; la differenza tra recitare a teatro e davanti alla macchina da presa? L'esperienza teatrale ti ha aiutato nell'interpretazione di Luisa, cos&igrave; esuberante e sfacciata?&nbsp;<br /><br />MR - Io credo che ogni esperienza nella vita non vada isolata e vissuta in maniera a s&eacute; stante. Le piccole e grandi esperienze che abbiamo la fortuna di vivere possono aiutarci a comprendere meglio le differenti piccole o grandi esperienze che verranno. Il teatro mi insegna sempre molto, mi fa aprire gli occhi anche su dettagli che altrimenti non riuscirei ad indagare e lo stesso avviene davanti alla macchina da presa. Ogni realt&agrave; pone luce su qualcosa, il compito pi&ugrave; difficile &egrave; quello di mantenerci vigili e cercare di cogliere tante pi&ugrave; cose vengano illuminate. Non &egrave; mai facile ma si tratta di una ricerca continua, il tentativo di comprendere cosa le varie circostanze ed esperienze ci stiano cercando di dire. &nbsp;<br /><br />SC - Le protagoniste di <em>Piccola Patria</em> sono due giovani annoiate. Ma, tutto sommato, fanno poco per combattere la monotonia, sono apatiche. Luisa per&ograve; ha un'arma in pi&ugrave; rispetto a Renata (Roberta Da Soller): &egrave; curiosa. Quale futuro immagini per Luisa? E per Renata?<br /><br />MR - Le immagino in giro per il mondo, in luoghi forse lontani e forse le immagino distanti tra loro. Non nego per&ograve; il mio desiderio di rivederle faccia a faccia ancora una volta e ancora una volta vicine.<br /><br />SC - Per la colonna sonora del film hai composto e interpretato due brani, <em>Piccola Patria</em> e <em>Va (Assime star)</em>. Quand'&egrave; nata l'idea di scrivere i pezzi di tuo pugno?<br /><br />MR - &Egrave; nata nel corso delle riprese del film e non &egrave; stato un processo semplice per me che, per quanto amassi cantare e scrivere, me ne vergognavo talmente tanto da cominciare a piangere ogni qual volta dovessi canticchiare in pubblico. Ho preso tutto questo come una sfida. C&rsquo;era qualcosa che dovevo risolvere o almeno dovevo provarci&hellip; mi sentivo troppo stupida e in trappola! Per il percorso che ho iniziato a fare devo ringraziare Rossetto per avermi messo a nudo nella parte pi&ugrave; inesplorata di me e per avermi fatto vedere le cose come stavano. Cos&igrave; ho scritto un paio di pezzi in dialetto proprio come se a scrivere fosse Luisa. Mentre lo facevo non sapevo che poi avrebbero fatto parte della colonna sonora del film.<br /><br />SC - Esiste il film che ti ha cambiato la vita spingendoti a intraprendere la carriera cinematografica? E un&rsquo;attrice a cui ti sei ispirata?<br /><br />MR - No. Purtroppo non ho mai amato il cinema e non mi ha mai appassionato fino all&rsquo;et&agrave; di ventun anni, quando ho iniziato a frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dico tutto ci&ograve; con amarezza perch&eacute; purtroppo in alcune realt&agrave; di paese, come quella nella quale sono cresciuta, il cinema, il documentario, l&rsquo;audiovisivo e le materie considerate &ldquo;pi&ugrave; artistiche&rdquo; non vengono mai prese sul serio e per me &egrave; stato praticamente impensabile potermici avvicinare, poich&eacute; non facevano parte del sottobosco culturale che alimentava la societ&agrave; all&rsquo;interno della quale sono cresciuta. Ancora oggi le cose non sono molto cambiate. Ho intrapreso questo percorso per caso e per egoismo ed &egrave; forse stata la scelta pi&ugrave; complessa che abbia fatto nei confronti della mia vita e della vita delle persone a me care.<br />Tuttavia esistono tantissimi film grandiosi e tantissimi attori ed attrici che ammiro e che prendo come esempio. Io qui vorrei ricordare persone che per me sono figure guida come Alessandra Panelli e Costanza Castracane, mie ex docenti del CSC.<br /><br />SC - Domanda di rito: progetti per il futuro?<br /><br />MR - S&igrave;. Ahahah&hellip; Poter rimanere in salute almeno per due settimane di fila.<br /><br /><br />A cura di <strong>Serena Casagrande</strong><br /><br />Articoli correlati: <a href="http://www.orizzontidigloria.com/extra-varie/piccola-patria-la-terra-desolata" target="_blank" title=""><u>Recensione Piccola Patria</u></a></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div style="height: 0px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='572819590708386526-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'> <div id='572819590708386526-imageContainer0' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='572819590708386526-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2237806_orig.jpg' rel='lightbox[gallery572819590708386526]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Maria Roveran, intervista a Orizzonti di Gloria'><img src='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2237806.jpg' class='galleryImage' _width='399' _height='600' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-50.25%;left:0%' /></a></div></div></div></div></div><div id='572819590708386526-imageContainer1' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='572819590708386526-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8026053_orig.jpg' rel='lightbox[gallery572819590708386526]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Maria Roveran, intervista a Orizzonti di Gloria'><img src='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8026053.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='167' style='position:absolute;border:0;width:179.64%;top:0%;left:-39.82%' /></a></div></div></div></div></div><div id='572819590708386526-imageContainer2' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='572819590708386526-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8863043_orig.jpg' rel='lightbox[gallery572819590708386526]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Maria Roveran, intervista a Orizzonti di Gloria'><img src='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8863043.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='274' style='position:absolute;border:0;width:109.49%;top:0%;left:-4.74%' /></a></div></div></div></div></div><div id='572819590708386526-imageContainer3' style='float:left;width:24.95%;margin:0;'><div id='572819590708386526-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageBorder' style='border-width:1px;padding:3px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/566214_orig.jpg' rel='lightbox[gallery572819590708386526]' onclick='if (!window.lightboxLoaded) return false' title='Maria Roveran, intervista a Orizzonti di Gloria'><img src='https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/566214.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='264' style='position:absolute;border:0;width:113.64%;top:0%;left:-6.82%' /></a></div></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span> </div>  				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:0px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/p4R6cgW4qHQ?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[NECROPOLIS - Presentazione Dvd e intervista Brocani]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/necropolis-presentazione-dvd-e-intervista-brocani]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/necropolis-presentazione-dvd-e-intervista-brocani#comments]]></comments><pubDate>Wed, 23 Oct 2013 10:54:47 GMT</pubDate><category><![CDATA[franco brocani]]></category><category><![CDATA[necropolis]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/necropolis-presentazione-dvd-e-intervista-brocani</guid><description><![CDATA[ Lo scorso 10 Ottobre il romano Cinema Trevi, sede eletta per la proiezione dei restauri ad opera della Cineteca Nazionale e per molti incontri e appuntamenti cinematografici,  ha ospitato un evento d&rsquo;eccezione: la presentazione ufficiale della nuova edizione del dvd di Necropolis edita dalla Ripley&rsquo;s Home Video, una riproposizione del capolavoro eccentrico e maledetto di Franco Brocani che d&agrave; nuovo lustro a uno dei film pi&ugrave; seminali e angolari della nostra produzione s [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8435986.jpg?173" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; none;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Lo scorso 10 Ottobre il romano Cinema Trevi, sede eletta per la proiezione dei restauri ad opera della Cineteca Nazionale e per molti incontri e appuntamenti cinematografici,  ha ospitato un evento d&rsquo;eccezione: la presentazione ufficiale della nuova edizione del dvd di <strong><font color="#160fe9">Necropolis</font></strong> edita dalla Ripley&rsquo;s Home Video, una riproposizione del capolavoro eccentrico e maledetto di <strong><font color="#3a16e8">Franco Brocani</font></strong> che d&agrave; nuovo lustro a uno dei film pi&ugrave; seminali e angolari della nostra produzione sperimentale e di tutto il cinema italiano degli anni &rsquo;70.&nbsp;<br />Il dvd, curato da Giulio Bursi, contiene al suo interno i cortometraggi <em style="">&Egrave; ormai sicuro il mio ritorno a Knossos </em>con Mario Schifano e Luca Patella, <em style="">Lo specchio a forma di gabbia </em>e <em style="">La maschera del Minotauro. </em> <br />La proiezione della versione restaurata grazie alla Ripley&rsquo;s &egrave; stata preceduta da un interessante incontro cui hanno preso parte i noti critici e studiosi cinematografici <strong><font color="#1f0ce8">Roberto Turigliatto</font></strong> ed <strong><font color="#2317e5">Enrico Ghezzi</font></strong> oltre allo stesso Brocani, classe 1938 ma con dalla sua un&rsquo;incredibile e indistruttibile voglia di meravigliarsi, di coltivare quello &ldquo;stupore&rdquo; che lo stesso Ghezzi tira in ballo parlando del suo cinema. Brocani oggi &egrave; un anziano non pago del mondo e ancora curiosissimo e brillante, lucido e candido nonostante i molti acciacchi fisici.  <br />&ldquo;<em style="">Come fu recepita la mia opera all&rsquo;epoca? Be&rsquo;, chiaramente non dissero n&eacute; che era bella n&eacute; che era brutta, si tratta di un film di fronte al quale non si pu&ograve; non sospendere il giudizio, un film alieno, diverso. Con delle immagini davvero sontuose, che per&ograve; sono alquanto distanti sia dal cinema tradizionale e ufficiale dell&rsquo;epoca che da quello pi&ugrave; underground. Il suo fascino e la sua forza per me sono rimasti intatti.&rdquo; </em> <br />Altrettanto entusiasta &egrave; l&rsquo;ex direttore del Torino Film Festival Turigliatto, che racconta la propria iniziazione a suo dire colpevolmente tardiva al cinema di Brocani, esaltandone i meriti e il valore: <em style="">&ldquo;&Egrave; un cinema di scenografie enormi e pensato </em>en plein air<em style="">, lontano dall&rsquo;imbalsamazione che si respirava nel cinema di quegli anni. Dietro ad esso ho poi scoperto un cineasta davvero propenso allo studio, un vero regista-lettore sul modello godardiano che tra le sue letture ha Val&eacute;ry e Nietzsche. Una stirpe di cineasti che poi &egrave; proseguita con altre personalit&agrave;, si vedano per esempio Julio Br&eacute;ssane e Jo&atilde;o C&eacute;sar Monteiro. Brocani possiede una biblioteca sconfinata ma gli &egrave; del tutto estranea ogni forma di intellettualismo. Come Godard, egli vive nel continuo superamento di s&eacute;, nella collezione e ricreazione dei testi letterari, nel cinema come attraversamento del linguaggio. &Egrave; un regista scrittore e bibliofilo che passa attraverso le forme per modificarle. D&rsquo;altronde il cinema &egrave; proprio questo, un crocevia impuro in cui forme e linguaggi si incrociano in vesti vampiresche, nutrendosi di tutto ci&ograve; che incontrano. Il suo e il cinema tutto &egrave; una specie di Frankenstein, dopotutto.&rdquo; </em> <br />Non &egrave; un caso se &egrave; proprio un corto di dodici minuti dello stesso Brocani dedicato alla mostruosa creatura nata dalla fantasia di Mary Shelley a essere proiettato subito dopo la conferenza di presentazione, un&rsquo;illustrazione poetica e assai ben documentata della storia di <strong><font color="#0e1be8">Frankenstein</font></strong> e del suo mito imperituro. Brocani evidenzia i tratti letterari della figura ma anche i suoi aspetti pi&ugrave; misteriosi, affascinanti ed evocativi, riuscendo a coniugare la perizia quasi scientifica della disamina colta e ben documentata con l&rsquo;afflato accorato per le sorti dell&rsquo;essere mostruoso, nel quale, per forza di cose, il suo cinema finisce col rispecchiarsi e col riconoscere il proprio volto.  <br />Frankenstein &egrave; d&rsquo;altronde un simbolo ben rappresentativo della natura non allineata del cinema di Brocani; un regista che, come amava dire il suo amico <strong><font color="#1f0ce6">Mario Schifano</font></strong>: <em style="">&ldquo;voleva fare il cinema e ha sempre fatto di tutto per evitarlo&rdquo;. </em>Una frase bellissima ed esemplificativa, cui fanno eco gli elogi tessuti da Enrico Ghezzi: <em style="">&ldquo;Nel cinema di Brocani c&rsquo;&egrave; un respiro che lo pone direttamente al livello di grandi autori internazionali: qualcosa di Straub, qualcos&rsquo;altro di Werner Schroeter. Io personalmente, per una serie di ragioni, ho visto il film per tre volte nell&rsquo;ultimo mese e ogni volta ho cambiato idea al riguardo, specie quando poi si &egrave; trattato di doverne parlare. A dimostrazione della natura di un film che esce continuamente da se stesso e da qualunque pagina di storia e di storia della cultura, coltissimo, che ammassa citazioni e personaggi che sono essi stessi citazioni, viventi (e morenti). Davvero un&rsquo;opera di una densit&agrave; imparagonabile, con all&rsquo;interno la presenza eccezionale di Carmelo Bene che &egrave; un trappola meravigliosa e autotesa, pronta a scattare come il pi&ugrave; splendido dei tranelli.&rdquo;</em><br />&ldquo;<em style="">Necropolis </em>&ndash; continua Ghezzi - <em style="">&egrave; un film che inneggia a un cinema dello stupore, di fronte al quale ogni volta ci si ritrova a sentire qualcosa di diverso. D&rsquo;altronde, bisognerebbe sempre agire come se una cosa la si vede per la prima volta, sarebbe la condizione massimamente auspicabile. Non &egrave; possibile decifrare tutti i codici, &egrave; un&rsquo;idea pazza, ma c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; godimento nel mero atto del vedere, forse. E poi quest&rsquo;idea di Roma che &egrave; uno stupro, un sostrato in cui trapela la precisa geografia politica e territoriale degli anni &rsquo;70, anche se parliamo pur sempre di una Necropoli sulla quale si installa non solo Roma ma l&rsquo;Italia tutta. Il titolo &egrave; un gioco di parole che fa quasi ridere, e forse &egrave; proprio il caso di riderci sopra. Possiamo, quindi dobbiamo farlo&hellip;&rdquo; </em> <br />Sulla nuova edizione in dvd del film, l&rsquo;autore di Fuori Orario si lancia in notazioni cromatiche dal peso non indifferente: <em style="">&ldquo;La prima volta che ho visto il film &ndash; iniziato, perch&eacute; allora non ti cacciava nessuno dalle proiezioni &ndash; mi trovavo a Genova, io e un mio amico, ci mancavano un sacco di codici per decifrarlo ma ci rimase comunque assai impressa l&rsquo;oscurit&agrave; corrusca di quella copia, cos&igrave; pregna di un blu che ora &egrave; quasi sparito, diventando pi&ugrave; baluginante. Di fatto, il film &egrave; diventato (un) altro. Ricordo che all&rsquo;epoca non riuscivamo a vedere attraverso il film, era come se ci respingesse.&rdquo; </em> <br />In definitiva, <strong><font color="#1d10e8">Necropolis</font></strong> &egrave; per Ghezzi &ldquo;<em style="">un disegno coerente, d&rsquo;autore, il parto di una mente consapevole. Un film di oggi e un pochino di domani, che visto adesso pare perfino pi&ugrave; pulito, quasi al livello del grado zero di uno studio televisivo.&rdquo; &ldquo;In effetti, mi sembra di vedere qualcosa che non ho fatto io &ndash; </em>incalza lo stesso Brocani &ndash; <em style="">ma rimane chiara e nitida la visione della cultura come un immondezzaio, basti vedere la scena dei pezzi di pellicola che vengono fuori dalla spazzatura, i veri e propri tagli esclusi dal final cut di </em>Necropolis<em style="">. Nel mio film c&rsquo;&egrave; tutto ci&ograve;, anche se &egrave; celato dentro a una cornice completamente cifrata e ammantato da un&rsquo;atmosfera magica ed enigmatica. A ricordarlo oggi non so come sono riuscito a fare un film cos&igrave;, che ora come ora sarebbe impossibile. Ci si sono avvicinati coi loro esordi Cipr&igrave; e Maresco, al limite, ma tra esso e la loro tipologia di cinema c&rsquo;&egrave; davvero un abisso.&rdquo; </em> <br />La chiusura &egrave; icastica, di quelle che possono darti da pensare per giorni e giorni: &ldquo;q<em style="">uel miracolo &egrave; lontanissimo. A dire il vero, non so se il cinema &egrave; degno di un miracolo. Io so che c&rsquo;&egrave; stato, per&ograve;. L&rsquo;ho conosciuto.&rdquo;</em><br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title=""><u>Interviste</u></a><br /><br />Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/28/post/2013/10/necropolis-danza-macabra.html" target="_blank" title="">Recensione Necropolis</a></u><br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> 	<div class="wsite-youtube-container">                  		<iframe src="http://www.youtube.com/embed/-e3NGQFifYw?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> 	</div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[LA VIE D'ADÈLE - Incontro con Abdellatif Kechiche]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/la-vie-dadele-incontro-con-abdellatif-kechiche]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/la-vie-dadele-incontro-con-abdellatif-kechiche#comments]]></comments><pubDate>Fri, 18 Oct 2013 15:10:29 GMT</pubDate><category><![CDATA[abdellatif kechiche]]></category><category><![CDATA[la vita di ad&egrave;le]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/la-vie-dadele-incontro-con-abdellatif-kechiche</guid><description><![CDATA[ &Egrave; il film pi&ugrave; stellato di sempre dai critici di Cannes. 261mila ingressi in Francia (fino ad ora, ed &egrave; solo il primo week-end di programmazione) e un consenso planetario piovuto addosso a un&rsquo;opera che parla la lingua della vita, delle viscere del cuore, con una forza impossibile da metabolizzare senza rimanerne tramortiti ed estasiati al tempo stesso.&nbsp;&ldquo;Non mi interrogo mai a priori su ci&ograve; di cui il mio film dovr&agrave; parlare o dei suoi temi, mi la [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8136383.jpg?177" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">&Egrave; il film pi&ugrave; stellato di sempre dai critici di Cannes. 261mila ingressi in Francia (fino ad ora, ed &egrave; solo il primo week-end di programmazione) e un consenso planetario piovuto addosso a un&rsquo;opera che parla la lingua della vita, delle viscere del cuore, con una forza impossibile da metabolizzare senza rimanerne tramortiti ed estasiati al tempo stesso.&nbsp;<br /><em style="">&ldquo;Non mi interrogo mai a priori su ci&ograve; di cui il mio film dovr&agrave; parlare o dei suoi temi, mi lascio trascinare dalla forza della storia"</em>, racconta il regista <strong><font color="#1e11ef">Abdellatif Kechiche</font></strong> nella conferenza stampa romana.<em style="">&nbsp;"Il film parla d&rsquo;amore ma anche dell&rsquo;importanza del caso, del destino, della casualit&agrave; che sta dietro a un incontro decisivo come quello di Ad&egrave;le ed Emma, che per la prima volta si intravedono a un semaforo. Si tratta anche dell&rsquo;incontro tra due mondi familiari diversi, quello intellettuale e borghese da un lato e quello proletario dall&rsquo;altro, come a suggerire che l&rsquo;amore resiste benissimo alle differenze di classe. </em><u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/25/post/2013/06/cannes-2013-recensione-la-vie-dadele-di-abdellatif-kechiche.html" target="_blank" title="">La vita di Adele</a></u> <em style="">per&ograve; &egrave; soprattutto il racconto di un&rsquo;iniziazione, un passaggio dalla giovent&ugrave; all&rsquo;et&agrave; adulta da parte di una giovane donna che &egrave; quasi un&rsquo;eroina, capace di andare avanti con coraggio nonostante gli ostacoli che incontra. Ci&ograve; che mi piaceva mostrare era proprio questo grande senso di libert&agrave;.&rdquo;</em><br />Entusiasta anche J&eacute;r&eacute;mie Laheurte:<em style=""> &ldquo;Sul set c&rsquo;erano grossi input e grande spazio per creare, si &egrave; creata una certa fiducia fin da subito. </em><em style="">&Egrave;</em><em style=""> stato straordinario per me lavorare a un film di Abdel, un regista che fa propria una notevole istintivit&agrave; ma con un&rsquo;attenzione costante all&rsquo;equilibrio. Kechiche ha un modo particolare di lavorare ma per me &egrave; stata un&rsquo;esperienza d&rsquo;attore straordinaria&rdquo;. </em> <br /><strong><font color="#210ee8">Ad&egrave;le Exarchopoulos</font></strong> invece, in barba alle recenti polemiche che l&rsquo;hanno vista protagonista anche se in posizione pi&ugrave; defilata rispetto alla collega L&eacute;a Seydoux, loda l&rsquo;atmosfera sul set: <em style="">&ldquo;Il film vanta un grande sforzo d&rsquo;equipe, con un lavoro di costruzione continua e la possibilit&agrave;, per me, di aver vicino dei grandi attori. Non c&rsquo;&egrave; nessuna costrizione entro dei limiti da parte di Abdel; per esempio, nella scena del bus con Jer&eacute;mie, ci siamo lasciati andare all&rsquo;improvvisazione. Mi ha aiutato molto l&rsquo;aver girato in ordine cronologico, la mia et&agrave; era quella della protagonista e quindi ho vissuto direttamente sulla mia pelle e dal di dentro l&rsquo;esperienza di maturazione che la riguarda. Ci sono poi dettagli fisici che mi accomunano alla protagonista: il toccarmi in modo particolare i capelli, per esempio, una cosa che fanno molte donne e che anche io faccio spesso. Ad&egrave;le mangia, balla, ha appetiti sessuali: mi &egrave; piaciuto molto dover interpretare tutto ci&ograve;.&rdquo; </em> <br />Per Kechiche quella di Ad&egrave;le &egrave; una &ldquo;magia istintiva&rdquo;: <em style="">&ldquo;Qualcosa di quanto pi&ugrave; autentico possibile, che non ha dietro chiss&agrave; quali riflessioni o elucubrazioni intellettuali. I gesti coi capelli e tutte le altre cose che Ad&egrave;le fa, anche le pi&ugrave; irrilevanti come tirarsi su i pantaloni, sono venuti fuori in modo molto spontaneo, pensavo che avrei dovuto lavorarci moltissimo sopra per ottenere una naturalezza che mi soddisfacesse e invece cos&igrave; non &egrave; stato. Tutti quei comportamenti anche un po&rsquo; civettuoli che Ad&egrave;le compie sono emersi in maniera assolutamente automatica.&rdquo;</em><br />Interrogato sulla portata universale e per molti aspetti <em style="">colossale</em> del suo cinema, Kechiche coglie l&rsquo;occasione per parlare della sua visione della settima arte, con i margini e le aspirazioni a essa connesse: <em style="">&ldquo;Il cinema ci permette di esplorare in modo pi&ugrave; profondo che nella vita l&rsquo;intima verit&agrave; che &egrave; dentro di noi; abbiamo quello schermo che ci protegge e quindi possiamo guardarci meglio dentro come esseri umani. Da regista cerco degli attori disposti a donarsi completamente, per questo ho scelto Ad&egrave;le; ha avuto una verit&agrave; tale nell&rsquo;esprimersi che in fase di montaggio ho deciso di chiamare il film col suo nome. Personalmente, ho un bisogno quasi viscerale di instaurare delle relazioni intime sul set ma anche con coloro che mi stanno intorno nella vita, ho grande tenerezza per gli attori che porto sullo schermo e in generale per gli esseri umani. </em><em style="">&Egrave;</em><em style=""> questo, forse, a determinare la continuit&agrave; stilistica dei miei film.&rdquo;</em><br />Immancabile la domanda sulle polemiche che hanno investito il film, con l&rsquo;interprete <strong><font color="#240be6">L&eacute;a Seydoux</font></strong> che ha fortemente criticato i metodi coercitivi del regista de <em style="">La schivata</em>: <em style="">&ldquo;Il film ha avuto una vita avventurosa gi&agrave; durante le riprese. Io credo che sia una storia che ha toccato cos&igrave; da vicino coloro che vi hanno partecipato da diventare uno specchio: tutto il dolore che c&rsquo;&egrave; dentro pu&ograve; bruciare e suscitare azioni violente e penso che i premi, le polemiche o le critiche siano tutte azioni viscerali anch&rsquo;esse, come se una qualche divinit&agrave; si divertisse a riversare su di noi le cose belle ma anche gli aspetti meno positivi a suo piacimento.&rdquo; </em>Si torna poi a parlare di Spielberg, di un cineasta che fa un cinema diametralmente diverso da quello di Kechiche e che pure l&rsquo;ha premiato con la <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/20/post/2013/05/cannes-2013-la-vie-dadele-il-trionfo-di-kechiche.html" target="_blank" title="">Palma d&rsquo;Oro</a></u>: <em style="">&ldquo;</em><em style="">&Egrave;</em><em style=""> un grande uomo oltre che un grande regista, che ama tutto il cinema. Davvero non capisco coloro che erano scettici e che mi dicevano che Spielberg difficilmente avrebbe apprezzato il mio film. </em><em style="">&Egrave;</em><em style=""> un uomo integro e onesto e mi rende felice che il premio sia venuto da un cineasta come lui. Il suo </em>Il colore viola<em style="">, poi, mi aveva molto impressionato. In fondo la mia Ad&egrave;le &egrave; un&rsquo;eroina, si potrebbe dire che &egrave; la mia Indiana Jones.&rdquo;</em><br />Kechiche, in chiusura, non nasconde la soddisfazione per il risultato finale: <em style="">&ldquo;Di solito sono pi&ugrave; tormentato sul final cut, ma stavolta la mia frustrazione &egrave; minore. Ho l&rsquo;impressione che il film sappia dove vuole andare, che abbia la forza per camminare sulle sue gambe. C&rsquo;erano anche delle scene per me molto belle che ho dovuto tagliare per ragioni di tempo essendo il film gi&agrave; molto lungo; alcune lezioni per esempio, di scienze e di letteratura. Mi piacerebbe farvele vedere in qualche modo, anche se non so quanti vedranno la versione integrale del film che sar&agrave; nel dvd. Per&ograve; posso dirvelo, non durer&agrave; quattro ore.&rdquo;&nbsp;</em><br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title="">Interviste</a></u><br /><br />Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/25/post/2013/06/cannes-2013-recensione-la-vie-dadele-di-abdellatif-kechiche.html" target="_blank" title="">Recensione La vie d'Ad&egrave;le</a></u><br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-left"> 	<div class="wsite-youtube-container">                  		<iframe src="http://www.youtube.com/embed/q36esgP2usc?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> 	</div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[ARRUGAS (RUGHE) - Intervista a Ignacio Ferreras]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/arrugas-rughe-intervista-a-ignacio-ferreras]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/arrugas-rughe-intervista-a-ignacio-ferreras#comments]]></comments><pubDate>Fri, 27 Sep 2013 11:21:30 GMT</pubDate><category><![CDATA[arrugas]]></category><category><![CDATA[exit media]]></category><category><![CDATA[ignacio ferreras]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/arrugas-rughe-intervista-a-ignacio-ferreras</guid><description><![CDATA[ In occasione della decima edizione del Treviso Comic Book Festival &egrave; stato presentato Arrugas, film d'animazione 2D distribuito in Italia da EXIT Media. Il regista Ignacio Ferreras ha risposto alle domande di Orizzonti di Gloria.  Cosa pensi della situazione attuale del cinema di animazione in Europa?  Quel che &egrave; certo &egrave; che personalmente non intendo la cosa in questi termini. Quando penso al cinema mi riferisco a film e a registi &ldquo;concreti&rdquo;, non a Paesi o all'E [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7266913.jpg?196" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">In occasione della decima edizione del Treviso Comic Book Festival &egrave; stato presentato <em>Arrugas</em>, film d'animazione 2D distribuito in Italia da <u><a href="http://www.arrugasilfilm.exitmedia.org/" target="_blank" title="">EXIT Media</a></u>. Il regista <strong><font color="#3333ff">Ignacio Ferreras</font></strong> ha risposto alle domande di <em>Orizzonti di Gloria</em>.  <br /><span style=""></span><br /><strong style="">Cosa pensi della situazione attuale del cinema di animazione in Europa? </strong> <br /><span style=""></span><br />Quel che &egrave; certo &egrave; che personalmente non intendo la cosa in questi termini. Quando penso al cinema mi riferisco a film e a registi &ldquo;concreti&rdquo;, non a Paesi o all'Europa. E la verit&agrave; &egrave; che non sono molto sicuro che si possa parlare di cinema europeo in quanto tale o di Europa come unit&agrave; in questo senso; credo che le differenze culturali ed economiche che esistono tra i diversi Paesi dell'Unione Europea siano troppo grandi per generalizzare. Si dovrebbe analizzare la realt&agrave; di ogni singolo Paese. Cos&igrave;, per esempio, direi che la situazione in Spagna, che non &egrave; molto positiva, &egrave; ben diversa da quella che troviamo in Francia, che &egrave; migliore, anche se non senza difficolt&agrave;. E confesso che la situazione della cinematografia di animazione in Italia mi &egrave; del tutto sconosciuta.  <br /><span style=""></span><br /><strong style="">Potresti descrivere in che modo hai affrontato l'adattamento del fumetto di Paco Roca?</strong><br /><span style=""></span><br />Credo che in A<em style="">rrugas</em>, come in ogni adattamento, la cosa pi&ugrave; importante sia trovare il giusto equilibrio tra la fedelt&agrave; all'opera originale e i cambiamenti necessari per trarre il maggior vantaggio possibile dal mezzo filmico. <em style="">Arrugas</em> nasce da un fumetto che &egrave; gi&agrave; di per s&eacute; molto cinematografico. Se da un lato ci&ograve; rappresenta un grande vantaggio, dall'altro diventa un limite perch&eacute;, sebbene questa peculiarit&agrave; ti fornisca molto materiale utilizzabile praticamente cos&igrave; com'&egrave;, corri anche il rischio di perdere di vista il film e di limitarti a seguire il fumetto. Credo che sia facile cadere in questa trappola e realizzare un film piatto e poco interessante dato che, bench&eacute; il cinema e il fumetto siano mezzi di comunicazione con elementi comuni, ne presentano ovviamente anche di differenti; non tutto ci&ograve; che funziona bene nell'uno funziona pure nell'altro. Per questo &egrave; stata una grande fortuna poter contare su Paco Roca, che ha capito molto bene sin dall'inizio la differenza tra i due mezzi. &Egrave; sempre una preoccupazione comprendere che tipo di rapporto si instaurer&agrave; tra il regista e l'autore dell'opera originale, per&ograve; nel caso di  <em style="">Arrugas,</em> si &egrave; trattato di un ottimo incontro, molto produttivo.<br />Il processo di adattamento &egrave; stato fortemente visivo sin dall'inizio: abbiamo lavorato soprattutto allo storyboard e all'animazione per riuscire a realizzare il film nella sua forma finale. Durante questo processo credo che sia stato davvero importante il ruolo svolto da Rosanna Cecchini, che non aveva letto il fumetto (e non lo ha letto finch&eacute; non abbiamo completato l'animazione). Cos&igrave; ha potuto guardare al nostro lavoro non come un adattamento bens&igrave; come un'opera originale, particolare che considero rilevante. Ritengo che nel corso del processo di adattamento sia importante che venga coinvolta una persona che non conosca l'opera da cui &egrave; tratto il film e che veda il materiale con occhi &ldquo;puliti&rdquo;.<br /><span style=""></span><br /><strong style="">Emilio e Miguel sono dei personaggi estremamente realisti e autentici. &Egrave; stato difficile affrontare le problematiche legate alla malattia e alla vecchiaia?</strong><br /><span style=""></span><br />Sarebbe presuntuoso e di fatto ridicolo dire di s&igrave;, perch&eacute; ovviamente non ho affrontato personalmente n&eacute; la vecchiaia n&eacute; la malattia, di certo non una malattia come il morbo di Alzheimer. Per quanto cerchi di mettermi al posto dei personaggi, la mia visione come regista &egrave; pur sempre un approccio &ldquo;dall'esterno&rdquo;, l'approccio di qualcuno che racconta il vissuto di altre persone. La posizione del regista di un film &egrave; quella di qualcuno che osserva lo sviluppo della battaglia da lontano; &egrave; una posizione comoda, distante e persino superficiale. Credo che ogni forma d'arte autentica cerchi sempre di riflettere con veridicit&agrave; la realt&agrave; di una situazione, per&ograve; inevitabilmente non ne &egrave; mai all'altezza; anche l'arte pi&ugrave; eccelsa non fa che grattare la superficie della realt&agrave;.  <br />Quel che &egrave; pressoch&eacute; certo &egrave; che un giorno anch'io, come la maggior parte di noi, sperimenter&ograve; di persona la vecchiaia e la malattia; solo allora potr&ograve; dire di aver davvero affrontato queste condizioni. Ma in quel momento non sar&ograve; di sicuro capace di realizzare un film al riguardo.&nbsp;&nbsp;<br /><br /><strong>Serena Casagrande</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title="">Interviste</a></u><br /><br />Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/16/post/2013/09/arrugas-rughe-amicizia-tra-anzianita-e-malattia.html" target="_blank" title="">Recensione Arrugas</a></u><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-top:10px;margin-bottom:10px;"><div style="text-align: left;"><object width="400" height="330"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/NSv7Osl1kNY?version=3"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/NSv7Osl1kNY?version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" width="400" height="330"></embed></object></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[APACHE - Intervista a Thierry de Peretti]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/apache-intervista-a-thierry-de-peretti]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/apache-intervista-a-thierry-de-peretti#comments]]></comments><pubDate>Mon, 19 Aug 2013 10:49:38 GMT</pubDate><category><![CDATA[apache]]></category><category><![CDATA[thierry de peretti]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/apache-intervista-a-thierry-de-peretti</guid><description><![CDATA[ Si dice spesso che i grandi letterati e, in generale, gli artisti siano coloro che riescono a dire con parole e immagini quello che noi &ldquo;comuni mortali&rdquo; abbiamo dentro e/o abbiamo vissuto, ma che non sapremmo raccontare allo stesso modo.  Thierry de Peretti sceglie la Corsica, il suo Paese d'origine, per il debutto nel lungometraggio, spinto dalla voglia di raccontarne le contraddizioni e le ombre che la abitano. &ldquo;Mio padre &egrave; originario proprio del luogo dov'&egrave; av [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/9727401.jpg?189" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Si dice spesso che i grandi letterati e, in generale, gli artisti siano coloro che riescono a dire con parole e immagini quello che noi &ldquo;comuni mortali&rdquo; abbiamo dentro e/o abbiamo vissuto, ma che non sapremmo raccontare allo stesso modo.  <br /><strong><font color="#3333ff">Thierry de Peretti</font></strong> sceglie la Corsica, il suo Paese d'origine, per il debutto nel lungometraggio, spinto dalla voglia di raccontarne le contraddizioni e le ombre che la abitano. &ldquo;<em style="">Mio padre &egrave; originario proprio del luogo dov'&egrave; avvenuto il fatto di cronaca nera a cui mi sono ispirato per &ldquo;Apache&rdquo;, ossia Porto Vecchio nel Sud della Corsica, ma non posso considerarlo un film autobiografico perch&eacute; sono andato via quando avevo sedici/diciassette anni. Proprio per queste origini ho deciso di ambientare in quei luoghi il mio esordio alla regia, mosso anche dalla voglia di rappresentare la Corsica (pochissimo raffigurata sia sul piano delle arti visive che in campo letterario) come non si &egrave; mai vista, scegliendo di misurarmi con una storia difficile e non facendo agiografia".&nbsp;</em><br /><em style="">"Quello di Porto Vecchio &egrave; un ambiente pieno di differenze. C'&egrave; un capitalismo molto prospero, molti personaggi dello spettacolo che vengono appositamente per la bella stagione e intere famiglie che si sono sviluppate in conseguenza di questa invasione e detengono le imprese. C'&egrave; una giovent&ugrave; privilegiata e una giovent&ugrave; un po' grigia che non sta n&eacute; da una parte n&eacute; dall'altra. </em><em style="">&Egrave;</em><em style=""> una regione che ha avuto un'esplosione di ricchezza negli ultimi dieci/quindici anni e dove vige una forte separazione sul piano etnico e razziale dominata da un paradosso interno in quanto, per esempio, i ragazzi si ritrovano tutti indistintamente nello stesso liceo (essendo l'unico) e poi, quando la scuola finisce, si dividono, ognuno nella propria comunit&agrave;. Ma le vere separazioni sono sociali</em>&rdquo; e questo in <strong><font color="#3333ff">Apache</font></strong> lo si nota eccome, merito della struttura drammaturgica e dei pochi, ma incisivi dialoghi.   <br />De Peretti focalizza l'attenzione su una parte del racconto, quella che riteneva la pi&ugrave; significativa, cos&igrave; da addentrarsi nelle tante sfaccettature insite in &ldquo;<em style="">questa sorta di confine smussato</em>&rdquo; e utilizzare l'arte in senso catartico senza risultare pretenzioso. &ldquo;<em style="">Una delle sfide che si pone il film &egrave; quella della memoria collettiva di un ambiente, di una piccola comunit&agrave;, intento che va di pari passo con la scommessa di provare a esorcizzare il delitto scegliendo di girare nei luoghi in cui il crimine era accaduto senza ricostruirli, partendo dall'idea che questo crimine appartiene alla collettivit&agrave; e non solo alla mia visione registica&rdquo;</em>.  <br />Facendo tesoro dei suoi punti di riferimento (vedi Pier Paolo Pasolini) e del background teatrale, il regista corso non ha voluto attori professionisti per rappresentare questa giovent&ugrave; &ldquo;invisibile&rdquo; e un po' allo sbaraglio, ma ha scavato nell'humus umano di quella zona. &ldquo;<em style="">Ho lavorato per pi&ugrave; di un anno facendo un workshop e un casting permanente cos&igrave; da incontrare quasi il 95% degli attori tra i sedici e i vent'anni; questo mi ha permesso non solo di formare il cast, ma anche di farmi un'idea precisa di come fosse questa giovent&ugrave;. Abbiamo molto lavorato sull'improvvisazione, sulla sceneggiatura e sulla creazione di scene non presenti nello script; ma la cosa pi&ugrave; importante che abbiamo fatto &egrave; stata restare insieme un anno. Io vengo dal teatro per cui ci tengo a vivere con gli attori, a costruire dei momenti in cui non accade niente, non ho come obiettivo primario la performance, mi piace che si crei un gruppo con cui si possa assaporare il gusto di vivere insieme la giornata</em>&rdquo;.<br />Una scelta insolita e che colpisce sin dal primo fotogramma &egrave; stata quella di girare nel 4:3 classico. &ldquo;<em style="">&Egrave;</em><em style=""> il formato del ritratto, del cinema primitivo, mi piace molto e mi sembrava il formato pi&ugrave; adatto per realizzare un contrasto tra l'evento di cronaca e il modo anti-documentaristico di girare, cos&igrave; da creare uno shock tra la dimensione della realt&agrave; e la messa in scena</em>&rdquo;.<br /><span style=""></span><br />Il resoconto &egrave; tratto dalla conferenza di presentazione del film, avvenuta a Roma presso il Cinema Quattro Fontane, il 26 luglio 2013.<br /><span style=""></span><br /><strong>Maria Lucia Tangorra</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <u><a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title="">Interviste</a></u><br /><br />Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/12/post/2013/08/apache-una-vita-violenta.html" target="_blank" title="">Recensione Apache</a></u><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TULPA - Intervista a Federico Zampaglione]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/tulpa-intervista-a-federico-zampaglione]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/tulpa-intervista-a-federico-zampaglione#comments]]></comments><pubDate>Thu, 20 Jun 2013 01:44:22 GMT</pubDate><category><![CDATA[federico zampaglione]]></category><category><![CDATA[tulpa]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/tulpa-intervista-a-federico-zampaglione</guid><description><![CDATA[ In occasione dell'uscita nelle sale del controverso Tulpa abbiamo fatto una chiacchierata con Federico Zampaglione, per toccare temi inerenti il film e argomenti collaterali come la situazione attuale dell'horror italiano, la distribuzione e certe storture create dalla stampa.Il 20 giugno finalmente Tulpa esce nelle sale, anche se ha gi&agrave; avuto qualche proiezione pubblica, ad esempio al Noir Festival a dicembre. Si &egrave; gi&agrave; parlato molto del film, ancor di pi&ugrave; se ne parl [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8076838.jpg?138" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">In occasione dell'uscita nelle sale del controverso <strong><font color="#3333ff">Tulpa</font></strong> abbiamo fatto una chiacchierata con <strong><font color="#3333ff">Federico Zampaglione</font></strong>, per toccare temi inerenti il film e argomenti collaterali come la situazione attuale dell'horror italiano, la distribuzione e certe storture create dalla stampa.<br /><br />Il 20 giugno finalmente <em>Tulpa</em> esce nelle sale, anche se ha gi&agrave; avuto qualche proiezione pubblica, ad esempio al Noir Festival a dicembre. Si &egrave; gi&agrave; parlato molto del film, ancor di pi&ugrave; se ne parler&agrave; nelle prossime settimane. Sei soddisfatto dei riscontri finora ottenuti? Ti aspettavi qualcosa di diverso, nelle reazioni della gente e degli addetti ai lavori?<br /><br /><em>Sono molto contento, ad alcuni piace molto ad altri affatto. Insomma divide, ma tutti gli riconoscono uno stretto legame con i grandi gialli del nostro periodo aureo. Direi che &egrave; facilissimo esaltare un film come Tulpa, come &egrave; facile farlo a pezzi . Dipende da quanto ti va di stare al gioco e divertirti.&nbsp;</em><br /><br /><em>Tulpa</em> &egrave; un chiaro e forte omaggio al glorioso cinema horror italiano degli anni Settanta/Ottanta. Quanto pensi possa essere utile, oggi, la riproposizione di quegli schemi e di quelle tematiche? Non si rischia a tuo avviso di restare un po' troppo ancorati al passato?<br /><br /><em>Nel mio film si sente molto la mano di Sacchetti, che ha portato con s&eacute; quelle atmosfere. Il mondo dei priv&egrave; per&ograve; &egrave; un elemento contemporaneo, cos&igrave; come l'utilizzo delle musiche e di una certa fotografia. Gli effetti speciali sono stati creati con mix sperimentale &nbsp;di analogico e digitale, &nbsp;e si sono visti per la prima volta su uno schermo. Leggo recensioni da tutto il mondo che parlano di scene di morte spettacolari e originalissime. Per il futuro, sempre se continuer&ograve; a fare film, mi piacerebbe approfondire il lato della sceneggiatura, che per il momento considero la mia parte meno solida. &nbsp;</em><br /><br />Nel film ho apprezzato il fatto che le scene pi&ugrave; violente e sanguinarie siano mostrate al pubblico in modo diretto, senza pudore, evitando la facile scorciatoia del "fuori campo"; una scelta coraggiosa, visto che in questo paese siamo ancora qui a dover fare i conti con le mannaie medievali della censura. Sei d'accordo?<br /><br /><em>Con Shadow avevo puntato tutto sulle atmosfere, in Tulpa l'aspetto grafico &egrave; preponderante e a volte sopra le righe. Comunque non avrebbe avuto senso fare un giallaccio all' italiana senza sesso e violenza in buone quantit&agrave;.<br /></em><br />A proposito di censura: hai avuti problemi in tal senso? Richieste di tagli? Il film esce integrale?<br /><br /><em>Sono andato personalmente in censura a difendere il film e per fortuna non ci sar&agrave; alcun taglio. Il film &nbsp;sar&agrave; per&ograve; vietato ai minori di 14 anni... mi sembra cosa buona e giusta.</em><br /><br />La protagonista del film, Lisa, pur essendo una manager di successo, frequenta un sex club per sfogare le frustrazioni e la solitudine che la circondano nella vita di tutti i giorni. A tuo parere questo personaggio pu&ograve; rappresentare un simbolo della malinconia che regna nella societ&agrave; contemporanea, dietro alle maschere che un po' tutti siamo costretti a indossare?<br /><br /><em>E' questo l'elemento pi&ugrave; contemporaneo del film: la realt&agrave;&nbsp;mordi e fuggi, la crisi economica, la corsa verso il potere sfrenato e totalizzante contrapposto all'animalit&agrave;, alla fragilit&agrave; e al tentativo di sentirsi ancora vivi e pulsanti. Siamo piccole schegge impazzite gettate in un universo delirante.</em><br /><br />Nel film la tua compagna &egrave; protagonista di molte scene di sesso piuttosto audaci, e con partner diversi, uomini e donne. Quanto &egrave; stato difficile filmare questi momenti, dovendo a tutti i costi accantonare ogni imbarazzo e separare la realt&agrave; privata e la finzione scenica?<br /><br /><em>Non e' stato affatto difficile. Lei e' un attrice e io un regista, ho solo cercato di farle dare il massimo per la buona riuscita del film e lei si &egrave; lasciata guidare. Il set &egrave; il set, la vita reale &egrave; tutta un'altra storia.</em><br /><br />In poche settimane escono al cinema <em>La stanza delle farfalle</em> di Zarantonello, <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/12/post/2013/06/poe-poetry-of-eerie-la-poesia-del-lugubre.html" target="_blank" title="">l'antologia collettiva P.O.E.</a></u> e il tuo <em>Tulpa</em>. Pensi sia solo una fortunata coincidenza, o credi che davvero, finalmente, i distributori abbiano deciso di dare nuovo spazio all'horror italiano?<br /><br /><em>Il problema non sono solo i distributori, loro lavorano su ci&ograve; che funziona. La chiave vera &egrave; il pubblico. Se decideranno di smetterla di scaricare tutto e ricominceranno a sostenete questo genere andando in sala, vedrete quanto cinema di genere italiano ci sara' nei prossimi anni.</em><br /><br />Non ti d&agrave; fastidio dover essere ogni volta etichettato dai media come "nuovo Re dell'horror", o definizioni simili, francamente stupide e fuorvianti?<br /><br /><em>E' una stronzata, una fesseria inventata dalla stampa che mi infastidisce e mi danneggia. Non sono re di nulla, sono un appassionato di un certo cinema che sta &nbsp;cercando di crescere e crearsi un suo stile. &nbsp;</em><br /><br />A Courmayeur ho assistito a scene poco edificanti, con alcuni "colleghi" che hanno pesantemente criticato il tuo film durante la proiezione, salvo poi, a titoli di coda ultimati, venire da te e prostrarsi in mille complimenti. Non credi che questi atteggiamenti, per quanto purtroppo normali, siano perfino dannosi per chi invece potrebbe magari ricevere qualche consiglio utile per migliorarsi?<br /><br /><em>La vita &egrave; cos&igrave; e non puoi farci molto. Comunque mi accorgo di solito quando qualcuno mente. Sono una persona sensibile ed intuitiva. In ogni caso , ti ripeto, non mi esalto per critiche buone come non mi deprimo per quelle negative.&nbsp;Solo su Youtube ho superato i 40 milioni di visualizzazioni su di me, con migliaia di commenti, e ho letto di tutto e il contrario di tutto. Quello che conta &egrave; che io sia soddisfatto di ci&ograve; che sto facendo. E complessivamente &nbsp;lo sono.</em><br /><br />Mi citi cinque film che nella tua vita hai amato tantissimo, e che sono stati fondamentali e imprescindibili per convincerti a provare una carriera da regista?<br /><br /><em>Profondo Rosso, The Beyond, Alien, Shining, La passione di Cristo (un grande torture porn).</em><br /><br />Una curiosit&agrave;: nei prossimi giorni andrai in qualche cinema, "in incognito", come alcuni fanno, per spiare le reazioni della gente durante le proiezioni del film? &nbsp;<br /><br /><em>Non lo escludo (risata... ndr)</em>&nbsp;<br /><br />Ultima domanda di rito: i tuoi progetti futuri, nel cinema e nella musica.<br /><br /><em>Un nuovo album su cui sto lavorando, mi piace molto ed &egrave; ispirato al cinema di genere come sonorit&agrave;.&nbsp;</em><br /><br /><br /><strong>Alessio Gradogna</strong><br /><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title=""><u>Interviste</u></a><br /><br />Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/12/post/2013/06/tulpa-la-via-del-passato-tra-sesso-e-orrore.html" target="_blank">Tulpa - Recensione</a></u><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-top:10px;margin-bottom:10px;"><div style="text-align: left;"><object width="400" height="330"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/gHi1XAQFE1I?version=3"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/gHi1XAQFE1I?version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" width="400" height="330"></embed></object></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[P.O.E. - Presentazione e tavola rotonda]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/poe-presentazione-e-tavola-rotonda]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/poe-presentazione-e-tavola-rotonda#comments]]></comments><pubDate>Sat, 08 Jun 2013 10:34:31 GMT</pubDate><category><![CDATA[distribuzione indipendente]]></category><category><![CDATA[P.O.E. - Poetry of eerie]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/poe-presentazione-e-tavola-rotonda</guid><description><![CDATA[ La presentazione alla stampa di P.O.E. &ndash; Poetry of Eerie presso la Casa del Cinema ha dato luogo a un dibattito di indubbio interesse, utile per far luce anche sullo stato di salute attuale dell&rsquo;horror italiano e delle direzioni verso cui esso si rivolge. Un cinema spesso osteggiato dalle istituzioni ufficiali con motivazioni e prese di posizione a dir poco risibili, non ultimo il castrante e quanto mai anacronistico esercizio della censura che qualche longevo esponente delle alte s [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/7263501.jpg?154" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">La presentazione alla stampa di <strong><font color="#3333ff">P.O.E. &ndash; Poetry of Eerie</font></strong> presso la Casa del Cinema ha dato luogo a un dibattito di indubbio interesse, utile per far luce anche sullo stato di salute attuale dell&rsquo;horror italiano e delle direzioni verso cui esso si rivolge. Un cinema spesso osteggiato dalle istituzioni ufficiali con motivazioni e prese di posizione a dir poco risibili, non ultimo il castrante e quanto mai anacronistico esercizio della censura che qualche longevo esponente delle alte sfere continua a ritenere perfino un&rsquo;operazione salutare e necessaria.  <br /><em style="">P.O.E. </em>sar&agrave; vietato ai minori di 18 anni in maniera un po&rsquo; inspiegabile, cosa che di sicuro gli precluder&agrave; una discreta fetta di mercato. Il regista <strong><font color="#3333ff">Domiziano Cristopharo</font></strong>, uno dei principali e decisivi artefici del progetto, di fatto una specie di caposquadra in termini pragmatici, a tal proposito ha le idee molto chiare. <em style="">&ldquo;In </em>P.O.E. <em style="">non ci sono droghe, non c&rsquo;&egrave; volgarit&agrave;, non ci sono scene di nudo, c&rsquo;&egrave; poco sangue e quasi nessuna violenza. Cio&egrave;, passano film come i vari Vacanze di Natale e il nostro film no? Per carit&agrave;, vanno bene anche quei film l&agrave;, per&ograve; il nostro evidentemente d&agrave; fastidio a qualcuno. Come fai infatti a trovare una giustificazione per continuare a dare i soldi ai raccomandati, se puoi arrivare in sala anche solo con le idee?&rdquo; </em>Approfittando della presenza di Raffele Picchio, regista dell&rsquo;horror gladiatorio <em style="">Morituris </em>chiamato a partecipare alla tavola rotonda sull&rsquo;horror italiano successiva alla conferenza stampa di <em style="">P.O.E.</em>, Cristopharo scherza e sdrammatizza: <em style="">&ldquo;Entrare con Picchio alla commissione censura &egrave; stata una scelta di marketing; lui ormai l&igrave; &egrave; una star, il suo film &egrave; stato bannato del tutto dalla commissione censura, solo Pasolini c&rsquo;era riuscito&rdquo;. </em> <br />Il presidente di <strong><font color="#3333ff">Distribuzione Indipendente</font></strong> Giovanni Costantino, dietro l&rsquo;ironia, lascia invece trapelare una rabbia ben pi&ugrave; tagliente, assai comprensibile e condivisibile: <em style="">&ldquo;La leggerezza degli uffici ministeriali nei riguardi di certi temi e situazioni &egrave; scandalosa. Vista la decisione presa, a questo punto giochiamo sporco anche noi rispondendo a tono e lo spacceremo, per l&rsquo;evidente delusione dei veri fan dell&rsquo;horror, come il pi&ugrave; grande film di paura del 2013. D&rsquo;altronde, siamo riusciti dove neanche Rob Zombie ce l&rsquo;aveva fatta&rdquo;. </em>Costantino parla anche delle scelte fatte a proposito degli episodi che poi sono effettivamente andati a comporre l&rsquo;organigramma del film: <em style="">&ldquo;Abbiamo preso quelli che, vuoi per tempo, ritmi e via dicendo, erano pi&ugrave; vicini l'uno all'altro, che si amalgamavano meglio tra loro. In alcuni degli altri c'era uno stacco stilistico pi&ugrave; evidente, che avrebbe portato nel tutto una certa disarmonia. Abbiamo deciso di distribuire la versione integrale solo in seguito, per creare anche una sorta di attesa (</em>il film intero sar&agrave; disponibile on demand su www.ownair.it dal 14 Giugno 2013, ndr).<br />Un progetto, quello di <em style="">P.O.E., </em>che sbarca in sala due anni dopo il suo effettivo concepimento. <em style="">&ldquo;La cosa &egrave; nata due anni fa in un festival indipendente </em>- continua Cristopharo - <em style="">ed il bello con gli altri &egrave; stato proprio vedere che c&rsquo;eravamo, che eravamo tutti sulla stessa barca. Allora, ci siamo detti, perch&eacute; non provare a fare qualcosa tutti insieme? Abbiamo deciso di fare questo film insieme per avere maggiori possibilit&agrave; di farci conoscere e di promuovere il nostro lavoro, pur avendo a disposizione budget e tempi di realizzazione in verit&agrave; molto limitati. Cos&igrave; abbiamo deciso di trovare un argomento comune per far s&igrave; che i cortometraggi fossero omogenei. Poe, che &egrave; lo scrittore dell'incubo per eccellenza, ci &egrave; sembrata la scelta ottimale. Poi ci siamo posti un limite di tre giorni per le riprese, in modo che partissimo tutti dalla stessa condizione e che non ci fossero dislivelli troppo evidenti tra un episodio e un altro. L'idea era anche unirsi per dire che ci siamo: stando insieme si &egrave; sempre pi&ugrave; forti. Si parla sempre molto di rinascita dell'horror italiano, ma la verit&agrave; &egrave; che l'horror italiano non &egrave; mai morto: i film in realt&agrave; si continuano a fare, il problema &egrave; che il pi&ugrave; delle volte non escono qui ma vanno solo all'estero, anche direttamente in Dvd. Bisognerebbe ridare al genere una visibilit&agrave; che al momento non ha&rdquo;. </em> <br />A proposito della genesi creativa del film, Cristopharo chiarisce che l&rsquo;approccio non &egrave; stato, com&rsquo;&egrave; evidente, in alcun modo filologico. <em style="">&ldquo;Volevamo evitare il Poe abusato e ci siamo detti tassativamente di non inserire castelli gotici alla Corman; volevamo qualcosa che profumasse di nuovo, mantenendo il senso di base del racconto e attualizzandolo. Edo (</em>Edo Tagliavini, il regista dell&rsquo;episodio<em style=""> La verit&agrave; sul caso Valdemar</em>) <em style="">&egrave; entrato in contatto con noi sul web e ha voluto partecipare.</em> <em style="">L&rsquo;ultimo episodio di matrice nipponica, </em>Canto, <em style="">&egrave; chiaramente fittizio, l&rsquo;ho girato io stesso, non esiste nessun Yumiko Satura Itou. Avere tredici episodi faceva figo, anche per il mercato americano, alla luce di ci&ograve; che il numero tredici suggerisce in un contesto horror&hellip;&rdquo;. </em> <br /><em style="">P.O.E., </em>tra l&rsquo;altro, ha gi&agrave; un sequel, che paradossalmente ha maturato un ciclo vitale in festival e dintorni quasi appaiato al primo capitolo. <em style="">&ldquo;</em><em style="">&Egrave;</em><em style=""> gi&agrave; stato presentato e ha vinto un premio a Torino. Il seguito &egrave; proprio un horror a tutti gli effetti, sar&agrave; bannato a vita di questo passo. Uno degli episodi in Australia <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/20/post/2013/04/morgue-street-australia-dice-no.html" title="">&egrave; gi&agrave; stato bandito</a></u>&rdquo;. </em>Tagliavini, sul suo segmento, rivela: <em style="">&ldquo;Non nascondo che ho cercato l&rsquo;episodio con meno personaggi, visto il poco tempo a disposizione.&rdquo; </em>Paolo Gaudio, invece, che ha diretto il corto in stop motion forse pi&ugrave; vicino allo spirito reale di Poe, <em style="">Il gatto nero</em>, pone l&rsquo;accento sulla volont&agrave; di giocare sul personaggio: <em style="">&ldquo;Ho voluto puntare tutto sull&rsquo;aspetto di Poe e per farlo ho dovuto in qualche modo tramutarlo, alterando i suoi connotati, rendendolo divertente e sottolineando l&rsquo;aspetto buffo della sua fisicit&agrave;&rdquo;.&nbsp;</em><br /><br /><strong style="line-height: 1.5;">Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br /><span style="line-height: 1.5;">Sezione di riferimento: </span><a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" style="line-height: 1.5;" title="">Interviste</a><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span>Articoli correlati: <u><a href="http://www.orizzontidigloria.com/12/post/2013/06/poe-poetry-of-eerie-la-poesia-del-lugubre.html" title="">P.O.E. - La poesia del lugubre</a></u>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<a href="http://www.orizzontidigloria.com/20/post/2013/04/morgue-street-australia-dice-no.html" title=""><u>MORGUE STREET - L'Australia dice no</u></a><br /><span style=""></span><br /><span style=""></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-top:10px;margin-bottom:10px;"><div style="text-align: left;"><object width="400" height="330"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/m24nrglcm-c?version=3"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/m24nrglcm-c?version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" width="400" height="330"></embed></object></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[BEKET - Presentazione e intervista a Davide Manuli]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/beket-presentazione-e-intervista-a-davide-manuli]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/beket-presentazione-e-intervista-a-davide-manuli#comments]]></comments><pubDate>Sun, 19 May 2013 17:11:17 GMT</pubDate><category><![CDATA[beket]]></category><category><![CDATA[davide manuli]]></category><category><![CDATA[distribuzione indipendente]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/beket-presentazione-e-intervista-a-davide-manuli</guid><description><![CDATA[ &Egrave; un film che nasce dalla frustrazione, Beket. Ed &egrave; un malessere che si respira tutto, fotogramma per fotogramma. &ldquo;Dovevo dirigere un film sul doping, ho fatto anni di tentativi. Poi mi sono detto che dovevo provare a realizzare un film nel modo pi&ugrave; veloce possibile, a costo zero. E a quel punto mi &egrave; venuto in mente Beckett. Conosco il suo lavoro, vengo dal teatro. Ho posto due persone in un deserto, girando una pellicola in una decina di giorni in Sardegna.&rd [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/8494892.jpg?159" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><span style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">&Egrave; un film che nasce dalla frustrazione, <strong><font color="#3333ff">Beket</font></strong><em style="">. </em>Ed &egrave; un malessere che si respira tutto, fotogramma per fotogramma. <em style="">&ldquo;Dovevo dirigere un film sul doping, ho fatto anni di tentativi. Poi mi sono detto che dovevo provare a realizzare un film nel modo pi&ugrave; veloce possibile, a costo zero. E a quel punto mi &egrave; venuto in mente Beckett. Conosco il suo lavoro, vengo dal teatro. Ho posto due persone in un deserto, girando una pellicola in una decina di giorni in Sardegna.&rdquo;&nbsp;</em><br />Un&rsquo;opera in bianco e nero, metafisica e mefitica, fuori dal tempo. <em style="">&ldquo;I miei tre film li ho fatti in bianco e nero, &egrave; vero, ma i prossimi credo proprio che saranno a colori. Qui volevo restituire il senso di un'attesa, la stanchezza di aspettare; &egrave; da l&igrave; che il mio film vuole partire. Una specie di road movie appiedato che colga l&rsquo;atmosfera e il mood di Beckett. La sua cupezza dark doveva dare un senso di modernit&agrave;, e ne volevo catturare il colore. Un colore che per me corrisponde assolutamente col bianco e nero. Il suo colore vero &egrave; quello l&igrave;.&rdquo;&nbsp;</em><br />Un film che costituisce un vero e proprio dittico con <strong><font color="#3333ff">La leggenda di Kaspar Hauser</font></strong>, lavoro che <strong><font color="#3333ff">Davide Manuli </font></strong>ha realizzato riunendo un cast importante (addirittura Vincent Gallo in un doppio ruolo) e che si pone anche in quel caso come una libera re-interpretazione, nella fattispecie del celeberrimo capolavoro di Werner Herzog. <em style="">&ldquo;Montato in venti giorni, &egrave; passato all&rsquo;ultimo Locarno. I produttori volevano che bissassi l&rsquo;esperienza e io ho accettato. Ho proposto la mia idea, volevo che fosse una versione pi&ugrave; arcaica della storia, a differenza del film di Herzog. Doveva essere incentrato sul nulla, il vuoto senso, quella totale assenza di comunicazione che contraddistingue il nostro tempo e la sua assurdit&agrave;. Mi interessava indagare la socialit&agrave; di Hauser, comprendere se qualcuno l&rsquo;aveva veramente ascoltato. Vi ho voluto nuovamente Fabrizio Gifuni, che in </em>Beket <em style="">interpreta una specie di Caronte, al fianco di Claudia Gerini, Vincent Gallo e Silvia Calderoli.&rdquo;&nbsp;</em><br />E sono proprio i suoi attori per primi a spendere parole lusinghiere su Manuli, ad esempio Simona Caramelli: <em style="">&ldquo;Davide non improvvisa sul set; a differenza di quello che si potrebbe credere &egrave; molto lucido, sa quello che vuole. I suoi set sono tremolanti e vibranti e per giunta ti d&agrave; una chiave di lettura interessante per il tuo ruolo d&rsquo;attrice. Io per il mio personaggio mi sono ispirata a delle creazioni di Salvador Dal&igrave;, su sua indicazione&rdquo;.</em><br />Entusiasta di Manuli anche il bravo Luciano Curreli, attore poco noto ma anche nome di punta di un certo sommerso cinema di qualit&agrave; nostrano, visto di recente nel ruolo del padre respingente, trasandato ed erotomane delle <em style="">Bellas Mariposas </em>di Salvatore Mereu. <em style="">&ldquo;Con Davide siamo amici, ho trovato molte cose in comune con lui, siamo molto pi&ugrave; che colleghi e le nostre vite sono entrare in relazione. I suoi set vanno sempre al di l&agrave; dell&rsquo;esperienza lavorativa fine a se stessa. I suoi film hanno una longevit&agrave; rara e differente, non certo come la roba di oggi che la vedi due settimane nei multisala e poi sparisce dalla tua vista. E la cosa bella di lui &egrave; che con Davide puoi fare film liberi, privi di mediazione&rdquo; </em> <br /><span style=""></span><br />Il resoconto &egrave; tratto dalla conferenza di presentazione del film, avvenuta a Roma alla Casa del Cinema il 9 maggio 2013.<br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title="">Interviste</a><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-top:10px;margin-bottom:10px;"><div style="text-align: left;"><object width="400" height="330"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/V2t1gVCXP3U?version=3"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/V2t1gVCXP3U?version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" width="400" height="330"></embed></object></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[NELLA CASA - Intervista a François Ozon]]></title><link><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/nella-casa-intervista-a-francois-ozon]]></link><comments><![CDATA[https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/nella-casa-intervista-a-francois-ozon#comments]]></comments><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 23:00:28 GMT</pubDate><category><![CDATA[fran&ccedil;ois ozon]]></category><category><![CDATA[nella casa]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.orizzontidigloria.com/le-nostre-interviste/nella-casa-intervista-a-francois-ozon</guid><description><![CDATA[ Incontriamo Fran&ccedil;ois Ozon in lussuoso albergo romano nei dintorni di via Veneto, avvolto nella solita raffinatissima classe irreprensibile e in quel sorriso fascinoso. Il regista transalpino &egrave; a Roma per presentare il suo nuovo film, Nella casa (Dans la maison), che apre il Rendez-vous romano del cinema francese (fino al 21 Aprile) e che dal 18 aprile arriva nelle sale. A scanso di equivoci un film importante per la carriera e la poetica dell&rsquo;autore di 8 donne e un mistero,  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='z-index:10;position:relative;float:left;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.orizzontidigloria.com/uploads/7/8/6/3/7863172/2598160.jpg?139" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px;" alt="Immagine" class="galleryImageBorder" /></a><div style="display: block; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;"></div></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;">Incontriamo <strong><font color="#3333ff">Fran&ccedil;ois Ozon</font></strong> in lussuoso albergo romano nei dintorni di via Veneto, avvolto nella solita raffinatissima classe irreprensibile e in quel sorriso fascinoso. Il regista transalpino &egrave; a Roma per presentare il suo nuovo film, <strong><font color="#3333ff">Nella casa</font></strong> (<em>Dans la maison</em>), che apre il Rendez-vous romano del cinema francese (fino al 21 Aprile) e che dal 18 aprile arriva nelle sale. A scanso di equivoci un film importante per la carriera e la poetica dell&rsquo;autore di <em>8 donne e un mistero</em>, un&rsquo;opera ambiziosa, sottile e complessa, legata a doppio filo col tema dell&rsquo;ossessione.&nbsp;<br />&ldquo;<em>Non &egrave; voyeurismo da intendere con una connotazione necessariamente negativa: per poter raccontare una storia io ho bisogno di partire dalla realt&agrave;, e questo posso farlo attraverso delle ricerche o, pi&ugrave; semplicemente, osservando ci&ograve; che mi sta intorno</em>&rdquo;. Ascoltandolo, si percepisce bene l&rsquo;amore suadente e l&rsquo;affezione profonda di Ozon per i suoi personaggi: Germain e Claude, ovvero un professore (Fabrice Luchini) che sprona un alunno (Ernst Umhauer) a continuare a scrivere un tema a puntate, come un fotoromanzo, che altro non &egrave; che un resoconto venato di letterariet&agrave; del tempo che il giovane passa col suo migliore amico Rapha e la sua famiglia. &ldquo;<em>I miei personaggi sono caratterizzati da solitudine e noia. Mi interessava tratteggiare caratteri malinconici, persi, smarriti e alla ricerca del senso della vita, di qualcosa che li riaccenda. Il finale, anche se mi rendo conto che pu&ograve; sembrare paradossale, per me &egrave; un happy end, l&rsquo;apice di due solitudini che s&rsquo;incontrano e che riescono a trovare il loro senso e la loro ragione d&rsquo;esistere soltanto nella capacit&agrave; di proiettarsi nella storia che decidono di raccontare</em>&rdquo;.&nbsp;<br />In particolare, Claude &egrave; un ritratto d&rsquo;adolescente particolarmente oscuro e problematico, che con l&rsquo;andare della storia si fa anche vagamente perverso. Una figura di giovane sulla quale l&rsquo;assenza di un padre adeguato pesa non poco. &ldquo;<em>Non sapevo se mostrare o no il vero padre di Claude, ma alla fine ho deciso di farlo brevemente, come faccio in quella rapidissima scena. Mi sembrava un bel modo per penetrare le sue origini, il suo background ambientale, in modo tale che diventasse evidente che le connotazioni del personaggio che abbiamo percepito sono pienamente motivate e che Claude &egrave; alla ricerca non solo di una paternit&agrave; stabile ma di un vero e proprio posto nel mondo.</em>&rdquo; Un mondo che per Ozon coincide naturalmente con l&rsquo;amore per il cinema come viatico per l&rsquo;esplorazione, per una <em>recherche</em> non inferiore a quella realizzata dai suoi personaggi, che qui pare conciliare analisi metodologica sulla scrittura e buffa, lieve irrisione dei luoghi comuni pi&ugrave; arcinoti sull&rsquo;arte contemporanea: &ldquo;<em>Mi interessava compiere un m&egrave;lange ma anche opporre due visioni antagoniste, due antipodi da inglobare. La concezione di Germain &egrave; letteraria, classicistica, conservatrice, quella della moglie interpretata da Kristin Scott Thomas &egrave; invece pi&ugrave; avvezza alla modernit&agrave;, a delle forme nuove. Il cinema ha questo potere di sintesi, se ne parla spesso in questi termini d&rsquo;altronde, e io sono d&rsquo;accordo</em>&rdquo;.&nbsp;<br />Interrogato sui suoi prossimi progetti, Ozon dimostra di non voler certo concedersi soste: &ldquo;<em>Ho pronto il mio nuovo film, Jeune et Jolie, incentrato sulle scoperte sessuali di una diciassettenne, un romanzo di formazione che uscir&agrave; in Francia il prossimo agosto.</em>&rdquo; Naturalmente, si parla anche dell&rsquo;imminente <strong><font color="#3333ff">Festival di Cannes</font></strong>. Il 18 Aprile la conferenza stampa che annuncer&agrave; i film presenti: &ldquo;<em>Entro mezzanotte, se il mio telefono che attualmente non funziona dovesse riprendere a funzionare, scoprir&ograve; se parteciper&ograve; al Festival o meno, ma sono abbastanza pessimista. Vi confesso: per Potiche mi dissero che il film non avrebbe incontrato il gusto degli stranieri, poi per&ograve; pass&ograve; a Venezia e fu accolto con entusiasmo e non mi pare con particolari problemi. Per Nella casa mi dissero che non c&rsquo;era posto e che ormai era troppo tardi, poi il film &egrave; andato al Festival di San Sebasti&aacute;n e ha vinto due premi l&agrave;...</em>&rdquo;&nbsp;<br />Gli si chiede se ormai Cannes non si sia fossilizzata sempre sugli stessi autori, su un club fisso in cui nuovi registi sono entrati e dei vecchi sono usciti praticamente in maniera definitiva, al di fuori dei quali gli altri non trovano mai granch&eacute; posto. &ldquo;<em>Da noi si fanno tanti film ogni anno, &egrave; naturale che non ci sia posto per tutti. Quando poi una cinematografia straniera magari non troppo sviluppata ha ben pochi esponenti di grido, &egrave; naturale che si finisca col tirare in ballo sempre gli stessi nomi. Comunque, non vorrei proprio essere Thierry Fremaux. Il suo &egrave; un lavoro e un compito davvero difficile e impegnativo.</em>&rdquo;<br /><br /><strong>Davide Eustachio Stanzione</strong><br /><br />Sezione di riferimento: <a href="https://www.orizzontidigloria.com/interviste.html" title="">Interviste</a><br /><br />Articoli correlati: <a href="http://www.orizzontidigloria.com/12/post/2013/04/nella-casa-ozon-tra-finzione-e-realta.html">Recensione film Nella Casa</a></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item></channel></rss>